“Anche la cicogna nell’aria/ conosce i suoi tempi”, dice la Bibbia. Il tempo delle cicogne è questo, dopo neve e gelo, dopo il lampo giallo di mimose e forsizie. Le cicogne sono un messaggio dall’Africa, arrivano puntuali in Europa lasciando il sud del Sahara. Qui passano l’estate e nidificano. Chi ne vede volare una, bianchi aeroplani di carta, o intravede un becco arancione (anche senza bambini nel fagotto) sappia che è fortunato: di cicogne in Italia ce ne sono poche, le loro rotte prevedono piuttosto lo stretto di Gibilterra o il Bosforo; il tratto di Mediterraneo fra Sicilia Africa è troppo ampio, sul mare le correnti termiche sono debolissime e quindi nel volo si stancano troppo. Sullo Stretto di Messina, inoltre, aspettano i bracconieri. In Italia le cicogne non venivano da secoli, ma da qualche anno sono tornate; le ha adottate soprattutto la cittadina di Racconigi, dov’erano miracolosamente ricomparse e dove è quindi sorto un Centro Cicogne. Cicogne bianche selvatiche ogni inizio di primavera abitano i grandi nidi sui tetti del castello, sui campanili delle chiese, sui comignoli, dando un tocco di fiabesco, di villaggio ungherese o nordeuropeo. Una presenza bella e discreta, che sa di Andersen. Un tocco di poesia nell’ordinata (si fa per dire) vita sabauda. Anche la Lombardia si prepara a riceverle: domenica, nel Parco del Ticino presso la Riserva naturale “La Fagiana” la Lipu organizza “Avvista la primavera”, giorno dedicato al progetto Spring Alive, che saluterà cicogne bianche, rondini (stanno arrivando, a Racconigi ne hanno già viste parecchie), rondoni e cuculi. Pochi animali sono così beneauguranti: hanno una lunga consuetudine di vita accanto all’uomo, vantano buona memoria (usano le bussole stellari ma ricordano i percorsi e i luoghi, per questo è importante accoglierle bene). Raramente fanno versi, battono ritmicamente il becco e si fanno capire. La cicogna porta eleganza, leggerezza e speranza, a differenza di tanti che sbraitano, non hanno niente da dire e lo dicono lo stesso. Poche parole, molti fatti: di lei parlano Dante, Plinio, Orazio, Petronio, Fedro; la cicogna ricambia la volpe, che le offre piatti di brodo a cena, con cibo tritato in bottiglia. Buon appetito. Per dire “non fare agli altri ciò che non vuoi che venga fatto a te stesso”. Basta e avanza, come norma di comportamento universale.

Una famiglia di cicogne da parecchi anni ha il nido sul confine fra due comuni a 20 km da Torino, Gassino e San Raffele Cimena.
Un paio d’anni fa il nido è stato trasferito dal suo albero, morto e pericolante e perciò poi abbattuto, a un palo d’acciaio rizzato per l’occasione lì a fianco.
C’era un po’ d’apprensione, non si sapeva come le cicogne l’avrebbero presa; ma dopo un breve sconcerto iniziale è andata benissimo.
Ci si adatta a quasi tutto, uomini e bestie.
Grazie e ciao,
Roberto
Sono felice per la famigliola di cicogne.
Giorgina