Vi ripropongo questi versi celebri di Arthur Rimbaud (Giorgio)
Dallo stesso deserto, nella stessa notte, sempre i miei occhi stanchi
si destano alla stella d’argento, sempre, senza che si commuovano i Re
della vita, i tre magi, cuore, anima, spirito.
Quando ce ne andremo di là dalle rive e dai monti, a salutare la
nascita del nuovo lavoro, la saggezza nuova, la fuga dei tiranni e dei
demoni, la fine della superstizione, ad adorare – per primi! – Natale
sulla terra!
***
Auguri dal fabry con pensierino di Natale di Anselm Grun.
Nel racconto di Matteo è insita una grande sapienza. Lì, dove siamo
insicuri, senza patria, senza il sostegno della nostra famiglia, siamo
accompagnati da un angelo. Nel mezzo delle insicurezze della nostra
vita l’angelo di Dio ci offre un sostegno e ci illumina. Egli ci dice
in sogno qual è la nostra situazione e se siamo minacciati da qualche
pericolo. Quando Dio nasce in noi, quando entriamo in contatto con il
nuovo che Dio crea in noi, ci sentiamo spesso come in terra straniera.
Non siamo capiti dagli uomini che ci circondano. Dobbiamo entrare in
un asilo interiore, finché ci diventi chiaro in quale direzione la
nostra strada va. Abbiamo bisogno di appartarci prima di poter tornare
nella comunità di coloro che ci sono affidati. Ma ci vuole del tempo
prima che diventiamo forti come il bambino Gesù e possiamo abitare
senza paura di esser perseguitati a Nazaret in Galilea. La Galilea è
considerata come la terra dei pagani, come la terra in cui ebrei e
pagani vivono insieme. Essa è l’immmagine della nostra vita, in cui
l’umano si mischia al divino, la religione all’ empietà, la monotonia
della vita quotidiana alla gioia della festa. Là, nel mezzo della
nostra vita quotidiana, il bambino divino deve crescere in noi. Là
dobbiamo vivere in modo autentico senza essere minacciati da Erode,
senza essere spinti dalle voci del nostro super-io in una direzione
che contradddice il nostro vero io.
***
Mi è molto cara questa poesia di Angelo Mundula, composta volutamente
– mi aveva spiegato – “con materiali poveri”.
Ottima idea, Fabrizio. Un abbraccio a te a tutti.
(I miei auguri, in prossimità delle feste:-)
Giovanni
Il presepe
La piccola casa:
quattro mura e una scala.
E vicino una spiaggia.
Vi si andava d’estate
e d’inverno a sentire
il mare ad annusare
il vento. Mio padre
rientrava presto la sera
e con mia madre e
qualche animale
formava a dicembre
il presepe di Natale.
Un lusso per quel tempo
e per chi non ce l’aveva.
Per noi una buona
novella, ogni sera,
accanto al focolare.
Mio padre si chiamava
Giuseppe, mia madre
Maria. Non fu casuale..
da Il Cantiere e altri luoghi (Carlo Delfino Editore)
***
Propongo questi versi.
Un caro saluto
Stefania
Alla vigilia di Natale
di Bertolt Brecht
Oggi siamo seduti, alla vigilia
di Natale, noi, gente misera,
in una gelida stanzetta,
il vento corre fuori, il vento entra.
Vieni, buon Signore Gesù, da noi, volgi lo sguardo:
perché tu ci sei davvero necessario.
***
Questa di Gianni Rodari
mi piace molto, tanto per non perdere in solidarietà..
Si chiama appunto Filastrocca di natale…
Ramona
Un abete speciale
Quest’anno mi voglio fare
un albero di Natale
di tipo speciale,
ma bello veramente.
Non lo farò in tinello,
lo farò nella mente,
con centomila rami
e un miliardo di lampadine,
e tutti i doni
che non stanno nelle vetrine.
Un raggio di sole
per il passero che trema,
un ciuffo di viole
per il prato gelato,
un aumento di pensione
per il vecchio pensionato.
E poi giochi,
giocattoli, balocchi
quanti ne puoi contare
a spalancare gli occhi:
un milione, cento milioni
di bellissimi doni
per quei bambini
che non ebbero mai
un regalo di Natale,
e per loro ogni giorno
all’altro è uguale,
e non è mai festa.
Perché se un bimbo
resta senza niente,
anche uno solo, piccolo,
che piangere non si sente,
Natale è tutto sbagliato.
***
Io so questa a memoria.
