
40° anniversario del festival di Woodstoock
a cura di Loris Pattuelli
“Quello che abbiamo in mente è di servire la colazione a letto a quattrocentomila persone”
Questa frase, pronunciata al microfono sul palco di Woodstock, ha fatto passare alla storia Hugh Romney, meglio conosciuto come Wavy Gravy. Nato a New York, questo signore si definisce figlio illegittimo di Groucho Marx e Madre Teresa di Calcutta. Nella vita ha fatto un po’ di tutto: attore, pittore, clown, scrittore, organizzatore di eventi, ma non è mai stato in carcere. Una volta i poliziotti lo fermarono durante una manifestazione contro il presidente degli Stati Uniti, ma lo lasciarono andare perché “troppo strano”.
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Il 15 agosto 1969 si apre il festival di Woodstock, ultimo atto di una “estate dell’amore” iniziata due anni prima a San Francisco in California.
Quest’anno cade il quarantennale. Siete pronti per le celebrazioni? Trattandosi di cose di un’altra epoca e di un’altro mondo, credo sia facile prevedere uno splendido ferragosto pieno di rimpianti e di buone vibrazioni. Giusto per non farci trovare troppo impreparati, incominciamo a familiarizzare con due o tre date veramente importanti.
LA STORIA
The first human be-in (la prima presenza umana), sabato 14 gennaio 1967, Golden Gate park, San Francisco.
La data è stata decisa in base alle analisi astrologiche di Gavin Arthur, scrittore, filosofo e astrologo, pronipote del ventunesimo presidente degli Stati Uniti. E’ proprio questo bizzarro personaggio, popolarissimo tra gli hippies grazie a una serie di articoli pubblicati sul S. Francisco Oracle, a suggerire il 14 gennaio: “E’ un giorno ideale per la comunicazione tra i popoli” perché, in quel giorno “la popolazione del pianeta pareggerà quella di tutti i morti della storia dell’umanità”.
Ecco un frammento del comunicato stampa fatto recapitare ai giornalisti: “ Da dieci anni una nuova nazione sta crescendo nelle viscere del vecchio sistema. Come si può chiaramente vedere, un’anima nuova libera e vitale sta riconnettendo i centri vitali degli Stati Uniti. Il 12 gennaio 1967, alle 10 a.m., al 1542 di Hight street, sul retro del Print Mint, Michael Bowen, Allen Cohen, Gary Snyder, Jerry Rubin e Jay Thelin saranno presenti per spiegare il loro progetto alla stampa e rispondere alle domande sul Gathering of the tribes for the human be-in , che si terrà il 14 gennaio, dalle ore 13, al Polo Fields nel Golden Gate Park”. E ancora: “Lo human be-in è l’inizio di una nuova epoca: quella della consapevolezza, dell’unità e dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani, della solidarietà e dell’amore. Comincia un processo di umanizzazione delle donne e degli uomini d’America”.
L’evento dura cinque ore, e al termine tutti sono invitati ad eseguire un esercizio di “kitchen yoga”: cioè, ripulire il parco mentre ci si avvia all’uscita. L’esercizio risulta perfettamente riuscito, il parco torna pulito più di quando tutto era cominciato.
Il cavaliere bianco parla a rovescio e la regina rossa ha perduto la testa. Ricorda cosa diceva il ghiro: Nutri la tua mente, nutri la tua mente.
Grace Slick
Attendiamo che da venti a cinquantamila persone si riuniscano per celebrare un gioioso Pow-wow e una Peace Dance con le guide e gli eroi della nostra generazione. Timothy Leary farà la sua prima apparizione pubblica nella Bay Area; Allen Ginsberg canterà e leggerà con Gary Snyder, Michael McClure e Lenore Kandell; Dick Alpert, Jerry Rubin, Dick Gregory e Jack Weinberg parleranno. Ci sarà musica con tutte le rock band della baia, in particolare Grateful Dead, Big Brother and the holding Co., Quicksilver Messenger Service e molti altri. Ognuno è invitato a portare abiti, coperte, campane, bandiere, simboli, gong, tamburi, collane, piume e fiori.
Ora l’umanizzazione dell’uomo e della donna americani può cominciare con gioia e calore, senza paura, dogma, sospetto o rigore dialettico. Un nuovo senso delle relazioni umane cresciuto nell’underground giovanile deve emergere, diventare consapevole ed essere condiviso, così da realizzare una rivoluzione delle forme di vita e una rinascita di compassione, consapevolezza e amore nella rivelazione dell’unità dell’intera umanità. Lo Human be-in è il gioioso e concreto inizio di una nuova epoca.
