Ti assilla un seno di vergine,
poeta nero,
poeta inacidito, mentre la vita bolle
e la città arde,
e il cielo si riassorbe in pioggia,
e la tua penna graffia al cuore della vita.
Foresta, foresta brulicante d’occhi
sui pinoli disseminati;
chiome di bufera, i poeti
inforcano cavalli e cani.
Gli occhi si infuriano, le lingue girano
il cielo fluisce nelle narici
come un latte nutriente e azzurro;
io sono appeso alle vostre bocche
donne, aspri cuori di aceto.


‘chiome di bufera, i poeti’
un ritmo furioso sprigionano i versi
è come cavalcare nel fitto bosco
sentirne il respiro,
vedere tutti quegli occhi…
Artaud è un “maledetto” grande poeta o poeta “maledetto” grande che ho sempre apprezzato. La sua lettura mi folgorò sulla via di Parma…Grazie Franz!
Un caro saluto
Folgorante.
Che versi! …e come dimenticare certi passaggi di “Van Gogh”… “Al paese dei Tarahumara” mi ha intrappolato e devo ancora uscirne…
“chiome di bufera, i poeti
inforcano cavalli e cani.”
ecco, sono parole come queste che (ci) ingigantiscono: nella loro assoluta insignificanza, consolano le (nostre) scritture, rinsaldano la (nostra) vanità, leniscono le (nostre)sconfitte.
balsamo divino: se dio non esiste, basta assemblarselo.
buona cena.
intanto grazie a Franz. per Artaud,
poi torno.
un saluto
paola
perchè Artaud aspetta di essere riconosciuto tot- al- mente in mezzo a mille. e mille. e mille.
poi torno.
p.
nell’arte, la follia è spesso buona consigliera. lo sento vicinissimo a Campana, e non solo per motivi neurologici (“io poeta notturno…”)
grazie, Franz.
fabrizio
Il cielo torna liquido e la vita
bolle, la città brucia e la poesia
graffia la vita! Un seno verginale
ora ti assilla.
Foresta, massa di occhi, ed esaltata
la moltiplicazione dei pinoli;
chiome barbare, voi poeti sopra
cavalli e cani!
L’occhio infuria, gira la lingua, il cielo
alle narici vola come latte
blu: dalla vostra bocca, cuori acidi,
donne, io pendo.
***
grazie, Franz. questa, qui sopra, è un’imitazione della stessa poesia, di qualche anno fa, che era nell’ebook nel sito di Cagnone, e poi rimosso. l’avevo dimenticata… Artaud è un mistico, non riesco a dire meglio; e lo è proprio nella sua lotta contro l’io… (il suo, il proprio, prima di tutto)
mario ardenti mi ha preceduto, avrei scritto esattamente le stesse cose.
sul balsamo divino: si trova all’ikea, giusto?
un saluto i naviganti.
@ fabrizio
hai citato campana: lo sai che è stato un antesignano degli autori autoprodotti?
Fraaaanz!
ma il traduttore???? Non mi dire che lo hai tradotto te, che questa poesia sa tanto di librino azzurrino 32 pagine, carta vergatina avorio.
Sei un arruffapopoli!
Artaud invece è meraviglioso.
Complimenti a Merisi e Ardenti, che devo di’.
sì, Alessandro, il tipografo di Marradi non sapeva chi stava stampando. ma Soffici e Papini se la sono vista brutta: quando a Dino prendevano i cinque minuti…
@Emanuelek:
e “Succubi e supplizi”
lì, oltre le trappole, vedi anche i topi.
poi torno.
p.
@ cara polvere
scusa, ma dove vai sempre?
@ Mmerisi #10
grazie… mi sento meno solo..
Francesca, non ho voglia di aprire il libro, che ti devo dire. Sono fatto così…
Comunque: la traduzione è di Pasquale di Palmo, non mia. Così qualcuno puo’ dormire sonni tranquilli.
Grazie.
@l Mmerisi
ma prego. solo affaccendata in facce-nde di barche e boschi.
p.
