Vere emozioni nel cuore degli animali

Gli animali provano emozioni esattamente come noi, afferma l’etologo Marc Bekoff.

Essere felici come un’allodola o matti come una lepre marzolina non sono dei detti stupidi, perche’ gli animali provano emozioni esattamente come noi. Se non bastasse l’evidenza della vita quotidiana accanto a cani e gatti, la “conferma scientifica” viene anche dal prof. Marc Bekoff, un etologo dell’Universita’ del Colorado. Bekoff afferma che gli animali sono degli esseri emotivi ed empatici, che possono provare gioia, felicita’, tristezza, paura, dolore, risentimento e gelosia.

“Gli scienziati sono oggi ormai convinti che il comportamento degli animali sia influenzato dalle loro emozioni, non sia solo ‘istinto'”, dichiara il prof. Bekoff.

Proprio come noi, alcuni animali si svegliano la mattina depressi, mentre altri si svegliano pieni di energia.

“Stiamo imparando che gli animali e gli umani hanno in comune delle strutture cerebrali che sono alla base delle emozioni. Ci sono prove davvero convincenti che gli animali elaborino le proprie emozioni, e che queste influenzino il loro comportamento” asserisce Bekoff.

E continua: “Le emozioni degli animali non sono poi cosi’ misteriose. Basta guardarli, ascoltarli e vedere cosa accade quando interagiscono con amici e nemici – gardare la loro faccia, la loro coda, il loro corpo e i loro occhi. Quello che vediamo da fuori, ci dice molto su quello che accade dentro gli animali, nella loro testa e nel loro cuore. Piu’ osserviamo e piu’ troviamo emozioni, emozioni molto complesse”.

Il dott. Bekoff racconta che le ricerche dimostrano che gli elefanti sono in grado di essere addolorati, i topi possono provare empatia, i ratti eccitazione nel giocare con un amico, gli squali possono provare rabbia, e i koala simpatia o antipatia.

Gli animali hanno anche la loro personalita’. Le madri dei coccodrilli sono molto attente ai loro piccoli, i calamari possono essere timidi, i pesci possono avere delle personalita’ ben marcate e i coyote a volte sono depressi.

Le ricerche del dott. Bekoff si basano sull’osservazione degli animali in natura. Ha studiato soprattutto i lupi e i coyote, ma anche i cani, i ratti, i topi, i pesci e i volatili, ed e’ interessato anche ai delfini e alle balene.

“Non possiamo vederli, sono diversi da noi, ma le balene e i delfini sono esseri estremamente emotivi”, ha dichiarato. Come vegan, spera che le sue ricerche possano avere un effetto significativo sul rispetto dei diritti animali.

E conclude dicendo: “Il nostro modo di interagire con gli animali ha un enorme impatto. Molti parlano dell’impronta ecologica, ma dovremmo dedicare piu’ tempo e ricerche all’impronta empatica – a come rendere il mondo un posto migliore per gli umani e per gli animali”.

Fonte:
The Age, True feeling from the heart of the beast, 9 marzo 2008

23 pensieri su “Vere emozioni nel cuore degli animali

  1. luminamenti

    Sicuramente la letteratura etologica e gli studi sul comportamento animale, sul linguaggio animale e sulla cognizione animale è estremamente istruttiva e importante perchè ci sta dando nuove immagini degli animali e consente di superare una montagna di luoghi comuni sul mondo animale, penso all’importantissimo testo Mente e linguaggio negli animali. Introduzione alla zoosemiotica cognitiva
    di Cimatti. Rimane il fatto che gli animali non scrivono, non conoscono più lingue, non inventano cultura, non costruiscono linguaggi artificiali come quelli dell’informatica, non costruiscono oggetti complessi come somergibili, aerei, non vanno sulla Luna. Non sono quello che crediamo ma sono, restano infinitamente lontani dagli uomini. Questo non significa che tra uomo e animali non possa esserci una grande empatia. Ciò che è diverso va rispettato.
    Mi piace anche riportare un aforisma di Sgalambro, a mio parere molto istruttivo dal titolo Natura naturans.

    Chi vuole salvare la natura la perderà. Gli ecologi dimenticano la maledizione ma la maledizione non li dimentica. Essi vogliono fissare la natura alle specie presenti conservandole strenuamente. Sebbene un ipotetico essere che avesse conservato e protetto i dinosauri fino ad oggi avrebbe probabilmente impedito che vi succedesse l’homo sapiens ici présent. Resta insomma valido che l’equilibrio della natura si sorregge sulla distruzione di specie e ambienti. Può darsi che un giorni gli scarafaggi succedano agli uomini, o altre bestie immonde. Non è accaduto niente: la natura è succeduta a se stessa.

