La mia idea di Dio

dio-michelangelo
di Adriano Sofri

Sbaglierebbe chi ritenesse l’idea che Dio sia costruito da noi umani, a nostra immagine e somiglianza, infantile, facilona e tantomeno deresponsabilizzante. Al contrario. L’idea che mi faccio di Dio la dice lunga, che me ne renda conto o no, su chi sono io. Io, per esempio, non credo in Dio, ma il Dio in cui non credo non è fesso come quello in cui non crede Piergiorgio Odifreddi. Più esattamente, il Dio in cui non crede Odifreddi è un pallone gonfiato. Mi vergognerei di non credere a un Dio così. Preferisco non credere, non so, al Dio misericordioso di Pascal. Mi spingerei a dire che la differenza fra credere o non credere in Dio sia meno influente, almeno per la nostra vita quotidiana, del Dio differente nel quale crediamo o non crediamo. La chiesa, e le chiese in genere, fanno molto per esaltare la cattiva distinzione fra credenti e non credenti. Bene: tutto questo per dire che ieri Repubblica ospitava un articolo di Odifreddi intitolato “Io e il Grinzane”, che ho letto per la curiosità di sentire che cosa volesse dire uno che era stato designato presidente di quel comitato dei garanti, a proposito dell’affare in generale, e in particolare della propria insinuazione che lo scandalo fosse stato suscitato da una ingerenza clericale cattolica. Dell’affare in generale ho letto solo un passaggio marginale secondo cui la gestione di Soria si è rivelata “non evangelica”. Quanto all’ingerenza clericale, solo la citazione di titoli di giornale sul malcontento di cattolici per la loro inadeguata presenza nella gestione del già prestigioso premio. Che rapporto passi fra questo malcontento e le buffe e grandiose malversazioni ammesse da Soria, non si capisce. Il punto più alto Odifreddi lo tocca quando, obiettando all’appello al “buonsenso” mosso al suo indirizzo da Pierluigi Battista, proclama che si tratta “dello stesso argomento avanzato… ogni volta che qualche idea nuova viene alla ribalta”: dal processo a Galileo all’ostilità a Darwin. Dunque l’espediente meschino del buonsenso ha colpito di volta in volta l’idea nuova secondo Galileo che la terra girasse attorno al sole, secondo Darwin che l’uomo fosse imparentato con la scimmia, e secondo Odifreddi che una cospirazione clericale abbia abbattuto il padrone del Grinzane. Auguro fraternamente ai non credenti di non finire per non credere a un pallone gonfiato.

5 pensieri su “La mia idea di Dio

  1. marco guzzi

    E’ giusto ciò che dice Sofri:l’immagine del Dio in cui crediamo o non crediamo dice molto sul nostro proprio io.

    E come sarà l’io di chi, come Sofri, non crede nel Dio misericordioso di Pascal?
    Di chi più in generale non crede che sussista un Principio intelligente e benevolo dell’universo?

    Come divento io se credo che il nulla e l’assurdo sono a fondamento della mia vita, e non l’amore e la sapienza?

    Psicologicamente sarò in grado di un abbandono totalmente fiducioso, di un’apertura radicale nei confronti dell’esistenza, oppure non potrò che rinserrarmi, più o meno consciamente, in una strenua, e alla fine drammaticamente vana, difesa del mio piccolo io?

    Mi pare sempre più chiaro che chi asserisce con tanta sicurezza di non credere in Dio voglia in definitiva chiudere la questione, un po’ allo stesso modo di chi asserisca di credere pretendendo così di sapere ciò che sta dicendo: entrambi sono troppo affezionati al loro piccolo io.

    Un piccolo io è dunque l’immagine di un piccolo Dio, cui credere o non credere…

    Marco Guzzi

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  2. Massimo Vaj

    Credere o non credere non avvicina al conoscere perché non ha, con il conoscere, una misura comune. Qualsiasi idea l’uomo si faccia di Dio rimane un’idea che non sarà mai conoscenza diretta dei principi universali che dall’Assoluto sono generati e che, a loro volta, legiferano l’esistenza. Il riflettere sulle ragioni del movimento porterebbe facilmente a concludere che la legge alla quale il movimento dell’universo obbedisce non può muoversi a propria volta, pena la morte delle condizioni che consentono la vita. Solo questo sarebbe sufficiente per considerare che c’è qualcosa che è fisso rispetto al moto incessante del tutto. Questa fissità è relativa al moto, non è assoluta, ma è il riflesso di una realtà non relativa e centrale all’essere e, per questo, superiore ed esteriore all’essere. Strana posizione polemica, quella di Adriano Sofri, che si appoggia a questioni metafisiche che non sono alla sua portata di comprensione, per esprimere critiche le quali, anche quando pienamente giustificate, si dovrebbero dimostrare corrette attraverso il contrasto e il confronto con sfere più plausibili e commisurate alla sfera della ragione, se ragione, o razionalità, si potesse chiamare.

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  3. vbinaghi

    Una domanda:
    Se Odifreddi è un coglione per chiunque l’abbia letto, perchè continuano a pubblicarlo e a spacciarlo come un intellettuale?
    Ma allora la Massoneria esiste…

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