Allen Cohen , The Gathering of the Tribes, San Francisco Oracle, n. 5, gennaio 1967
Scusami mentre bacio il cielo
Jimi Hendrix
16-17-18 giugno 1967, Monterey Pop Festival, primo grande raduno della storia del rock ed evento clou della “Summer of love”. Ai tre giorni hanno partecipato 200.000 persone, ragazzi e ragazze per la maggior parte studenti universitari. Più della metà di loro ha un’età compresa tra i 16 e i 25 anni . Il palco è sormontato da uno striscione con scritto “music, love and flowers”. Ecco un breve elenco degli artisti presenti: Eric Burdon, Janis Joplin, Simon & Garfunkel, Quicksilver Messenger Service, Byrds, Butterfield Blues Band, Jefferson Airplane, Who, Buffalo Sprinfield, Otis Redding, Canned Heat, Al Kooper, Booker t & The Mg’s, Grateful Dead, Brian Jones, Jimi Hendrix , Scott McKenzie, Mamas & Papas, Ravi Shankar.
Dopo i Grateful Dead, che escono tra gli applausi, sul palco sale Brian Jones e annuncia l’arrivo di “un gruppo inglese con un chitarrista americano…Anzi…con il più incredibile chitarrista che si sia mai sentito. Signore e signori…The Jimi Hendrix Experience!”.
Finita l’esibizione, Hendrix si avvicina al microfono: “ Potrei stare qui tutta la notte a ringraziarvi per questo calore. Per farvi capire quanto vi sono riconoscente, sacrificherò qualcosa che amo veramente…Questa è la sola cosa che posso donarvi”. Si sfila la chitarra, la depone sul pavimento, estrae una bottiglietta di benzina dalla tasca dei pantaloni, la versa sulla chitarra, prende un fiammifero e accende il fuoco.
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Vola Translove Airways, vola
Jefferson Airplane
6 ottobre 1967, i Diggers, inscenarono, come atto simbolico e provocatorio, una performance: Death of Hippie (morte dell’hippie, o meglio la morte della controcultura hippie). La celebrazione si svolse a San Francisco, nel distretto di Haight- Ashbury. Le “esequie” furono precedute da una conferenza stampa, e dal seguente annuncio mortuario, affisso ad ogni angolo di strada:
“Annuncio mortuario. Hippie, nel distretto di Haight-Ashbury di questa città, figlio devoto dei mass media, è deceduto. Gli amici sono invitati a partecipare alla cerimonia funebre che avrà inizio all’alba del giorno 6 ottobre 1967 al Parco Buena Vista”.
Alla cerimonia partecipano in decine di migliaia, e non sono solo Figli dei fiori. E’ una piccola marcia funebre, tutti hanno una candela accesa in mano e, passando a fianco di una grande bara scoperchiata con dentro un manichino agghindato da Figlio dei fiori, depositano all’interno qualsiasi cosa rappresenti il movimento: abiti, scritti, poesie, foto, dischi, pasticche, capelli, fiori,distintivi, poster.. tra queste anche l’insegna dello Psychedelic Shop che i fratelli Thelin hanno deciso di chiudere. Al termine della cerimonia, il corteo accompagna la bara di fronte ai locali, omai vuoti, del negozio. Sulle vetrine disadorne c’è scritto “Non piangete per me, siate liberi”. Poco dopo, viene dato fuoco alla bara con tutto quello che c’era dentro. Il San Francisco Oracle scrisse: “La morte degli hippies è la nascita degli uomini liberi”.
Tanto tempo per partire e così poco per tornare
Grateful Dead
Woodstock, parola di nove lettere che riassume perfettamente un’epoca in cui la musica era meno superficiale, l’autorità meno ossequiata, la violenza meno tollerata, l’amore meno ostacolato, la ricchezza meno venerata, il potere meno idolatrato, il senso di colpa meno inflitto, la depressione meno titillata e la paura meno agghiacciante.
Siamo oro, siamo stelle
Joni Mitchell
C’è una canzone che il mio PC non si stanca mai di ascoltare. Sto parlando di Woodstock, una meraviglia scritta da Joni Mitchell e portata al successo da Crosby, Stills, Nash and Young. La mia versione preferita è quella dei Matthews Southern Comfort, una canzone veramente fuori dal tempo e perfettamente sintonizzata con lo spirito di questi tempi.
