Il nuovo numero, del Febbraio 2008, di Qui, appunti dal presente, dedicato a Il diario di Hao Wu: un cinese di fronte al cambiamento del suo paese, sarà presentato giovedì 13 marzo alle ore 21 presso la biblioteca di viale Tibaldi a Milano. Premessa di Massimo Parizzi (direttore della rivista), letture di Chiara Maffioletti e Marina Massenz.
In questo numero: il diario di Hao Wu dal 22 giugno 2005 al 29 luglio 2007 e interventi di Saverio Caruso, Marco La Rosa, Andrea Inglese e Giorgio Mascitelli.
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Una pagina del diario
Chengdu, Sichuan, 19 luglio 2005
Interno di un ristorante sichuanese, sera (trascritto da un videotape con il necessario editing). La mia famiglia, otto persone, siede attorno a una tavola zeppa di piccanti piatti del Sichuan. Zia Lingling (cinquant’anni passati) ha appena finito di parlare al cellulare.
Zia Lingling (rivolgendosi a me): “Mi dispiace, zio Zhao non può venire a cena. Deve parlare con un potenziale datore di lavoro”.
Mamma (sui sessant’anni): “Zhao dovrebbe imparare a darsi da fare. Sono due anni ormai che è senza lavoro”.
Zia Rongling (intorno ai quarantacinque anni; aggressivamente a zia Lingling): “Il tuo Zhao è così vecchio stampo, e testardo! Deve adattarsi. Non può continuare a star zitto alla vecchia maniera. Forse nella sua vecchia azienda statale non sarà stato un grave danno. Ora però è tutta economia di mercato. Ognuno deve cavarsela da sé. Dovrebbe uscire, farsi nuovi amici. Perchè non glielo insegni tu? Bisogna che dia un buon esempio a sua figlia”.
E fissa mia cugina Jin (tredici anni, in gonna rosa) che con calma s’infila in bocca badilate di riso.
Zia Lingling (ridacchiando a disagio): “Lui pensa ancora come negli anni Settanta e Ottanta”.
A dire la verità, anch’io a volte mi sento così.
Mamma (a zia Lingling): “Non so come la vediate voi giovani. Quanto a me, mi piacciono i Sessanta e i Settanta”.
Io (videocamera in mano, mi volto verso il nonno): “Nonno, tu che decennio preferisci?”.
Papà (sui sessantacinque anni, ridendo): “Al nonno piacciono tutti i decenni”.
Nonno (ottant’anni passati): “A me?”.
Pausa.
“A me piace questo decennio, ma sto diventando vecchio. Se soltanto fossi più giovane…!”
Mamma: “Cosa c’è di tanto bello in questo decennio?”.
Nonno: “È un gran bel decennio”.
Zia Lingling (alla mamma): “Vedi, non puoi reggere il confronto neanche con papà”.
Mamma: “A me continuano a piacere i Sessanta e Settanta. Si viveva in armonia allora, e si era onesti verso gli altri”.
Zia Rongling (con impazienza): “Ti hanno istupidita, questi pochi anni a Shanghai”.
Nonno (indicando la mamma): “Il tuo cervello sta invecchiando troppo”.
Zia Rongling (alzando un po’ la voce): “Negli anni Sessanta si poteva vivere in un appartamento con tre camere da letto come adesso? Ogni famiglia poteva farsi la doccia tutte le sere?”.
Mamma (agitando le mani): “Non sto parlando delle cose materiali. Parlo dei rapporti fra le persone”.
Zia Lingling (battendo leggermente con le bacchette la ciotola di ceramica del riso): “Oh, la base economica determina la sovrastruttura”.
Nonno: “Viviamo in una società commerciale, non capisci? Una società commerciale è così”.
Zia Rongling (alla mamma): “Devi cambiare la tua vecchia maniera di pensare”.
Nonno (enfaticamente): “Le società commerciali sono così”.
Zia Lingling: “La nostra condizione economica è cambiata, come possono non cambiare anche le persone insieme a essa?”.
La mamma mangia, lo sguardo fisso davanti a sé nel vuoto.
Zia Lingling: “Sorella, i rapporti umani che ti piacciono non possono esistere nella società attuale. Impossibile”.
La mamma inghiotte e ci prova ancora.
Mamma: “Dal punto di vista materiale questo decennio mi piace. Ma per quanto riguarda i rapporti fra le persone…”.
Zia Lingling: “Assolutamente impossibile”.
Finora papà è rimasto in silenzio.
Papà (alla mamma): “La società sta progredendo. La tua maniera di pensare è fossilizzata, ferma agli anni Sessanta e Settanta”.
Mamma: “Spero solo che…”.