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  2. nina maroccolo

    Cara Pamela,
    un ringraziamento sentito per questo articolo!!!
    Empatia con gli animali? Animale&sentimento? Anima animale? Emozioni?
    SI’, Pamela.
    E’ sempre più comprovato. E ci credo anche se non lo fosse:-)))
    Grazie ancora…
    Un caro saluto,

    Nina

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  3. MARLENE

    Perfettamente d’accordo con la brava e sensibile Pamela e con Nina “la Rosa”.E non solo perchè gli studi sul mondo animale si perfezionano sempre più ma perchè ciascuno a sua volta può, attraverso l’ osservazione, rendersi conto di questo.Il linguaggio è differente tra specie e la comunicazione non sempre verbale può avvenire in modo sorprendente.Potrà far inorridire il bravo sostenitore delle infinite specializzazioni dell’Homo Sapiens ciò che dirò.Ma secondo la teoria di Danilo Mainardi su L’INTELLIGENZA ANIMALE il PAPAGALLO è l’animale più simile all’uomo per intelligenza e capacità di apprendimento.Non IMITAZIONE come invece avviene per le scimmie antropomorfe.Si tratta forse di sganciarsi dai Modelli comunemente utilizzati per la valutazione di sensibilità o intelligenza e meglio ancora EMPATIA.Che sono i nostri.Forse che riusciamo a comunicare intensivamente con i nostri Simili in egual misura? Se così fosse il discorso dei conflitti, delle diatribe, dell’egoismo e della mancanza di relazioni intelligenti e costruttive non si porrebbe.E invece si pone, cari miei!!!La solitudine e l’ isolamento ci costringono il 16 di AUGUST a cercarci qua sui blog.Gli animali non hanno questo problema di socializzazione.Intelligenza? Opportunismo? Istinto? Beh, fate voi,non pretendo di redimere nessuno.Baci MARLENE

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  4. MARLENE

    PS:Mi è sorto il dubbio di aver dimenticato una P su PAPPAGALLO: Non vorrei scomodare il CENSORE degli errori di NINA.
    Forse il PERFETTO SCRITTORE non ricorda che la velocità imposta dalla connessione Internet talvolta impedisce la rilettura dei commenti.Ma noi che siamo PERFETTIBILI, SEMPRE,ci facciamo prendere dai dubbi e diamo una seconda occhiata.Sarebbe bello poterlo fare anche in NATURA, Etologicamente parlando.E allora pongo un ultimo quesito:perchè si assiste ad una “fratellanza animale” così numerosa?Forse che le numerose varianti del linguaggio non sono sufficienti?Perchè, ripeto, le nostre case sono popolate di animali domestici e non?L’Homo Sapiens ha forse scoperto una semplificazione affettiva e dialettica nel Metalinguaggio animale? Sempre con la dovuta umiltà..animale Un saluto a tutti. Marlene

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  5. pamela

    Grazie a Nina Maroccolo e Marlene per i loro commenti

    Otto domande a luminamenti

    Signor Luminamenti, immagino che dietro questo illuminante cognome si nasconda un essere che si considera umano. Nella sua illuminata vita, signor luminamenti, quante delle cose che secondo lei identificano un uomo ha fatto?
    Scrivere, inventare cultura, costruire linguaggi artificiali, costruire oggetti complessi, andare sulla luna (io aggiungerei anche fare arte: letteratura, musica, pittura, come suggeriva un certo psichiatra di mia conoscenza, difensore del suo mangiare carne di animali).
    Lei è sicuro di fare o saper fare tutto quanto sopra elencato? Lei è sicuro che tutti gli uomini di sua conoscenza facciano o sappiano fare tutto quanto sopra indicato? Che tutti gli umani abbiano le capacità intellettuali per farlo? Quelli che eventualmente, a suo giudizio, sono incapaci di fare una o tutte le cose sopra indicate, vanno, secondo lei, ancora compresi nel genere umano, oppure vogliamo creare delle sottospecie? O vogliamo metterli direttamente tra gli animali non umani? Lei è un essere umano, signor Luminamenti, secondo i criteri da lei indicati?
    E ancora: quanto crede che abbia giocato, nel corso dell’evoluzione umana, il fatto di possedere un pollice opponibile e delle corde vocali che permettono il linguaggio umano?

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  6. luminamenti

    Rispondo solo all’ultima domanda, visto che le altre non hanno modi e maniere di domanda e nemmeno la forma, non sono domande. Dimentica di aggiungere al pollice opponibile e alle corde vocali (ma la signora canali che di scienza ne dovrebbe leggere di più, confonde la fonazione con il linguaggio – ma se vuole le potrei raccontare una lunga, lunghissima storia), la stazione eretta e le sue strutture del’archeopropriocezione, di cui le consiglio di leggere i lavori del capo della divisione astronauti dell’agenzia spaziale europea, Il professore Dede Riva. Certamente hanno contato molto e non GIOCATO!

    Come ha ben detto il fisico e rabbino Adin Steinsalz:

    Il nome più corretto da applicare alla nostra specie potrebbe forse essere quella di Homo garrulus. Non si tratta di una denominazione data per celia: essa definisce non soltanto la peculiaretà del’uomo ma altresì la su superiorità. Non è solo capacità di comunicare; qualsiasi creatura può comunicare. Gli uccelli e le api, perfino le piante sono in grado di trasmettere segnali fra loro attraverso richiami sonori, visivi, olfativi, ma il genere di comunicazione da noi adoperato è qualcosa di assai diverso. Gli animali possono trasmettere emozioni, ma solo gli esseri umani sono in grado di creare simboli e una varietà tale da rappresentare qualunque cosa esista al mondo: oggetti, spazio, tempo, realtà concrete e astratte, idee ed emozioni.
    Inoltre come le neuroscienze sociali hanno mostrato le emozioni nell’uomo entrano in un complesso circuito che è prticamente assente e mai funzionante come nell’uomo, per cui quest’ultimo ha due vie, una diciamo così di produzione delle emozioni e un’altra di elaborazione delle emozioni – nota oggi come intelligenza emotiva, la cui complessità e articolazione sia a livello neuroanatomico, sia a livello comportamentale non ha eguali nel mondo animale. Le consiglio la lettura di Intelligenza emotiva al cuore della performance di Joushua Freedman. Le connessioni fra l’migdala e le strutture limbiche affini e la neocorteccia sono al centro di battaglie o cooperazione fra mente e cuore. C’è invece qualcuno che funziona solo con il cuore o solo con la mente, che soffre di quelli che Goleman ha chiamato sequestri neurali. Le vie neuronali specifiche dell’uomo le ha scoperte Le Doux. Solo l’uomo fa discorsi sulla morte! ( su questo tema della autoconsapevolezza della morte come esclusiva dell’uomo ha scritto pagine eloquenti Heidegger e sulla differenza tra tonalità emotive nell’uomo e nell’animale istruttivo è quanto scritto in Heidegger e il suo tempo di Rudiger Safranski), dall’epica indiana ai greci! solo l’Uomo ride e piange! solo l’uomo si accoppia fuori dall’estro!
    Nella sua Utriusque Cosmi Histroia del 1617 Robert Fluid espose l’esperimento, col quale comprova la genesi degli elementi: da un ottimo vino estrasse l’olio, rettificandone la feccia, e lo chiuse ermeticamente in un vaso che lasciò immobile per una notte. la mattina era risultato un disporsi del vino in cinque strati sovrapposti: uno nerissimo e opaco, la terra; il secondo, pura flemma, l’acqua; terzo, la flemma mescolata all’olio, l’aria; INFINE QUARTO, LO SPIRITO DI VINO O FUOCO E, SOPRA DI ESSO, L’OLIO PURISSIMO o ETERE. Così aveva riattivato il movimento originario della luce divina che caccia la terra al fondo dell’universo e suscita gli elementi della materia. E’ un commentario operativo, alchemico, alla genesi del divino, quale fu esposta, come ritmo settenario, nella Theosophia di Bohme, dove l’inizio è una materia buia, aspra, serrata, un sale compatto nella fonda tenebra, così incollerita che genera un ruotare, uno zolfo vorticante e alla fine sprizza un lampo e si fa talmente veloce da assottigliarsi in una vampa amara e questa si ribalta quindi in una scossa di gioia bianca e leggera, purissima luce che accende la materia, purificandola, creando l’amore.
    Sesto movimento: Mercurio indivisibile porta alla pace assopita della settima forma che è il Sabato.
    Il Bohme basò tutta la sua costruzione filosofica sulla concezione paolina del corpo di resurrezione: la sua teosifia dischiude la prospettiva della carne eterna e spirituale. Dio come pura e fulgida luce ha accanto a sé Satana, mattezza e tenebra, che si foggierà un mondo di esclusiva oscurità; lo svolgiemnto della luce è parallelo a quello del buio. L’uomo è destinato quindi a entrare nella seconda natura lucentissima, risorta: resurrezione della carne è l’apice della mistica, come risulta dal Credo. Non è materia sottomessa a quantità e tuttavia le rimane la qualità, non è scissa dal tempo e tuttavia ha una sua efficacia e continuità. Non è storica, eppure sussiste nello sbaraglio del tempo distruttore e creatore. Posso trasporre tutto in termini di fisica, dicendo che scomparsa la massa, sussiste soltanto il fotone, che si considera privo di massa; non è possibile un orologio che operi sulla velocità della luce, perché i battiti non echeggerebbero. Un’asta alla velocità del mondo fotonico si restringe fino a sparire. la luce è dunque di per sé posta fuori dal mondo materiale. Come parleremo di questo mondo fotonico, di assoluta luce? Paolo risponde: in enigmi (1 Cor, 13,12). La luce in se stessa non impegna né spazio né tempo. Eppure se ci spostiamo nella luce, tutto il mondo naturale e materiale si dispone, secondo leggi e ipotesi della fisica, razionalmente.
    E c’è chi sta sopra e c’è chi sta sotto!!!
    Conosce la vita e il ciclo di vita ogni 17 anni delle cicale che si immolano come nutrimento ritirandosi a sciami nella foresta divenendo pasto, senza opporvisi per gli animali della foresta che di esse si nutrono fino alla nauesa, per poi defecare le larve per nuove generazioni? Questa è la natura! e anche l’uomo ha una natura divenuta cultura che gli consente di inserirsi nel ciclo della vita e dell’eterno ritorno con le sue azioni, le sue scelte e regole di sopravvivenza – sempre in divenire! Come ha detto il sacerdote domenicano Giuseppe Barzaghi, teologo e filosofo, direttore delal rivista Divus Thomas, le mani dell’uomo sono lo strumento di tutti gli strumenti perchè sono capaci cdi costruirli. Ma, per costruirli, prima li deve escogitare. Con la ragione comcepisce gli strumenti e con le mani li realizza. Vedi? Non è anima che entra in un corpo, ma è essa stessa che presiede alla costituzione del corpo: l’uomo ha le mani fatte così perché ha l’anima razionale!

    Come ha detto Igancio Gòmez de Liano:
    Realtà essenzialmente polimorfica e problematica, l’essere- uomo dipende in buona misura dalla sua capacità di inventarsi l’essere-persona e di accreditare questo suo essere inventato. la tigre è sempre tigre; la balena, balena, la formica, formica; L’uomo invece sa rivestire questi ruoli naturali – l’uomo-tigre, l’uomo-balena, l’uomo-formica… – con la stessa disinvoltuira con cui riveste i ruoli sociali. Unico essere che ha bisogno di cercare se stesso, è anche l’unico che possa perdersi nel tentativo di essere stesso.