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La tre giorni di Woodstock non conclude soltanto “l’estate dell’amore”, ma anche tutta la stagione degli “anni sessanta”, subito dopo si spalancano definitivamente le porte del paradiso, dell’inferno o, se si preferisce, del consumismo con tutti gli eccetera del caso. Il grande business giovanile incomincia comunque nel 1964 con questo slogan: “Pepsi, la bevanda per la gente che pensa giovane”, poi è la volta della Sony che, nel 1967, per lanciare un nuovo modello di televisore, riempie le strade USA con un manifesto che ritrae un gruppo di giovani uomini e donne sdraiati nudi sull’erba che guardano felicemente la TV.
Prendi un altro pezzo del mio cuore
Janis Joplin
Turn on, tune in, drop out (accenditi, sintonizzati, abbandonati).
E’ un concetto che mi ha insegnato Marshall McLuhan. Il significato è semplice: Turn on significa attivare la divinità o il grande spirito che è in ognuno di noi. Da migliaia di anni tutti i filosofi ripetono qualcosa di simile, accendi la spiritualità che è in te. Tune in significa che una volta che sei attivato spiritualmente e sei pronto per tornare in mezzo agli altri, devi trovare un mezzo per manifestare la tua nuova consapevolezza: dipingi, scrivi, suona qualcosa che sia in grado di esprimere la tua personalità. Drop out non significa una sorta di isolamento dovuto al consumo di marijuana ascoltando rock, ma un invito a cambiare la vita. Significa fare più cose possibili entrando ed uscendo dalla realtà”.
Timothy Leary
One, two, free.
Il senso della vita secondo Tom Robbins.
Il nostro scopo è evolvere coscientemente e volontariamente verso una condizione esistenziale più saggia, libera e luminosa; di ritornare all’Eden, stringere amicizia con il serpente e installare i nostri computer fra i meli selvatici.
Sotto sotto è probabile che tutti noi sappiamo che il nostro vero scopo è una specie di evoluzione mistica – una fusione nella divinità, nell’amore. Tuttavia soffochiamo il concetto con forza degna di miglior causa, poiché ammetterlo vale riconoscere che gran parte delle nostre girandole politiche, dei dogmi religiosi, delle ambizioni sociali e dei macchiavelli finanziari non sono solo controproducenti, ma insulsi. La nostra missione è gettare alle ortiche quelle attività senza scopo e riaddossarci il carico primordiale dell’estasi inesauribile. Oppure, a parte questo, tirar fuori una buona pizza bassa e croccante e un bicchiere di birra
Per saperne di più:
Luca Pollini Hippie la rivoluzione mancata Bevivino Editore
Carlo Masi Love generation Castelvecchi
Matteo Guarnaccia The summer of love Stampa alternativa
Il festival di Woodstock occuperà una sezione importante del Biografilm Festival di Bologna, dal 10 al 15 giugno. Questi alcuni eventi:
Martedì 9 giugno, alla Feltrinelli di Pta Ravegnana inaugurazione della mostra fotografica di Barry Levine, fotografo di scena del film.
Mercoledì 10 giugno, al Cinema Lumière h 21 proiezione del film Woodstock: 3 Days of Peace and Music. The Director’s Cut (USA/1970/216’) di Michael Wadleigh; Saranno presenti il regista Michael Wadleigh, Artie Kornfeld, il montatore Stan Warnow, e il fotografo di scena Barry Levine. Un film epocale per consegnare alla storia il concerto di Woodstock. L’esordiente Michael Wadleigh dirige una troupe gigantesca, con due assistenti d’eccezione, Martin Scorsese e la sua futura montatrice Thelma Schoonmaker. L’uso dello split screen ha fatto scuola. E, per la prima e unica volta nella storia di Hollywood, un film-concerto si è aggiudicato l’Oscar come miglior documentario. In occasione del Quarantennale del Festival di Woodstock viene ripubblicata la Director’s Cut del film, edita precedentemente nel 1994. Rispetto alla versione originale, il film contiene alcune inedite performance di Canned Heat, Jefferson Airplane, Janis Joplin e Jimi Hendrix.
