Chi non ricorda il primo bacio? Due mondi che diventano uno, l’estasi di una distanza annullata, una barriera vinta. Il bacio è un simbolo: del varcare la soglia, dello spingersi al di là, per ritrovarsi. Il bacio è vita, due poli si toccano per produrre una scintilla, un movimento. Il piacere legato alla fecondità, l’esorcismo di ogni divisione, di ogni morte, come tragica separazione da ogni altro. Il bacio è il segno di una presenza indispensabile, un contatto, altrimenti la parola è morta, un gesto il moto di un fantasma, come la mano che si agita in alto, verso il nulla, l’urlo insensato dell’uomo alla sinistra, le mani intrecciate in modo innaturale, il pallore dei volti attestati sul confine della morte, soglia che implode in sé, annichilita da un bacio traditore di se stesso, del symbolon che si porta dentro: e guai all’uomo che ne fa segno improprio del diabolos.
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da qui


Anche questo quadro è esposto alla mostra di Caravaggio. Sì, è vero l’urlo dell’uomo alla sinistra sembra di sentirlo. Le mani, intrecciate al contrario escono dal quadro, lunghe e bianche come di chi è già morto e forse è vero, è qui che il figlio dell’uomo muore, in un giardino nell’ora più buia quando i suoi fratelli, l’umanità intera lo tradisce con un bacio o voltandogli le spalle e urlando come il discepolo alle sue spalle.
Alla destra in alto, in una scena che mostra tutta la disperazione e il terrore, il buio che assale l’essere umano di fronte al tradimento, compare un uomo che osserva la scena con occhi attenti a non perdere nulla e bocca aperta. Uno sguardo fra lo stupito e lo speranzoso, l’unico volto sereno e ha in mano una lanterna che è seminascosta dai soldati, come per portare ancora un po’ di luce in così tanto dolore.
La mano di Giuda afferra saldamente come a non lasciarsi sfuggire Colui che non fugge, il suo sguardo cerca di scrutare quello dell’altro che invece glielo sottrae e guarda verso il basso con l’aria rassegnata di chi sa cosa sta accadendo e sa che è inevitabile. Così sembra di vedere quegli occhi volgersi verso lo spettatore, il bacio è già stato dato, poggiarli delicatamente su chi non c’era come per fargli un dono speciale quello sguardo che sottrae a Giuda. E in quel momento sembra voler porre le sue mani così innaturalmente piegate, nelle mani di chi guarda, come in un ultimo atto d’amore che non si può comprendere, l’accettazione della Passione, il piegarsi ad una volontà più grande per la salvezza dell’uomo. Innaturalmente intrecciate come innaturale a noi umani, appare il sacrificio totale per l’altro, sempre pronti ad un ultimo bacio, quel “symbolon che si porta dentro”. Quel bacio che ci portiamo dentro, un bacio che prima o poi daremo.
SM
In chiave negativa, il bacio è (ovviamente) segno di falsità, segno di separazione, non di unione.
In chiave positiva, il bacio può – sostanzialmente – avere due valenze: “il bacio santo” (al quale fa riferimento san Paolo), che si scambiano con purezza i fratelli e le sorelle in Cristo (cfr. 1 Tessalonicesi 5,26; 2 Corinzi 13,12). Vi è poi il bacio tra fidanzati o tra sposi, che è altrettanto santo se vissuto nell’amore di Cristo, ma che ha – ovviamente – una valenza molto diversa, portando con sé un potenziale enorme di passione erotica, anche questo grande dono di Dio.
Un abbraccio nel Signore
Marco
il bacio ha sempre una valenza positiva,a parte quello del tradimento di Giuda, naturalmente…saperlo riconoscere è importante!
il tradimento e il bacio.
Il primo bacio fu una cosa terribile. Lo sono tutti i primi baci.
Presumo che l’ultimo bacio che daremo sarà altrettanto terribile.
Povero Giuda, costretto a recitare la parte che Dio gl’ha assegnato!
Non fu forse lui più disperato di quel Gesù che si dice sia morte in croce?
Io credo di sì.
Giuda e’ quello che, tentato dalla lusinga del potere e del denaro, ha ceduto. Il suo errore più grave e’ stato non credere alla possibilita’ di perdono da parte di Gesu’.
Era libero di tradire o meno, libero di aprirsi al perdono o no..E sappiamo che spesso e’ piu’ facile perdonare gli altri che perdonare se stessi.
A.A.
vi ringrazio.
Giuda è il lato oscuro, con cui bisogna fare i conti.
aprirsi ai frammenti di luce che ci vengono offerti ogni giorno è la soluzione, sempre difficile e incerta, ma pacificante.
Bentornato, padre! Come sta? Ha fatto effetto un breve stacco dal web? (Detto fra noi, non si e’ perso nulla)
il lato oscuro e’ sempre in agguato, ma l’ultima parola spetta al bene (quel che resta e’ l’amore che si e’ seminato). Questo avviene anche nella grandi saghe come Guerre Stellari, il Signore degli Anelli, Harry Potter…e via dicendo 😉
Idea sbagliata quella di credere Giuda “il lato oscuro” di noi. Gesù, da quel che si dice, amava il suo Giuda. Stando a quanto blaterano le Sacre Scritture Giuda fu vittima di Dio e non di Gesù. E più dell’amato suo Gesù Giuda fu disperato, sino al punto di recitare la parte assegnatagli da un Dio invisibile.
Gentile Giuseppe, ma il libero arbitrio dove lo mette?
Cosi’ saremmo tutti predestinati in un determinismo asfissiante!
Dio ha mandato Suo figlio Gesu’ a portare la Buona Novella del Vangelo, che gli uomini hanno rifiutato (Giuda ha tradito perche’ deluso da Gesu’ di cui aveva frainteso il messaggio: lo credeva un rivoluzionario liberatore armato, mentre la rivoluzione di Gesu’ e’ l’Amore, quello di Dio che ci permette anche di uccidergli il figlio!)
Dio onnipotente limita la propria onnipotenza per consentire fino in fondo la nostra liberta’ di scelta. Se Giuda si e’ dannato e’ perche’ ha peccato contro lo Spirito e non ha creduto nel perdono. Ma anche qui e’ tutto da vedere, perche’ la Misericordia di Dio e’ infinita!
Lascio spazio a don Fabrizio che e’ ben piu’ titolato di me per rispondere.
Premetto, gentile Anonimo, che non sono credente, non appartengo a nessuna confessione.