    Antropologia pragmatica

    Il distratto che esce da casa con una calza infilata e l’altra in mano o che cerca gli occhiali che ha sul naso, fu figura che il bozzetto ed anche la novellistica maggiore praticarono ma a cui l’antropologia non si abbassò. Questo tipo di individuo sembrerebbe oggi scomparso. In ogni caso soccomberebbe presto. L’attenzione che è richiesta oggi è in diretto rapporto con gli imperativi della sopravvivenza. la distrazione introduceva nella vita l’universale ma in maniera immediata. Chi era immerso in pensieri, lo era appunto in maniera generica. Tuttavia questo stato era in qualche modo il più vicino alla contemplazione. Lo spirito universale vi consumava gli ultimi resti del bios theoretikòs che la vita pratica metteva in caricatura incarnandola nel distratto. Il distratto che era dominato da un pensiero sino a rischiare la vita attraversando una strada era ancora in qualche modo un eore. Presto però l’uomo desto in tutti i suoi sensi, pronto a balzare come una tigre, teso come una cacciatore, sarebbe emerso come unico vincitore.

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  7. pamela

    Che dire… luminamenti non risponde alle domande, come qualcun altro più noto di lui. Eppure erano solo otto.

    Poi, il rabbino…chissà cosa ne pensa il rabbino dell’eccidio di Gaza, tutti quei bambini massacrati. E il Libano, mille morti tra i civili, proprio come a Gaza. Sarà un rabbino pacifista? Chissà cosa pensano degli animali, i rabbini.

    “l’uomo ha le mani fatte così perché ha l’anima razionale!” (particolarmente interessante e sintomatico il punto esclamativo)

    “E c’è chi sta sopra e c’è chi sta sotto!!!” (tre punti esclamativi, forse perché c’è un sottofondo erotico).

    “la tigre è sempre tigre; la balena, balena, la formica, formica; L’uomo invece sa rivestire questi ruoli naturali – l’uomo-tigre, l’uomo-balena, l’uomo-formica… – con la stessa disinvoltuira con cui riveste i ruoli sociali.”
    Vedi che mi perdo, non ho mai incontrato uomini-tigre, né uomini formica, a meno che non fossero travestiti da Klark Kent. Però una donna-balena si, e il bello è che si ostina ad indossare i fuseaux e altri indumenti superaderenti.

    Messaggio ad eventuali lettori: adesso ho da fare, autoproduzione e contadinaggio, se volete leggetevi il resto del precedente commento, secondo me merita. Mette di buonumore.

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  8. luminamenti

    Avere rispetto degli animali e amarli non ha nulla a che fare con l’idolatria degli animali. E lo stesso potrebbe dirsi per l’atteggiamento verso l’uomo. E non è assolutamente vero che gli animali provano emozioni esattamente come noi; a parte il fatto che uno scienziato dovrebbe descrivere oggettivamente e non dare considerazioni impossibili da controllare perchè oer dire che l’animale prova emozioni esattamente come noi dovrebbe avere doti entropatiche. Ma su co’è l’esperienza e su come si fa esperienza dell’esperienza dell’altro ha scritto un libro molto importante lo psichiatra Roanld Laing, la Politica dell’esperienza. Inoltre che gli animali non abbiano emozioni esattamente come noi è dimostrato dalla elaborazione neocroticale delle emozioni umane, cosa che avviene attraverso vie neuroanatomiche e attivazioni neurofisiologiche che sono di una complessità enorme e che non ci sono negli animali.
    Confondere poi la fonazione della laringe con il linguaggio…
    Adim Steinsalz è un uomo risaputo nel mondo per adoperarsi per la pace, autore di più di 60 libri e traduttore in ebraico moderno della monumentale opere del Talmud. Ma, non li leggi i giornali?

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  9. robertorossitesta

    Non sono un etologo ma vivo da più di trent’anni a stretto e continuo contatto con cani e gatti, molti dei quali con “problemi” creati loro dall’uomo, per indifferente crudeltà (crudele indifferenza) o peggio ancora per un amore completamente distorto.
    E vengo spesso rimproverato perché, quando sto accanto a un cane o un gatto, non ci sto da essere umano colonialista e impettito, ma lasciando liberamente emergere la parte canina o gattesca che è in me. Gli animali sembrano apprezzare, e i criticoni vadano pure a farsi friggere!
    Grazie per lo spunto e un saluto,
    Roberto

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  10. luminamenti

    Anche io vivo con gatti e cani (che mangiano pesce e carne rispettivamente e principalmente, ancora non sono riuscito a farli diventare vegani – sono sicuro che la pamela avrebbe più (s)fortuna!) ne ho sette e sono perfettamente d’accordo con te Roberto.

    In particolare un mio gatto maschio che ho preso dalla strada e che era stato investito e ridotto molto male ma che sono riuscito a recuperare ha un comportamento veramente insolito in quanto gatto, perchè si comporta con me come un cane che normalmente quando uno rientra a casa ti fa festa. Ora questo gatto non è che ti fa festa come ti farebbe festa un gatto (che poi i gatti hanno modi di fare festa molto limitati e circoscritti, da gatto), ma si comporta proprio come un cane, gli manca solo il verso fonatorio del cane e poi ha proprio dei comportamenti che nessun gatto che io ho e ho avuto nel mio passato ha mai avuto o che sono noti nel mondo animale dei gatti. E’ un gatto direi particolarmente intelligente, di un’intelligenza nelle cose che fa che è insolita nei gatti. Gli sono molto affezzionato, ma rimane un gatto mentre gli uomini sono uomini. La mia empatia con il gatto che può anche essere superiore a quello con i miei simili del genere uomo, non cambia la mia capacità di riconoscere la differenza tra uomo e animale. Non alimento la cofusione emotiva con l’animale con eventuali miei fantasmi negativi sull’umanità!

