La Guerra Eterna

di Mauro Baldrati

demone-corbaccio.jpg

La Guerra dei Trent’anni, che infuriò in Europa dal 1618 al 1648, fu uno dei conflitti più devastanti della storia dell’umanità. Fatte le debite proporzioni, equivale a un moderno conflitto nucleare; i massacri che furono perpetrati, distruzioni di intere popolazioni, sono paragonabili all’Olocausto; come sempre accade, alle devastazioni, ai saccheggi, alle razzie degli eserciti in transito seguirono carestie e gravissime crisi sociali che favorirono il diffondersi di malattie ed epidemie.
La peste bubbonica polmonare – ceppo Yersina Pestin – uccise, nel Brandeburgo, un milione di persone; nella sola Milano – evento descritto nei Promessi Sposi – tra l’estate del 1629 e la primavera del 1632, centoventimila. Si calcola che la Guerra dei Trent’anni provocò – per interventi diretti e indiretti – circa venti milioni di morti. L’Europa ha rischiato di cadere sotto la soglia minima del sostentamento riproduttivo: in altre parole, il rischio di estinzione della popolazione di interi stati.
In questo scenario è ambientato Il Demone, magnifico romanzo storico dell’italiano Alan Altieri, ultimo atto di una trilogia dedicata al Male, alla violenza, alla guerra eterna (gli altri due titoli sono L’Eretico e La Furia). Scritto in un puro stile dark, con frasi brevissime che si alternano con scene di distruzioni, descrizioni di paesaggi infernali del Mondo Morto, il mondo che contiene la guerra eterna, utilizza le tecniche, i modelli e gli stili della fantascienza apocalittica.
Il contenitore della guerra eterna, invaso dalla polvere e dalla sterpaglia, sferzato da venti torridi, sorvolato dai corvi, è la tenebra; è la dimensione della follia, del fanatismo, del sonno della ragione; è la configurazione di un’altra realtà, un segmento spazio-temporale dove l’umanità nega se stessa e vive unicamente per allevare i propri mostri. In questo mondo lontano, eppure così vicino, viaggiano i personaggi, in una sorta di pellegrinaggio verso Magdeburg, la città dei dannati, dove avverrà l’olocausto finale: Wulfgar, l’eretico, il cavaliere nero, il misterioso: appare e scompare, tutti lo temono, tutti lo odiano; l’aura oscura della sua immagine ambigua, ritrosa, fa trasparire un passato in terre d’Oriente, dove ha imparato le arti marziali (la sua spada è una katana); non sappiamo perché combatte, per chi, né dove è diretto; Reinhard von Dekken, un tempo temuto e rispettato pari di Germania, trascina un potente esercito nella terra desolata della guerra eterna e scende tutti gli abissi della degradazione, della malattia, della pazzia; una Reverenda Madre Superiora che, con un seguito di monache, una strega, una ex prostituta, segue l’esercito con un carro carico di soccorsi, unico raggio di luce nella tenebra del Mondo Morto; un misterioso monaco guerriero che, come Wulfgar, appare e scompare, combatte, uccide; e poi le schiere di mercenari, ladroni, generali, principi, tutti uniti nella distruzione dell’uomo e della terra.
La terra del Mondo Morto è l’apocalisse dell’umanità; e gli ultimi esseri umani coscienti, Wulfgar, la Madre Superiora, il monaco, sono così sfuggenti e caricati di ambiguità che non riusciamo a distinguere se la luce che si sprigiona dalla loro aura sia di speranza (una singolare vena di pacifismo in 600 pagine di morte e distruzione ha scritto Giancarlo De Cataldo a proposito di questo libro) o un ulteriore capitolo della involuzione umana. Il tutto sarà chiarito in un lungo, sorprendente finale, dove le identità vengono svelate.
“Il segnale che continua ad arrivarci da quell’epoca”? Si chiede l’autore in una postfazione.
“Non fu la prima del genere nella storia dell’uomo. Di certo non è stata l’unica.
Chi non ricorda il passato è destinato a ripeterlo”.

4 pensieri su “La Guerra Eterna

  1. fabry2007

    grazie, Mauro. domanda difficile: dove collocare un romanzo come “Il demone”, scritto da uno dei massimi esperti di letteratura cosiddetta commerciale?

    Rispondi
  2. mauro baldrati

    Domanda molto difficile, Fabry. Le collocazioni sono sempre difficili. Direi che è un romazo dark, storico, di taglio fantascientifico-apocalittico.

    Rispondi
  3. lorpat

    “Chi non ricorda il passato è destinato a ripeterlo”. Quante volte abbiamo sentito queste sagge parole? Tante, forse troppe. Mi pare fosse James Joyce a dire che il passato è un incubo da abbandonare il più presto possibile. E se questi noir fantascientifici così gonfi di storia fossero soltanto un modo per esorcizzare il presente? La mia quotidianità (e non credo solo la mia) è anche troppo piena di pestilenze, di tenebre e di apocalissi assai poco gioiose, proprio come tutti i passati e tutti i futuri di questo mondo. Se potessi, richiamerei in vita Franz Kafka e gli chiederei di raccontarci qualcosa di questo presente che nessuno sente più il bisogno di ricordare.
    Ma questa è soltanto una riflessione di uno che non legge i noir. Forse mi sbaglio, anzi mi sbaglio di sicuro. Ma, cosa vuoi, adesso spingo il tasto “submit comment” e la frittata è fatta.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *