E tutti dicono
Poi tacciono
Infine si nascondono
E tutti pretendono
Poi chiedono
con le palme tese
al crocevia dello scontato
Infine una delle tante croci
suggella il fallimento
dell’illusione pagata con comodi ratei
Pochi parlano con occhi aperti
Pochi ascoltano
Pochi accettano
la mediocrità
che vuole assurgere ad archetipo
di ogni tempo
Pochi salutano
l’umile albergo
dei turisti
occasionali

ogni tempo ha i suoi archetipi: guidano il mondo, ma a volte sono ciechi.
bentornato, Marco.
Grazie Fabry! Questa mia, scritta nel 2002, era una dedica a quella che io ritengo, ancora oggi, l’immensa lezione intellettuale di PPP.
– pochi ascoltano –
la verità, spesso, porta con sè l’amarezza.
Ciao Marco!
Buon Week
🙂
L’importante, Carla, è che qualcuno ascolti 😉 Oggi, forse, troppi, più che dire straparlano. E’ così che fanno morire, giorno dopo giorno, qualsiasi “idea”, anche la poesia, divenuta per i più un “mercato delle vacche”. Buon we anche a te.
ora è anche più chiara. grazie, Marco.
Sai Fabry, c’è un epigramma tratto dalla Religione del mio tempo, sempre del nostro che recita:
Vi vedo: esistete, continuate a essere amici,
felici di vederci e salutarci, in qualche caffè,
nelle case delle ironiche signore romane…
Ma i nostri saluti, i sorrisi, le comuni passioni,
sono atti di una terra di nessuno: una… waste land,
per voi: un margine, per me, tra una storia e l’altra.
Non possiamo più realmente essere d’accordo: ne tremo,
ma è in noi che il mondo è nemico al mondo.
“E tutti dicono”, in fondo, non è che una mia modesta riflessione su questa “terra di nessuno”, e i pochi che parlano con occhi aperti sono i pochi a non sentire se stessi e il proprio mondo ostile. Dobbiamo interrogarci sul nemico che troppo spesso vive assieme a noi.
“Pochi salutano
l’umile albergo
dei turisti
occasionali”:
credo anche che molti mandino da quell’albergo cartoline con l’immagine e il timbro di altri esercizi con un maggior numero di stelle. Compatiamoli (/ci), tanto quello che deve arrivare arriverà: ed allora magari la lentezza del servizio postale sembrerà una grazia.
Un caro saluto,
Roberto
…Infine una delle tante croci…
Sempre musica tra le parole di Marco, sempre quello spartito da riempire mentre corri tra una parola e l’altra.
Inciampi in note che prendono il volo…musica, musica che accompagna nella consapevolezza di stare ad ascoltare nel silenzio che risuona.
Ciao Marco, come stai?
Già Roberto, i vecchi ostelli di una volta…, e poi vuoi mettere un bel ***** stelle rifilato da un’agenzia viaggi alla modica cifra di 70 euro a notte e poi quando sei lì ti accorgi che è solo un ** stelle superior…? Purtroppo il servizio postale è migliorato! 😉 Un caro saluto
Carissima Paola, a parte questo caldo “ciclopico” (una delle tante croci…), sto abbastanza bene. Si, uno spartito da riempire anche se in questo periodo sono più le pause a riempire il rigo. Una poesia musica come quella di Erik Satie. .-)
Un abbraccio
Marco