    A proposito del tuo commento sulla parte canica o felina è quello che aveva anche detto Ignacio Gòmez de Liano nel mio commento numero 6.

    Nella prospettiva di Heidegger: a) l’uomo poststorico non custodisce più la propria animalità in quanto indischiudibile, ma cerca di governarla e prenderla in carico attraverso la tecnica; b) l’uomo, il pastore dell’essere, si appropria della sua stessa latenza, della sua stessa animalità, che non resta nascosta né è fatta oggetto di dominio, ma è pensata come tale, come puro abbandono.

    Ricordo la posizione di Chomsky che è un discontinuista radicale, per il quale l’intero progetto funzionalista – che cerca di stabilire le caratteristiche del linguaggio umano in base alle sue (probabili ) funzioni bio-evolutive, e quindi in base alla sua storia – è del tutto inutile (Chomsky 1995)

    La capacità degli esseri umani di elaborare i simboli e costruire rappresentazioni è infinitamente anni-luce avanti rispetto a qualsiasi animale.

    Vero è che gli studi sugli animali rivelano cose che ancora oggi sono completamente ignorate dall’uomo della strada. Gli animali non sono esseri inanimati e meccanici, tutt’altro! Molto istruttivo a tal proposito è il testo Mente senza linguaggio, il pensiero e gli animali, Editori Riuniti. Un libro che consiglio a tutti coloro che credono gli animali degli automi. Ma la differenza con gli uomini rimane enorme, non si può antropomorfizzare l’animale.

    Ma ciò che l’homo faber ha prodotto nella Storia della sua vita è un Fatto che mostra con evidenza descrittiva l’enorme differenza tra un uomo e un animale. ch epoi ci siano stati nella storia dell’uomo, uomini che si sono comportati non come animali ma come bestie questo è un fatto ma che non sposta l’essenza della differenza tra uomo e animale. E questo senza voler ricorrere a posizioni metafisiche.

    Si propone di usare il termine mente autocosciente per le più elevate esperienze mentali. Essa implica
    l’essere a conoscenza di ciò che si sa, mediante un criterio anzitutto soggettivo o introspettivo. Attraverso la
    comunicazione linguistica può essere reso oggettivo il fatto che altri esseri umani partecipano a questa
    esperienza di auto-conoscenza. Dobzhansky esprime bene il carattere straordinario dell’emergenza
    dell’autocoscienza umana o dell’autoconsapevolezza, come egli la chiama: “La consapevolezza di se è una
    caratteristica fondamentale della specie umana. Tale caratteristica è una novità nella evoluzione; le specie
    biologiche da cui il genere umano discende avevano solo rudimenti di autoconsapevolezza, o addirittura ne
    erano completamente privi. L’autoconsapevolezza, però, ha portato con sé tetri compagni – timore, ansia, e
    consapevolezza della morte…All’uomo è stato fatto carico della consapevolezza della morte. Da antenati che
    non lo sapevano è nato un individuo che è a conoscenza del fatto che morirà”.
    Questo stato di interesse alle cose ultime, trasmesso dalla autocoscienza, può essere identificato per la prima
    volta attraverso le usanze di cerimoniali funebri praticate dall’uomo di Neanderthal circa 80.000 anni fa. Karl
    Popper ha individuato il problema insondabile della sua origine: “L’emergere di una coscienza totale, in
    grado di riflettere su di sé, è certamente uno dei miracoli più grandi”.
    Il progressivo sviluppo dalla coscienza del neonato all’autocoscienza del bambino fornisce un buon modello
    dell’evoluzione dell’autocoscienza quale emerge negli ominidi. L’evidenza di una primitiva conoscenza di sé
    è presente anche nello scimpanzé (ma non nei primati inferiori), che si riconosce nello specchio, come è
    mostrato dall’uso di tale strumento per togliere un segno colorato sul suo muso (ma rimane a uno stato molto primitivo). La teoria lacaniana del riconoscimento di sé allo specchio d’altra parte è molto in crisi, perchè molto ptima di qualsiasi incontro allo specchio con il proprio riflesso, un infans non trascurato sa benissimo e in maniera piuttosto precisa , cosa voglia dire essere una vita integra all’interno di una dulità che porta e che contine. La diagnosi del bambino su se stesso si è già da tempo installata in sé a livello dei giochi di risonanza vocali, tattili, interfacciali ed emotivi, e dei loor sedimenti interiori, come la moderna psicoaudiofonologia ha evidenziato.

    Sembrerebbe che, nel processo evolutivo, ci sia stata una primitiva forma di riconoscimento di sé molto prima che essa divenisse
    l’esperienza traumatica della consapevolezza della morte, che ebbe espressione in alcune credenze religiose
    manifestatesi nei cerimoniali funebri (molto bello il testo Il Dominio dei Morti di Harrison). Allo stesso modo, nel bambino, la conoscenza di sé di solito anticipa
    negli anni la prima esperienza di consapevolezza della morte.

