Cosa ne sarà di me

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Si parlava di chi ci insegnerà, o chi ci ha insegnato. L’eredità, la tradizione, la consegna di una saggezza, il dono di una chiave per capire, cogliere, apprezzare. Non si vive a caso, vogliamo dirlo? Non si può andare avanti cancellando la sensazione che sto dimenticando qualcosa di essenziale, che sto anestetizzando la sensibilità, ignorando un potenziale di acume, delicatezza, disponibilità a incontrare la realtà, combatterla o abbracciarla, rifiutarla, amarla, bestemmiarla. Chi ci insegnerà a coinvolgerci nell’esistenza, a non risparmiarci, a lasciare le sicurezze e le comodità per condividere i cinque pani e i due pesci e raccogliere dodici ceste piene di avanzi da distribuire ancora, in un dare instancabile e infinito, perché cosa sono questi anni che ci sono stati affidati se non un ricevere e restituire, cos’è questa cosa strana fatta di respiri e tensioni ed estasi e conflitti, questo sangue e questa carne se non un mettersi nelle mani degli altri, rischiando di non prendersi più indietro? Se mi conservo, mi difendo, se rimando a un domani indefinito la mia consegna, dimmi, cosa ne sarà di me?

17 pensieri su “Cosa ne sarà di me”

  1. Stella Maria

    Di te sarà un universo incancellabile di amore che si trasmette nel dna degli altri non per eredità genetica ma per eredità dell’anima. Insegna a qualcuno a guardare come sboccia un fiore e l’attesa paziente del veder aprire la corolla. Insegna ad osservare il cielo e le mille sfumature dell’azzurro, le nuvole disegnate da un ignoto artista. Insegna che la vita è qualcosa di più del ritmico alternarsi del giorno e della notte, insegna ad andare oltre le apparenze, a soffermarsi a leggere fra le righe e di te rimarrà l’eternità ma se ti fermi all’apparenza e tutto è vano come in un grande matrix allora cosa resterà di te? Il rimpianto di non avere da te ricevuto e la polvere del tuo tempo che si disperde nella memoria breve della nostra storia.
    SM

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  2. gabriella gorgoni

    veramente Fabrizio ,che sarà di noi? che ascoltiamo e non mettiamo in pratica ,divoriamo particole e non diventiamo come Cristo neppure x un attimo,che prima di dare uno spicciolo in elemosina valutiamo lo stato del richiedente.Che sarà di noi’? Tu che hai tanti scrupoli ,che ti fai domande e che dai te stesso agli altri TU ti fai domande? comunque sempre grazie x le tue note che leggo sempre <Grazie di cuore

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  3. f&r

    cos’è questa cosa strana fatta di respiri e tensioni ed estasi e conflitti, questo sangue e questa carne se non un mettersi nelle mani degli altri, rischiando di non prendersi più indietro?

    un rischio del quale è umano avere paura, ma, forse, chissà, un miracolo potrà aiutarci a superarla

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  4. Marco Sini

    Innanzitutto, trovo davvero brillante questa canzone di Roberto Vecchioni, sia le note sia le parole: in essa avverto una forte eco del miglior Fabrizio De André.
    Al di là degli stati d’animo, delle sofferenze, delle tensioni, delle angosce, delle disperazioni che la migliore arte riesce a rappresentare in simboli, in parole e in musica, rimane sempre e soltanto una la via d’uscita, la risposta al nostro bisogno di una luce stabile, che sia sicura e costante guida ai nostri passi, e questo ruolo non può essere certamente rivestito da persone fatte di carne e sangue e neppure dagli angeli, i quali possono essere unicamente accompagnatori e servitori dell’unico “Consolatore perfetto”, che Gesù Cristo ha promesso agli apostoli (ed a tutti noi attraverso di loro): lo Spirito Santo Paraclito donatoci nel Battesimo. Potrò forse apparire ripetitivo, ma la Verità non cambia, né può cambiare: “Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!” (Ebrei 13,8. Prima di donarci agli altri, dunque, siamo chiamati a donarci a Cristo Signore, nella potenza dello Spirito Santo; e la Parola di Dio (unitamente all’Eucaristia) è la Via che ci conduce a Lui.

    Un abbraccio nel Signore

    Marco

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  5. Giovanni Nuscis

    “…cosa sono questi anni che ci sono stati affidati se non un ricevere e restituire…”

    Come non condividere queste tue parole, Fabrizio?

    Grazie, e un grande abbraccio.

    Giovanni

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  6. sparz

    davvero scritto in un momento di grazia, Fabry, pensa se anche solo un essere umano su dieci praticasse questo: sarebbe già un mondo meraviglioso.
    Molto più entusiasmante e trascinante il tuo testo che quello del buon Vecchioni, comunque. Grazie.

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  7. la funambola

    Si parlava di chi ci insegnerà, o chi ci ha insegnato. L’eredità, la tradizione, la consegna di una saggezza, il dono di una chiave per capire, cogliere, apprezzare. Non si vive a caso, vogliamo dirlo? Non si può andare avanti cancellando la sensazione che sto dimenticando qualcosa di essenziale, che sto anestetizzando la sensibilità, ignorando un potenziale di acume, delicatezza, disponibilità a incontrare la realtà, combatterla, abbracciarla, rifiutarla, amarla, bestemmiarla. Chi ci insegnerà a coinvolgerci nell’esistenza, a non risparmiarci, a lasciare le sicurezze e le comodità per condividere i cinque pani e i due pesci e raccogliere dodici ceste piene di avanzi da distribuire ancora, in un dare instancabile e infinito, perché cosa sono questi anni che ci sono stati affidati se non un ricevere e restituire, cos’è questa cosa strana fatta di respiri e tensioni ed estasi e conflitti, questo sangue e questa carne se non un mettersi nelle mani degli altri, rischiando di non prendersi più indietro? Se mi conservo, mi difendo, rimando a un domani indefinito la mia consegna, dimmi, cosa ne sarà di me?

    madonna santa quanta bellezza!
    mi fa male al cuore
    grazie e bacio
    la funambola

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    1. fabrizio centofanti

      grazie di cuore, a tutti.
      speriamo di aprirci sempre, al di là di tutto, nonostante tutto, e di non lasciarci imprigionare in schemi e frasi fatte, o nella ragnatela vischiosa della paura della vita.