Dunque Gesù si rivolge a Dio, lo impetra anche affinché il suo destino potesse non essere quello di morire in Croce. Per quello che vien detto il Figlio di Dio, il libero arbitrio non ci fu né ieri né ora né mai ci sarà. Lei ha forse letto il Capolavoro di Nikos Kazantzakis “L’ultima tentazione” o “Il vangelo secondo Gesù Cristo” di Josè Saramago: qui Gesù è un ribelle, un uomo buono che si ribella a quel supposto Dio – che si dice suo Padre – e che gli ha pianificato il destino dall’inizio alla fine. I due romanzi, se giusto è definirli soltanto dei “romanzi”, mera finzione, non sono mai piaciuti alla Chiesa cattolica, tant’è che Nikos Kazantzakis continua a essere tra quei libri messi all’Indice dal Cattolicesimo: l’unica edizione italiana apparve per i tipi Frassinelli, nel lontano 1988 se non ricordo male. Non venne mai più ristampato. Eppure nel 1988 Martin Scorsese era nelle sale cinematografiche con un film spettacolare, “L’ultima tentazione di Cristo” su soggetto di Nikos Kazantzakis. La colonna sonora si avvale di artisti quali Youssou N’Dour, Billy Cobham, Nusrat Fateh Ali Khan e Peter Gabriel. E’ il film perfetto. Peccato che alla Chiesa sia sfuggito… preferendo il più teatrale e comico The Passion of the Christ dell’antisemita Mel Gibson. Mel Gibson esalta il dolore, lo espone al pubblico, glielo dà in pasto: la Chiesa cattolica che oggi esalta il dolore, come ieri, seppur con qualche polemica accolse di buon grando il lavoraccio di Gibson. Nel 2005 Giovanni Paolo II muore, ma prima di tirar le cuoia i media non mancheranno di esaltare la sofferenza di questo pover’uomo, con le bave alla bocca, incapace anche solo di reggersi in piedi. Che spettacolo… che grande spettacolarizzazione del dolore! Il Cattolicesimo lega a sé i suoi discepoli grazie alla promessa del dolore prima che dell’amore. Basti ricordare le Crociate e i delitti a esse annesse, per non dire poi della Santa Inquisizione che portò al rogo migliaia di innocenti – e la Chiesa cattolica ancor oggi guarda a Giordano Bruno il Nolano come a un nemico. La Chiesa non è cambiata nel corso dei secoli. Mai. Cristo non ha mai parlato di “una chiesa”, e Don Fabrizio Centofanti neanche impetrando tutti i Santi in Paradiso potrà mai dimostrare che sono nel torto. La Chiesa fu una porcata voluta dai discepoli, da quell’uomo chiamato Pietro soprattutto. Gesù non parla mai di una Chiesa eretta in suo nome.
Dunque, per il povero Giuda fu tutto approntato, da Dio? Se siete credenti potete illudervi in tutta tranquillità che che Dio gli abbia tirato un colpo gobbo; se invece siete più terra terra, shakesperiani, allora Giuda fu vittima d’un complotto ai suoi danni, un complotto orchestrato nei minimi particolari dai discepoli di Gesù. Forse da quello stesso Gesù disperatamente amato da Giuda, perché Gesù lo amava a Giuda e lo amava alla “sua maniera”, è bene sottolinearlo con forza.
Idea sbagliata dunque quella di credere Giuda “il lato oscuro di ognuno di noi”. Gesù amava il suo Giuda. Per le Sacre Scritture Giuda fu vittima di Dio e non di Gesù! E più dell’amato suo Gesù Giuda fu disperato, sino al punto di recitare la parte assegnatagli da un Dio invisibile; fino al punto di cadere nel complotto tesogli dagli Aspostoli di Gesù.
E come dimenticare le “Tre versioni di Giuda” di Borges?
lato oscuro…frammenti di luce
Grazie Fabry,
per averci donato quest’altra riflessione.
Come diceva GIBRAN: “Per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte”.
Attraversiamo questa vita, fatta di giorni e di notti, di luci e di ombre, conservando lo sguardo fisso alla Verità nella Carità ed alla Carità nella Verità. Non c’è altra via.
Un abbraccio,
Titti
Gesu’ lo amava a Giuda e lo amava alla “sua maniera”
Gentile Giuseppe, che intende quando dice – e sottolinea con forza – questa frase?
Non mi vorra’ dire che dopo che gli hanno dato del beone e del mangione, malignando che se la spassava con la Maddalena, adesso l’ultima tentazione di Cristo e’ stata pure una storia con Giuda! E andiamo…
No, non in quel senso, gentile Anonimo. Molto più semplicemente intendevo dire che per Gesù Giuda era il preferito, il preferito anche in virtù del fatto che come lui era destinato al sacrificio, ad essere vittima.
Se poi se la fosse spassata con Maddalena, be’, questo me lo renderebbe ancor più simpatico, come uomo. E in sincerità mi auguro che se la sia spassata almeno un po’ con la Maddalena, per amore o anche solo perché è nella natura umana farlo.
La castità è una gran porcata. Fosse per me il clero tutto sarebbe libero di contrarre matrimonio: e tutti sarebbero molto ma molto più felici e veramente vicini a quel Dio in cui credono. E’ da barbari negare agli uomini di Chiesa di avere una vita, anche sessuale. Forse che il sesso e l’amore sono sporchi? La Chiesa pensa che il sesso è sporcizia; che il Diavolo è la sessualità. Però in quanto a pedofilia non si risparmia! Oramai la Chiesa c’è anche se Gesù non l’ha mai voluta: che almeno si faccia in modo di non avere più troppi carnefici e troppe vittime.
Se Gesù solo non si fosse ostinato a dichiararsi figlio di Dio nessuno l’avrebbe crocifisso, credo lei lo sappia bene.
Giuda è una figura complessa, variamente interpretata. L’esegesi moderna ha fornito varie letture, tra cui quella dello zelota che vuole costringere Gesù a entrare in azione politicamente e per questo lo consegna al nemico. Gesù, durante l’ultima cena, porge al discepolo il boccone eucaristico, subito prima del suo tradimento, e gli ordina di fare presto quello che deve fare, per togliergli il peso terribile del tradimento, prendendolo su di sé.
In risposta a Giuseppe Iannozzi, vorrei fare due precisazioni:
1) Il celibato ecclesiastico è un dono di Dio, come (in altro modo) il Matrimonio, e deve essere rispettato nella stessa misura, e non sminuito, come fanno purtroppo non poche persone. Chi abbia un’autentica chiamata al celibato non è un represso, ma semplicemente una persona che ha una vocazione speciale da parte del Signore, per il bene di tutta la Chiesa Universale. È pero vero – a mio parere – che, in non pochi casi, le persone che hanno scelto la strada del sacerdozio non erano adeguatamente mature per una missione così impegnativa, oppure – addirittura – hanno confuso la vocazione all’evangelizzazione (che ho anch’io) con la vocazione al celibato, oppure non avevano motivi del tutto puri nell’orientarsi in quella direzione, ed è per questo motivo che sta facendo molto bene il nostro Papa, Benedetto XVI, a porre le premesse affinché – nei seminari – sia più accurata la valutazione spirituale, caratteriale e vocazionale di coloro che si propongono per il sacerdozio.
