Domattina vado al Festival biblico. Dico che canterò, scherzando con gli amici. La Bibbia, in fondo, è musica, attraversata da ritmi, suoni, melodie: il canto del mare, quello di Deborah, l’inno implacabile di Lamech. La Scrittura è uno spartito interpretato da corni e trombe, zufoli, flauti e cimbali, accompagnato dall’arpa e dalla cetra, sospinto dall’autorevole shofar, capace di schiantare le mura di Gerico antica. Quasi un controcanto rispetto all’armonia femminea del Suonatore di liuto, la linea morbida e sensuale delle mani, le labbra stillanti il testo sconosciuto, la pagina che si affloscia lentamente, i fiori appena colti, la frutta già segnata dal tempo e un violino che pare offrirsi all’estro dell’osservatore. Tra le due musiche cerco la mia voce, sospesa tra il liuto e lo shofar, fra il tempio e la stanza, visitata dalla luce.


per quanto belle si tratta di nature morte, quelle in cui è immerso il musico.Nasce allora una domanda:se l’es-senza è componente sostanziale di un corpo assente sarà la musica qualcosa che ha a che fare con la morte o la mortalità anch’essa? Cos’è la musica se non ciò che non c’è?Una natura morta anch’essa, per quanto gravida di forme, è la parte morta di ciò che era vivo in chi in sé la sentiva prima della creazione.La scrittura, lo strumento sul tavolo, non fanno che sottolineare la sua natura,una natura morta al pari dei fiori, della frutta, quel doce miele del fico, erotico simbolo di ciò che è natura del femminile e dunque del generare, del creare la vita.Eppure i cinque elementi: gli strumenti,liuto e violino, il suonatore, i fiori, la frutta, spertiscono una sola scrittura, che resta segreta ed è l’unica che fa vivere persino l’immagine, natura morta anch’essa, del quadro. Una specie di rosa a cinque petali dentro cui sta la sintesi dell’essenzialità che ci sfugge.f
armonizzare gli opposti… un viaggio senza fine
grazie, fabry
f&r
Magnificat|
MPia Q
Don Fabrizio, gliele canti o gliele suoni, se preferisce 😉 come questo suonatore di liuto che somiglia molto all’ipotetico ritratto di Caravaggio, di sfondo al quadro dei musici gia’ commentato.
L’artista era ossessionato da se stesso? Forse come chi scrive mette qualcosa di se’ nei propri libri, cosi’ chi dipinge si ritrae nelle proprie opere.
A.A.augurante in bocca al lupo!
Un brano di scrittura esemplare , altamente “ispirato”.
Quando si dice che uno scrive da dio, si pensa a perle rare come queste, diademi di poesia e di felicità espressiva , frammenti lirici che fanno corona ad una vocazione irrinunciabile , al richiamo costante e ineluttabile del destino, il tuo destino.
Fabry caro, stavolta sei stato perfetto, come può esserlo la creatura umana.
Non è un complimento. E’ la verità.
Un grande abbraccio e tantissimi auguri per la tua escursione vicentina.
Augusto
PS: Al tuo ritorno…ti dirò del tuo libro.
La voce di per se è musica, può essere più o meno armonica e melodiosa ma tale è. Modularla bene salva le corde vocali e costringe l’attenzione su se stessa. Certo chi ha già una bella voce parte avvantaggiato ma una maestra di canto mi ha detto che tutti possiamo migliorarne il timbro anche se non diventeremo mai la Callas o Pavarotti. Tra la sinfonia del battito del cuore e la preparazione scrupolosa e meticolosa troverai il timbro giusto e ancora una volta conquisterai il tuo pubblico. A volte userai da sottofondo il battito cardiaco altre le onde di risonanza cerebrali come un diapason del sapere. Perciò don, sei quasi alla sinfonia giusta che avrai come d’incanto di fronte alla platea.
Parlando di Caravaggio, ultimamente la critica è molto divisa. Molti dei quadri attribuiti al pittore sono in realtà dei “caravaggeschi” ovvero dipinti di suoi allievi, perchè bisogna ricordare che è stato un grande maestro proprio e anche nel senso di insegnante. Di recente ho letto che un modo per distinguere i veri “Caravaggio” è quello di analizzare il dipinto come ai raggi X. Caravaggio in ogni quadro dipinge la donna amata e poi su quella figura dipinge uno dei portagonisti del dipinto stesso. Come meravigliarsi allora se alcune figure hanno un che di femmineo? Sembra che questa sia una scoperta recente e certa per attribuire la paternità dell’opera. Come tutti gli artisti è un po’ narciso ma Caravaggio dipinge se stesso ogni volta che vuole dare un messaggio particolare come ad esempio nel quadro del tradimento di Giuda. Il dipinto è molto scuro ma in alto a destra compare un uomo con una lanterna in mano a portare un po’ di luce, quell’uomo è l’autore stesso. Oppure nel Davide con la testa di Golia, che vi assicuro sembra proprio vera, esce dal dipinto, e testimonia la sua paura per un rientro a Roma dove potrebbe essere ucciso. Ogni volta che l’autore compare c’è un messaggio speciale più o meno velato.
che dire don? solletica le corde giuste ma poi ti aspettiamo a casa … LPELS e San Carlo:-)
SM