IO, OGGI, CON LA MIA DISPERAZIONE
sto qui. completamente costernata.
l’hai fatta grossa in questa situazione:
hai fatto veramente la cazzata.
parlo così, io:
alla mia tigre
alla mia maleducazione
alla malora di questa mia giornata.
vorrei passare un brutto quarto d’ora:
io e la mia tigre
essere sbranata.
vorrei andarmene dritta giù in prigione.
sto qui. completamente frastornata.
a dire alla mia tigre cosa non deve fare
a dire alla mia tigre di comportarsi bene
io alla mia tigre a cui voglio tanto bene
ma che non riesco ad addomesticare.
MI PROVO I TRUCCHI ALLA RINASCENTE
ammiro imbambolata i manichini
faccio pensieri suicidi al quinto piano:
mi chiama forte la vertigine del niente
verso l’abisso-primavera di milano.
POMERIGGIO SPIRITUALE
eccetto il mio castoro di peluche
non ho altro interlocutore.
nessuna pastiglia in cui confidare.
nessun saggio oracolo mi può rivelare:
il quando il perché e l’esatta dinamica
di come è finito un mio sacco d’amore
nel sacco adibito alla spazzatura organica.
SPERO DI MORIRE IN PRIMAVERA
con un sole che ferisce e che fa male
spero di essere giovane e vitale
e morire con un gesto plateale.
di uno schianto pazzesco in kawasaky.
spero che quel giorno dello schianto
tu mi abbia detto delle cose amare
senza avere il tempo di farmi le tue scuse.
spero che tu viva nel rimpianto.
spero che l’azzurro di quel cielo
sia per te qualcosa di bestiale
un azzurro del tutto insostenibile
ancora peggio di venire al funerale:
quell’azzurro-cielo deve rimanere
un colore senza niente di colore
che il nero in confronto è come il sole
che riverbera sopra il sangue e le lamiere.
(Immagine: Francesca Genti – Incanto, torna!)

Ciao Franci! Sempre più brava e più dura. Leggo nelle tue poesie un risultato del libero dipanarsi dell’esistere quando è sciolto dalla gogna dei condizionamenti socioculturali – e nella fattispecie, incarnato in una poetessa vivente ai giorni nostri a Milano con magazzini interiori stracolmi di istinto, bravura, intelligenza, originalità, background, amore, karma randagio. I miei complimenti.
BELLE queste ultime poesie! La tristezza e la delusione fanno anche più male quando sono dette con tale “leggerezza” solo apparentemente infantile. Nelle cose più semplici (parlare con il proprio pupazzo, chiamare “tigre” o “lupo” o “uccello panico” come faceva la Plath, la propria inadeguatezza al mondo), c’è tutta la verità.
Son piaciute anche a me, in certi punti ricordano la leggerezza con cui Achille Campanile sferrava i suoi colpi, facendo più male di tante letterature sussiegose. Come diceva Francesca, e aggiungendoci una citazione di Saba, è la rima fiore-amore, la più difficile e vera del mondo: per questo è molto apprezzabile la sincerità di queste poesie. A presto!
Michele
Le ho lette stamattina, troppo intense per lasciare un commento qualsiasi. E invece, eccolo qua, il mio commento qualsiasi. Bellissime.
Ezio
Bravissima Francesca, sempre a segno, violentemente vera.
Franz
MI unisco a Ezio. Sono bellissime, in più hanno una caratteristica sono chiare, semplici e forse per questo violente.
d.
Se i miei colleghi sapessero che nascosto dallo schermo del pc leggo poesie anziché navigare su siti porno metterebbero pesantemente in discussione le mie preferenze sessuali… ma i versi di Francesca Genti hanno riconciliato il mio rapporto con la letteratura fino al punto da farmi pensare che, se una volta mi sarebbe piaciuto considerarmi poeta, questo desiderio è stato esaudito da lei che pensa a dire (e a far sentire) quello che provo veramente di fronte alla vita e all’amore: una bellissima sensazione.
Vado controcorrente: le trovo irrisolte tra assoluta ricerca della spontaneità ed anelito (conscio/inconscio) ad una disposizione formale e musicale rispettata (consciamente/inconsciamente) fino ad un certo punto.
Questo per la mia personale sensibilità ovviamente…
RRC
Di tanta beltà ci fai grazia.
Molto belle!!
Complimenti.
Fabrizio
Francesca gran bravura:
ma quante volte al giorno è dato di schiantare e dallo schianto fare poi ritorno? Bevendo quale succo e quale amaro, al baracchino di quale stazione? E in tutto questo io dove devo andare? “A quel paese” potrà mai bastare? Allucinati come le lampare – pesca di notte coi lumini in mare?
Davvero belle.
Ma nessuno riesce a dire che fanno pietà? Le cose che scrive questa donna – e come le scrive – sono terrificanti. Qualcuno osa chiamarla letteratura?
Beh, tu riesci.
E altri osano il contrario.
Ma quanto livore e indignazione!
Io più che letteratura le chiamerei poesia…
Francesca non-Genti, ce la fai a spiegare perché queste poesie che piacciono a tutti a te fanno così schifo? A dare un minimo di motivazione? Sarebbe interessante… Francamente penso che tu non ci riesca, ma se sbaglio pago.