2) La sessualità – per la fede cristiana – non rappresenta affatto una realtà negativa, ma – al contrario – è un grande dono di Dio, e ha sempre una qualificazione positiva nella Sacra Scrittura, qualora (chiaramente) venga vissuta nell’amore di Cristo, che significa non ridurre l’altra persona ad una “lametta” usa e getta, ma porre al centro il bene della persona amata, ovviamente senza reprimere in nessun modo la sessualità, ma vivendo con pienezza tutta la carica erotica e passionale, e tutte le fantasie e gli atti erotici (senza limitazioni, nell’amore) che possono rafforzare l’unione e l’intimità profonda e totale tra marito e moglie, in anima e corpo, in un amore totalizzante e quasi mistico, sempre nella luce di Cristo.
Un abbraccio nel Signore
Marco
oddìo! speriamo che la trovi presto ‘sta moglie!!! così, magari, impegnato in una approfondita conoscenza biblica si interromperà ‘sto stillicidio de’ disco rotto!!!
Rimane sempre, Claudia, anche l’opzione della mia “fuga” al Monte Petroso, da te auspicata in un altro post: che possa rivelarsi la scelta migliore e più saggia? 🙂
Un abbraccio nel Signore
Marco
Gentile Marco Sini, le idee che Lei espone sono le posizioni di propaganda della Chiesa. Di propaganda di una istituzione che guarda al “suo” Papa come al successore di Pietro. Ricordiamoci sempre che fu l’apostolo Pietro a erigere la Chiesa, mattone dopo mattone, e che mai Gesù Cristo parlò di una chiesa. Regole e castrazioni varie in seno alla Chiesa sono dunque volute dal clero, dai vertici del clero, dal Papa. La Chiesa ha corrotto il messaggio di Cristo, che è un gran bel messaggio se si pensa che fu formulato 2000 e più anni fa, purché non lo si prenda alla lettera.
Claudia, forse Lei non lo immagina ma per farlo non c’è bisogno di essere sposati. Le dirò di più, lo faccio bene e quando diavolo mi pare, in tutte le posizioni che mi vengono… non si preoccupi dunque per me. Ciò non ostante la ringrazio, la sua preoccupazione è così delicata, come puntina sul disco rotto!
Signor Giuseppe, rispetto il suo punto di vista, ma non sarei onesto se non le rispondessi, con franchezza, che un pescatore di Galilea (insieme con altre poche persone – in genere – ben poco istruite), senza la guida e la forza dello Spirito Santo (donato alla Pentecoste dal nostro Signore Gesù Cristo alla sua unica Chiesa Cattolica), avrebbe potuto fare ben poco per diffondere, in modo cosi convincente (e veloce, per quell’epoca), la fede in Cristo risorto e la speranza della vita eterna. In realtà, come confermato limpidamente dal Nuovo Testamento, l’unica Chiesa Universale è stata fondata da Gesù Cristo (attraverso il mandato sacramentale a san Pietro e agli apostoli) nella potenza dello Spirito Santo, donato ad essa, appunto, alla Pentecoste; Spirito Paraclito che la guida (nonostante le nostre miserie e debolezze umane) attraverso i secoli, in vista della seconda venuta del Signore nella gloria. (cfr. Giovanni 21,15-17; Matteo 16,16-19; 18,18; Giovanni 20,22-23; Matteo 10,1-5; Marco 3,14-15; 6,7; Luca 9,1; Matteo 28,18-20; Luca 24,44-49; Marco 16,15-16; Atti degli Apostoli 1,8; 2,1-39; Giovanni 15,16.26-27; 16,7; Filippesi 3,20-21; ecc.).
Cara Claudia, mettendo da parte le battute, il fatto di essere felici nella propria vita coniugale, di per sé, in nessun caso può dare piena felicità, che unicamente Cristo risorto – nella potenza dello Spirito Santo – può donare a tutti noi. Per questa ragione, ripropongo la mia idea relativa al gruppo carismatico parrocchiale (fondato sulla lettura della Bibbia), come possibile scelta meravigliosa (unitamente all’Eucaristia) per aprirci alla gioia senza fine.
Un abbraccio nel Signore
Marco
Si parla di “ekklesia”, d’una convocazione. Gesù non ha mai detto “tu Pietro erigerai la Chiesa mattone su mattone, farai costruire questo e quello, permetterai che si adori la mia immagine crocifissa, ecc. ecc.”.
Una cosa è una convocazione.
Tutt’altra cosa una Chiesa di mattoni e di preti consacrati al Potere.
Anche Scientology ha fatto presto a trovare i suoi adepti e a diffondersi nel mondo, per esempio, restando ancorati al momento storico che viviamo. Ciò però non prova che gli scientologisti siano nel giusto.
Quasi tutte le religioni tendono a dichiararsi superiori, migliori, universali e veritiere.
E tutte si sono diffuse con uguale velocità.
Tutto ciò sarebbe comico non fosse per il fatto che nel corso dei secoli non si sa quanti uomini sono morti ora nel nome d’una fede ora nel nome di quell’altra.
La sua è la posizione di un credente, della Chiesa Cattolica.
Signor Giuseppe, per me è un onore sconfinato essere un membro dell’unica Chiesa Cattolica.
Per rispondere alle sue osservazioni, il seguente brano – tratto dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini – rende bene l’idea della Chiesa come “costruzione”, “edificio”: “Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, EDIFICATI sopra il FONDAMENTO degli apostoli e dei profeti, avendo come PIETRA d’angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la COSTRUZIONE cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare ABITAZIONE di Dio per mezzo dello Spirito.” (Efesini 2,19-22). Nel mandato sacramentale di Cristo a Pietro, comunque, la realtà della Chiesa come “costruzione” è lapalissiana: “Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra EDIFICHERÒ la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».” (Matteo 16,16-19).
La lettera agli Efesini è pseudoepigrafica: in pratica non vale niente. Essendo che è stata composta almeno cento anni dopo la morte di Cristo, anche se sono in molti a ritenere che la lettera sia stata scritta tra i 170 e i 200 anni d.C., chiaro che con una Chiesa già EDIFICATA, chiunque l’abbia scritta ha scritto in primis un ATTO POLITICO.
In quanto a Matteo, be’, lei è poco critico. Da Wikipedia, una cosa che tutti oramai sanno, o perlomeno dovrebbero sapere, a maggior ragione quanti sono uomini di raziocinio e conoscenza:
Nel Nuovo Testamento Gesù chiama Simone con l’appellativo Pietro, e in altre parti delle scritture un soprannome indica un carattere o uno status particolare (Abram in Abraham, Giacobbe in Israele, e Saul in Paolo). Nel testo greco di Mt 16,18 a “Simone” viene dato il nome di “??????” e la “pietra” di cui si parla nella seconda parte del versetto è in greco “?????”.