Nonno: “Negli anni Sessanta e Settanta la vita materiale non avrebbe potuto essere così ricca e varia”.
Zia Lingling: “Non puoi continuare a pensare a quel modo”.
Nonno: “La vita materiale può prosperare solo in una società commerciale. Bisogna che capiamo le leggi dell’economia”.
Io (spostando la videocamera verso papà): “Papà, tu che decennio preferisci?”.
Papà: “Questo, naturalmente. La vita era così noiosa, una volta. La maniera di pensare di tua madre è sorpassata”.
Mamma (interrompendolo): “Come le donne di servizio ai nostri tempi. Per dodici kuai al mese aiutavano diligentemente la famiglia a tirare su i bambini. Adesso non trovi una donna di servizio decente neanche a pagarla migliaia di kuai al mese”.
Zia Lingling: “Questo significa che la società ha fatto dei progressi. La base economica si è accresciuta”.
Nonno: “Tu continui a pensare alle donne di servizio secondo la vecchia prospettiva. Dovresti pensarci in una prospettiva nuova”.
Zia Lingling (alla mamma): “Io sono soltanto una persona pragmatica. Le cose che non si possono cambiare o fermare, le devi accettare. Come mio marito che è stato licenziato e io che sto per andare in pensione, con una pensione che sarà una miseria. Devo accettarlo. Tu vorresti questo e quest’altro, tutto quello che ti piace. È impossibile. Vorresti la gente com’era ai vecchi tempi, ma una vita moderna dal punto di vista materiale. È assolutamente impossibile”.
Papà (sogghignando): “La base economica determina la sovrastruttura”.
Mamma: “E va bene, e va bene, lo accetto”.
Tutti mangiano.
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Sulla rivista
Questa rivista è nata nel 1999 per raccogliere testimonianze, descrizioni, osservazioni, riflessioni sul tempo privato-pubblico che viviamo in qualunque forma la scrittura consenta: appunti, poesie, racconti, lettere, saggi, pagine di diario ecc. Dal numero uscito nel febbraio 2005 è divenuta, privilegiando una delle forme che ha sempre praticato, un diario. Viene pubblicata anche in un’edizione in inglese e i suoi collaboratori sono, e saranno sempre di più, persone che vivono in diversi paesi del mondo. Non vuole più essere, cioè, una rivista ‘italiana’. Perché? È semplice: perché vuole parlare di noi, e da tempo ormai, e sempre di più, quando diciamo ‘noi’ non pensiamo a noi italiani.
A essa contribuiscono sia persone per le quali scrivere è un’attività quotidiana, a volte professionale, sia persone per le quali è un’attività soltanto occasionale o rara. Intellettuali e non, insomma. Ma, sempre, da un punto di vista critico verso le priorità, l’ordine sociale e politico, il pensiero e la sensibilità che, in linea generale, guidano oggi il mondo.
Perché un diario? Per farci insieme, su queste pagine, ‘testimoni’ del tempo che insieme viviamo: leggerlo e commentarlo offrendo periodicamente al lettore la possibilità di ripercorrere, attraverso un ‘coro’ di voci diverse, un passato recente che egli stesso ha vissuto in prima persona. Inoltre, un diario è un esercizio d’attenzione. E può essere anche un contenitore di pensieri, osservazioni, interrogativi sparsi: quelli che non giungono a farsi ‘compiuti’, e che soprattutto in questi anni, in cui si tratta di ripensare tutto, possono essere un aiuto prezioso. Infine, il diario è il genere di scrittura ‘personale’ per eccellenza, e questa rivista ha sempre voluto essere una rivista di singole persone che parlano a e con singole persone.
Quello che immaginiamo è un diario scritto, schematizzando, a partire dal proprio ‘io storico-politico’ (l’io di fronte, attivamente o passivamente, a eventi e problemi politici, locali o globali) come dal proprio ‘io di massa’ (che emerge in primo piano, per esempio, nel prendere un tram o un treno o nell’andare al supermercato: l’io generico tra gli altri), dal proprio ‘io di ruolo’ (l’io del proprio lavoro, della propria attività), e anche dal proprio ‘io privato’ (l’io fra gli amici, nella vita familiare, nei suoi sentimenti, desideri ecc.).
La rivista esce su carta e in Internet. Chiunque vorrà collaborarvi sarà benvenuto, e scriverà, naturalmente, quello che vorrà; ma nella selezione dei testi verranno privilegiate la riflessione e la testimonianza di vita, non più ‘originali’, ma più incisive, rivelatrici, libere (meno inquinate, per esempio, dal bla-bla mediatico). Per informazioni scrivere a [email protected].

