da Rughe d’inserviente, 2007- di Marina Pizzi

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1.
tra vanità di ressa e cedole precarie
la carie plurima del dolo di autunno
il no del vero e chi ti fa costretto
al lutto dentro il furto di rotaie.
2.
deposizione del corpo in polvere
rughe d’inciampo ernie del vuoto
e fu calesse il bello del possibile
quel terno al lotto sotto le cimase
multate dalle rendite dei ricchi

3.
quando il mondo era quasi bello
sincrono il cipresso con la quercia
storie di carta brevità di carne
l’unisono guardare del sorriso.
4.
cofanetto di posta rivederti
lettera commiato invitato
5.
ritagliami un disdoro che sappia amarmi
qui dall’onta del talamo di terra
lì al sapere della forsennata gioia
6.
l’origine che frulla dirimpetto
allora è un petalo che non fa dormire
tutta prevista la strategia del vento
7.
aria malmessa
l’estate alle terme dei vecchi
8.
vedo che non sai dove sia
rotonda la ronda
sconfitta nascita la scimunita
muta.
9.
nel mondo delle frottole si arrenda
questa gimcana carica di scempio
satolla di io dalle mille logiche
e cheta sia la gioia con la faccia.
10.

4 pensieri su “da Rughe d’inserviente, 2007- di Marina Pizzi

  1. enrico de lea

    penso
    alle parità non più civiche
    delle radure
    tra la quercia e il vigneto –
    simulazioni di silhouettes greche,
    ninfe apprensive, il formidabile
    silenzio dei vermi…

    ciao, non amo adulare, ma la tua poesia (che non avevo finora letto) è una sorpresa continua, una rivelazione/svelamento come pochi autori sanno fare

    (poi la 3.
    “quando il mondo era quasi bello
    sincrono il cipresso con la quercia
    storie di carta brevità di carne
    l’unisono guardare del sorriso” – è perfetta)…

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  2. enrico de lea

    “quando il mondo era quasi bello
    sincrono il cipresso con la quercia
    storie di carta brevità di carne
    l’unisono guardare del sorriso”

    penso alle non più civiche
    parità delle radure
    tra le querce e il vigneto – hanno
    appreso la mente dai vermi,
    silenti silhouettes delle ninfe
    scarrozzate – un teatro morente
    del tetragono cadere…

    Ciao, un grazie davvero sincero per i tuoi versi, sempre felici fonti di sorpresa e dolore e conciliazione.

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  3. Francesco Marotta

    Te ne ho sempre volute “rubare” parecchie. Da anni. La 6 l’ho già “asportata” e conservata da qualche parte. E’ già l’epigrafe delle ultime cose che ho scritto.

    Un abbraccio e un grazie.

    fm

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  4. Carla

    ‘l’origine che frulla dirimpetto
    allora è un petalo che non fa dormire

    tutta prevista la strategia del vento’

    sei favolosa, Marina!

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