La mia vita non è un granché. Anzi diciamola tutta: ho un lavoro da schifo, non sono innamorato, non ho amici e ho perso quasi tutti i capelli. La cosa che più mi piace della settimana è la doccia del sabato sera. Perché sto quasi un’ora sotto l’acqua e sogno di essere il mio vicino di casa. Quello ha una ragazza molto carina e il sabato vanno sempre a cena fuori o al cinema o a teatro oppure semplicemente se ne stanno a casa a fare l’amore.
Non provo invidia. Mi piace pensare di essere lui: tutto qui.
Lo scorso sabato la ragazza l’ha mollato.
“Lo so che l’hai rivisto!” ha urlato lui.
“Vedo chi mi pare!” ha detto lei.
Le sue parole, attraverso le pareti, sono stati coltelli anche per me.
Poi non ho più sentito la sua voce.
Sono entrato nella doccia, ma l’acqua non usciva calda e vaporosa come al solito.
I capelli intasavano il buco dello scarico e il piccolo gorgo sembrava trascinare via anche me, ma non c’era niente da fare: sarei rimasto lì anche per sempre.

molto bello, kraushaaremanuele;l’orrore metafisico di una doccia hitchcockiana dove l’ucciso è il sogno.
saluti,
rs
è triste raccogliere il grumo dei capelli che intasano lo scarico
un gesto che si ripete spesso
ma non soffre il cuoio
è duro
e si rinforza.
1) A me invece piace stasare la vasca.
2) Bel raccontino sì. I vicini sentiti dalle pareti sono l’universo altro per eccellenza, un lato ombra da paura. Direi che il protagonista del racconto si era adagiato su un incubo, ma non lo sapeva.
Ek, mi piace sempre di più leggerti. Sei inquietante, nei tuoi scritti, e io adoro essere spiazzata. un abbraccio, ek!
Grazie..
un abbraccio anche a te!
un bell’esempio di racconto condensato, mi è piaciuto, complimenti 🙂
Complimenti, Emanuele, sempre efficace questo tuo rivisitare le grandi inquietudini nei gesti minimi della quotidianità