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da qui
– Come si chiama?
– Andreas.
– Secondo lei è ancora possibile scrivere un romanzo?
– Ha presente una coppia di anziani che sorseggia un tè?
– La posso immaginare.
– Me li descriva.
– Lui ha una fronte spaziosa incorniciata da capelli bianchi tirati indietro; lei un volto delicato e un cappellino scuro da cui escono ciocche ribelli di capelli brizzolati.
– Continui.
– Portano alle labbra il cucchiaino in un movimento ritmico alternato: sembra che suonino uno strumento sconosciuto.
– Che musica ne esce?
– Una voce di donna, struggente e romantica, che li trascina irresistibilmente.
Andreas sta fissando Maria con le sopracciglia alzate: il suo sguardo è intonato alla musica, esaltato dall’alcol non smaltito, una nebbia da cui tutto può emergere, da un istante all’altro. Maria è ipnotizzata, non sa se inseguire l’immagine della coppia anziana o perdersi negli occhi di lui che sembrano promettergli un mondo sconosciuto. Andreas aggrotta le ciglia: forse un pensiero improvviso gli è passato per la mente, ma neanche lui sa di che si tratti.
– Cos’ha? Perché fa quella faccia?
Comincia a scendere la pioggia; la notte è un buco nero ferito da luci gialle intermittenti: le stelle, i fari delle macchine che sfrecciano sul ponte, i fantasmi che appaiono nell’anima nei momenti di abbandono. Andreas ha chinato il capo, come se un peso insostenibile gli impedisse di tenerlo eretto. Ecco, ora lo rialza: guarda la pioggia che si rovescia su di loro come una foresta d’aghi, un albero di natale pieno di pendenti argentei che posano lacrime di ghiaccio sulle guance. Gli occhi di Andreas fissano di nuovo quelli di Maria: uno sguardo triste e dolce nello stesso tempo; la donna vi legge lo spartito di un canto seducente, una voce di donna che modula parole incomprensibili. Andreas è vicino, la pioggia sembra spingerli l’uno verso l’altro, come se il mondo fosse tutto nel metro quadrato sotto il ponte di mattoni bianchi a cavallo della Senna. I vecchi sono immobili, i cucchiaini fermi, l’universo è in attesa di qualcosa che sta per accadere: due mani si cercano, si toccano, due occhi pieni di lacrime si sgranano per lo stesso desiderio, l’orologio del cuore segna l’ora fatale in cui le labbra sono quasi costrette ad accostarsi, a cercare un contatto fuggito troppo a lungo; le lacrime, ora, sono della stessa materia della pioggia, non c’è distanza fra l’acqua e il cemento, il cielo e la terra, l’inferno e il paradiso; un fumo bianco esce in corrispondenza della curva che la banchina traccia dopo il ponte, ingoiata dalla nebbia.
– Sì, è ancora possibile. E’ l’ultimo pensiero di Maria.

“Sì, è ancora possibile.” perchè l’amore fa nuove tutte le cose e, con tutta la sua potenza e bellezza, ne rende possibili molte altre che sembrano invece irraggiungibili.
Amare ed essere amati ci fa sentire speciali e capaci, dà senso alla vita.
L’amore come dono di sè, come amare totalmente e vivere, per lui solo, ogni istante della vita: questo sono la coppia di anziani che sorseggia un tè, con le due mani che si cercano e si toccano. Sono un’immagine che commuove profondamente e, soprattutto, un esempio per la vita.
La felicità è amare così!!!
Bellissima!!
Essere uno con il tutto!
Davanti alla descrizione di uno sguardo cosi musicale e romantico mi fa commuovere.
Un abbraccio.
Una pagina bellissima, dove si può respirare il sentimento e la poesia.
Si, è ancora possibile e nessuna scuola di scrittura può insegnare questo: o c’è o non c’è, è sostanza, per la forma si può soprassedere e l’essenza non si crea, esiste.
Una rosa profuma per se stessa e se la chiudi in una scatola non per questo smetterà di esser rosa ma non c’è rosa e non c’è odore se il fiore è un altro o fiore non è.
Dire bella non esprime quel che vorrei dire ma altro non mi sovviene e scelgo il silenzio laddove non trovo parole.
SM
ecco, sì, il silenzio, peccato non lo si possa scrivere.
un abbraccio, fabry
f&r
leopold, andreas, ma anche l’agrimensore k., ulrich e zeno: tutti a girare in tondo, per tentativi di approssimazione ad un qualche gesto definitivo e onorevole, dentro il labirinto-città. in fondo, le storie sono sempre quelle, ma mai le stesse. questa è la creatività, e la libertà, dentro a regole non scritte. le scuole di tritura non so se.
Schhhhhh! State rompendo il mio silenzio :-))))
un abbraccio per tutte voi, un saluto al santo 😉
A.A.
grazie amici.
sì, le storie sono quelle, e nello stesso tempo sempre nuove.
ne “l’universo è in attesa di qualcosa”
si sente tutta la poetica degli ermetici, secondo Ramat.
e questa attesa è già attesa di un evento, almeno di una rivelazione (Borges).
in questa attesa così piena di speranza religione e poesia: la bellezza in cui crediamo
salverà, e già lo sta facendo, il mondo.
Ciao Fabrizio. Bella pagina. Ti scrivo da una città sommersa (non metaforicamente).
Permettimi di essere cattivello: temo che il romanzo non possa risolversi in una lirica sentimentale, in un trasporto del cuore. E’ anche vero che la i romanzi delle nostre vite prendono la forma che conosciamo già, ma il crinale tra vibrazione autentica e bacio perugina è così insidiosamente sottile.
Se si vuole essere autentici, credo che narrare significhi giocare con le aspettative (conscie o meno) del lettore, per poi stravolgerle. Così si può dire che una bella pagina ci ha cambiati (e una bella pagina diventa una grande pagina).
Ciao, un abbraccio esondante
Alfonso e Roberto, grazie.
da grande, avrei voluto scrivere testi per i baci perugina, ma mi venivano frasi troppo complicate.
nelle cento pagine di questo romanzo si rischia di perdere i fili numerosi che s’intrecciano,
ma bisogna farsi guidare dalla carta argentata che sognavo da bambino.
ho visto il disastro delle tue parti, Roberto; magari qualcuno, in tre giorni, fa il miracolo.
Ascoltare in silenzio il silenzio: compito difficile, quasi quanto parlare per dire la cosa giusta al momento giusto. Potendo scegliere, alle due opzioni ne preferiamo un’altra: il “diritto” all’ultima parola, spesso trascurando (ignorando?) la parola rimasta sospesa, l’esigenza disattesa.
Sogno e realtà a volte collimano quando a muoverli interviene il sogno/bisogno dell’altro mettendo un po’ da parte se stessi. (mio commento sul tema del ‘silenzio’ presente sul blog ‘Leticia Dellerma’.
Penso all’amore come la sola possibilità possibile per vincere con se stessi, mettendo da parte ogni ipocrisia e orgoglio: ben sapendo che potremmo non essere ricambiati. Ma l’amore non è una partita doppia, anzi è molto più probabile
che il bilancio si chiuda in perdita. Ma la sfida è proprio questa, perché il risultato finale ci sorprenderà – fuori da qualsiasi logica. La parola poetica è uno strumento potente di trasmissione dello spirito.
giuseppina
concordo al cento per cento, Giuseppina, grazie.