Da Il sangue degli altri, Sironi.
Verso le nove, Lo Coco ricevette una telefonata. Numero riservato. Aveva già ricevuto due offerte commerciali quella mattina. Era incerto se prendere il telefono o no. Decise di sì.
La voce bassa di un uomo. «Signor Lo Coco? Il giornalista?».
«Sono io» rispose Lo Coco.
«È lei che si occupa dell’affare dei casinò per “L’Ora”, giusto?».
«Sì, sono io».
«Toti Catania sono, il presidente della società Trinacria, cioè a dire l’amministratore unico».
A piede libero, pensò Lo Coco. E già, il magistrato non aveva richiesto la custodia cautelare.
«Mi dica».
«Vorrei incontrarla. Presto».
«Non si può fare al telefono?».
«No. Meglio di no».
«Ascolti, Catania. Io ho delle fonti precise per quello che ho scritto.
Mi quereli pure se non le va bene qualcosa, ma non mi chieda di incontrarla».
«Lo Coco, a me me la stanno mettendo in culo».
«Non per causa mia».
«Lei giornalista è?».
«Giornalista sono».
«E allora. Ci sono cose che i giornali devono scrivere. Bisogna fare un bel casino prima che insabbino tutte cose. Porco zio, porco».
Catania si bloccò. Attendeva una reazione.
«Allora mi dica dove e quando ci possiamo incontrare» chiese Lo Coco.
«Tra mezz’oretta, alle nove e trenta, va bene?».
«Va bene. Dove?».
«Piazzale Ungheria, vicino il bar Mazzara».
«Come la riconosco?» chiese Lo Coco che non ricordava di avere mai visto una foto di Toti Catania.
«Camicia bianca con cravatta rossa, niente giacca che si crepa dal caldo. Sa che c’è l’edicola?».
«Sì».
«Mi trova che guardo i giornali all’edicola».
«Okay, a dopo allora» disse Lo Coco, e riagganciò.
Il telefono squillò di nuovo, immediato. Lo Coco prese la cornetta.
«Buongiorno, il signor Corrado Lo Coco?» chiese una donna.
«Sono sempre io» rispose Lo Coco.
«Sono Giovanna di Vodafone…».
Lo Coco riagganciò.
Alla nove e quindici scese dall’appartamento di via XX settembre. Piazza Ungheria era a non più di dieci minuti di strada a piedi.
Quando arrivò sotto i portici di via Ruggero Settimo, mancavano ancora cinque minuti all’appuntamento. Dall’asfalto saliva un
caldo cocente. Lo Coco guardò distratto gli oggetti in ebano che un africano nerissimo, vestito di una lunga tunica gialla e verde,
stava poggiando su un telo. Un altro ragazzo nero sistemava per terra borsette di Louis Vuitton. Un uomo piccolo e tozzo iniziò a ordinare decine di cravatte a tinta unita dentro un grande ombrello rovesciato. Sopra, poggiò un cartello «PURA SETA, 5 EURO». Un arabo sistemava sul marciapiede CD in custodie di plastica trasparente. Lo Coco li guardò.
«Cercavi qualche cosa?» disse l’uomo.
«Sto dando un’occhiata» rispose Lo Coco.
«Se non vedi qualche cosa che t’interessa, basta che me lo dici. Io chiamo a un compare mio e lo faccio portare. Eh, che dici?».
«No, no, grazie. Ho fretta».
«Un CD solo 5 euro» disse ancora l’arabo. Ma Lo Coco si era già allontanato. Sentì l’arabo gridare: «Ti posso fare 4 euro, perché sei tu».
Lo Coco passò davanti le vetrine di Dell’Oglio. Proseguì verso il bar Mazzara. Vide un uomo con una camicia bianca e una cravatta
rossa in piedi a fianco dell’edicola. Guardava le riviste. Doveva essere il signor Catania. Lo Coco gli fece un segno con la mano, Toti Catania non lo vide. Allora Lo Coco si avvicinò a passo rapido. Toti Catania si girò. In quel momento il suo sangue schizzò ovunque e lui crollò a terra. L’arabo, che era corso dietro Lo Coco, si bloccò, si girò e scappò via.

Grande ritmo, complimenti Antonio.
mi son spaventato