I poeti neri, i maledetti, sono fra i miei preferiti ma Artaud non lo conoscevo, che vuoi mi piace la poesia ma non sono un’esperta.
Mi suggerisci il titolo del libro da dove hai tratto la poesia che non hai tradotto?
grazie Franz
un abbraccio
Stella
ma questo testo di quand’è? come tanti altri d’artaud pare un mix manieristico da baudelaire a lautréamont con una non indifferente spruzzatina di hugo. come poeta-poeta artaud è piuttosto mediocre. ma i suoi libri sono interessanti, anche quelli brutti. come mai? secondo me c’è molto da riflettere – oltre ai meriti evidentissimi di libri come éliogabale e van gogh – sulla caratteristica essenziale di questa voce. perché non può essere un poeta maledetto (è in ritardo) e non può essere un surrealista (è in anticipo su di essi, e già oltre). quale è la radice del fascino di questa voce spesso goffa, spesso meccanica, scattosa, ultra indulgente?
ciao,
lorenzo
@ cara polvere
succubi lo tengo lì accanto agli altri, ma non mi ci sono (ancora) mai addentrato del tutto.
io ho cominciato con eliogabalo, mi ha folgorato van gogh e tarahumara mi affascina molto.
Artaud “poeta-poeta” mediocre? Ah ah ah ah ah!!! (Posso andare avanti a ridere per tutto il giorno).
Cara Stella, il libro è “Poeta nero e altre poesie”, Via del Vento Edizioni.
Ti mando un abbraccio.
cari, a suo tempo, due o tre anni fa scrissi un’imitazione di questa poesia, in forma di ode saffica. non bisogna temere Artaud – vi abbraccio forte,
massimo
***
Il cielo torna liquido e la vita
bolle, la città brucia e la poesia
graffia la vita! Un seno verginale
ora ti assilla.
Foresta, massa di occhi, ed esaltata
la moltiplicazione dei pinoli;
chiome barbare, voi poeti sopra
cavalli e cani!
L’occhio infuria, gira la lingua, il cielo
alle narici vola come latte
blu: dalla vostra bocca, cuori acidi,
donne, io pendo.
ridere è un’opzione. tentare di rispondere è un’altra opzione.
ciao
lorenzo
Si. Ad esempio: cosa c’è di mediocre in questa poesia? Prendiamo pure la traduzione dell’a me sconosciuto (ma non sono una gran colta) di Palmo, che è poi quella proposta da franzk (secondo me migliore dell’altra, troppo pomposa, retorica e piena di vezzi tecnici per rappresentare l’artista matto del teatro della crudeltà).
molesini, lo chiedi a me? è il mondo alla rovescia quello in cui bisogna giustificare la mediocrità (che è la norma) e prender per buona la grandezza (folgorante)? comunque ho accennato sopra al motivo che mi fa trovare mediocre questa poesia (che in francese fila naturalmente meglio): potrebbero averla scritto altri venti poeti. potrebbe averla scritta un rimbaudiano minore e dimenticato. potrebbe averla scritta chlebnikov, addirittura puskin. potrebbe averla scritta anche hugo. e invece è di artaud ed è del 1929. artaud come poeta è uno che ha ramazzato stanze vecchie. “poète aigri”. ripeto: ha scritto grandi libri e l’insieme della sua opera giustifica pienamente l’interesse per il suo lavoro poetico.
saluti,
lorenzo
Et lui, se promenait dans ce jardin, à l’ombre, au soleil; sous l’enchantement des verdures; lui, soupirait après l’eau de
cette fontaine; lui, habitait le bel intérieur de Marie, s’y appuyant, s’y cachant, s’y perdant sans réserve, buvant le lait
d’amour infini qui tombait goutte à goutte de ce sein virginal. E.Z., La Faute De L’abbé Mouret
bon… for reference:
Poète noir, un sein de pucelle
te hante,
poète aigri, la vie bout
et la ville brûle,
et le ciel se résorbe en pluie,
ta plume gratte au coeur de la vie.
Forêt, forêt, des yeux fourmillent
sur les pignons multipliés;
cheveux d’orage, les poètes
enfourchent des chevaux, des chiens.
