Troncamento (“nessun” straniero)

Due parole due sul troncamento perché abbiamo notato che non tutti lo usano correttamente, vale a dire non seguono le norme che lo regolano. Il troncamento, dunque, è la caduta di una vocale non accentata o dell’intera sillaba di una parola davanti a un’altra che cominci sia con una vocale sia con una consonante: un(o) amico sincero; un buon(o) cuore. Attenzione, però, e qui è il “punto”: la consonante iniziale della parola non deve essere una “s impura”, “x”, “z” o formata con i digrammi “gn”, “pn”, “ps”. Non possiamo scrivere (o dire), per esempio, “un” zaino; “nessun” straniero; “un” psicologo ecc. Per poter fare il troncamento è inoltre necessario che la parola da “accorciare” non sia monosillabica e non sia – come già visto – accentata sull’ultima sillaba e che davanti alla vocale finale che si vuole eliminare sia presente una delle seguenti consonanti: “l”, “m”, “n”, “r”. Cosa importantissima: la parola troncata non si apostrofa e non si accenta mai [a parte qualche eccezione tra cui: piè (piede); mo’ (modo); po’ (poco) ]. Un’ultima annotazione. Scrivendo, cadiamo molto spesso nell’errore di confondere il troncamento con l’elisione (apostrofo) e di mettere per tanto un apostrofo di troppo. Non è raro, infatti, incontrare un “qual’ è” in luogo della forma corretta “qual è” (senza apostrofo) anche presso buoni giornalisti e scrittori. Una regola empirica ci viene in aiuto: se la parola che intendiamo elidere o troncare può star bene, senza la vocale finale, anche davanti a parola che inizia per consonante vuol dire che si può troncare.

8 pensieri su “Troncamento (“nessun” straniero)”

  1. Sergio Sozi

    Bravo, Raso! Queste precisazioni sono semplicemente INDISPENSABILI all’Italia – ancora bestemmio, mutatis mutandis, quando leggo nefandezze tipo ”ventanni” (senza apostrofo) o addirittura ”non centra” (senza apostrofo anche stavolta, al posto di ”c’entra”; in tal maniera cambiando del tutto il verbo: al posto di ”entrarci”, ”centrare” – ossia: colpire un bersaglio). Roba da matti. Mettiamoci una benvenuta pezza, caro Raso.

    Saluti Cari e Riconoscenti

    Sozi

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  2. Sergio Sozi

    P.S.
    …e dire che gia’ scrivere ”vent’anni” non e’ che sia troppo corretto, figuriamoci senza neanche l’apostrofo!

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  3. macondo

    E l’ortoepia, poi! Che macello. Due esempi tra tutti: mi vengono i brividi quando sento, e oramai è la regola, pronunciare dépliant, con l’accento fonico sulla /e/ anziché sulla /a/. O stage con /ei/ anziché la /a/. Un nuovo maestro Manzi sarebbe ben accetto, oggi.

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  4. bradipo

    Per fare un esempio, ecco una copertina BUR:

    “Quattro giorni, quarant’anni con padre Bepi in Sierra Leone”
    Autore Rondoni Davide

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  5. gambero

    Si possono fare molti altri esempi illustri trovati su google.
    1.
    Della storia d’Italia dalle origini fino ai nostri tempi: sommario? – Pagina 344
    di Cesare Balbo – 1856 – 520 pagine
    (… nostri de’ cento quarant’ anni. Non si dimentichi mai tal contemporaneità da chi … )
    2.
    Quarant’anni con D’Annunzio
    Di Tommaso Antongini, Gabriele D’Annunzio
    Pubblicato da A. Mondadori, 1957
    745 pagine
    3.
    Quarant’anni d’amicizia: scritti su Carlo Emilio Gadda (1934-1988)
    Di Gianfranco Contini
    Pubblicato da G. Einaudi, 1989

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  6. senza nome

    E’ corretto scrivere “quell’uccèllo”,; ma quando la prima sillaba è tonica, come “quello àngolo”, “quello ùnico esemplare”, si può fare un troncamento (quel angolo; quel unico)?

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  7. Fausto Raso

    No, assolutamente. Quell’angolo (non “quel angolo”). Non ha alcuna importanza se la sillaba inziale sia o no tonica.

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