
di Danilo Di Matteo
Elogio del sesso
Una spinta è il sesso
sollecitazione
sangue che scorre,
un andare verso,
un sovrastare,
uscita del corpo da sé stesso
Il compianto Sergio Quinzio notava che il capolavoro di André Neher L’esilio della parola. Dal silenzio biblico al silenzio di Auschwitz fosse un testo mistico, ma, «anziché essere orientato, come ci aspetteremmo da ogni mistica, verso l’immediata esperienza del divino nell’intimo dell’anima umana, è totalmente orientato verso la considerazione della lontananza di Dio e l’autonomia dell’uomo e della sua opera nella storia». Anzi; in fenomeni spirituali mutevoli, dalla tradizione del cristianesimo in lingua greca dei primi secoli a Meister Eckhart (1260 circa-1328 circa), che influenzerà non poco Niccolò Cusano, si è al cospetto della cosiddetta estasi mistica, per la quale l’anima anela a uscire dal corpo per approssimarsi al divino. Un porsi fuori di sé per ritrovare la propria essenza.
Solo che in tal “Sé” è evidente la dicotomia fra anima (o mente o intelletto) e corpo. Ecco, nel mio piccolo, quasi senza accorgermene, mi sono ritrovato, nell’ultimo verso del breve componimento poetico qui sopra, a descrivere l’esperienza sessuale come “uscita del corpo da se stesso”. E non alludevo né, necessariamente, all’apice del piacere né, necessariamente, a un intenso coinvolgimento sentimentale. Mi riferivo, semplicemente, a una sorta di “fenomenologia del sesso”. Concepito come un tentativo del corpo di superare i propri confini, dunque i propri limiti.
Qualcosa che potrebbe forse dare da pensare, anche in ambito biblico e teologico.
