Donato Salzarulo, La casa del respiro

di Donato Salzarulo

«Ammetto di avere quasi una passione
per i ritocchi.»

I

Ho eseguito il concerto di una sinfonia
che non conoscevo.

Ho lavorato su uno spartito antico,
privo di pentagrammi,
con note ricavate dal respiro.

Tutto forse sarà chiaro alla fine.

II

Avverto la sua presenza nelle parole,
nei giri di frase, nei pensieri
che tocca e ritocca.

La rima, sosteneva Montale,
bussa spesso alla porta. Meglio diffidare.
Una corrispondenza soltanto di suoni
è meno profonda dei respiri,
meno essenziale del dialogo tessuto
tra l’amareno e l’anima.

La vedo, ecco, danzare come foglia
d’autunno inoltrato, accumularsi
a migliaia sui marciapiedi
bruna insieme ad altre
e secca.

Le brine lasciale nella mente e progetta
il vivere non il sopravvivere.
Ribellati! Hai diritto alla felicità
che non si dà.

Ogni giorno torno a immaginare
il suo sguardo ignoto. E’ quello di chi
cresce il bimbo con gli occhi.

Come amo i suoi tocchi e ritocchi!
Che echi argentini danno le parole!

Così la poesia regala una fortezza
di cioccolato, la lanterna
di un mare mai solcato.

III

E’ mettendo da parte la paura che
comincia l’avventura della parola
e della vita.

IV

Ho aperto l’anno
con ricerche filologiche sull’opera, scrivendo
un pezzo abbandonato alle memorie
di silicio del computer. Vuoi che non
mi abbia contagiato?…

Ho in testa, in particolare, «Una
Passante», l’amore non vissuto, il lampo,
il non-evento.

Non puoi riportarmi
indietro, alla rocca, alla parola
isolata, ai versicoli scavati come perle.
E’ la prosa il respiro del mondo
il colloquio amoroso
con la lingua.

V

Desidero lieve il tremolio
d’ippocastano, il tetto rosso allineato
di fronte, le rughe, i brufoli
da buccia d’arancia delle guance.

Non posso, le dico, non posso affidarmi
dolcemente al tuo giro emotivo,
alla carne che vive senza senso
o al senso che vive senza carne.
E’ qui l’altrove, nella nostra alcova
di parole, nella nostra cova
di pensieri che immaginiamo
più veri e sinceri.

Stammi vicino, anima mia!
Anima mia che non c’è, fantasma
della mia lontananza.
Io non so quale danza conduco.
So che mi piace. Ed è tutto.
Dopo il ballo o senza,
vivo,
quasi ininterrotta,
la malinconia
del lutto.

10 pensieri su “Donato Salzarulo, La casa del respiro

  1. angela

    E’ una poesia affascinante,è forse meriterebbe un commento ulteriore dell’autore, perchè alcuni passaggi richiedono approfondimento. Nel suono e nel ritmo incanta come una sinfonia ben congeniata! Bella la scelta del disegno di Giorgio.Un saluto Angela

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  2. giulia

    Bella poesia, ma di chi si parla di una donna misteriosa o della poesia stessa? Bravo Donato e grazie sono sempre unici i tuoi versi…

    Rispondi
  3. Salvatore D'Angelo

    “Stammi vicino, anima mia!
    Anima mia che non c’è, fantasma
    della mia lontananza.
    Io non so quale danza conduco.
    So che mi piace. Ed è tutto.
    Dopo il ballo o senza,
    vivo,
    quasi ininterrotta,
    la malinconia
    del lutto.”

    Non poteva aversi conclusione migliore. E per il testo e per il metatesto.Ho apprezzato.

    Rispondi
  4. Donato Salzarulo

    Cara Angela, i passaggi oscuri nella vita sono tanti. Vuoi che non ci sia qualche passaggio oscuro anche in una poesia?…Comunque, se mi rivolgi delle precise domande sui punti che desideri approfondire, sono a disposizione.
    A Giulia: è proprio necessario sapere se è una donna misteriosa o se è la poesia stessa?…E’ la donna-poesia come nella migliore tradizione.
    Grazie per gli apprezzamenti a tutti e saluti affettuosi.

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  5. rocchina

    Questa poesia mi parla di una sfida lanciata, di un guanto raccolto di un intreccio poetico informatico che mi ha coinvolto molto, anch’io sento la malinconia del lutto.
    rocchina

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  6. rocchina

    P.S.: per me la rocca è sinfonia, che mi riporta al passato e mi protegge anche se amo la prosa.
    Comunque:bello il risultato finale, sono contenta che abbia ripreso questo vecchio spartito

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  7. Giorgio

    Grazie a tutti gli intervenuti per la lettura e i commenti e grazie a Donato per la sua poesia.

    L’immagine che accompagna la poesia è “Hommage à Mozart” di Dufy, che mi pare suggerire una rappresentazione della concentrazione e ariosità della poesia di Donato.

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  8. angela

    Ecco le mie domande:
    1.Come si fa ad eseguire il concerto di una sinfonia che non si conosce? Ogni musicista compone sapendo bene da quale tonica partire, quali accordi scegliere per ottenere l’effetto che ha in mente chiaramente. La sinfonia è un atto complesso che presuppone comunque una ‘conoscenza’.
    2. Il poeta si presenta nell’inizio della poesia come una persona ignara, inconsapevole, priva di conoscenza e poi subito dopo cita Montale e ci invita a diffidare della rima. Finge di non sapere?
    3. Infine ci spinge a cercare la felicità nella vita piuttosto che nella sopravvivenza (bellissima immagine, ti fa veramente venire voglia di prendere e andare altrove), ma poi nella quinta parte svela l’impossibilità di abbandonarsi completamente. Tutto è vano allora?
    Rilancio con un ultima domanda: allora chi è il poeta, un ‘fingitore’?
    Tanti cari saluti

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  9. Donato Salzarulo

    Cara Angela,
    “Ho lavorato su uno spartito antico”. Il che significa che so leggere pentagrammi, note, le parti di voci e strumenti, ecc. Insomma, l’Io di questa poesia la conoscenza ce l’ha e non assume la maschera del poeta ignaro, inconsapevole. E’ soltanto una certa sinfonia (quella che sta eseguendo) che non conosce PRIMA, ma, DOPO averla eseguita, sicuramente la conosce. Fuor di metafora: il tentativo di questa poesia è quello di lavorare sui propri spartiti psichici, andando al di là della rima, della corrispondenza fra suoni. In questo senso, ha ragione Rocchina, è una sfida. Chi scrive, dopo il primo verso, di solito non sa qual è il settimo, il decimo o l’ultimo verso.
    “La felicità che non si dà” è quella grande, enorme, che va al di là delle piccole felicità. E’ la felicità cercata da quei “mendicanti d’azzurro” che sono i poeti. Perciò non può bastare l’abbandono alla dolcezza della quinta strofa…In questo senso, tra la seconda e la quinta strofa non vedo contraddizioni.
    “Concentrazione e ariosità”. Grazie Giorgio e ancora grazie a tutti per gli interventi.
    Donato

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