Giovedì 11 giugno, al Cinema Lumière, h 16 proiezione del film Jimi Hendrix: Live at Woodstock (USA/1999/57’) di Chris Hegedus e Erez Laufer. Sarà presente Caesar Glebbeck, biografo di Jimi Hendrix. Mitch Mitchell, Billy Cox, Larry Lee, Juma Sultan e Jerry Velez. È la Jimi Hendrix Experience? “No, è la Gipsy Sun And Rainbows”, annuncia Jimi alla folla di Woodstock, ormai provata da tre giorni di bagordi, gioia e rivoluzione. Se Monterey è la Fender-Stratocaster data alle fiamme, la Woodstock di Hendrix è la trasfigurazione rumoristica dell’inno americano, “The Star- Spangled Banner”.
Alle 19 e alle 21.30 proiezione del film Taking Woodstock (USA/2009/110’) di Ang Lee.
Anteprima italiana. Sarà presente Elliot Tiber. Il nuovo capolavoro del pluripremiato maestro Ang Lee, ispirato al romanzo omonimo di Elliot Tiber, è uno degli sguardi più affascinanti sull’evento che ha segnato la cultura di un’intera generazione. È il 1969 quando Tiber apprende la notizia che nelle vicinanze è stata negata l’autorizzazione per un concerto. Elliot chiama gli organizzatori e il diroccato motel di famiglia diventa il cuore del festival di Woodstock.

Quante speranze, allora.
Quanto sconforto, oggi.
Quanto sole, allora.
Quanta nebbia, oggi.
non c’ero. nemmeno nascevo.
nemmeno ero nell’idea di nascere, o di farmi nascere.
eppure
se la parola giorno descrive un compiersi di ore e sole e luce e stelle,
se la parola musica descrive i suoni, gli accordi, i ritmi, le voci
se la parola pace ancora scalpita e combatte per la propria sopravvivenza
esiste oramai una parola che descrive un modo, un sentimento, un’idea, un sentire, un’attenzione ed è proprio Woodstock.
io l’ho imparata. le parole si imparano. i significati pure.
non ero ancora nata ma poi me l’hanno insegnata.
40 anni.
evviva! c’è ancora molto molto molto altro tempo per continuare a insegnarla, questa Woodstock, per continuare a impararla.
(io non mi fido di sconforto e nebbia. però confido nelle parole…)
Ah!!!… Tom Robbins: ‘ritornare all’Eden, stringere amicizia con il serpente e installare i nostri computer fra i meli selvatici.’ in questa frase c’è tutto il programma per una politica evolutiva: basterà iniziare piccole pratiche, esperienze, indicare luoghi e sensazione, dove e quando e cosa scegliere e raccogliere, per mettere in saccoccia…
‘La nostra missione è gettare alle ortiche quelle attività senza scopo e riaddossarci il carico primordiale dell’estasi inesauribile. Oppure, a parte questo, tirar fuori una buona pizza bassa e croccante e un bicchiere di birra’
la pizza croccante io la trovo a Conventello (RA), nella strada per il mare Casalborsetti, la birra al Gulliver piazza resistenza alfonsine (RA)
Yum, the mostar
Tutto molto bello.
Anche troppo, elegiaco.
Un post che al di là delle intenzioni, piuttosto che celebrare, con dovizia di cronista, l’evento storico, induce a chiedersi che fine hanno fatto queste istanze?
Dove è andato il portato della rivoluzione del peace&love ?
Guardando con occhi meno malinconici, è stata una stagione subito riassorbita.
Il figlio di Vonnegut, nel suo Eden Express ne da un quadro, che rafforzato dal contenuto auto-biografico, disvela piuttosto bene che sorta di riflusso ha vissuto.
In altri termini: è la capacità di sognare che è andata sostanzialmente a farsi fottere, con il risultato che abbiamo sotto gli occhi.
Forse è da sentimentali, se non addirittura da fessi, romanticizzare gli anni sessanta come un’epoca dell’oro in embrione. E’ evidente che quel periodo di illuminazione fetale abortì. Eppure, fino a quando sono durati, i Sessanta sono stati straordinari. Come gli anni arturiani a Camelot, hanno rappresentato un balzo in avanti, un fugace momento di gloria, un’era in cui un piccolo ma significativo frammento di terrestri ha brevemente attuato il suo potenziale morale e flirtato con il suo destino neurologico; un risveglio spirituale collettivo che è arso in piena luce fino a quando gli impulsi brutali e mediocri della specie hanno richiuso ancora una volta i pesanti tendaggi del sonnambulismo più bietolone.
TOM ROBBINS