Les yeux ragent, les langues tournent
le ciel afflue dans les narines
comme un lait nourricier et bleu;
je suis suspendu à vos bouches
femmes, coeurs de vinaigre durs.
Contrarissima, caro Carlucci, al gioco dei birilli, adesso butto giù Artaud ..o altro.
ma non scherziamo, non siamo qui per giocare a pollice recto,dal nostro banco di s cuola, suvvia.
Ricordo, lo faccio ancora: il bellissimo saggio, ispirato ad Ungaretti, di Andrea Zanzotto, (in “Fantasie di avvicinamento”)sulla linea del moderno in Europa che corre appunto tra Mallarmé e Artaud, come intrinseca linea di sangue, e chiave di lettura, pe r tutta la poesia europea ed italiana che ne segue.
Le discendenze, appunto, indagate benissimo.
(Dalla scrittura ri-corporalizzzata al massimo, alla levitazioene e viceversa, ma è meglio leggerselo, è bellissimo)
Intanto, grazie, FrankK!
da Maria Pia Quintavalla
E Rimbaud, unico tra i nominati da chi sostiene mediocrità che io conosca bene (ma Hugo! scriveva poesia così Hugo?), l’avrebbe fatta molto meno scabra.
Io leggo quello che ho davanti. La grandezza non è sempre folgorante. La grandezza è saper dire le cose, indirizzarne un possibile senso, sovvertirlo, animarlo (la vie bout et la ville brule)(et le ciel se résorbe en pluie)(les pignons multipliès)(le ciel afflue dans les narines)(comme un lait nourricier et bleu)(femmes, coeurs de vinaigre durs).
Comunque non m’impunto. Ha fatto altro meglio? Meglio.
Quanto leggo mi basta, ecco. E nulla è mediocre, qui.
@Carlucci
Artaud ti espellerebbe con uno dei suoi esorcismi che erano solo da abbracciare
da baciare
artaud sentiva colare delle medicine azzurre e amare dalla sua fronte e dal suo naso e le fece poesia
i suoi denti persi contro le molle e le cinghie con le quali fu bucato e legato
sono polverismi sottili su cui soffia il niente nostro
il niente del veleno delle nostre orecchie
il nostro giudizio ignorante che crediamo di sapere e di saperci.
—
va tutto così male. e artaud di nero aveva solo gli occhi
piuttosto un buco crudele gli rese visibile la putrefazione umana.
forse l’insulina lo rese dio-
forse l’insulina lo disfò a favore di quattro acchiappagalline.
e lui diede il meglio di se-
pieno di febbre sdentato fiducioso
come una banderuola perchè cotto nel brodo ebbro dell’ipocrisia.
mai salvo. mai condannato.
ma certo. una cosa mi solleva: che morì seduto.
e Carlucci.
leggiti Artaud. se ci riesci.
se ci arrivi senza distrarti
se ci arrivi senza farti distrarre
se ci arrivi tutto intero
fatti prendere in pieno con le mani aperte altalene e scivoli tutti per te e vuoti in carrellata frontale.
artaud tiene in mano gli anelli di nuvole che sposano le montagne
e le chiudono – anello è diminutivo di
ano – artaud tiene l’ano del mondo soggiogato dal suo speculum
arto folgora ammala ti tiene intorno a se
lo puoi solo evitare se riesci a chiudere i suoi libri prima di farti mangiare.
da abbracciare con la testa la scrittura di artaud – con un occhio ai fulmini.
un saluto
paola
ps: e dopo Artaud, van Gogh
suo fratello di elettroshock.
suo fratello di azzurri.
cara cara polvere, tu che mi dici: “e Carlucci. leggiti Artaud. se ci riesci.” tu non sai che io giovinetto m’impuntai per portare Eliogabalo di Artaud (e L’Amour Absolu di Jarry) come testi extra all’esame di maturità. tu che dici tante cose sulla sua pazzia e i suoi buchi, non dici nulla sul valore di questa poesia, che è mediocre.
maria pia, che come tutti non sa far altro che rimandare alla bibliografia: il gioco dei birilli lo faccia lei, se si diverte.