Il genere è diverso, ma si tratta di un puro requisito grammaticale della lingua greca, un artefatto dovuto alla traduzione dall’aramaico (la lingua probabilmente parlata da Gesù) al greco, e un tentativo di mantenere il gioco di parole. Non si vuole fare la distinzione (in genere circoscritta al linguaggio poetico greco) tra “roccia” e “piccola pietra” o “sasso”. Tra i classici, comprese opere di Platone e Sofocle, ci sono molte ricorrenze di ?????? con il significato di “pietra”.
Il nome proprio di un uomo dovrebbe essere maschile (-??), mentre ?????, la parola usata per “pietra”, è femminile (-?). In aramaico, la parola che significa pietra è “????” (diversamente traslitterata nell’alfabeto latino con “Kefa”, “Kepha”, “Cephas”, e traslitterata nell’alfabeto greco con ????? (vedi il Vangelo secondo Giovanni, capitolo 1, versetto 42). In aramaico, si sarebbe usata la stessa parola per esprimere entrambi i concetti, e Gesù si riferisce direttamente a Pietro quando dice “su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (tesi supportata dal fatto che la Peshitta, scritta in siriaco, una lingua imparentata con l’aramaico, non fa distinzione tra le due parole). Gesù dichiara dunque il primato di Pietro in mezzo agli altri apostoli, e (forse) una giusta traduzione italiana di Mt 16,18 dovrebbe essere: “Tu sei Pietra, e su questa pietra edificherò la mia chiesa”.
Si noti che la traduzione francese del vangelo di Matteo non ha questo problema della lingua italiana, dato che
« Tu es Pierre, et sur cette pierre je bâtirai mon Eglise, et les portes de l’enfer ne prévaudront point contre elle »
mantiene perfettamente il supposto senso originale dell’aramaico.
Da notare che i Vangeli sono discordanti e contradditori, così non è affatto difficile leggere una cosa in Matteo e non leggerla in Giovanni o non trovarcela affatto.
Ehi, ragazzi, mi sembra di stare ad una riunione di condominio
http://www.youtube.com/watch?v=JptMBHgZUD4
Suvvia, riportiamo un po’ di PACE nel blog 😉
http://www.youtube.com/watch?v=jyMvix6Rp3A&feature=related
Ciao a tutti,
Titti
P.S.
Qualcuno mi sa spiegare perché il mio avatar non appare più?
(WordPress ingordo se l’è ingoiato?)
Senti, Titti, tu mi sei simpatica… così… non so perché… ma mi sei simpatica. Però se mi spari Arisa contro io ti sparo Jackie Wilson, un po’ di soul music come dio comanda.
http://www.youtube.com/watch?v=NTSkpOJokHw
Questa sì che è una voce paradisiaca.
Signor Giuseppe, il brano – a commento di Matteo 16,18 – da lei citato (con il “copia incolla” da Wikipedia) non prova nulla a conferma della sua tesi anticlericale, ma anzi una palese conferma. Riguardo alla lettera agli Efesini, non vi è alcuna prova a conferma di una sua redazione nel II° secolo, oppure oltre. Vi è effettivamente, in molti studiosi, la convinzione che sia stata redatta da un discepolo dell’apostolo Paolo, non da lui stesso, ma – da parte degli esegeti che non siano accecati da preconcetti anticlericali – è unanimemente condivisa la sua redazione nel I° secolo. Personalmente, sono straconvinto che sia stata redatta da san Paolo in prima persona, forse con la collaborazione di un discepolo illuminato, come ad esempio Silvano.
Per completezza di esposizione, è bene precisare che, quando – nell’ottica della fede cristiana – si parla di “Chiesa”, ci si riferisce – soprattutto – al corpo mistico di Cristo, che è composto di ogni singola persona che vive in grazia di Dio, sia in questa vita, sia oltre la morte. La “comunione dei santi” sta ad indicare proprio questa unità – in Cristo, attraverso lo Spirito Santo – di tutti coloro che sono stati santificati dal suo sangue. Questa unità del corpo di Cristo, si manifesta visibilmente nell’unica Chiesa Cattolica (fondata su san Pietro e sugli apostoli), attraverso la quale il Signore Gesù Cristo (nella potenza dello Spirito Santo) porta a compimento il suo piano di salvezza per l’umanità, in vista della sua seconda venuta nella gloria.
Un altro brano che mostra la Chiesa come “edificio” di Dio, lo troviamo, ad esempio, nella prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi: “ […] Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete campo di Dio, EDIFICIO di Dio. Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come un saggio architetto io ho posto il fondamento; un altro poi vi costruisce sopra. Ma ciascuno stia attento a come costruisce. Infatti nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo. E se, sopra questo fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno sarà ben visibile: infatti quel giorno la farà conoscere, perché con il fuoco si manifesterà, e il fuoco proverà la qualità dell’opera di ciascuno. Se l’opera, che uno costruì sul fondamento, resisterà, costui ne riceverà una ricompensa. Ma se l’opera di qualcuno finirà bruciata, quello sarà punito; tuttavia egli si salverà, però quasi passando attraverso il fuoco. Non sapete che siete TEMPIO di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi.” (1 Corinzi 3,9-17).
Rileggendo quanto ho scritto nell’ultimo commento, nella prima frase ho omesso una parte, anche se implicita: il brano – a commento di Matteo 16,18 – da lei citato (con il “copia incolla” da Wikipedia) non prova nulla a conferma della sua tesi anticlericale, ma anzi è una palese conferma del mandato sacramentale a san Pietro…
Dunque: “Tu sei Pietra, e su questa pietra edificherò la mia chiesa”. Un evidente gioco di parole, interpretato in maniera non corretta dai cristiani. L’interpretazione è stata portata avanti nel corso dei secoli, sino a credere Pietro il primo Papa. E’ solo Matteo a dire comunque questa frase. Non ce n’è traccia negli altri tre: “Tu sei il Cristo , il Figlio dell’Iddio vivente” (Mc 8:29; Lu 9:20; Gv 6:68, 69). Tre su quattro non parlano di alcuna Chiesa. Singolare o no?
Diciamo pure con un certo margine di tranquillità che vescovi e preti, che il Vaticano ha letto quello che gli interessava leggere in Matteo e sù ci ha edificato e cementificato la Chiesa.
Riguardo alla lettera agli Efesini, mi par chiaro che la Chiesa ha tutto l’interesse a dire che è stata scritta dalla mano dell’Apostolo Paolo. Tuttavia gli studiosi datano il documento diversamente; gli uomini di scienza dicono che il documento fu redatto tra l’anno 100 e il 170-200. Se io fossi un vescovo, o un prete, anche se mi venisse dimostrato che detta lettera è stata scritta nel 100 d.C., ribatterei che non è vero; che è una menzogna e che l’ha scritta proprio Paolo e che c’ero pure io mentre la scriveva, che l’ho visto coi miei occhi. Anche su questo si base la fede: sul negare la scienza e le prove da essa portate.
