Due parole due sul troncamento perché abbiamo notato che non tutti lo usano correttamente, vale a dire non seguono le norme che lo regolano. Il troncamento, dunque, è la caduta di una vocale non accentata o dell’intera sillaba di una parola davanti a un’altra che cominci sia con una vocale sia con una consonante: un(o) amico sincero; un buon(o) cuore. Attenzione, però, e qui è il “punto”: la consonante iniziale della parola non deve essere una “s impura”, “x”, “z” o formata con i digrammi “gn”, “pn”, “ps”. Non possiamo scrivere (o dire), per esempio, “un” zaino; “nessun” straniero; “un” psicologo ecc. Per poter fare il troncamento è inoltre necessario che la parola da “accorciare” non sia monosillabica e non sia – come già visto – accentata sull’ultima sillaba e che davanti alla vocale finale che si vuole eliminare sia presente una delle seguenti consonanti: “l”, “m”, “n”, “r”. Cosa importantissima: la parola troncata non si apostrofa e non si accenta mai [a parte qualche eccezione tra cui: piè (piede); mo’ (modo); po’ (poco) ]. Un’ultima annotazione. Scrivendo, cadiamo molto spesso nell’errore di confondere il troncamento con l’elisione (apostrofo) e di mettere per tanto un apostrofo di troppo. Non è raro, infatti, incontrare un “qual’ è” in luogo della forma corretta “qual è” (senza apostrofo) anche presso buoni giornalisti e scrittori. Una regola empirica ci viene in aiuto: se la parola che intendiamo elidere o troncare può star bene, senza la vocale finale, anche davanti a parola che inizia per consonante vuol dire che si può troncare.

Bravo, Raso! Queste precisazioni sono semplicemente INDISPENSABILI all’Italia – ancora bestemmio, mutatis mutandis, quando leggo nefandezze tipo ”ventanni” (senza apostrofo) o addirittura ”non centra” (senza apostrofo anche stavolta, al posto di ”c’entra”; in tal maniera cambiando del tutto il verbo: al posto di ”entrarci”, ”centrare” – ossia: colpire un bersaglio). Roba da matti. Mettiamoci una benvenuta pezza, caro Raso.
Saluti Cari e Riconoscenti
Sozi
P.S.
…e dire che gia’ scrivere ”vent’anni” non e’ che sia troppo corretto, figuriamoci senza neanche l’apostrofo!
E l’ortoepia, poi! Che macello. Due esempi tra tutti: mi vengono i brividi quando sento, e oramai è la regola, pronunciare dépliant, con l’accento fonico sulla /e/ anziché sulla /a/. O stage con /ei/ anziché la /a/. Un nuovo maestro Manzi sarebbe ben accetto, oggi.
Per fare un esempio, ecco una copertina BUR:
“Quattro giorni, quarant’anni con padre Bepi in Sierra Leone”
Autore Rondoni Davide
Si possono fare molti altri esempi illustri trovati su google.
1.
Della storia d’Italia dalle origini fino ai nostri tempi: sommario? – Pagina 344
di Cesare Balbo – 1856 – 520 pagine
(… nostri de’ cento quarant’ anni. Non si dimentichi mai tal contemporaneità da chi … )
2.
Quarant’anni con D’Annunzio
Di Tommaso Antongini, Gabriele D’Annunzio
Pubblicato da A. Mondadori, 1957
745 pagine
3.
Quarant’anni d’amicizia: scritti su Carlo Emilio Gadda (1934-1988)
Di Gianfranco Contini
Pubblicato da G. Einaudi, 1989
E’ corretto scrivere “quell’uccèllo”,; ma quando la prima sillaba è tonica, come “quello àngolo”, “quello ùnico esemplare”, si può fare un troncamento (quel angolo; quel unico)?
No, assolutamente. Quell’angolo (non “quel angolo”). Non ha alcuna importanza se la sillaba inziale sia o no tonica.
Certo. Ovvio. Italiano di base, questo.