è pur sempre un poco noto e bel De Andrè (Remo)
Leggenda di natale
parlavi alla luna giocavi coi fiori
avevi l’età che non porta dolori
e il vento era un mago la rugiada una dea
nel bosco incantato di ogni tua idea
nel bosco incantato di ogni tua idea
e venne l’inverno che uccide il colore
e un babbo natale che parlava d’amore
a d’oro e d’argento splendevano i doni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni
coprì le tue spalle d’argento e di lana
di perle e smeraldi intreccò una collana
e mentre incanta lo stavi a guardare
dai piedi ai capelli ti volle baciare
dai piedi ai capelli ti volle baciare
e adesso che gli altri ti chiamano dea
l’incanto è svanito da ogni tua idea
e ancora alla luna vorresti narrarare
la storia di un fiore appassito a natale
la storia di un fiore appassito a natale
***
L’unica cosa che mi viene da mettere qui come strenna un po’ amara,
perché in questi tempi, cari i miei, non so proprio, è il testo di
questa bellissima Festival di Francesco De Gregori.
Dalla città dei fiori,
disse chi lo vide passare,
che forse aveva bevuto troppo,
ma per lui era normale.
Qualcuno pensò fu problema di donne,
un altro disse, proprio quasi come Marylin Monroe.
Lo portarono via in duecento,
peccato fosse solo quando se ne andò.
La notte che presero il vino
e ci lavarono la strada.
Chi ha ucciso quel giovane angelo
che girava senza spada.
E l’uomo della televisione disse:
“Nessuna lacrima vada sprecata,
in fin dei conti cosa c’è di più bello della vita,
la primavera è quasi cominciata”.
Qualcuno ricordò che aveva dei debiti,
mormorò sotto banco che quello era il motivo.
Era pieno di tranquillanti,
ma non era un ragazzo cattivo.
La notte che presero le sue mani,
e le usarono per un applauso più forte.
Chi ha ucciso il piccolo principe,
che non credeva nella morte.
E lontano, lontano si può dire di tutto,
non che il silenzio non sia stato osservato.
L’inviato della pagina musicale scrisse:
“tutto è stato pagato”.
Si ritrovarono dietro il palco,
con gli occhi sudati e le mani in tasca.
Tutti dicevano: “io ero stato suo padre”,
purché lo spettacolo non finisca.
La notte che tutti andarono a cena
e canticchiarono la “Vie en rose”
chi ha ucciso, il figlio della portiera,
che aveva fretta, che non si fermò.
E così fu la fine del gioco,
con gli amici venuti da lontano.
a deporre una rosa sulla cronaca nera,
a chiudere un occhio, a stringere una mano.
Alcuni lo ricordano ancora, mentre accende una sigaretta,
altri ne hanno fatto un monumento,
per dimenticare un po’ più in fretta.
La notte che presero il vino e ci lavarono la strada,
chi ha ucciso quel giovane angelo,
che girava senza spada.
abbracci a tutti
Antonello
***
Bellissimo testo… grazie.
Mi permetto di inserire questi versi come augurio per tutti.
Marco
LA CROCE DELL’ANNO
C’è un tempo dell’anno in cui la vita
Sembra fermarsi.
La radice contorta geme
D’un albero tutto sfiorito.
La foglia è morta. Il verde è nero.
Un gelo
Assidera le spoglie
Paralizzate, come un fuoco
Interno che consuma
Il bosco. Ma non rincuora.
Agli inizi di dicembre il Sole cade
A precipizio. Una voragine
E’ il giorno del solstizio:
Una cascata fino a natale.
Imperterrito continua a sperare
Il buon cantore. La sua mente
Allucinata è l’al di là: quest’acero
Fiorente e senza storia
Che a dicembre o a maggio
Cresce lo stesso.
“Canta
Ragazzo in te
L’alba dell’increato”.
***
Rainer Maria Rilke
(da Elena F. Ricciardi)
Silenzio. Chi più in profondo tacque,
attinge le radici del parlare.
Poi un giorno ogni sillaba matura
sarà la sua vittoria:
su ciò che nel silenzio non tace,
sugli scherni del male;
perché il male si sciolga senza traccia,
gli fu mostrata la parola.
***
Carissimi/e, vi propongo questo Racconto di Natale, di Dino Buzzati.
Paolo.