Ma limitiamoci ai quattro Vangeli degli Apostoli: solo Matteo parla di “pietra” e di Chiesa. Non ve n’è traccia in Marco, Luca e Giovanni.
Interroghiamoci sul perché solo Matteo, mentre gli altri tre no.
Le parole di Matteo si prestano a una interpretazione di comodo, per il Vaticano e per legittimare il Papa. Ma: “Poiché nessuno può porre altro fondamento che quello già posto, cioè Cristo Gesù” (1 Corinzi 3:11; 1 Pietro 2:4-8). E c’è di più in quanto Cristo dice di essere lui stesso “la pietra” (Marco 12:1-11; 21:42-44). E pietro dice papale papale: “Egli (Gesù n.d.r.) è la pietra che è stata da voi edificatori sprezzata, ed è divenuta la pietra angolare. E in nessun altro è la salvezza; poiché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad essere salvati” (Atti 4:10-12).
L’errore di interpretazione che il Vaticano ha portato avanti nel corso dei secoli mi pare evidente. Pietro non è la “pietra”, quindi non puo’ essere il primo Papa, in quanto Cristo e Cristo soltanto è la pietra. Ma quand’anche non si volesse accettare, contro ogni evidenza, che l’errore c’è e che è stato assurto a verità nel corso dei secoli, si tenga presente che né Marco né Luca né Giovanni parlano mai di una qualsivoglia Chiesa. Tre Apostoli contro una frase mal interpretata e contenuta nel solo Vangelo di Matteo.
Cordiali saluti
Non bastano pochi versetti né ad affermare né a negare alcuna verità, ma l’insieme della Parola di Dio (in particolare il Nuovo Testamento) indica e conferma – nella luce dello Spirito Santo – che i contenuti fondanti della nostra fede cattolica corrispondono a verità. Inoltre, non vi è alcuna prova sostanziale che la lettera agli Efesini sia stata scritta nel II° secolo, se non l’opinione di presunti “studiosi”, di matrice anticlericale.
Avendo letto centinaia di volte tutte le lettere paoline, posso dire – con ferma convinzione – che sono state tutte scritte da san Paolo, eccetto la lettera agli Ebrei, scritta probabilmente – su indicazione e secondo un’impostazione tematica ed argomentativa dell’Apostolo – da un suo stretto collaboratore, eccetto il finale, redatto (secondo me) da lui stesso. Ma tutte le altre 13 lettere “paoline” sono state scritte da san Paolo in prima persona (in qualche caso con la collaborazione di un discepolo).
E’ un atto di fede, Gentile Marco Sini. Rispetto la sua fede, come per altro quella di altre confessioni. Tuttavia bisogna tener conto dei fatti e nei Vangeli c’è una sola frase che parla in maniera vaga d’una Chiesa. Su quattro apostoli accreditati dalla Chiesa, solo Matteo parlerebbe di edificare una Chiesa. Ma come ho evidenziato in precedenza la sola vera “pietra” è Gesù.
Cordiali saluti
Sulle 13 lettere scritte da san Paolo in prima persona, il mio non è soltanto un atto di fede, è una certezza incrollabile.
Come pure è una certezza che il contenuto e il movimento stesso dei quattro Vangeli e di tutto il Nuovo Testamento indichino l’origine divina dell’unica Chiesa Cattolica. Anche senza tener conto della prova dei “fatti” (rappresentata, in particolare, dalla Sacra Scrittura, che ha in sé la forza e la luce che unicamente lo Spirito Santo può conferire), ci si dovrebbe porre il seguente quesito: avrebbe potuto uno sparuto gruppo di persone (in genere) poco istruite essere tanto convincente, al punto di diffondere in breve tempo la fede cristiana in tutto il bacino del Mediterraneo? Ma anche senza porsi questa semplice domanda, il Nuovo Testamento abbatte ogni dubbio a riguardo – a condizione che la persona non sia prigioniera di preconcetti anticlericali (ed anche, in qualche caso, non sia determinata a continuare a vivere ponendo al centro della propria esistenza non Cristo risorto, ma il proprio ego).
Scusate ma e’ il caso di dirlo: Piu’ che l’influenza poté la combinata Marco/Giuseppe!
A far cosa? A metter a riposo forzato il nostro ospite nel blog! Anche la pazienza ha un limite. Usque tandem Catilina…?
Don Fabrizio torni, appena le e’ possibile, ad aprire uno spiraglio di luce in questa diatriba che puo’ andare avanti all’ infinito e con Caravaggio e il bacio di Giuda non ha molto a che vedere.
Grazie.
A.A.
Perche’ non vi scambiate le email e continuate tra voi? 🙂
Caro amico Anonimo, credo che questo dialogo sia utile a tutti, anche se non è perfettamente in tema con il post di don Fabrizio. Inoltre, non è iniziato da me questo “botta e risposta”, ma da alcune affermazioni eterodosse (per quanto sempre rispettabili) del signor Giuseppe, sulle quali credo sia doveroso (per chi creda davvero in Cristo e nella sua unica Chiesa Cattolica) fare chiarezza, per quanto possibile, con l’aiuto di Dio.
Un abbraccio nel Signore
Marco
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi:
“Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:
egli, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«GESÙ CRISTO È SIGNORE!»,
a gloria di Dio Padre.” (Filippesi 2,5-11).
Io vorrei chiedere a Marco Sini, del quale ho letto con attenzione e anche rispetto i commenti: secondo lei la Chiesa Cattolica sbaglia? Cioè può sbagliare? Per esempio un rappresentante dell’alta gerarchia è la Chiesa Cattolica? Per cui, se un cardinale, di cui in questo momento non ricordo il nome, afferma che la riforma della scuola del ministro Gelmini è una buona riforma, è nel giusto? E alcuni organi di comunicazione vicini, se non di proprietà della Chiesa, sono da considerarsi come la voce della Chiesa Cattolica, e se sì, possono a loro volta sbagliare? Per esempio, se in un editoriale il signor Englaro viene chiamato testualmente “assassino”, è corretto? E il fatto che il papa Giovanni Paolo II si sia affacciato più volte da un balcone di Santiago del Cile col generale Pinochet, al quale ogni anno mandava biglietti di auguri con scritto “exellentissimo general”, e che abbia fatto più o meno lo stesso (benché con meno partecipazione) con Fidel Castro, è corretto, in quanto atti e dichiarazioni del pontefice? Secondo Lei è corretto che la Chiesa possieda una banca? Questo può essere conforme col messaggio del Vangelo? E se sì, è corretto che in passato sia stata coinvolta con episodi di speculazioni che hanno riguardato la loggia massonica P2 e la mafia? Ed è corretto che sacerdoti e persino un vescovo dell’America Latina appartenenti alla cosiddetta corrente “teologia della liberazione” che denunciavano i massacri degli indios da parte dei ricchi fazenderos, siano stati obbligati al silenzio con una determina papale (e mi scuso se non conosco il termine appropriato)?
