72. Una strana storia

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da qui

Come sta, signor Leopoldo?
Il dottor Peltre sorride sotto i baffi: non sembra preoccupato per la situazione clinica del suo paziente.
Discretamente. Può dirmi come sono finito in questa stanza?
E’ una storia lunga: non so se riuscirò a ricostruirla. Un uomo con soprabito beige e scoppola scura, da cui usciva una ciocca di capelli biondi e spettinati, si è presentato in accettazione con un alito pesante da alcolista. Gli impiegati hanno cercato di farlo allontanare, ma lui insisteva sulla necessità di soccorrere un turista svenuto presso la piramide del Louvre. Alla richiesta di maggiori dettagli sull’identità della persona, l’uomo ha cominciato a delirare, raccontando la storia di un personaggio letterario che starebbe tentando di risollevare le sorti del romanzo, dato per defunto da fonti autorevoli nel campo. All’inizio ci sarebbero state apparizioni di scrittori del passato – Kafka, Joice, Mann, Musil, Dostoevskij – che avrebbero dato pareri e consigli su come evitare l’estinzione. Poi sarebbero entrate in ballo le scuole di scrittura: la Ricco Barocco e la Bottega di Giulio da Padova, con il loro interesse a perpetuare un desiderio, forse un’illusione: quella di moltiplicare gli scrittori (naturalmente a pagamento), per sopperire all’assenza di scritti, in base a un’ipotesi statistica. Il tema finanziario avrebbe scatenato rivalità feroci, sfociate in una guerra vera e propria con spargimento di sangue, oltre che d’inchiostro: a farne le spese sarebbe stato Beppe Geenna, trucidato insieme con i suoi cammelli, impermanenti come lui. La storia si complica per la presenza di un prete di periferia, don Faber, il quale, coltivando nelle ore notturne l’interesse per la letteratura, scopre la trama tessuta da personaggi decisi a ricavare il massimo dalla decadenza di una società di automi e teledipendenti, suggestionati al punto da ritenersi geni potenziali, per cui qualunque porcheria partorissero sarebbe degna di pubblicazione (naturalmente a peso d’oro). Don Faber comincia a scrivere un romanzo a puntate per denunciare il meccanismo, nel tentativo di ridare al genere la dignità di opere quali Delitto e castigo, l’Ulisse, La montagna incantata. L’impresa crea un contraccolpo nelle scuole di scrittura, spinte ad allearsi contro un nemico che potrebbe metterne in pericolo il fondamento e l’esistenza, arrivando a prezzolare un sicario effettivamente presentatosi nella parrocchia del prete, minacciandolo di morte. Mentre quello è sul punto di sparare, don Faber si lancia in una delle sue orazioni fulminanti, per cui l’uomo armato si converte. L’intervento maldestro di un barbone, in difesa dell’amico sacerdote, fa partire un colpo accidentale che finisce la corsa nello stomaco del povero don Faber. Tutto ciò avrebbe spezzato il fluire del romanzo e precipitato nel caos i personaggi principali, tra i quali – se la ricostruzione fosse vera – ci sarebbe anche lei. Ovviamente non credo a una parola dell’uomo alcolizzato col soprabito beige, che del resto è sparito non appena i soccorsi sono giunti presso la piramide del Louvre, trasportando lei al pronto soccorso e trasferendola rapidamente nel primo reparto disponibile: il mio, per l’appunto Ora, naturalmente, mi aspetto una versione più plausibile: sono tutt’orecchi.

7 pensieri su “72. Una strana storia

  1. Stella Maria

    La verità non è mai accettata al primo impatto, il dubbio è che ci sia sempre uan storia migliore, più credibile. Insistere nel dirla crea sconcerto e alla fine si finisce per dirne una che gli altri possano accettare, una mancata verità, una falsa verità, una verità comoda.
    La verità d’altra parte è un concetto relativo, che cos’è: verità?
    Di assoluta ce n’è una sola e per essa si è disposti a morire, o no, don Faber?
    SM

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  2. Titti

    Non mi sorprenderei se il prossimo post cominciasse con Leopoldo che esclama: ” Mo’ che c… gli dico a questo?!” Ahahah, grande Fabry, pendiamo dalla tua penna stilografica o Bic che sia 😉
    Un abbraccio,
    Titti

    Il dottor Peltre si rifà a qualcuno in particolare?

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  3. M&C

    Si considera falso tutto ciò che non corrisponde al nostro concetto comodo di verità.
    Per correggere la visuale, bisogna cambiare mentalità, altrimenti si continuano a percepire solo quelle verità che sono logiche e facili da accettare.
    Come ci hai insegnato tu, caro don Faber, è necessario operare una “metanoia”, cioè una conversione, un ritorno del nostro cuore e del nostro intelletto: dal greco, meta significa “al di là, cambiamento, trasformazione” e noûs, “spirito, intelletto”.
    Per accogliere la Verità allora, oltre ad aprire occhi ed orecchi, è importante anche liberare ed allargare il cuore e la mente.
    Ma d’altronde, se ci si riesce, poi la Verità rende liberi !!!!
    Un abbraccio. cri

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