Una ragione per procedere

di Emanuele Kraushaar

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Prima di procedere c’è da capire questo: sono sempre stato solo e sempre ho cercato qualcuno con cui stare. I miei insuccessi mi hanno portato ad uno stato di completa afasia. Non dico più niente a nessuno, perché ho capito che nessuno ha interesse ad ascoltarmi.
Da tre mesi mi sono trasferito in un piccolo paese dell’Abruzzo. Ci sono capitato per caso, un giorno che ero in preda ad una delle mie crisi.
Qui ci sono più gatti che persone. Le piazze brillano di una luce bianca, infatti il sole si nasconde dietro grosse nuvole.
Gatti, piazzette vuote, un cielo che sembra infinito. Nient’altro.

Giovedì mattina conosco Rita. E’ lei a farmi un paio di domande, mentre siamo in fila dal panettiere.
Non ricordo nemmeno le mie risposte, poi sono io a chiedere qualcosa.
“Sono capitata qui per caso” dice.
E poi aggiunge che si fermerà qualche giorno perché il posto le piace. Ha le fossette e le sue labbra sembrano un frutto esotico.
Venerdì mattina torno là dove l’ho conosciuta. Giro qualche piazza, ma ci sono solo gatti.
Non potrei sopportare di non rivederla.
Sabato mattina finalmente mi appare seduta su una panchina.
Vorrei chiederle molte cose. Ultima: “Che ci fai qui?”.
Non dico niente. Rita non mi riconosce nemmeno.
Ha gli occhi vuoti e muove la bocca; le sue labbra adesso sembrano l’unione umida di due lombrichi.

16 pensieri su “Una ragione per procedere

  1. carlabariffi

    Forse la persona sulla panchina
    non era Rita.
    Però se non gliel’hai chiesto…
    Viviamo circondati da fantasmi!

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  2. Gaja

    Signora, sono sempre più d’accordo con lei.
    I gatti non hanno bisogno di parlare: ti guardano fisso e ti “inoculano” il loro pensiero.
    Ci possiedono, i gatti.
    I gatti.

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  3. carlabariffi

    i gatti i gatti….
    Quale potere felino negli occhi di un gatto!
    Ma com’è che quasi tutti abbiamo un gatto?
    Cerco sempre di non guardarli a lungo negli occhi!;-)

    Vi presento i miei: Mordicchio e Minù..
    🙂

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  4. Gaja

    Piacere: la mia si chiama Margot, in onore al “Maestro e Margherita” di Bulgakov, e la potete ammirare nella home page del mio blog! ;-)))

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  5. Anna L.B.

    I miei gatti sono certosini, stupendi, di colore variano dal grigio all’azzurro all’argento. Sono madre e figlio, si chiamano Felicina e Koala. Comprare Felicina è stata una delle cose più azzeccate della mia vita. W i gatti.

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  6. Anna L.B.

    Ma a parlare di gatti si va fuori tema rispetto a questo bel racconto. Io ci vedo un universo di afasia, dove la ragione per procedere sembra manifestarsi per un breve arco di tempo come la possibilità di parlare: ma poi il mare dell’anticomunicazione si richiude definitivo sul protagonista. Ci vedo la storia di una condanna. Magari anche una foto dell’istinto di morte, sviluppata nel laboratorio dell’inconscio: forse l’idea deriva da un sogno di Emanuele? Mi viene in mente perché mi paiono scene oniriche. MIAO.

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  7. Gaja

    Sì, Anna, concordo. Ed è per questo, per il suo aspetto onirico, che mi piace e mi affascina il racconto di ek. Evocativo, pieno di parole non dette, per l’appunto. Assordante.

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  8. mariobianco

    Questo breve pezzo mi è piaciuto molto.
    Io l’ho visto come uno spezzone di filmato in bianco e nero, drammatico, ed un po’surreale tuttavia.
    A parte i gatti che piacciono anche a me,
    mi è venuto ancora voglia di sentire notizie di questa Rita, che ci hai fatto solo intravedere.

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