io non butto giù nessuno, esprimo un giudizio letterario. lei tenga gli applausi e le pacche sulla spalla.
ditemi voi, “femmes, coeurs de vinaigre durs”, dov’è la grandezza di questa poesiola, pendo dalle vostre bocche. ché è una fantasmagoria e pure di maniera e cosa dice di tanto grande?
ciao,
lorenzo
comunque, in omaggio alla memoria bestemmiata di a.a., aggiungo un’altra traduzione del testo, en impromptu.
poeta nero, ossessionato
dal seno di una ragazzina
bolle la vita, poeta inacidito,
la città brucia,
e il cielo in pioggia è riassorbito.
la penna gratti al cuore della vita.
foresta d’occhi foresta formicaio
d’occhi moltiplicati sui pinoli;
ciocche piovasche, ecco i poeti
sopra ai cavalli, in groppa ai cani.
sfuriano gli occhi, la lingua gira
il cielo scorre alle narici
è come un latte nutriente e azzurro;
io pendo, donne, dalle vostre bocche,
cuori d’aceto duri.
transl. 18.05.07
@a Lorenzo Carlucci
premesso che non è mia intenzione farti
cambiare idea sul “mediocre” da te espresso – il che sarebbe anche stupido
da parte mia – mi permetto semplicemente di osservare che tutta la dolorosissima
ricerca poetica (in toto la sua vita disperata) di Artaud tende a – uso parole sue:
«colpire lo spirito con una sorta di folgorante armonia visuale, la cui acutezza agisce di prepotenza e si scarica in una sola occhiata ”
e lo fa indagando pericolosamente i confini estremi dell’immagine: fu iniziato all’arte figurativa dai disegni di Edvard Munch, Picasso e in seguito Ferdinand Hodler: paesaggi di una scarnità pietrosa – personaggi dal granio di ossi avvoltoi dello spirito: oltre la carne, poi ancora Fraye,Kisling e poi invitabilmente e “pericolosamente”
(fino alla censura) i confini della parola sull’immagine, che crea la scena dell’immagine (uso ancora parole sue) :
“trovare le parole, di trovare le immagini che facciano venire le parole”
ma il discorso si farebbe molto lungo.
quindi essendo “mediocre” cio che sta in mezzo agli estremi, non mi pareva il termine adatto.
ecco.
un saluto
paola
e questa poesia va letta con la mente oscena da ogni riferimento terreno comune ai mortali e nello stesso tempo letta tenendosi ben stretti ai caplli dei morti – del resto quelli che si conservano meglio).
va deflagrata e ricomposta.
un po’ come fa lo stomaco con il cibo.
e poi va fatta morire seduta.
(lo so lo so – mi faccio i miei voli… )
p.
Mediocre non pareva a nessuno un giudizio letterario, ma di valore. Portare un’altra traduzione invece, è un contributo.
Mi sembrava fosse l’amore per Antonin Artaud a tenerci qui, insieme;io, di pacche sulle spalle, non ne prendo in genere.
E se qualcuno non è d’accordo con me, non penso cerchi gli applausi, anzi è un esporsi.
Maria Pia Quintavalla
Per Lorenzo Carlucci: non credo che riusciresti a fare neanche la metà di ciò che Artaud fece. Perciò sputare giudizi in questo modo, calpestare così semplicemente l’operato, smontare così il lavoro di Artaud, (questo lavoro) mi sembra, diciamo, sottilmente infantile.
Mi sta bene che ad un individuo non possa piacere una determinata cosa; infatti dicendo “beh io, personalmente, non apprezzo quest’opera” si esprime un parere personale, tollerabile proprio perchè soggettivo; ma se un tale si permette di giudicare in maniera oggettiva, pretendendo che ciò che dica sia la verità, ecco, questo non è un comportamento accettabile, secondo il mio modesto parere. E poi, proprio perchè trovi mediocre questa poesia di Artaud, potevi benissimo estenerti dal commentare.
saluti.
Una poesia “oscura”, perlomeno a me “oscura” e’ “Allegoria”…
Sapreste decifrarne la “chiave di lettura”?