che cosa è questa salute? la salute ha salvato – eppure non intorno; tu ne sei degno o meno. dov’eri mentre, dov’eri quando, dov’eri in quel momento? non legato, non a protestare; intatto dal fuoco; protesterai, ti legherai; conoscerai, e farai conoscere, come sa di sale (e fa male). ciò che è conosciuto, perché materno, sarà giustificato, come buon segno; e consolata la madre: buon segno, che riferisce il passato e il sofferto a Cristo; e segno buono, che traduce l’arte nell’arte.
non deve essere temuta una signora Maria – la sòra Maria – qualsiasi, come se non fosse pubblico: Maria è il pubblico più difficile, perché è il meno atteso. Ma chi è meno atteso concederà attenzione, attenzione lunga. ieri il pugno fa male, tanto, a chi dà, e meno a chi prende il colpo. noi siamo pochi, che facciamo le poche cose, dure e semplicissime, e non giuste. Ma i molti – i molti sono una Chiesa grande (per scrivere, penso ora a S., che prende la mano, e accarezza, e dice: mio caro; e si commuove, sincera, sul nome di Pier Paolo; e io non posso darle torto: vivo di questo stato, che continua sempre)

una lettura, questa tua, massimo, inconclusiva – e incursiva. il parto cesareo di una gravidanza quasi isterica.
frutto:
bisbigliata domanda bifronte allergica a risposte assertive (almeno m’impressiona questo sentire) – come anche “perchè si scrive?
attraverso la deèsis d’una pietra dura convessa e forata e con uno 1)specchio in uno 2)specchio in uno 3)specchio
—>che chiude una fine di lei: una, non tutte e così: vivo in questo stato, che continua sempre. –
—
[ci sono domande le cui risposte sono solo, ma capovolte, superfici dei nostri specchi nel loro divenire servilmente troppo liscie per respirare di ora in ora] no. il respiro lì non esiste nè come sigillo
nè come cifra. è solo un artiglio senza zampa da uno scivolo. nessuno nella sabbia del quadrato dei castelli.
molta sete. la capanna brucia e l’anima
si riposa
o la capanna non può bruciare e l’anima
impugnata – espugnata e sola chiama i vivi, li eccita con riverberi perfetti
nella cenere dei fuochi.
domanda questa a cui mi appendo e cerco la campana che suoni la grandine come nei paesi,
non so quanto valida figurata scena la mia o sfigurata
o quanto preghiera la mia e non invece stato di dolore ecolalico.
questo per me.
un caro saluto
paola
una lettura, questa tua, massimo, apposta inconclusiva – e apposta incursiva.
il parto cesareo di una gravidanza quasi isterica.
frutto: castagno.
e bisbigliata domanda bifronte allergica a risposte assertive (almeno m’impressiona questo sentire) – come anche “perchè si scrive?
attraverso la deèsis d’una pietra dura convessa e forata e con uno 1)specchio in uno 2)specchio in uno 3)specchio
—>che chiude una fine di lei: una, non tutte e così: vivo in questo stato, che continua sempre. –
—
[ci sono domande le cui risposte sono solo, ma capovolte, superfici dei nostri specchi nel loro divenire servilmente troppo liscie per respirare di ora in ora] no. il respiro lì non esiste nè come sigillo
nè come cifra. è solo un artiglio senza zampa da uno scivolo. nessuno nella sabbia del quadrato dei castelli.
molta sete. la capanna brucia e l’anima
si riposa
o la capanna non può bruciare e l’anima
impugnata – espugnata e sola chiama i vivi, li eccita con riverberi perfetti
nella cenere dei fuochi.
domanda questa a cui mi appendo e cerco la campana che suoni la grandine come nei paesi,
non so quanto valida figurata scena la mia o sfigurata
o quanto preghiera la mia e non invece stato mediano di dolore ecolalico.
questo per me.
un caro saluto
paola
chi ha cuore sa che il pubblico è oltre la barriera.
grazie, Massimo.
e anche a Paola.
fabrizio
” Ma chi è meno atteso concederà attenzione, attenzione lunga.”
con-cedere attenzione è il modo più sottile e silenzioso dell’amare, il più necessario e per questo invisibile, inatteso impercettibile.
grazie massimo
saluto tutti
elena f.