Tetro e ogivale è l’antico palazzo dei vescovi, stillante salnitro dai muri, rimanerci è un supplizio nelle notti d’inverno. E l’adiacente cattedrale è immensa, a girarla tutta non basta una vita, e c’è un tale intrico di cappelle e sacrestie che, dopo secoli di abbandono, ne sono rimaste alcune pressoché inesplorate. Che farà la sera di Natele – ci si domanda – lo scarno arcivescovo tutto solo, mentre la città è in festa? Come potrà vincere la malinconia? Tutti hanno una consolazione: il bimbo ha il treno e pinocchio, la sorellina ha la bambola, la mamma ha i figli intorno a sé, il malato una nuova speranza, il vecchio scapolo il compagno di dissipazioni, il carcerato la voce di un altro dalla cella vicina. Come farà l’arcivescovo? Sorrideva lo zelante don Valentino, segretario di sua eccellenza, udendo la gente parlare così. L’arcivescovo ha Dio, la sera di Natale. Inginocchiato solo soletto nel mezzo della cattedrale gelida e deserta a prima vista potrebbe quasi far pena, e invece se si sapesse! Solo soletto non è, non ha neanche, né si sente abbandonato. Nella sera di Natale Dio dilaga nel tempio, per l’arcivescovo, le navate ne rigurgitano letteralmente, al punto che le porte stentano a chiudersi.
Così, quella sera il Duomo; traboccante di Dio. E benché sapesse che non gli competeva, don Valentino si tratteneva perfin troppo volentieri a disporre l’inginocchiatoio del presule. Altro che alberi, tacchini e vino spumante. Questa, una serata di Natale. Senonchè in mezzo a questi pensieri, udì battere a una porta. “Chi bussa alle porte del Duomo” si chiese don Valentino “la sera di Natale? Non hanno ancora pregato abbastanza? Che smania li ha presi?” Pur dicendosi così andò ad aprire e con una folata di vento entrò un poverello in cenci.
“Che quantità di Dio!” esclamò sorridendo costui guardandosi intorno. “Che bellezza! Lo si sente perfino di fuori. Monsignore, non me ne potrebbe lasciare un pochino? Pensi, è la sera di Natale.”
“E’ di sua eccellenza l’arcivescovo” rispose il prete. “Serve a lui, tra un paio d’ore. Sua eccellenza fa già la vita di un santo, non pretenderai mica che adesso rinunci anche a Dio! E poi io non sono mai stato un monsignore.”
“Neanche un pochino, reverendo? C’è n’è tanto! Sua eccellenza non se ne accorgerebbe nemmeno!”
“Ti ho detto di no…Puoi andare…Il Duomo è chiuso al pubblico” e congedò il poverello con un biglietto da cinque lire.
Ma come il disgraziato uscì dalla chiesa, nello stesso istante Dio disparve.
***
Ecco i miei due soldi.
Art
Natale
di Giuseppe Ungaretti
Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade
Ho tanta
stanchezza
sulle spalle
Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata
Qui
non si sente
altro
che il caldo buono
Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare
Napoli, il 26 dicembre 1916
***
Natale
Friedrich Dürrenmatt
(da Emilia)
Era Natale. Attraversavo la vasta pianura. La neve era come vetro. Faceva freddo. L’aria era morta. Non un movimento, non un suono. L’orizzonte era circolare. Nero il cielo. Morte le stelle. Sepolta ieri la luna. Non sorto il sole. Gridai. Non mi udii. Gridai ancora. Vidi un corpo disteso sulla neve. Era Gesù Bambino. Bianche e rigide le membra. L’aureola un giallo disco gelato. Presi il bambino in mano. Gli mossi su e giù le braccia. Gli sollevai le palpebre. Non aveva occhi. Io avevo fame. Mangiai l’aureola. Sapeva di pane stantio. Gli staccai la testa con un morso. Marzapane stantio. Proseguii.
***
Auguroni a tutti!
Giovanni A.
Il Kennedy’s era gremito di gente urlante. L’aria calda e umida e l’odore di sudore e Guinness aggredirono Eddie e le sue guance congelate non appena aprì la porta. Musica tradizionale a tutto volume veniva pompata fuori dagli altoparlanti, e un paio di studenti con cappotti di lana grezza accompagnavano cantando la canzone, agitando i pugni quando arrivava il ritornello dei ribelli. Le orecchie e il naso gli facevano male per il freddo, così come i lati della testa, rasati, ma dove ormai spuntavano ciuffi di capelli irsuti. Sotto il lampadario aleggiava un’enorme nuvola purpurea di fumo di sigarette, che ondeggiava da una parte all’altra del bancone, sempre mantenendo la sua forma. Pinte di birra sormontata di schiuma gialla venivano passate di mano in mano, sopra le teste, e gocciolavano sul pavimento e sulle nuche. Eddie si faceva strada a spinte tra i corpi. Vide facce che conosceva, e assorbì tutta la cacofonia suadente e pettegola della vigilia di Natale.