    Rispondi
  11. nina maroccolo

    ROBERTO ROSSI TESTA E PAMELA:

    Ciò che dite è essenziale.
    Il resto – e mi dispiace dirlo – non solo è illeggibile, ma anche presuntuoso. Limitato da una cultura esageratamente ostentata.
    E francamente preferisco la naturalezza, LA COSCIENZA che l’animale – a dir si voglia – possiede.
    E la possiede, Luminamenti! Gli animali tutti hanno la Dignità delle Lacrime, pur piangendo. Sanno cos’è il dolore; riconoscono il bene dal male. Danno affetto senza chiedere nulla in cambio, se non una carezza – forse. O un luogo dove andare a morire.
    E non muoiono come noi, con la tremarella che ci portiamo dietro per una vita intera: hanno la saggezza di saper affrontare la fine naturale del loro percorso senza lagnanze.

    Troppa razionalità fa male alla comunicazione del cuore… Anche a noi, ANIMALI PRIMI… Esseri umani ANIMALI!!!
    Dovremo ricordarlo con molta più umiltà.
    Mi sorge un dubbio: e se fossimo tutti Cani di Pavlov senza saperlo?
    Ahi, ahi!!! E mo’?

    Rispondi
  12. pamela

    Grazie a Nina e Roberto. Io penso che chi non ama e rispetta gli animali, meravigliose creature con cui condividiamo il pianeta, abbia saltato qualche passaggio dell’evoluzione umana. Appartiene a remoti bassifondi della storia.

    Rispondi
  13. luminamenti

    @ nina maroccolo
    Veramente non sono favorevole a costruire idee sul principio di razionalità e confondere il sentimento per gli animali con il sentimentalismo e l’idolatria degli animali senza considerare l’enorme differenza che c’è con gli uomini mi sembra errato. Scrivi senza cognizione di causa che danno affeto senza nulla in cambio. E cosa c’entra questo con la differenza con gli uomini! mica si parlava o si dichiarava diprezzo verso gli animali. Ecco dove invece che sentimento per gli animali c’è lamento sentimentalista. A parte il fatto che il genere animale mica è costituito solo da gatti e cani in casa. Non credo ti darebbero solo affetto se ti trovassi in una foresta vergine. Che gli animali poi facciano scelte etiche e sappiano distinguire bene e male non mi sembra che emerga dall’osservazione della natura che non risparmia nessuno. Piuttosto da esseri umani ci si aspetterebbe un po’ più di rispetto delle opinioni altrui senza scadere nel volgare, nella incominicabilità e nell’insulto che esprime l’intolleranza della diversità di vedute che io ho posto senza rimandare l’interlocutore ai remoti bassifondi. La verità è che questo modo di replicare nasconde l’insufficienza di argomenti – ai quali bisognerebbe attenersi – mascherati da ben altro tipo di disagio personale su cui non spetta a me ricamare perchè non nel mio stile denigrare l’interlocutore.

    Rispondi
  14. luminamenti

    @ nina maroccolo vorrei gentilmente sapere lei che parla di affetto animale, di capacità degli animali di saper distinguire il bene dal male come mai il gatto ammazza il topo senza neanche mangiarlo! il gatto è uno dei pochi animali che uccide senza averne una necessità fisiologica! Non credo che occorra fare sproloqui sulla razionalità, occorre solo un pochino di informazione terra terra – che certo quando manca sembra a chi ne è ignaro, cdhe i discorso altrui sono ostentazione del sapere. E’ preoccupante invece ignorare e non saper dire nulla se non frasi come “illegibile” che sono demagogiche e pregiudiziali, perchè poi sono state non sono lette ma pure giudiucate e quindi lette e capite, quando invece bisognerebbe sapere parlare della differenza tra animali e uomini nel simbolizzare e costruire rappresentazione, cosa di cui gli animali sono lontano miglia milla da noi, senza poi che prendere atto di questa differenza mica significa non voler rispettarli ma piuttosto comprendere l’abisso che li separa dagli uomini.
    Comprendere il divario che si è venuto a creare tra l’Uomo e gli animali, pur provenendo noi stessi dal mondo animale è la cosa migliore per correggere chi ha abusato degli animali e non li capisce, piuttosto che antropomorfizzarli e annullare ogni differenza. Ma imparate a parlare in base ai fatti invece di esprimere discorsi di presunta sensibilità alla vita altrui come se chi ne vede le differenze non ne avesse nei loro confronti. Questo a me sembra presuntuoso.

    Rispondi
  15. luminamenti

    http://corsodireligione.it/attualita_1/etica_animalismo_08.html

    @ nina maroccolo vorrei gentilmente sapere lei che parla di affetto animale, di capacità degli animali di saper distinguire il bene dal male come mai il gatto ammazza il topo senza neanche mangiarlo! il gatto è uno dei pochi animali che uccide senza averne una necessità fisiologica! Non credo che occorra fare sproloqui sulla razionalità, occorre solo un pochino di informazione terra terra – che certo quando manca sembra a chi ne è ignaro, cdhe i discorso altrui sono ostentazione del sapere. E’ preoccupante invece ignorare e non saper dire nulla se non frasi come “illegibile” che sono demagogiche e pregiudiziali, perchè poi sono state non sono lette ma pure giudiucate e quindi lette e capite, quando invece bisognerebbe sapere parlare della differenza tra animali e uomini nel simbolizzare e costruire rappresentazione, cosa di cui gli animali sono lontano miglia milla da noi, senza poi che prendere atto di questa differenza mica significa non voler rispettarli ma piuttosto comprendere l’abisso che li separa dagli uomini.
    Comprendere il divario che si è venuto a creare tra l’Uomo e gli animali, pur provenendo noi stessi dal mondo animale è la cosa migliore per correggere chi ha abusato degli animali e non li capisce, piuttosto che antropomorfizzarli e annullare ogni differenza. Ma imparate a parlare in base ai fatti invece di esprimere discorsi di presunta sensibilità alla vita altrui come se chi ne vede le differenze non ne avesse nei loro confronti. Questo a me sembra presuntuoso.

