domanda

PERCHE’ SCRIVIAMO

?

G.G. Marquez: “Perché i miei amici mi amino di più.”

Calvino: “In un certo modo, penso che sempre scriviamo su qualcosa che non conosciamo, scriviamo per dare al mondo non-scritto un’opportunità di esprimersi attraverso di noi. Ma, a partire dal momento in cui la mia attenzione vaga dall’ordine prestabilito delle linee scritte verso una complessità mutevole che nessuna frase potrà apprendere totalmente, credo di capire che al di là delle parole c’è qualcosa che le parole potrebbero significare”.

Lorca: “A volte, osservando ciò che accade nel mondo attorno a me, mi domando: perché scrivere? Ma, bisogna lavorare, lavorare, lavorare. Lavorare come forma di protesta. Perché l’impulso normale di una persona sarebbe urlare tutti i giorni nello svegliarsi in un mondo pieno di ingiustizie e di miserie di tutti i tipi: Io protesto! Io protesto! Io protesto!”

36 pensieri su “domanda

  1. Mario Ardenti

    Domanda senza risposta, ovviamente, per la quale una risposta vale l’altra, tutte “stupide”, tutte vere, tutte niente.

    Alcuni dicono “ne ho bisogno”, altri alcuni “lo scrivere si genera da sé”, io sto ad un banale “mi piace”, che poi è come un “ti amo”, basta ed avanza nella sua totale illogicità.
    E resta chiaro che non vi è nulla da dire, in genere, se non che un ostinato ripasso e ricalco del proprio amato profilo, con meno pericoli che in amore, dove la biologia, oltre ad esaltare/esaltarsi, sovente devasta: ostinato ed infinito autoerotismo, lo scrivere, senza possibile orgasmo (ma anche questa è vecchia…)

    Salutando

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  2. enrico de lea

    concordo pure con VB e GRM, sebbene, con Ardenti, alla lunga tutte le risposte sono “vere”, tutte niente

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  3. Giorgio

    “Se qualche volta scrivo è perché certe cose non vogliono separarsi da me come io non voglio separarmi da loro. Nell’atto di scriverle esse penetrano in me per sempre, attraverso la penna e la mano, come per osmosi” (Cristina Campo, “Gli imperdonabili”)

    “Un tempo il poeta era là per nominare le cose: come per la prima volta, ci dicevano da bambini, come nel giorno della creazione. Oggi egli sembra là per accomiatarsi da loro… Per scrivere i loro nomi sull’acqua” (idem)

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  4. francesco sasso

    X: Che fa, chi è lei?
    Y: Scrivo.
    X: E sa scrivere ?
    Y: Non ancora. Non come vorrei. Ma imparerò
    X: Che cosa le fa pensare di avere talento?
    Y: Devo scrivere.
    X: Naturalmente un miracolo può succedere. E forse è uno scrittore. Ma deve ammettere che lei è uno in mezzo a milioni di scrittori.
    Y: Glielo ripeto, devo scrivere, non ne posso fare a meno.
    X: Supponiamo che lei sia nulla di più di uno scrivano.
    Y: Che vada al diavolo
    X: E la gente? Non le importa della gente? Che diranno di lei? Un fallito!
    Y: Non me ne importa.
    X: Non ci tieni all’opinione degli amici, dei cari?
    Y: No!
    X: Neanche alla fama?
    Y: Bambinesco!
    X: E all’opinione di critici, scrittori?
    Y: Opera buffa.
    X: Mi fa leggere qualcosa di suo?
    Y: Perché dovrei?
    X: Non saprei, forse per sapere cosa ne penso io. Sono un lettore.
    Y: Non mi preoccupo affatto di lei, voglio solo scrivere e percepirmi privo di carne.

    (ho improvvisato un personaggio… ora torno alla vita)
    francesco

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  5. manuelafg

    Qualunque sia il motivo, vi prego, continuate a scrivere.
    Fatelo per noi, per quelli che vi leggono, per quelli che amano attraverso voi le vostre emozioni.
    Un abbraccio a tutti voi che scrivete.

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  6. mariapia

    Un pò per celia un pò per non morire..al primo incontro?!
    Troppo frontale.(la domanda)
    Amelia Rosselli, adorata, diceva ” ..mia cara vita,se solo tu non mi fossi andata perduta…, oppure Montale”vissi al cinque per cento” ;di me, più modestamente, per un eccesso di energia credo, compresi i buchi neri, ma anche per non morire (qui oggi, non la fama),e per inabilità ad essere “cittadina del mondo” etc.

    Maria Pia Quinatavlla

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  7. mmerisi

    scrivo perchè sono nato per farlo (questo lo dico quando voglio impressionare)
    scrivo perchè non posso fare altro (questo invece quando mia madre mi dice di cercarmi un lavoro)
    scrivo perchè è meglio di andare a lavorare (agli amici, quando voglio farli incazzare, e passare per quello che ha capito tutto)
    scrivo e basta, del resto non so (a me stesso, ogni giorno che dio manda in terra).

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  8. Giovanni Nuscis

    La scrittura è l’arteria
    che di rado si sutura;
    che sfoga sulla pagina
    ad ogni sbalzo pressorio;
    piuttosto che all’interno
    di noi, come un’emorragia
    che ci sbianca in silenzio.

