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da qui
Il dottor Peltre è davanti al letto di Leopoldo col sorriso ineffabile nascosto sotto i baffi. Sta aspettando una risposta sulla storia assurda riferita dal barbone della Senna. La situazione è imbarazzante. Come spiegare che il racconto è veritiero? E’ giusto adottare una soluzione di comodo per l’uomo di scienza, che forse non ha letto un romanzo in vita sua? E’ da qui che si potrebbe cominciare.
– Posso chiederle che romanzi ha letto, dottore?
– Il conte di Montecristo è il preferito.
– Allora mettiamola così: il romanzo è in crisi. Accusato di inattualità, è imprigionato nel Castello d’If. Gli autori che ne hanno fatto la fortuna non si rassegnano al fallimento della loro creatura e cercano di organizzarne l’evasione. Li rappresentiamo nella figura del prigioniero numero 27, Faria, carico d’intelligenza e di cultura, che suggerisce al personaggio tipo, che chiameremo Leopoldo, come uscire dalle secche e ridare vita al genere. La situazione è complessa: ci sono figure antagoniste che vogliono conservare lo stato presente delle cose, per promuovere le loro scuole di scrittura; daremo loro tre nomi: Caderousse, Danglars e Mondego. Arrivano a organizzare un attentato che coinvolge una persona vicina a Leopoldo, don Faber, ricoverato all’ospedale Sant’Eugenio in seguito a una ferita d’arma da fuoco. Si scopre a poco a poco che è don Faber l’anima del libro, colui che vuole garantire la salvezza del romanzo, proteggendolo da chi vorrebbe ridurlo alla misura dei propri interessi personali. E’ lui il conte di Montecristo, che dovrà affrontare traversie d’ogni genere prima di raggiungere il traguardo.
Il dottor Peltre è perplesso: come medico, non crede a una parola del racconto del paziente; ma come lettore di Dumas sente nascere domande che lascia esplodere così come gli vengono. Com’è possibile semplificare fino a questo punto il suo intreccio prediletto? Che fine ha fatto la lettera da cui parte la storia? E come eliminare senza battere ciglio la bella Mercédès, pomo della discordia fra Dantès e Mondego? Bisognerebbe inserire, in qualche modo, la crisi di coscienza di Gerard De Villefort; si deve segnalare la presenza di un tesoro, altrimenti si perde il senso stesso del racconto e i suoi sviluppi; e il passaggio dalla vendetta alla pietà? E gli avvelenamenti, i processi, i matrimoni saltati all’ultimo momento, i falsi funerali? Man mano che snocciola il rosario di omissioni, il dottore s’infiamma sempre più: il viso è rosso e gonfio e i baffi sembrano drizzarsi e tendersi come pugnali. Preso dal fuoco di fila delle sue obiezioni, ha perso di vista il suo interlocutore; si volta di scatto per fissarlo negli occhi e sfidarlo a duello come Albert. Ma Leopoldo sta dormendo: sogna di grida, di soldati, di un cancello che si apre cigolando, un prigioniero che urla e urla di essere innocente.

mi chiedo se sapremo mai chi ha varcato l’invarcabile soglia, dalla carta alla realtà o dalla realtà alla carta (Giano bifronte, una soglia può essere oltrepassata in entrambe le direzioni) e se accadrà che il dottore coi baffi di spada si troverà a passeggiare consapevolmente fra le pagine del romanzo dopo aver abbandonato la corsia dell’ospedale, o se don faber, personaggio nonché anima di questo viaggio mirabile, si sia accorto che qualcun altro sta sotenendo al posto suo quest’epica battaglia per la salvezza del romanzo (curioso: un prete deve lottare sempre per la salvezza di qualcuno o di qualcosa :-)) e mentre lui lotta fra la vita e la morte, qualcuno, col nome solo un po’ più lungo del suo, continua a scrivere, o se don fabrizio s’è accorto, anche lui, di essere come alice in wonderland, entrato da quella porta e di essere nel mezzo del suo stesso romanzo… ma allora, chi sta scrivendo? e noi che leggiamo da che parte stiamo, dentro o fuori questo nostos verso il Romanzo?
lo sapevo che non mi dovevo avventurare in un commento del genere, mi sa che mi sono persa! 🙂
un abbraccio, fabry
f&r
chapeau, don faber!
eli
Tanto di cappello, davvero, don Fabrizio!
La malattia l’ha reso (se possibile) ancora piu’ creativo.
Ma sappiamo che la sofferenza e’ feconda! Oppure, guardandosi allo specchio, si e’ visto come un abate Faria chiuso in canonica-prigione da lunghi giorni, pari ad anni luce?
Un abbraccio di bentornato,
Amichevolmente Anonimo
“..fino al giorno in cui Iddio si degnerà di svelare all’uomo l’avvenire, tutta l’umana saggezza sarà riposta in queste due parole: Aspettare e sperare.
Vostro amico Edmond Dantès, Conte di Montecristo”
Aspettiamo e speriamo che don Faber si salvi!!!
P.S. Questa canzone di Faber (F. De Andrè), che in tutta sincerità non conoscevo, è appassionante e dolce come una poesia…
” sogna … un prigioniero che urla e urla di essere innocente.”
“La vita e il sogno sono le pagine di uno stesso libro. La lettura continuata si chiama la vita reale. Ma quando l’ora abituale della lettura (il giorno) è terminata e giunge il tempo del riposo, allora noi spesso seguitiamo ancora pigramente, senza ordine e connessione, a sfogliare ora qua ora là una pagina: ora è una pagina già letta, ora una ancora sconosciuta, ma sempre dello stesso libro… siamo cosí costretti a concedere ai poeti che la vita è un lungo sogno.
A. Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione.
Capitolo “superior” don Faber!
Grazie, Fabry, per questa pagina superlativa che mi ha fatto venir voglia di riprendere in mano l’opera di Dumas padre.
Ricordo che da piccolina restavo incantata a guardare in tv le puntate in bianco e nero de Il conte di Montecristo, interpretato da un giovanissimo Andrea Giordana (con cui mi dissero c’era una lontana parentela da parte della numerosa famiglia di mio papa’. Negli anni piu’ recenti ho scoperto un legame anche con la brava attrice teatrale Lunetta Savino, piu’ nota per essere stata la Cettina di Un medico in famiglia! Che dire, l’arte scorre nel mio sangue;-)
Bramo di leggere il seguito…ma non ti metto fretta, Fabry, riposati quanto più puoi.
Ti abbraccio,
Titti
credo a colui che afferma taci per non pentirti di vane parole… per questo taccio e lascio spazio al silenzio di ciò che non so ma vorrei dire.
questo però lo dico: spero tu guarisca presto!
ciao!
claudia