PER VIVERE
Per vivere dovevi sperimentare
per vivere dovevi essere ingannata.
Ora che hai fatto tutta l’esperienza
ora che sei pronta
ora che ti protegge tutta la diffidenza
e resta più solo vivere, anima formata,
o potersi sciogliere nell’innocenza!
o di nuovo poter essere ingannata!
Piero Jahier
TACI, ANIMA STANCA DI GODERE
Taci, anima stanca di godere
e di soffrire (all’uno e all’altro vai
rassegnata).
Nessuna voce tua odo se ascolto:
non di rimpianto per la miserabile
giovinezza, non d’ira o di speranza,
e neppure di tedio.
Giaci come
il corpo, ammutolita,
in un’indifferenza disperata.
Noi non ci stupiremmo
non è vero, mia anima, se il cuore
s’arrestasse, sospeso se ci fosse
il fiato…
Invece camminiamo.
Camminiamo io e te come sonnambuli.
E gli alberi sono alberi, le case
sono case, le donne
che passano son donne, e tutto è quello
che è, soltanto quel che è.
La vicenda di gioia e di dolore
non ci tocca. Perduta ha la sua voce
la sirena del mondo, e il mondo è un grande
deserto.
Nel deserto
io guardo con asciutti occhi me stesso.
Camillo Sbarbaro
NELL’IMMINENZA DEI QUARANT’ANNI
Il pensiero m’insegue in questo borgo
cupo ove corre un vento d’altipiano
e il tuffo del rondone taglia il filo
sottile in lontananza dei monti.
Sono tra poco quarant’anni d’ansia,
d’uggia, d’ilarità improvvise, rapide
com’é rapida a marzo la ventata
che sparge luce e pioggia, son gli indugi,
lo strappo a mani tese dei miei cari,
dai miei luoghi, abitudini di anni
rotte a un tratto che devo ora comprendere.
L’albero di dolore scuote i rami…
Si sollevano gli anni alle mie spalle
a sciami. Non fu vano, è questa l’opera
che si compie ciascuno e tutti insieme
i vivi e i morti, penetrare il mondo
opaco lungo vie chiare e cunicoli
fitti d’incontri effimeri e di perdite
o d’amore in amore o in un solo
di padre in figlio fino a che sia limpido.
E detto questo posso incamminarmi
spedito tra l’eterna compresenza
del tutto nella vita e nella morte,
sparire nella polvere o nel fuoco
se il fuoco oltre la fiamma dura ancora.
Mario Luzi

nei versi si dicono più cose, come tutti sanno. anche in questi che sembrano ignorare, almeno in parte, il gioco linguistico dei nostri ultimi anni tormentati. sono la trasparenza che parla senza filtri a un lettore disposto ad accogliere lo spessore della vita, a rompere il muro del suono della forma.
Sì, c’è ancora il suono della lingua di Leopardi in questi testi. Per sentire, sentirsi, occorre una parola limpida, perché questo guardarsi avviene solo allo specchio. Né la rabbia né la goliardia rappresentano lo stato vero dell’essere, che è quello che percepiamo prima di addormentarci. Quando facciamo i consuntivi.
Grazie per il commento di Fabrizio
Sebastiano