The times they are a changin’

neve.jpgAnche quest’anno siamo “nella morsa del gelo”. Leggo che “le temperature sono “sotto lo zero”, le “autostrade in tilt”, e infuriano i “tamponamenti e auto in panne”; a Trieste poi “la Bora è a 108 km all’ora”. L’Italia insomma è “paralizzata” e la Protezione Civile invita addirittura a non uscire di casa. Emergenza, allarme, il pericolo ci minaccia.
E’ da quando ero bambino che nevica, talvolta furiosamente (pare che “la morsa del gelo” di questo dicembre ne abbia prodotto una trentina di centimetri nelle zone dove l’emergenza è particolarmente grave), ricordo negli anni Ottanta un paio di bufere con quasi due metri di neve, in Emilia Romagna. Non si usciva di casa, le strade erano bloccate e ovviamente vi era qualche immancabile tamponamento. La Bora, poi, ogni inverno soffiava a oltre 100 km all’ora. Ma non eravamo nella “morsa del gelo”. Era in qualche modo normale, era l’inverno. Si conviveva, spesso con allegria, col ghiaccio e la neve. Ora, invece, è una minaccia perenne, un allarme a codice rosso. I telegiornali in particolare soffiano sul fuoco dell’emergenza, diffondono – o almeno ci provano – il virus della paura.
Il Potere, inteso come Sistema trasversale, ha sempre avuto una particolare attenzione verso gli eventi atmosferici, specialmente nei periodi storici critici. Durante il ventennio fascista una circolare del Miniculpop intimava ai giornali e alla radio di non enfatizzare il maltempo, ma di minimizzare la portata dei temporali. Si doveva puntare sempre al miglioramento, al beltempo ad ogni costo. Insomma, bisognava rendere tutto edificante, contraddire il proverbio “piove, governo ladro”. Esattamente il contrario di ciò che avviene oggi. Ora il maltempo va portato a livelli estremi, minacciosi. L’emergenza e l’allarme coltivano la paura, e la paura serve per coprire varie inefficienze (stamattina Cipolletta, il presidente delle Ferrovie, imputava i ritardi cronici dei treni al maltempo); la paura è isolamento, solitudine, e queste sono armi vincenti in mano al Potere.
I tempi cambiano.

9 pensieri su “The times they are a changin’

  1. paolocacciolati

    Parole sante. E che dire della bulimia dei tiggì per la cronaca nera?
    e poi, scusate l’OT, ma sempre a proposito dei tiggì, a partire dai blasonatissimi tiggiuno e tiggicinque, ma a uno spettatore che cazzoglienefregadellimmancabileserviziosulsuccessivoprogrammadellarete????
    checazzoglienefregadisaperechedopoarrivalafictionlanonnadiMontalbanolapronipotedi
    Elisadirivambrosa
    labavadiStriscialanotizialanuovaedizionediAmici&amichettiPippobaudochepresenta
    ilfestivaldeiparaculi?
    Eh?

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  2. vbinaghi

    Hai letto “Stato di paura”, di M. Crichton?
    Dice la stessa cosa ma – politicamente scorrettissimo – la applica alla teoria del surriscaldamento planetario.

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  3. cletus1

    Dear Baldrati,
    che di questa stagione ci si debba aspettare un incattivimento delle condizioni meteo, lungi dal costituire futile argomento di conversazione fra attempate signore anglosassoni, come amano dire adesso i CT dopo una sonante sconfitta in campionato, “ci sta”.

    Quello che non ci sta, invece, è che a convivere con questo che non deve essere (nelle cose) un fenomeno tanto inaspettato è la totale inadeguatezza a fronteggiarlo.

    Ancora, prima di costiuire formidabile miniera narrativa (su tutte: una raccolta di racconti di uno scrittore per il quale sono uscito di testa come Thom Jones, che ne ha mutuato il titolo: “Ondata di freddo”, minimumfax), penso anche al. tuo iconografico ricordo giovanile, va detto che per chi ci capita in mezzo, tanta generosità di spunti configge con la constatazione di vivere in un paese che dimostra le stesse capacità di fronteggiare il maltempo che ha una nazione in via di sviluppo (lascio a te la simpatica collocazione, se nell’Africa nera o nel turbolento medio o far east che sia).

    Nell’inciso. Non è piacevole prendere l’auto, percorrere in barba al blocco dei TIR (anche questo letterariamente sarebbe uno spunto enorme), circa 650 km contando su un pieno di gasolio rabbioso faticosamente conquistato giorni prima, averla sfangata per il ritorno, apprendendo alla tele che il blocco era stato rimosso, per poi ritrovarsi dalle 15 alle 16 fermo a 800 metri dall’ingresso del casello di Bari mentre un laconico messaggio su una lavagna luminosa recitava “Transito vietato ai camion”, e vedere inesorabilmente scendere l’asticella del livello del serbatoio. Chiedendo aiuto al tomtom (altra diavoleria tecnologica sulla quale ci si aspetta fioriscano gustose narrazioni) apprendere che esiste si la possibilita’ di aggirare il blocco, ma che la cosa comporta il raggiungimento del casello di Molfetta (circa 30 km più a nord).
    Con sprezzo del pericolo, ansioso solo di dormire nel giaciglio domestico, eseguo in maniera pedissequa l’indicazione ed esco dalla coda grazie ad un provvidenziale svincolo, giusto a due passi..

