Thomas Bernhard. Tre poesie


(Bosco di abeti)

Thomas Bernhard. Tre poesie.

Nel 1957, anno in cui termina i suoi studi alla Hochschule für Musik und darstellende Kunst di Vienna con un approfondimento su Brecht e Artaud, Thomas Bernhard pubblica per la casa editrice Otto Müller di Salisburg, la raccolta di poesie Auf der Erde und in der Hölle (Sulla terra e all’inferno). Da questa raccolta provengono le tre liriche proposte (A.M.C.).

Il giorno dei volti

Domani è il giorno dei volti. Si
solleveranno come polvere
e scoppieranno a ridere.
Domani è il giorno dei volti, caduti
nella terra delle patate. Non posso
negare di essere
colpevole di questa morte delle pulsioni.
Sono colpevole!
Domani è il giorno dei volti, che portano
il mio tormento sulla fronte,
che possiedono il mio lavoro quotidiano.
Domani è il giorno dei volti, che ballano
come carne sul muro del cimitero
e mi mostrano l’inferno.
Perché devo vedere l’inferno? Non c’è altra via
a Dio?
Una voce: Non c’è un’altra via! E questa via
passa per il giorno dei volti,
passa per l’inferno.

Der Tag der Gesichter

Morgen ist der Tag der Gesichter. Sie werden
sich erheben wie Staub
und in Gelächter ausbrechen.
Morgen ist der Tag der Gesichter, die in
die Kartoffelerde gefallen sind. Ich kann
nicht leugnen, daß ich
an diesem Sterben der Triebe schuldig bin.
Ich bin schuldig!
Morgen ist der Tag der Gesichter, die meine Qual
auf der Stirn tragen,
die mein Tagwerk besitzen.
Morgen ist der Tag der Gesichter, die wie Fleisch
auf der Kirchhosfmauer tanzen
und mir die Hölle zeigen.
Warum muß ich die Hölle sehen? Gibt es keinen anderen Weg
zu Gott?
Eine Stimme: Es gibt keinen anderen Weg! Und dieser Weg
führt uber den Tag der Gesichter,
er führt durch die Hölle.

Nel giardino della madre

Nel giardino della madre
Il mio rastrello ammucchia gli astri
caduti mentre ero via.
Calda è la notte, e le mie membra
sprigionano l’origine verde,
fiori e foglie,
il grido del merlo e il battito del telaio.
Nel giardino della madre
schiaccio a piedi nudi le teste dei serpenti
che fanno capolino dal cancello arrugginito
con lingue di fuoco.

Im Garten der Mutter

Im Garten der Mutter
sammelt mein Rechen die Sterne,
die hcrabgefallen sind, während ich fort war.
Die Nacht ist warm und meine Glieder
strömen die grüne Herkunft aus,
Blumen und Blätter, ,
den Amselruf und das Klatschen des Webstuhls.
Im Garten der Mutter
trete ich barfuß auf die Schlangenköpfe,
die durch das rostige Tor hereinschaun
mit feurigen Zungen.

So che nei cespugli ci sono le anime

So che nei cespugli ci sono le anime
dei miei padri,
nel grano
c’è il dolore di mio padre
e nel grande bosco nero.
So che le loro vite, che sono estinte
ai nostri occhi,
hanno un rifugio nelle spighe
nella fronte azzurra del cielo di giugno.
So che i morti
sono gli alberi e i venti,
il muschio e la notte
che la sua ombra
posa sul mio tumulo.

Ich weiß, daß in den Büschen die Seelen sind

Ich weiß, daß in den Büschen die Seelen sind
von meinen Vätern,
im Korn
ist der Schmerz meines Vaters
und im großen schwarzen Wald.
Ich weiß, daß ihre Leben, die ausgelöscht sind
vor unseren Augen,
in den Ähren eine Zuflucht haben,
in der blauen Stirn des Junihimmels.
Ich weiß, daß die Toten
die Bäume sind und die Winde,
das Moos und die Nacht,
die ihre Schatten
auf meinen Grabhügel legt.

Thomas Bernhard, dalla raccolta Auf der Erde und in der Hölle, 1957
(Traduzione di Anna Maria Curci)

12 pensieri su “Thomas Bernhard. Tre poesie”

  1. robertorossitesta

    Care Anna Maria e Nadia,
    come al solito grazie.
    Varrebbe la pena di porre pacatamente la questione dell’indisponibilità della traduzione di grandi opere del Novecento, a volte non solo dovuta allo scarso coraggio degli editori e/o all’esiguità del numero di potenziali lettori.
    Un caro saluto,
    Roberto

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  2. lucypestifera

    i libri di bernhard non sono tutti disponibili e invece è un autore che costituisce una fonte significativa per molti dei nostri. tenuto conto che il tedesco non lo so, per me è una disdetta. grazie per le tre belle poesie.

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  3. Anna Maria

    Cari Roberto e Lucy,
    le lacune sono sconcertanti: penso alla prosa di Felicitas Hoppe, alle poesie di Christine Lavant, apprezzata proprio da Bernhard, al contributo straordinario dato alla letteratura in lingua tedesca dagli autori provenienti da aree linguistiche e culturali diverse (per fare un nome a mio parere degno di rilievo e in Italia del tutto sconosciuto, Eleonora Hummel). Lucy ha perfettamente ragione quando definisce Bernhard una fonte significativa per molti autori italiani; il caso più evidente, ma non l’unico, è quello di Vitaliano Trevisan. La prima silloge di Bernhard non è mai apparsa in volume in Italia, ma un’altra, Ave Vergil/ Ave Virgilio, nella traduzione di Anna Maria Carpi, è attualmente
    introvabile. Dunque, Roberto, la questione va posta, pacatamente come suggerisci tu, ma va comunque posta.
    Grazie e un saluto

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  4. Fabio Franzin

    “So che i morti
    sono gli alberi e i venti,
    il muschio e la notte”

    Basterebbero solo questi tre versi per dire, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la grandezza di Bernhard, un autore che non finisce mai di regalarci una crudeltà sempre più lieve del falso perbenismo degli orchi in doppiopetto.
    Grazie per riproporre chi merita. Con affetto. Fabio

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  5. falconier

    Sono arrivato per caso e ho trovato volti caduti nella terra delle patate,astri caduti nel giardino della madre e dolore del padre nel grano. Per me che sono digiuno di poesia, leggere Thomas Bernhart è stao come trovare un tesoro nascosto in un campo.
    Grazie Marchetti Fausto.

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  6. carmine vitale

    colmare le mie lacune sconosciute questo mi riesce bene grazie a voi e alla magia di post come questo
    un saluto carissimo
    c.

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  7. cristina annino

    Gran bel lavoro, Anna Maria!
    Con sorpresa e stupore rileggo queste poesie nella tua sensibilissima traduzione. Complimenti!

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  8. Anna Maria

    Sì, Viola, Bernhard è autore amaro e multiforme, lucidamente coerente eppure musicale nelle invettive, nei dialoghi come nei monologhi, nella “frase infinita” della sua prosa e nei suoi versi. Umoristicamente amaro, con una vocazione all’autoironia ben evidenziata dalle sue interviste, delle quali è rimasta traccia anche in rete.

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