    Rispondi
  16. pamela

    Pare che luminamenti si sia riconosciuto come soggetto del mio commento n. 12 “chi non ama e rispetta gli animali”. Strano perché negli ultimi giorni ha affermato diverse volte il contrario. Egli ha dichiarato addirittura di occuparsi di animali randagi.
    Come egli può constatare, non faccio il suo nome, ma parlo in generale.

    Il “Progetto Grande Scimmia” ha lo scopo duplice di salvare le scimmie dalla vivisezione e di impedire che vengano servite a tavola e mangiate, come accade attualmente.
    http://www.greatapeproject.org/

    Molti vegan non condividono il pensiero di Peter Singer. Ci sono anche altri filosofi vegan, ad esempio questo:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Helmut_Friedrich_Kaplan

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  17. nina maroccolo

    Io non l’ho offesa, caro Luminamenti. E so argomentare sufficientemente senza entrare in conflitto.
    Ma lei vuole il conflitto.
    Non ho da dimostrarle proprio niente da un punto di vista culturale.
    Sono qui per altre ragioni che esulano da io-ipertrofici, sentimentalismi o idolatrie varie. Studio comportamenti animali da sempre; animali ed etica; e molto molto altro.
    Ma, ripeto, non sono qui per ostentare la MIA di cultura. Occorrono fatti di altro genere, tra cui l’umiltà e la capacità di saper accettare qualche piccola variante di idee. E maggiori fatti per salvaguardare la Natura e i suoi figli: ché sono creature.
    Dalla sua altezza, io che sono di quaggiù, le auguro di cuore di rivedere le sue lettere, rileggerle, autocriticarsi un po’.
    Sono veramente pesanti come un macigno.
    Ma io, i macigni, li sopporto. Credo che abbiano un’anima anche loro.
    Buonanotte, Luminamenti:-)

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  18. f&r

    signor luminamenti, leggo sempre con interesse e attenzione i suoi interventi relativi alla “questione animali”. sono convinta che l’uomo debba prendersi cura di madre terra e delle sue creature ma anche che per farlo debba usare la ragione e non il sentimentalismo, concordo che amare gli animali non significa umanizzarli che non si farebbe loro un buon servizio. purtroppo credo che certe ideologie in quanto ideologie non possano essere scalfite dalla ragione e dalle sue argomentazioni, resta il buon servizio che lei fa per chiunque voglia interessarsi all’argomento.

    grazie

    f&r

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  19. luminamenti

    @nina marococcolo, lei dice “Studio comportamenti animali da sempre; animali ed etica; e molto molto altro”.

    Eppure una riga su quanto dichiarato qui su da lei non ha detto. Ha esposto solo opinioni, sue suggestioni, evantuali tesi e ipotesi. Ma di provare a spiegarcele niente.Di spiegarci come le ha conquistato niente, a parte la gradevole informazione che ci dà che lei studia e studia e studia Nei miei interventi si andava oltre la mia opinione personale, si esponevano argomenti a sostegno delle mie opinioni, che si formano attraverso i contenuto che presento agli altri. E’ così che si comunica. Non si tratta di entrare in conflitto o di cercarlo ma di dirci perchè gli animali e quali animali sanno distingure concetto come il bene e il male. lei lo afferma che vale quanto dire che non è così. occorrono quindi argomenti e fatti che lei evade.
    Grazie f&r per leggermi.

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  20. pamela

    Da modeste osservazioni empiriche, operate a mezzo occhio nudo, ho potuto verificare che un gatto non solo ammazza i topi anche in assenza di appetito, ma ammazza altresì qualsiasi pupazzetto, anche non in foggia di topo né di lucertola, che gli si agiti davanti sia mediante mano umana nascosta o ostentata, sia mediante meccanismo a molla o a batteria. Alcuni gatti sono stati sorpresi dai ricercatori ad assassinare palline di carta stagnola, che notoriamente producono un rumore irresistibile (per gli umani solo se contenenti altre palline di cioccolato fondente). Osservazioni passate mi portano a testimoniare che cuccioli umani sono stati spesso sorpresi, in assenza di appetito, ad uccidere o comunque cacciare lucertole e molti altri animali di piccola e piccolissima taglia. Sovente le cronache riportano uccisioni da parte di umani adulti di animali di ogni genere, anche in assenza di appetito. In continuazione esemplari homo sapiens attaccano altri esemplari della loro specie, uccidendoli, sempre in assenza di appetito. Questo avviene in almeno cento parti del pianeta contemporaneamente su grande scala, ma su piccola scala avviene in tutti gli angoli del pianeta.

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  21. pamela

    Cara f&r, la mia “ideologia” consiste essenzialmente nell’avere compassione degli animali e cercare di proteggerli e salvarli da chi li vuole torturare, vivisezionare, uccidere e mangiare. Penso di rendere agli animali sicuramente un servizio migliore del suo, che immagino mangi animali almeno una volta al giorno. Si calcola che un umano a regime onnivoro mangi nella sua vita almeno 1400 animali.