(Joseph O’Connor, Cowboys & Indians, ed.Einaudi, 1998, pag.117)
***
John Lennon
Merry Xmas (War is over)
So this is Xmas
And what have you done
Another year over
And a new one just begun
And so this is Xmas
I hope you have fun
The near and the dear one
The old and the young
A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let’s hope it’s a good one
Without any fear
And so this is Xmas
For weak and for strong
For rich and the poor ones
The world is so wrong
And so happy Xmas
For black and for white
For yellow and red ones
Let’s stop all the fight
A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let’s hope it’s a good one
Without any fear
And so this is Xmas
And what have we done
Another year over
A new one just begun
And so happy Xmas
We hope you have fun
The near and the dear one
The old and the young
A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let’s hope it’s a good one
Without any fear
War is over, if you want it
War is over now
Happy Xmas
(by Emilia)
***
Buon Natale a tutti
Sebastiano
Dio in fasce
di Federico Garcìa Lorca
E così, Dio scomparso, che voglio averti.
Piccolo cembalo di farina per il neonato.
Brezza e materia unite nell’espressione esatta
per amor della carne che non sa il tuo nome.
E così, forma breve d’inefferabile rumore,
Dio in fasce, Cristo minuscolo ed eterno,
mille volte ripetuto, morto, crocifisso,
dall’impura parola dell’uomo che suda.
***
Per rimanere in ambito romano, gli auguri ve li lascio con questa
(storica, famosissima e mai superata) poesia di Rodari
Se io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l’alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all’Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po’ di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.
In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d’ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock an’roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s’intende.
In piazza San Cosimato
faccio crescere l’albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l’albero del panettone
in viale Buozzi
l’albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.
Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all’albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?
Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.
Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.
Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.
Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l’albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.
Però non lo sono
che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.
AUGURISSIMI
Isabella
***
Stelle ci vengono incontro, confuse
e noi cadiamo finalmente come pioggia
e fiorisce, dove cadde questa pioggia.
Rainer Maria Rilke
Cari saluti e auguri per queste feste.
Per l’anno nuovo stimolanti avventure nella testa e sulla terra. E silenzio quando ne occorre.
Stefanie
***
Il Natale è il 24
È Natale il 24.
Non riesco più a contare,
la vita va così.
Ho una folle tentazione
di fermarmi a una stazione,
senza amici e senza amore.
Mio fratello è all’ospedale,
sono giorni che sta male,
la madre non l’ha più.
Anche Pino è separato,
Elio al gioco si è sparato,
mi stupisco sempre più.
Io vado,
quando sono abbandonato
vado in cerca di una donna,
senza danni.
Sento,
quelle volte che non pago,
che rimane pure amore
per un’ora.
Ma il mattino mi consegna
Francescangelo drogato,
non mi conosce più.
Per vederci un poco chiaro
bevo un litro molto amaro,
sono dentro a un’osteria.
Il Natale è il 24,
Gianna ha un cuore molto strano,
la vita va così.
Ho una folle tentazione
di rifermarmi a una stazione,
senza amici e senza amore.
Il Natale è il 24.
vi regalo questa canzone di Piero Ciampi un po’ per consolare chi questo natale ha avuto qualche disavventura, un po’ per esorcizzare le disavventure in agguato per tutti noi. e poi: perché oggi è il 24.
(nonostante Piero Ciampi) tanti amici e tanto amore a tutti
Rosella
***
Tra due giorni è Natale
non va bene non va male
buona notte, torna presto
e così sia….
E tu scrivimi, scrivimi
se ti viene la voglia
e raccontami quello che fai…
Va bene come strenna?
Un abbraccio agli sfortunati, ai fortunati, agli amici, a tutti voi.
Ezio
***
I miei più cari auguri per un Natale sereno ed un nuovo e migliore anno.
Gianni
Il Natale ha i colori
di quelli passati ma
la visione del male e del bene
si nutre di dettagli inaspettati.
Negli anni le parole si ritraggono
dai discorsi, così i discorsi
dietro sorrisi emuli
della pazienza di Dio.
Non venga meno l’amore indignato
per il neonato lasciato nel gelo
né la distanza dal potente
serpente, dal vaniloquio del tempio.
Ogni ventre può dischiudere
a sorpresa la grandezza rediviva
del Messia, una traccia del volto
una via fresca sull’orma antica.

Buonissimo Natale, Fabrizio!
augurato splendidamente anche da qui,Rilke fulminante nel silenzio.. a te e LPELS.
spero, quando guarita, inviarti una poesia..adatta
Maria Pia Q.
p.s. il mio sito, che non leggo qui, fra altri amici è da sempre:
http://www.mariapiaquintavalla.com
auguri anche a te, Maria Pia!
e a tutti i lettori di LPELS.
buon natale E BUON ANNO NUOVO!