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da qui
Mi interrogo, da qualche tempo, sul principio del non fare. Un esempio classico è il decalogo biblico: non avrai altro Dio, non nominare il nome di Dio invano, non uccidere, non commettere atti impuri, non rubare, non dire falsa testimonianza, non desiderare la donna d’altri, non desiderare la roba d’altri. I due comandamenti positivi: ricordati di santificare le feste e onora il padre e la madre, sembrano pesci fuor d’acqua, privati del non che distingue tutti gli altri. La regola aurea conferma il criterio: non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Il non dichiara un limite, una terra consacrata e una terra maledetta, l’ultima Thule, le colonne d’Ercole, oltre le quali ci si spinge a rischio della vita, spirituale, e a volte fisica. Due terre, dunque: o di là o di qua. Gli israeliti usavano scuotere la polvere dai sandali quando tornavano da un paese pagano, la regione del non: lì non conoscevano la legge, la trasgredivano ignorandola, contaminandosi con ogni sorta di atti impuri. Il maestro di Nazaret ha incontrato le donne e gli uomini del non, gli abitanti della terra maledetta, i cani infedeli, guidato da una norma positiva, memore, forse, delle due indicazioni oscurate dalle altre, ricordati e onora, e la regola aurea ha cambiato prospettiva: fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te. Non avere paura, non sottrarti al non, alla regione della morte: amala, riempila di vita, e i cani diventeranno fratelli, gli infedeli ritroveranno fiducia, capiranno che la polvere scossa dai sandali era la terra promessa della vita.

La differenza tra il fare e il non fare è quella che probabilmente esiste tra gli ignavi di dantesca memoria e gli uomini di buona volontà: non basta non essere negativi per essere a posto, occorre lasciare una traccia, una scia di sé nella vita, un segno del proprio passaggio.
il confine fra le due regioni non è nel luogo ma nel modo, è l’uomo la terra promessa, il deserto che fiorisce, la fonte d’acqua che può tornare a fluire, ma solo se impara a donare la vita che riceve, se impara ad accogliere la vita che forse non sa nemmeno di avere ricevuto.
un abbraccio, fabry
una pagina che cercherò di tatuarmi nel cuore, grazie
f&r
vi ringrazio.
il bene è la risposta.
Caro Fabrizio,
mi pare che la differenza più grande tra i precetti del non e quelli del sic (anche nel senso di “fare così”) sta nell’infinita, inesplicabile fiducia che il maestro di Nazaret aveva per tutti gli uomini, non solo per una tribù o una stirpe. Una fiducia che non si affaccia in nessun altro luogo della tradizione ebraica. Solo partendo da questa fiducia ti puoi azzardare a prescrivere positivamente. Una lezione, davvero.
Qui solo la fede può soccorrere, coll’affermare che si trattava di una fiducia ben riposta, nonostante (o forse grazie a — che mistero!) il supplizio dell’innocente.
E’ facile avere fiducia in certi esseri umani, ma in tutti… brrrr!… temo che sia cosa molto al di là delle mie forze.
Sarà per questo che ci ritroviamo in comunità: farci forza a vicenda, no?
hai centrato il problema, Roberto.
anche Leopardi l’aveva capito, a modo suo.
un abbraccio
fabrizio
La “fiducia” è una prova.
Si realizza nell’atto dell’accoglienza.
Il sentimento dell’accoglienza si propone con fare positivo e modesto: luminosa conciliazione tra noi e “il nostro altro”. Come base – la libertà, la forza e la chiarezza interiore.
Eppure, come fa un essere debole a dimostrarsi potente tra i forti, trattenendo ricorsi alla violenza fisica e verbale?
“Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, ma chi invece l’avrà perduta la salverà” (Luca, 17, 33).
La fiducia è libertà.
*
Grazie come sempre, caro Fabrizio.
Un abbraccio,
Nina
ovviamente qualsiasi regola, qualsiasi orientamento, suppongono un principio regolatore, un referente. un oriente.
il decalogo biblico si comprende solo avendo acquisito, fatta propria, la chiave ermeneutica, il punto di vista che precede l’elenco e che unifica tutti i “comandamenti”: IO SONO IL SIGNORE DIO TUO. se Io Sono il Signore Dio tuo, la conseguenza, la coerenza implica quanto segue.
ognuno di noi, se coerente con il suo dio (che potrebbe coincidere con l’id quod maius cogitari nequit di Anselmo), scarta alcuni comportamenti antieconomici, vale a dire incompatibili, con ciò che per lui vale di più, a vantaggio di ciò che per lui esprime e incarna quel valore.
c’è sempre una via negativa ed una via affermativa nel nostro vivere fiutando tracce e piste
Caro Fabrizio,
La regola aurea vista in una prospectiva positiva, Fare il bene si che e un vero rovesciamento.
Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te, senza paura , con tanta fiducia perche se la voi la devi dare.
Che bella questa frase “capiranno cha la polvere scossa dai sandali era la terra promessa della vita”.
Grazie mi hai fatto molto rifletere.
Un abbraccio forte.
vi ringrazio amici.
sì, Nina, quello è un punto cruciale, da croce, per intenderci.
Alfonso, grazie: dopo averlo scritto altre volte, lo avevo dato per scontato, ma forse bisogna ripeterlo sempre.