La migrazione del tempo

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La primavera sfreccia sulla mia testa
morta, sul selciato muffito, entro le sei
rincaso. Per linee telefoniche la sera
spiffera moltitudine, voci di rane, gole
screziate da una corta vita di emme.

Hai detto bene che te ne vuoi andare
all’estate, hai detto all’inferno ma volevi
dire al caldo, senza stagioni. Buon viaggio.

Io qui subisco i tagli della primavera,
che sfalda l’aria di prima, che s’imbuta
il cane nero degli uomini. Senz’alba, senza
crepuscoli, un eterno spiffero latteo.

Morte alla primavera, se potessi ammazzarla.
Mi dicono pazzo, mi dicono arrabbiato al
metraggio di tonfi bianchi, al pulsare del sole
gnomo. Dicono che l’inverno è sparito,
come fosse una notizia buona. Lo sapevo,
rispondo. Una crosta di cielo bianco sorvola
la migrazione, sorda e lenta, del nostro tempo
in avanzo, verso speranze di rinascita, tenui
come il filo di fumo di un pensiero grigio.

Franz Krauspenhaar

(Immagine: Robert Yoder – Clay lace, 2004)

7 pensieri su “La migrazione del tempo

  1. lambertibocconi

    Se appena appena uno non è a posto, la primavera è un incubo dei peggiori… con quella luce nitida che ti fa vedere ogni crepa, con tutto più bello tranne te stesso, gli alberi fioriti, l’aria profumata persino a Milano, la gioventù che si travasa fuori come caprette… e tu che non hai veramente più niente e non sai dove andare e non hai neanche sonno… ti si spacca il fegato… mamma mia che fifa!

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  2. Gaja

    Sono d’accordissimo con Anna (la luce, il sole invadente, che ti scova ovunque… evidentemente non sono per niente a posto, io ;-)). e trovo questa poesia, come ogni altra cosa scritta da Franz, superba.
    ne abbiamo parlato spesso, e “sentiamo” allo stesso modo.
    splendida.

    Rispondi

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