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  22. f&r

    un mio commento è sparito, pazienza.
    comunque, signora canali, si rilassi, tutto questo stress le fa peggio di una buona bistecca al sangue, sa?

    f&r

    Rispondi
  23. luminamenti

    E’ ovvio che gli esseri umani hanno anche un istinto animale ad uccidere e che gli esseri umani uccidano, ma la differenza con il gatto – che prendo ad esempio perché la signora pamela per la priva volta su questo blog tenta maldestramente di fare un tentativo, infelice, di ragionamento argomentativo per equiparare un gatto con uomo – è la capacità che l’uomo ha di (auto)ri-flettere sulle proprie azioni, tanto che è capace di apprendere che ciò che ha di fronte è un essere animato oppure non, cosa che il gatto non fa tanto che ammazza pure un pupazzetto. Il gatto mostra un comportamento meccanico.
    Gli esseri umani hanno ancora l’istinto a cacciare e uccidere, ma sono anche capaci di liberarsi e dominare questo istinto, gli animali no! e certamente quando un essere umano non se ne dimostra capace regredisce a un comportamento animale! Ma l’uomo discerne e sceglie, sa scatenarsi ma sa anche fermarsi con la presa di consapevolezza, cosa che non accade con un gatto o un cane o una tigre o un coccodrillo.
    Gli esseri umani inoltre hanno capacità di simbolizzare, sono produttori di cultura, che apprendono e trasferiscono ai posteri, niente di questa portata è possibile nel mondo animale.
    Un bambino intorno ai due anni sa riconoscersi allo specchio, gli animali mai, solo lo scimpanzé è capace di qualcosa di simile in maniera rudimentale. Questo dicono gli esperimenti nel mondo animale.
    Gli esseri umani sanno distinguere il bene dal male grazie alla capacità di attribuire valore alle cose, azioni, enti e persone.
    Gli animali – come l’esempio del gatto portato nel commento n 20 dimostra – non sono capaci di distinguere il bene dal male, per il gatto il topo o un oggetto inanimato è lo stesso. Un bambino è vero che uccide le lucertole, ma sa distinguerle bene da un oggetto inanimato, riesce quindi a una certa età a svincolarsi da questa identificazione, riesce a dare un attribuizione di valore e può apprendere a non uccidere il gatto no, la tigre no, il coccodrillo no! E’ chiaro che abbiamo delle cose in comune con gli animali, la signora pamela ignora la filogenesi e l’ontogenesi, ma l’uomo pur continuando a mantenere fino alla morte anche una natura animale, porta con sé una dimensione che è un tratto specificamente umano, accompagnato da un altro tratto che si chiama personalità, aspetto che negli animali è molto ridotto rispetto agli uomini e che si osserva maggiormente solo negli animali addomesticati e che è il frutto di processi di imitazione e rispecchiamento che sono capaci di agire solo entro certi limiti. Un animale non è capace di imparare tutto quello che un essere umano è capace di fare, ha una corteccia cerebrale enormemente sviluppata, e in più possiede una dimensione spirituale ed estatica che non esiste proprio negli animali.
    Anche per quanto riguarda le emozioni, oltre al fatto che le vie emotive nell’uomo interagiscono in maniera complessa con le vie corticali, cosa che nell’animale non accade – e ciò dimostra che non è vero sperimentalmente parlando che gli animali hanno emozioni esattamente come noi, quell'”esattamente” è fuori da ogni verifica sperimentale che non solo non c’è ma all’inverso vi sono molte prove sperimentali che è il contrario, a partire ma non solo, teniamo a precisarlo, perchè è evidente a tutti che gli animali per esempio non ridono, non piangono e non lacrimano – l’uomo ha una gamma di emozioni molto più vasta che di qualsiasi animale. Per comprendere la complessità delle emozioni umane consiglio una lettura del modello di Plutchik.
    Ma se c”è poi una cosa che mette anni-luce di differenza tra uomo e animali è la sua capacità di costruire rappresentazioni complesse, di elaborazione complessa dei simboli, di astrazione e di immaginazione e di ex-stasi.
    Non parliamo poi delle differenze tra il linguaggio umano e quello animale (senza confondere clamorosamente quanto affermato alla fine del commento numero 6, la fonazione delle corde vocali con il linguaggio!!!). Nel commento numero 3 viene riportata una tesi per cui il pappagallo sarebbe l’animale più simile per intelligenza all’uomo. Se questo è il livello massimo di similitudine, ancora una volta la differenza tra animale e uomo è enorme, dato che il pappagallo non è capace di produrre quello che fa l’uomo, la differenza è notevolissima, basta guardare alla differenza tra corteccia cerebrale umana e il cervello del pappagallo. Tutta quella materia grigia che ci starebbe a fare allora nell’uomo?
    In quanto poi alla tesi che l’uomo ha raggiunto certi traguardi che gli animali non possono raggiungere perchè dotato di particolari caratteristiche anaotomiche, questo è un ulteriore argomento a favore dell’uomo, che conferma l’unicità e la singolarità assoluta dell’uomo rispetto al mondo animale, che ha costruito un mondo che al di là del suo ambiente naturale, per non parlare poi di quella nozione fondamentale in fisiologia che dice che è la funzione che fa l’organo.

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