Mi creda, non voglio fare affermazioni offensive, ma cercare di capire e di ascoltare il suo punto di vista.
La saluto cordialmente.
La mia risposta, caro Mauro, è forse banale, ma (credo) essenziale: la responsabilità, di fronte a Dio, è personale, e questo include anche le alte gerarchie della Chiesa. Unicamente in due casi, come noto, vi è infallibilità: 1) nei pronunciamenti del vescovo di Roma (successore di san Pietro, vicario di Cristo) “Ex Cathedra”; 2) nelle deliberazioni assunte dai Concili Ecumenici in piena comunione con il vescovo di Roma. Ma – per chi crede in Cristo e nella sua unica Chiesa Cattolica – vi è un sacro rispetto per il Sacramento del quale sono rivestiti, in particolare, i vescovi, ed il vescovo di Roma in modo speciale, e – dunque – anche per ogni deliberazione assunta dal singolo vescovo di ogni Chiesa particolare. Per quel che concerne i quotidiani di estrazione cattolica, anche lì vale il principio della responsabilità individuale del singolo giornalista (che dovesse scrivere parole offensive verso qualcuno) e del direttore della testata (che dovesse consentirlo), e – più in alto – di chi, sopra di loro, non prendesse alcun provvedimento, nemmeno il richiamo verbale. Non sta a noi giudicare, ma sarà Dio a giudicare ognuno di noi, laici, sacerdoti o monaci, in base alle opere del nostro cuore (cfr. 2 Corinzi 5,10): dunque, in base alle intenzioni del nostro cuore, e – soprattutto – in base alla misura in cui avremo donato il nostro cuore a Gesù Cristo (perché questo significa “aver fede”), saremo giudicati da Dio.
Sono da poco tornato da un incontro di preghiera, per questo sto rispondendo a quest’ora tarda, ma – quando si tratta di pregare con il cuore – sono, non soltanto felice di farlo, ma prego Dio di poterlo fare – comunitariamente – molto spesso.
Un abbraccio nel Signore a tutti voi
Marco
[…] sù de òtan prosèuche, eìselthe eis tò tameiòn sou kaì , kleìsas tèn turàn sou, pròseuxai tò Patrì sou tò en tò krouptò kaì o Patèr sou o blèpon en to kruptò apodòsei soi.
(Mt.6,5-6)
“(5)E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. (6)Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.” (Matteo 6,5-6)
Claudia, innanzitutto nel passo da te citato in greco (che io ho citato sopra in italiano) hai riportato soltanto il versetto 6 del cap. 6 del Vangelo secondo Matteo, omettendo il 5 (seppure indicato tra parentesi), il quale, quest’ultimo – a mio parere – era semplicemente diretto alla mia persona per denigrarla, ingiustamente. Il Signore conosce la sincerità delle mie parole e della mia testimonianza, ma dubito molto che apprezzi il tuo comportamento offensivo nei miei riguardi: stai davvero superando ogni limite di mancanza di rispetto nei miei confronti, e – a questo punto – chiedo a don Fabrizio (che è stato – dopo la mia conversione – il primo sacerdote con il quale mi sono confessato ad agosto 2004, grazie a Marino ed Annie Flora, i quali me lo avevano presentato nel luglio 2003), di far capire a Claudia la sincerità delle mie parole e delle mie intenzioni.
Sul valore della preghiera personale, vissuta nel segreto della propria camera, non vi è alcun dubbio. Ciò che, invece, credo sia fondamentale porre in risalto, è la quasi totale assenza – nelle parrocchie – di un’autentica vita di preghiera comunitaria, centrata ed alimentata dalla lettura della Parola di Dio, e – a costo anche di morire martire – non vi sarà nessuna “Cluadia” che potrà fermarmi dal riproporla ad oltranza, in ogni contesto parrocchiale dove avrà un senso cristiano proporla.
uno alla volta, per carità!
ragazzi, moderatevi da soli, io sono allo stremo delle forze.
Mi spiace, don Fabrizio, ma Claudia era andata davvero oltre ogni limite (mentendo senza pudore) con la sua citazione, riferendola a me al versetto 5.
Un abbraccio, e scusami ancora se ho dovuto chiedere il tuo supporto
Marco
lei cita il Vangelo, io cito il Vangelo.
mai sentita offesa da una citazione del Vangelo…
per me si chiude qui, ricordandole che questo è un sito letterario non un contesto parrocchiale e che le sue scorribande sono fastidiose anche per chi è credente almeno quanto lei.
Pace e bene y adios!
claudia
Tu, Cluadia, citi il Vangelo per insultare, io lo cito per tentare di edificare: sono due finalità diametralmente opposte tra loro.
Tranne che per Fabrizio che ha lavorato il triplo a causa della Prime Comunioni, auguro un buon 1° maggio di festa per tutti! Compreso Giuseppe-DannyBoy-Iannozzi…nonostante il colpo basso musicale assestatoci 😉 Quella mia, con Arisa, era una provocazione, ma vedo che non è servita ad interrompere la riunione condominiale 😉
Quanto a Marco, Claudia, Anonimo etc…voglio dire soltanto questo:
sono reduce dalle tre giornate di convegno “Testimoni Digitali”, l’appuntamento che a Roma ha riunito quasi 1.500 persone -provenienti da tutta Italia- che nella Chiesa operano nel mondo della comunicazione e della cultura.
Partendo dalla presa di coscienza delle potenzialità e dei rischi dell’utilizzo delle nuove tecnologie e della Rete, dove si intrecciano, si coltivano e si sviluppano nuove relazioni, siamo chiamati a offrire una testimonianza competente, credibile e coraggiosa che sappia dire Dio con i linguaggi dell’oggi, che sappia abitare in modo intelligente il territorio digitale.
Il Papa ha ribadito l’immagine della Rete come di un “Portico dei Gentili”, dove poter incontrare l’altro, anche lontano dalla visione cristiana della vita, nella consapevolezza di essere animati da una «sana passione per l’uomo».
Una scommessa impegnativa ma non si può rinunciare ad abitare un territorio sempre più popolato, soprattutto dai giovani che, secondo quanto ha rivelato la ricerca presentata al convegno, fanno delle nuove tecnologie un uso più consapevole di quanto si pensi. Si tratta di saper instaurare relazioni nel segno della carità evangelica in uno spazio che rappresenta ormai un vero e proprio ambiente culturale, non limitandosi a fornire informazioni, pur necessarie, sulle attività delle proprie comunità.
Si tratta di proporre volti e storie che raccontino nel concreto la speranza cristiana agli uomini e alle donne di oggi, frequentando con intelligenza i luoghi dell’oggi. Si tratta di investire sulla formazione di validi animatori della comunicazione e della cultura (che si affianchino agli altri collaboratori pastorali) e sulla formazione di educatori e genitori, che sono chiamati a conoscere le opportunità offerte dal “mare digitale”, come lo ha definito Benedetto XVI, per poter meglio rispondere alla sfida educativa nei confronti delle nuove generazioni.