    Il viaggio è durato circa 3 ore. Non ho dimestichezza con la guida (senza catene) sotto una bufera di neve. E’ stata un’esperienza. Ma nell’intanto (credimi, in tre ore ce ne sono di cose da fare) non ho smesso di compulsare il palmare per interrogare il sito AUTOSTRADEPUNTOIT, ne di chiamare un numero verde faticosamente acquisito (dopo averne trovati almeno cinque che non esistevano proprio o che invitavano a denunciare dove si è stato oggetto di simpatico lancio di sassi) che continuava, omertosamente, a tacere delle reali condizioni meteo e se soprattutto sta benedetta autostrada risultasse diobono si o no chiusa.

    Ho dovuto pernottare a Molfetta in un caritatevole hotel giusto a due passi dallo svincolo.
    La morale è questa: che cosa paghiamo a fare gente che lavora ad Isoradio, al sito AUTOSTRADE, nei callcenter di mezz’Italia, se poi il servizio che queste strutture erogano è inefficiente, pressappochista, contraddittorio ? Ricordo solo un viaggio in Germania (parliamo di uno stato solo a qualche ora di auto distante dal nostro). Lì per costume mentale non lasciano nulla al caso. Consentono, è vero, che tu ti possa andare allegramente a schiantare alla velocita’ che credi, non essendoci limiti di velocita’, su ampi tratti delle stesse, ma quanto meno, hanno una stazione radio per ognuna di loro, che aggiorna in tempo reale e a ciclo continuo sulle reali condizioni meteo e di viabilita’.

    Proprio come da noi, Baldrati. Uguale uguale.

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  4. rferrazzi

    Verissimo, ma non credo che ci sia dietro una strategia. E’ una moda: tutto drammatico, tutto catastrofico. Tutto in proiezione futura. Quest’estate è stata calda? Nel 2030 l’Europa sarà desertificata. Quest’inverno è freddo? Nel 2040 ci sarà una nuova glaciazione. Nel 2050…ecc. ecc.

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  5. cf05103025

    E’ che bisogna che sempre il pedale sia premuto sull’emozione, ma forte, la maniascoopia.
    Se no la gente cambia canale e non guarda la pubblicità.
    E senza pubblicità non c’è la televisiùn
    che l’à na forsa da liùn
    e at rump i cujùn.

    MarioB.

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  6. Christian Sinicco

    Gentile Baldrati, sì, c’è un po’ di Bora a Trieste, ma dopo un anno di assenza, un po’ di siberia ci voleva. Da queste parti c’è chi la odia, o la ama. Io la amo. A più di 100 all’ora si fanno dei bei voli! Il telegiornale questo non lo dice:-)

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  7. mauro baldrati

    @ paolo, altra questione interessante, la scia di sangue, morte e orrori dei telegiornali. Con mia moglie, psicoterapeuta, c’è una discussione aperta: io sostengo che vi è una domanda di voyeurismo necrofilo, lei invece che l’orrore viene in qualche modo imposto dai media perché vi è un vuoto culturale. Probabilmente la verità sta nel mezzo, c’è domanda e il martellamento pesca nel torbido, aumenta la curiosità necrofila.

    @valer binaghi, ho amato Crichton (Congo, stupendo, Jurassic e Timeline, divertenti), però ho preso una sberla col propagandistico Sol Levante e mi è venuto il rigetto.

    @cletus, problema vecchissimo, very italiano, l’inadeguatezza a fronteggiare qualsiasi spolverata di neve.

    @rferrazzi, la strategia c’è, ma non nel senso del Grande Fratello che la pianifica a tavolino, come il Miniculpop fascista; è nel Sistema, nel sistema delle cose, delle istituzioni, dei giornali, televisioni, le segreterie, la scuola, la fabbrica, l’ambulatorio del dentista, il canile municipale, tutto il Sistema.

    @mario, proprio vero.

    @christian, vero anche questo, io frequento Torbole sul Garda (suoceri), dove c’è l’Ora, un vento che non scherza, e mi piace assai.

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  8. stamparassegnata

    io avevo scritto questo:
    “Eccola la madre di tutte le notizie, altro che la lunga maratona negoziale, altro che conflitto sociale, finalmente ha aperto tutti i Tg: è arrivato il Generale inverno, il termometro è precipitato, l’Italia batte i denti, è nella morsa del gelo, è divisa in due, devastata da un’ondata di freddo polare, brusco calo delle temperature, intense nevicate, i fiocchi cadono copiosi anche a bassa quota, i mezzi spargisale, il Vulcano imbiancato dalla neve, fuori i cappotti, le precipitazioni, le code a serpentoni, l’obbligo di catene, i quadranti settentrionali, i quadranti meridionali, le correnti balcaniche, la perturbazione siberiana, la dorsale adriatica!”

    si potrebbe aggiungere che è gelo tra i Poli

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  9. lorpat

    Ha proprio ragione Christian Sinicco: la bora è bella. E poi, oltre alla bora (“bura” si dice dalle mie parti) che ci fa volare in un blu sempre più dipinto di blu, c’è anche la nebbia. Io, da bravo romagnolo, la adoro, e non potrei mai vivere lontano da lei. Ci sono tanti tipi di nebbia qui nel delta del Po. C’è chi dice trecento, proprio come le tonalità del grigio; c’è chi dice sette, pensando alle meraviglie del mondo. Hai presente quella gelata che ti spacca le ossa? E quella bollente che ti fa “prillare la zucca”? E quella tiepida che ti avvolge come una biscia? Questa mattina il termometro segnava meno tre, l’umidità era scarsa, e io, non avendo niente di meglio da fare, ho inforcato la bicicletta e mi sono messo a pedalare. Ci credete se vi dico che mi sono scaldato quasi subito?

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