  8. Ale L

    Grazie Fabrizio, quante volte ci sembra tutto superfluo perchè pensiamo di non aver bisogno delle tradizioni dei riti per conoscere meglio la vita?? questa finta libertà ci porta a ritenere tutto limitativo? è così difficile condividere figuriamoci donarci…ma sono convinta che la vita ha senso se ci si dona perchè noi soli non siamo…e non lasciamo nulla!
    Grazie a te ci fermiamo e riflettiamo, questo è moltissimo un grande dono e una grande occasione
    ti abbraccio

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  9. Marco Sini

    La tua domanda finale, caro don Fabrizio, coglie sicuramente nel segno, evidenzia la questione essenziale, l’interrogativo sul senso del nostro esistere: “Se mi conservo, mi difendo, se rimando a un domani indefinito la mia consegna, dimmi, cosa ne sarà di me?” Come ho detto implicitamente nel precedente messaggio, l’errore – che tutti in vario grado facciamo – è quello di porre il baricentro dei nostri pensieri, delle nostre domande, dei nostri sforzi, delle nostre passioni, su persone che – per quanto nobili (ed amate da Dio) possano essere – rimangono delle semplici e debolissime creature. Come sai molto meglio di me, san Paolo nella lettera ai Colossesi scrive: “Fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo. È in lui che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2,8-9). Nel tentativo di sentirci ed essere più vicini agli altri, alla loro sensibilità, alla loro mentalità, rischiamo di essere risucchiati dalla dialettica illusoria di questo mondo, perdendo di vista l’unico Baricentro (Cristo Signore), che non è soltanto la fonte evidente della nostra forza, e dell’amore profondo che tu in modo limpido nutri per il prossimo, ma che tutti noi siamo chiamati ad accogliere come unico significato vero ed eterno della nostra vita: nella misura in cui smettiamo di sforzarci di donarci agli altri, nella misura in cui ci dimentichiamo letteralmente degli altri, e concentriamo “egoisticamente” tutto il nostro cuore e la nostra mente in Cristo, sarà allora Dio stesso a donarsi, attraverso di noi, al nostro prossimo. Per questo motivo san Paolo può dire ai Galati: “Non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20).

    Un abbraccio nel Signore

    Marco

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  10. annamaria orlandi

    Chi difende la sua vita,la perde; se il seme non muore non dà frutto……Sono dure queste parole di Cristo e tue? forse no. Una madre ama i suoi figli senza chiedersi se si meritano il suo amore :li ama e basta,con gioia, darebbe la vita per loro. Dovremmo rivolgere lo stesso amore al “prossimo” ed a chi è “lontano” da noi. Questo è molto difficile.Questa è la sfida che il vangelo ci indica,ma noi fingiamo di non aver capito e ci rifugiamo nelle pratiche riparatorie..da veri ipocriti,o farisei.Che ne sarà di noi?
    Grazie per questo continuo invito alla riflessione.

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  11. Marco Sini

    In risposta ad Annamaria, vorrei dire che la deriva “farisaica” (ossia l’idea di poter superare la propria oggettiva inadeguatezza alla vocazione cristiana – professata nel Battesimo e nella Cresima – mediante atti penitenziali formali, sub-consciamente percepiti alla stregua di una superstiziosa “danza della pioggia” capace di curare ogni male spirituale) è l’effetto diretto dello scarsissimo rapporto che intercorre, nella pratica quotidiana di molti cattolici “praticanti”, con la Parola di Dio. Le domande che dovremmo rivolgere continuamente a noi stessi (e poi ai nostri fratelli nella fede) sono le seguenti: leggo e medito in modo sistematico la Bibbia (a partire dal Nuovo Testamento) ogni giorno? Leggo e medito la Bibbia, almeno due volte a settimana, insieme ad altri fratelli nella fede? Senza la Parola di Dio (unitamente all’Eucaristia) operativa nei nostri cuori, è a dir poco remota la possibilità che lo Spirito Santo possa trasformarci e trasfigurarci, per poter essere autentici e appassionati testimoni di Cristo risorto. Ad ognuno di noi la scelta.

    Un abbraccio nel Signore

    Marco

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  12. alex cartoni

    “Se mi conservo, mi difendo, se rimando a un domani indefinito la mia consegna, dimmi, cosa ne sarà di me?”

    “Non basta che i gioielli siano belli e splendidi, il che ne renderebbe possibile la sostituzione con altri falsi: il sacrificio di una fortuna alla quale si è preferita una collana di diamanti, è necessario alla costituzione del carattere affascinante di tale collana” Georges Bataille

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  13. alex cartoni

    Grazie a te Fabrizio per quello che hai scritto -che condivido assolutamente – e che mi ha ricordato un pensatore che ho amato molto. Appunto Bataille.
    Che la “parte maledetta” che ognuno si porta appresso sia anche quella “benedetta” cioè aperta all’irruzione dell’altro, per me è pacifico e liberatorio, in certo qual modo.

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