«La nostra forza – ha detto il Santo Padre a conclusione del convegno “Testimoni digitali” – sta nell’essere Chiesa, comunità credente, capace di testimoniare a tutti la perenne novità del Risorto, con una vita che fiorisce in pienezza nella misura in cui si apre, entra in relazione, si dona con gratuità».
Il mio invito è a fare anche di questo blog un PORTICO DEI GENTILI, ove dialogare in maniera misurata, con il cuore prima che con l’erudizione e l’abilità tecnologica, per rispetto di chi ci ospita e di chi lo frequenta ovvero tutte PERSONE di cui va tutelata la dignità umana. Usiamo quindi tutta la nostra intelligenza per dialogare e testimoniare, ma non scordiamoci della CARITA’ (per non essere bronzi che risuonano o cembali che tintinnano inutilmente, nel migliore dei casi, o fanno danno, nel peggiore, inducendo gli altri a non partecipare più al blog).
Grazie dell’ascolto e ancora auguri a tutti!
Titti
Auguri di cuore anche a te, Titti
Un grande abbraccio nel Signore
Marco
Siamo a un punto morto a forza di citazioni, di presunzione, cercando di dimostrare chi è più dotto…
Poniamo per assurdo che il Papa affacciandosi al balcone invece del Vangelo abbia in mano una pistola e che la usi per sparare sulla folla dicendo poi che è stato deciso da Dio, che gli ha parlato, Lei, gentile Marco Sini, accetterebbe la spiegazione del Papa e soprattutto la riterrebbe utile a dichiararlo non colpevole?
Chiaro che non accadrà mai. Forse!!!
Però oggi Benedetto XVI, come i suoi predecessori, continuano a dichiarare che Giordano Bruno il Nolano è nemico della Chiesa, quindi per la Chiesa è stato giusto condannarlo al rogo. Lei, che mi dice che il Papa è di parola infallibile, lei Marco Sini ritiene dunque che Giordano Bruno il Nolano sia nemico della Chiesa, dell’umanità? Un sì o un no, non mi serve altro: o un sì o un no.
In quale vangelo è scritto che la Chiesa di Gesù, e non quella di Pietro, è nel diritto di mettere al rogo, anzi di togliere la vita a chi gli è inviso? Mi può indicare questo passaggio, per cortesia? A me è sfuggito, si vede che sono un po’ distratto.
Questa discussione potrebbe protrarsi all’infinito e io non ho così tanto tempo a disposizione. E per giunta qualcuno si sta già annoiando. 🙂 Dunque per non essere accusato d’annoiare il mio prossimo e perché non ho un tempo infinito a mia disposizione, direi di finirla qui. La mia posizione sul Cristianesimo è poi quella di Bertrand Russell, che trova molto bene illustrata in “Perché non sono cristiano”.
A questo punto saluto Titti, Claudia, l’anonimo, ecc. ecc. E ringrazio Fabrizio e un po’ tutte/i d’avermi sopportato. 🙂
Buon 1mo Maggio.
g.
Caro Marco, le sue risposte non sono affatto banali ma, semplicemente, reticenti. Però non è mia intenzione insistere, per cui la saluto e stia bene.
Caro Mauro, la mia non è reticenza, la mia è umiltà: semplicemente, non sta a me giudicare. Ma credo fermamente in Gesù Cristo, nello Spirito Santo che opera, in modo particolare, nei Sacramenti; credo nella Successione Apostolica, nel primato del vescovo di Roma (successore di san Pietro), nella sua infallibilità nei pronunciamenti “Ex Cathedra”, come credo nell’infallibilità delle deliberazioni assunte dai Concili Ecumenici in piena comunione con il Papa; credo nell’amore infinito di Cristo nei nostri riguardi, operante in modo speciale attraverso l’unica Chiesa Cattolica (nella potenza dello Spirito Santo); credo nel libero arbitrio (che implica credere che anche un vescovo possa – se lo vuole – comportarsi non per il meglio); credo che il Signore adempirà il suo piano di salvezza attraverso la sua unica Chiesa; credo anche che tutti noi – credenti battezzati – siamo chiamati a vivere con forte coinvolgimento il rapporto con Dio e con il prossimo, a non lasciarci vincere dallo sconforto, e a non ridurre – tristemente – la Chiesa ad un “supermercato” dei Sacramenti, lasciando (seppure temporaneamente – cfr. Matteo 16,18) che l’ipocrisia prevalga sulla Verità.
Signor Giuseppe, alla sua domanda su Giordano Bruno rispondo senza paura: non lo ritengo nemico dell’umanità, ma, oggettivamente, aveva e professava (da cattolico e religioso) idee e credenze alquanto eterodosse, che potevano – nella sua epoca di forte ignoranza – deviare il cuore dei semplici verso posizioni lontane dalla Verità. Certamente, se fosse dipeso da me, non sarebbe finito sul rogo, ma – anche in questo caso – chi sono io per giudicare le scelte della Chiesa nei suoi massimi rappresentanti? E chi sono io per giudicare vescovi ed inquisitori vissuti in un’epoca molto difficile della nostra storia? Lasciamo che sia Dio a giudicare, l’unico “giusto giudice”! (Cfr. Ebrei 10,29-31; Romani 12,19-21; 2 Timoteo 4,8).
Un fraterno saluto
Marco
Marco, il suo scritto, redatto con uno stile dogmatico che personalmente trovo interessante, potrebbe essere valido se la sua chiesa – unica Chiesa Cattolica, come scrive – si occupasse di questioni dottrinali, dell’interpetazione delle scritture ecc; se cioè, non si occupasse di faccende mondane e politiche, delle quali invece si occupa, fin troppo, interferendo pesantemente con leggi dello Stato e la libertà delle persone per imporre non punti di vista religiosi, ma divieti, comportamenti indotti, discriminazioni sessuali, indicazioni di voto neanche tanto allusive, leggi, addirittura. E io le avevo chiesto, portando qualche esempio, se tutto questo può essere conforme al messaggio del Vangelo –
Caro Mauro, la Chiesa (in tutti i suoi componenti, ed in particolare nei suoi vescovi, successori degli apostoli) è chiamata a dare testimonianza della Verità, che non è una categoria astratta dello spirito, ma una Realtà che si è incarnata in Gesù Cristo nostro Signore. Dunque, il fatto di intervenire su questioni etiche (che inevitabilmente riguardano anche l’agone politico), è un dovere da parte dei vescovi. Il punto, semmai, è un altro: questo non basta! Non basta dire “per Dio questo comportamento è giusto, e quest’altro è sbagliato”; perché noi cattolici non siamo chiamati a rendere testimonianza semplicemente di sante norme (tra l’altro in larga parte già scritte nei nostri cuori – cfr Romani 2,14-15), ma a testimoniare, con la nostra vita e le nostre parole, che “Gesù Cristo è il Signore”, il Risorto dai morti, Colui che ci apre le porte della felicità eterna. Ciò che – credo – i vescovi dovrebbero incentivare sono le iniziative (a livello parrocchiale), per creare gruppi carismatici radicati nella Parola di Dio (guidati dai vescovi e dai sacerdoti, non dai Movimenti): questo è ciò che manca. Ma, comunque, è un dovere dei vescovi evidenziare e far discernere a tutti ciò che è vero, nobile, giusto e puro, da ciò che non lo è: non vi è dubbio su questo punto.