    Giovanni

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  9. Rina

    Sono un’alcolista, hic, non ne posso fare a meno, hic, scrivo anche mentre parlo, e quando dormo e scrivo scopro poi geroglifici incomprensibili.
    La parola scritta mi coinvolge, livella ogni velleità, livella pure i tuoi ardori ..è il concreto del sogno.
    Me ne imbevo letteralmente ad ogni ascolto, e poi la leggo e poi la scrivo, e poi la guardo in controluce, la sorseggio, la degusto, per me ha anche un colore, iridato, una scia immensa dove prevale ora l’uno ora l’altra pennellata di luce, secondo la natura dell’ubriacatura.
    hic 😉

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  10. Fabio Brotto

    Si scrive perché si possa leggere, e per null’altro. La scrittura esiste perché possa esistere la lettura. I moventi individuali sono irrilevanti. Scrittura e lettura stanno in una relazione dialettica, secondo necessità.

    Ma è meraviglioso che i sommi maestri alle origini di molte scritture, da Socrate a Buddha a Gesù a Plotino a Maometto ecc. ecc. non abbiano scritto nulla… La parola viene prima, e non dobbiamo dimenticarlo…

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  11. paola castagna

    Si Fabio,si, è vero.
    Qualcuno disse rispondendo alla domanda:
    Stai scrivendo?
    Sarebbe ora finalmente di vivere e non di scrivere.

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  12. fabry2007

    istintivamente, do quasi sempre ragione a Calvino.
    il finale del Barone rampante ha attraversato tutta la mia adolescenza, come l’emblema della simbiosi necessaria e tormentata tra scrittura e vita. Ombrosa non c’è più, ma la scrittura è lì, a testimoniare che la domanda ha una sola risposta, con un’eco sempre diversa.
    fabrizio

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  13. enrico de lea

    Josè Bergamin scrisse un bel saggio in difesa dell’analfabetismo, inteso come capacità nativa di comunicazione verbale – in fondo chi ha conosciuto i propri nonni negli anni Sessanta ha avuto il piacere di sentire improvvisare (in ottave siciliane) splendide poesie d’occasione (ma nenche tanto) ad anziani contadini con nessuna dimestichezza con la scrittura e tanta passione per l’espressione vitale.
    ciò mi viene in mente leggendo la secnda parte del commento di Fabio Brotto:in fondo vale non solo per i grandi maestri, ma spesso anche i nostri nonni, meno autorevoli, ma assai vicini…

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  14. elena f.

    le parole che scriviamo non sono dire l’assenza della cosa ma il dire l’indicibile,l’ assenza, lo spazio misterioso che si stabilisce fra l’uomo e il mondo , lo spazio della vita umana. solo l’uomo, capace di parola non di segnali animali,è capace di metafore, solo l’uomo può dire altro rispetto al semplice linguaggio di servizio.la scrittura non è un semplice codice ma tracce di questo vissuto che abita prima nel silenzio e solo in seguito si fa segno che non esaurisce il dire ma che pure si rivela nella condivisione . la scrittura ha senso se c’è chi può farsi interprete dei silenzi che abitano fra una traccia e l’altra , se c’è chi legge non segni ma respiri.si scrive per dare vita ai respiri del cuore.

    saluto tutti

    elena f

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  15. Carla

    anche a me ha colpito quello che ha scritto Fabio,
    perchè fa pensare che
    chi non conosce l’uso del linguaggio sia tagliato fuori…
    chi è solo può solo scrivere.

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  16. elena f.

    carla e antonella grazie e bentrovate!
    e bentrovati tutti.

    anto, ero sempre qui con voi, solo stavo in silenzio.(a volte il silenzio è necessario, almeno lo è per me)

    grazie di cuore
    vi abbraccio

    elena f

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  17. Rina

    Scrivere è una lettura a voce alta, è un atto d’amore volto a dare e a ricevere paritariamente.
    È un procedere in ascesa mentre scendi nella profondità dell’animo, e cogliendo invisibili sfumature è catarsi.

    Comunicare ha da sempre rappresentato un bisogno fondamentale dell’uomo. Scriviamo dunque per comunicare con gli altri, ma soprattutto con noi stessi. E la prima finalità è quella di illuminare la nostra esistenza del suo stesso potenziale.
    ..sentirsi intersecati col mondo intero, ..palpeggiare i nostri sentimenti così da rendere una carezza il dolore, per esempio. Tutto ciò aiuta ad andare avanti, io credo.

    Scrivere è anche un traslare i nostri macigni che possono essere di rose o di spine, e già solo per averne scritto ci si sente alleggeriti. È come se un potenziale lettore si veda sfumato, indefinito, ma tu sai che c’è, potresti anche essere solo tu, ed è bastevole.

    Scrivere può essere anche una forma, più o meno consapevole, di duratura essenza nel privato ..io scrivo due parole, rimangono in un cassetto, chi mi sopravviverà li terrà in cassetto, e così via, ma alla fine tu sai che qualcosa di te è rimasto, di tangibile, parole che parleranno quando tu non lo potrai più fare.
    E qui la parola diventa vita.

    Un abbraccio

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  18. marco guzzi

    Scrivo per conoscere, per conoscermi, per liberarmi, per far parlare Dio , perché lo Spirito usi la mia mano, mano d’opera (sua).
    Scrivo perché amo terribilmente la vita e in particolare alcune persone.
    Scrivo perché la verità le liberi dalla morte.
    Scrivo per promettere a chi amo che non morirà.
    Saluti non mortali a tutti
    Marco

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  19. domenico

    si scrive, forse, perché coscienza dell’incapacità verbale di veicolare informazioni e concetti più profondi: a volte si indulege troppo nell’esaltazione del linguaggio della nostra specie e non ci si rende conto che la lingua è comunque imperfetta, se no ci sarebbero meno guerre, inimicizie, etc.

    domenico l.

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