A UN GIORNO
Dal filo di ogni esile
erba il silenzio salga.
E poi si unisca ai
deserti illuminati.
Anche il cuore ne trema:
se l’improvviso aspetto
atteso del mattino
eliminerà l’ombra!
LAMPO
Il cielo puro imprima sulla faccia,
il cielo dove nubi lunghe corrono,
un vento con l’odore della gioia,
e forte: e tutto nasca, senza sogno.
Nasceranno per me le città umane
che un soffio puro libera da brume;
e i tetti; i passi; i gridi, e ogni lume
e suono umano: ogni preda del tempo.
Nasceranno i mari e la barca bilanciata;
il colpo di remo e i fuochi di notte;
i campi, e il mannello che si lancia;
le sere e la sequenza delle stelle;
la luce accesa e la genuflessione
del corpo, e l’ombra, l’urto nelle viscere
della miniera; mani che lavorano
i metalli tranciati; il ferro morso
in un grido di macchine.
Il mondo è nato: e tu, vento, mantienilo.
Ma il mondo crolla, coperto da fumi.
Mi era nato il mondo in uno squarcio
di cielo verde e chiaro, tra le nubi.
GLI ASTRI
Astri di fuoco che occupate i cieli
lontani, astri muti e freddi, che girate
senza vedere, ci spogliate il cuore
dal tempo vecchio: ci date al futuro
senza che lo vogliamo. Un nostro pianto
o grido è poca cosa. Se si deve,
vi seguiremo, le braccia legate,
gli occhi volti al vostro puro lampo,
ma amaro. Noi tacciamo, e sul cammino
si oscilla, ma di colpo la vostra gloria è in cuore.
[ traduzione di massimo sannelli ]

Sono tre poesie bellissime! I’intuizione che il mondo nasca senza sogno ( ogni mattina, per me, come per tutti …) – e ” tu vento , mantienilo ” .
Ma naturalemnte questo non è possibile e così tutto va in rovine per rinascere, senza sogno.
(Ma stranamente qui il ” senza sogno” sembra la cosa più sognante…nonostante la realtà di ferro meno afferabile… )
Molto belle, Massimo, grazie!
soprattutto Gli Astri…
Se si deve,
vi seguiremo, le braccia legate,
gli occhi volti al vostro puro lampo
“Se si deve,
vi seguiremo, le braccia legate,
gli occhi volti al vostro puro lampo,
ma amaro.”
Una tensione altissima in questi tre testi sorprendenti, che ricordano Holderlin.
Grazie Massimo
Giovanni
Tre perle!Grazie Massimo.
Un caro saluto
“Nasceranno per me le città umane
che un soffio puro libera da brume”
non so cos’altro occorra all’uomo se non raccogliere il soffio segreto del mondo, il suo profilo eterno e nuovamente “tradurlo”, ovvero lasciare acceso il fuoco nella via del ritorno, per quelli che erano, per noi, oltre noi…
traduzioni magnifiche, grazie a massimo che non tradisce mai il corpo della sua e dell’altrui espressione.
andrea.
Ci vuole sempre molta sintonia, e amor comune della lingua poetica, ma “quella lì”, appunto; e Massimo dimostra di averne, per una grande poeta/filosofa/donna.
Maria Pia
Simone ci ha lasciato questo silenzio in cui finalmente qualcosa può accadere. e Massimo ne sente la musica drammatica e dolce, quella che può alzarsi solo dal deserto.
molto rare, direi
La poesia di Simone Weil è debole, fragile, spunta come un fiore ma dalle radici dure dell’europa del 900, della guerra, quasi un bagliore, una forte speranza.
L’erba, i deserti, poi la luce; elementi che fanno pensare all’entrata di qualcosa di grande e allo stesso tempo forte sul male, sul buio; come un bagliore ma improvviso, perché il mattino dura un attimo, che più si nota per il suo fulgore, ma qui siamo in piena guerra e le cose portate così danno la loro ‘impronta’ proprio per la luce che vanno a liberare; io vedo elmetti e caschi bellici.
E poi inoltre quei ‘deserti illuminati’ pare si riferisca a qualcosa di futuro o comunque di lontano, qualcosa che suona più come qualcosa che deve accadere, piuttosto che accaduta; io mi riferisco alle esperienze di riflessione che invaderanno nel post-guerra il mondo occidentale.
correggo: il post-guerra, nel mondo occidentale.
La prima mi ha molto emozionato. Una buona domenica ora.