Caro Marco, quindi dalle sue parole io concludo che, secondo lei, la Chiesa è, e deve essere, anche un organismo politico, che orienta i fedeli secondo ciò che è giusto, perché “è un dovere dei vescovi evidenziare e far discernere a tutti ciò che è vero, nobile, giusto e puro, da ciò che non lo è: non vi è dubbio su questo punto.” Dunque quel cardinale che ha lodato la riforma Gelmini (ed è solo un esempio fra molti), che sta distruggendo la scuola pubblica per favorire quella privata, è “nobile, giusto e puro.” Cosa c’entri questo col messaggio del Vangelo resta X me un mistero, mentre è chiaro che, essendo la Chiesa un movimento politico, va criticato e combattuto come tale.
Spero solo che il suo pensiero non sia maggioritario nel mondo cattolito.
Caro amico, credo sia importante discernere le prese di posizione individuale (in particolare del singolo vescovo o cardinale), da quelle del Papa e della CEI. Queste ultime sono le posizioni ufficiali della Chiesa italiana; quelle personali, invece, (per quanto autorevoli) non hanno alcun rilievo generale. In entrambi i casi, comunque, vi è sempre, in ogni epoca, anche la possibilità dell’errore umano, eccetto (come ho già evidenziato più volte) per i pronunciamenti del Papa “Ex-Cathedra” e per le deliberazioni dei Concili Ecumenici in piena comunione con il vescovo di Roma. Il fatto di intervenire su questioni “etiche” non significa fare politica, come lei dice, ma preoccuparsi (da parte dei vescovi) del bene spirituale e materiale delle persone, di ogni persona, e questa è – certamente – volontà di Dio.
Caro Marco, quindi io capisco che l’infallibilità si ha nelle posizioni ufficiali, quindi le encicliche e altri documenti ufficiali. Io non ho nulla obiettare per quanto riguarda questioni dottrinali, lettura delle scritture, non entrerei mai nel merito.
Ma, da un lato lei sostiene che i cardinali parlano a titolo personale, e le loro posizioni “non hanno alcun rilievo”; dall’altro ribadisce che intervenire su questioni “etiche”, al fine di occuparsi “del bene spirituale e materiale delle persone” è “volontà di Dio.” A me sembra dire tutto e il contrario di tutto. Per cui quando un autorevole rappresentante della gerarchia loda la riforma Gelmini, come dobbiamo reagire? Alzare le spalle, perché non ha alcun rilievo? Oppure si sta occupando “del bene spirituale e materiale delle persone” (la scuola cos’è?) e quindi sta cercando di attuare la volontà di Dio? E quando si cerca con ogni mezzo di contrastare una legge dello Stato sovrano, in particolare quella sull’aborto, fornendo addirittura indicazioni di voto (solo apparentemente indirette) cosa si sta facendo? Per realizzare la volontà di Dio una Chiesa deve cercare di scardinare uno Stato? Oppure sono posizioni che non hanno alcun rilievo? E quando il papa riabilita alcuni vescovi lefebveriani, tra cui un dichiarato negazionista, suscitando le proteste degli ebrei, è infallibile? E com’è possibile che in seguito abbia dichiarato che non lo avevano informato delle sue posizioni negazioniste?
Guardi, io ho il massimo rispetto per la sua fede, e mi creda che vorrei averla anch’io, perché la vita sarebbe più semplice, con risposte certe e assolute; ma è per me un mistero il rapporto tra una Chiesa che possiede una banca, che regna su uno stato di monarchia assoluta, i cui alti esponenti parlerebbero a titolo personale e al contempo per il bene materiale e spirituale delle persone su argomenti con toni che considero profondamente negativi, che interferiscono con la vita pubblica e con la libertà delle persone, e il messaggio del Vangelo.
Caro Mauro, io ho detto che le affermazioni di un singolo cardinale (per quanto autorevole questo possa essere) non possono, in alcun caso, avere un rilievo generale (che non significa affatto, ovviamente, che non abbiano valore ed importanza), perché le decisioni nella Chiesa vengono assunte collegialmente, ed anche il Papa – prima di prendere qualsiasi decisione che abbia anche un minimo rilievo – si consulta con gli altri vescovi ed altri collaboratori. Il punto, che a lei sfugge, è che la Chiesa fa quello che può per custodire il “buon deposito” della fede, e questa missione non è riducibile al solo piano dottrinale, ma anche pastorale ed etico. I vescovi hanno ricevuto un preciso mandato da Cristo – mediante gli apostoli – per curare il gregge di Dio (cfr. ad es. Giovanni 21,15-17), e questa cura non riguarda unicamente la vita spirituale e di preghiera, ma anche il piano etico, e dunque vi è, da parte loro, il dovere di orientare le persone sulle scelte più vere e giuste dal punto di vista morale, in piena comunione con l’amore di Dio, rivelatosi in Cristo.
Personalmente, non mi occupo di questioni politiche, ma ho stima per una persona come il ministro Gelmini, e la demonizzazione che fa lei della sua riforma non mi sembra affatto obiettiva, anche se non discuto che possano esserci aspetti opinabili in essa, ma mi astengo dall’approfondire la questione, e la prego di non avviare qui una discussione su temi politici, che (lo ripeto) a me interessano poco (e credo anche agli altri frequentatori di questo blog).
Comunque, non vi è contraddizione nelle mie parole: il Signore ha affidato alla sua unica Chiesa anche la cura pastorale e morale delle persone, che non significa che debba imporre alcunché, ma semplicemente ricordare a tutti che, prima di fare qualsiasi scelta, è bene essere attenti a discernere ciò che è buono e giusto da ciò che non lo è.
Caro Fabrizio.
Il mio primo bacio mi ricorda la poesia “El Beso” di Federico
Barreto.
Un abbraccio forte dall Ecuador.
Rashide.
Giuseppe, Mauro, Marco,
accogliendo l’invito di Rashide da oltreoceano fate pace e datevi un beso… 😉
http://www.esnips.com/doc/8d71e38f-1eff-45ac-b305-69a17de5ecbf
Titti
Sei molto dolce Titti, dal punto di vista caratteriale il mio ideale di moglie è esattamente come te, spero di incontrare una donna come te, e sposarmi presto.
Un abbraccio nel Signore
Marco
ciao Rashide, e buon soggiorno!