87. Incipit (reprise)

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=nCtL4aK586Y&feature=fvst]

da qui

In genere, quando si inizia un romanzo, si è convinti di scrivere qualcosa di assolutamente originale, un’opera che passerà alla storia, si distinguerà dall’ammasso di carta quotidianamente riversato sulle bancarelle di mezzo mondo (la parte di mondo dove si ha tempo per leggere, e non si sgobba venti ore al giorno per un pugno di riso, per esempio). Chi si accinge a riempire il foglio bianco o la parte di schermo destinata alla scrittura, poi, si dà arie da bohémien, circondato da una cifra imprecisata di tazzine vuote da caffè e/o mozziconi di sigarette accumulati in ogni angolo; ha un aspetto scapigliato e una finestra che dà su qualche scorcio di città particolarmente pittoresco. Basta affacciarsi, la sera, guardare le coppiette che si stringono con il gelato in mano, l’ubriacone che barcolla cercando di trascinarsi al bar, i bambini che s’inseguono passando sotto le gonne svolazzanti delle mamme (se esistono mamme giovani con gonne, nella civiltà dei jeans con squarci e patacche obbligatori), ed ecco che l’ispirazione arriva per miracolo. Si ritiene, in genere, che per scrivere un romanzo sia utile affittare (o, se si può, acquistare) un faro dove l’oceano percuota la scogliera, perché la schiuma, il vento sono ingredienti topici in contesti letterari. In realtà, è sufficiente un computer in una stanza di periferia affacciata su palazzi dozzinali senza alcun segno di riconoscimento, e una strada dove i clacson e le bestemmie s’inseguono privi di qualunque logica apparente. Insomma, nessuna notte buia e tempestosa, solo un torrido pomeriggio d’agosto in cui un obiettivo ragionevole è sopravvivere alla pressione bassa e al caldo.
Don Faber ha il problema contrario: la pressione alta. Anzi, in questi giorni ha una brutta influenza che non si sa da dove venga; si sa solo che sconquassa i polmoni e costringe a imbottirsi di medicinali. Era riuscito finalmente a dormire e sognava di romanzi e scuole di scrittura, attentati e premi letterari. Lo ha svegliato un evento imprevedibile: la collinetta di medicine in equilibrio accanto al letto è precipitata rumorosamente, facendolo sobbalzare non più per la tosse ma per lo spavento. Ripensa al sogno; gli ha comunicato un’urgenza insopprimibile di scrivere, anche per distrarsi dalle preoccupazioni che lo assillano da un po’ di tempo a questa parte: una lettera di minacce anonima, un personaggio alto e brizzolato che si aggira nel portico della parrocchia come per controllare gli orari di chi lo frequenta abitualmente. Don Faber comincerà stasera: ha in mente un pub e un uomo che affoga i pensieri cattivi nella birra, un barbone che predice il futuro e altri personaggi che cercano di scavarsi una nicchia nel mondo ingrigito delle patrie lettere.

FINE

19 pensieri su “87. Incipit (reprise)

  1. f&r

    un sogno, la scrittura, lungo una vita…

    e meno male che quella collinetta di medicinali è crollata!

    (speriamo che tu li possa buttare, presto, tutti 🙂

    un abbraccio, fabry

    f&r

    Rispondi
  2. Claudia

    Anche a me sarebbe dispiaciuto che don faber morisse… Anche se solo in sogno 🙂

    Bellissimo finale, fabry

    Ciao!

    Claudia

    Rispondi
  3. Stella Maria

    semplicemente … Fabrizio:-)
    tutti a bocca aperta, fiato sospeso e … certo per la tensione e attesa creata dalle ultime pagine come non sobbalzare al primo rumore non atteso?
    geniale, signor Calvino al contrario, semplicemente … Fabrizio.
    al prossimo incipit, maranatha o maranà tha:-)
    SM

    Rispondi
  4. Rashide

    Molto bello!
    “Cominciare dalla fine”
    “Si comincia da lì; e da li si ricomincia”
    Sone le tue parole che sono anche queste adesso storia.

    Un abbraccio.

    Rispondi
  5. augusto

    Bello, bello , bello. Andiamo in cerca tutti della nostra Itaca, da cui non siamo mai partiti, e forse non siamo mai stati, come dice Eliot.

    We shall nit cease from exploration,
    And the end of all our exploring
    Will be to arrive where we started
    And know the place for the first time.

    Ricordati che hai un prenotato quando il romanzo-non romanzo sarà edito.

    Un abbraccio fortissimo.
    Augusto

    Rispondi
  6. Anonimo

    Piu’ che un sogno e’ stato un incubo dovuto alla malattia e ai medicinali. Ma nell’incubo don Fabrizio ci ha trascinati tutti: bravo!
    Ora resta di sapere chi e’ il tipo brizzolato che fa le poste al curato malato, per eliminarlo in modo incruento prima che sia lui a sparare…
    Congratulazioni, don Fabrizio, per aver portato a compimento il suo romanzo nonostante tutto. La malattia e’ stata davvero feconda per la sua creativita’ e spero anche per la sua comunita’, temporaneamente orfana del proprio pastore.
    Auguri Affettuosi di una grande ripresa.

    Rispondi
  7. Ema

    Caro Don Fabrizio, intanto complimentissimissimi(licenza linguistica)!

    Da quando ti leggo ho qualche difficoltà a distinguere la realtà dal sogno, il giorno dalla notte; non saprei dire di preciso quali sensazioni questo produca: a volte ci si sente in pace a volte euforici; la mente sempre in moto sollecitata dalle più svariate riflessioni sul senso della vita!
    Mi auguro comunque di rimanere a lungo in questa fruttuosa nebbiolina e non anelo a comprenderti di più, anche perchè, come dice un anomino:”Il peggio che puo’ capitare a un genio e’ di essere compreso.”!

    Rispondi
  8. Barbara D' Alessio

    Un po’ triste e malinconico, ma realistico.
    Niente è scontato e tutto può cambiare, così i palazzoni grigi di periferia posono divetare il paese delle meraviglie, dove si trova tutto quello di cui abbiamo bisogno.
    Dedicato a chi ha ancora voglia di sognare e non si arrende, nonostante tutto.

    Rispondi
  9. M&C

    Un famoso critico letterario italiano, Cesare Segre, ha scritto:
    “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di I. Calvino è un romanzo sulla teoria del romanzo, il cui vero protagonista è lo scrittore, che mette in mostra i suoi meccanismi, giocando abilmente con le strutture linguistiche e narrative. Dentro queste strutture si riflette, sebbene mai definitivamente rappresentata, la continuità della vita che, densa delle sue realtà empiriche, è sempre il fine della tensione narrativa”.
    Lo riporto caro don Fabrizio, perchè ben esprime quello che vorrei dire di questo tuo romanzo.
    Io non so se possiedo, come hai detto una volta, “una mente lucida capace di apprezzare una scrittura nitida, sintetica, folgorante, una geometria dell’anima”, però so che mi hai tenuta inchiodata allo schermo del computer a qualsiasi ora del giorno e della notte, ed in qualsiasi giorno della settimana, rapita da un genere di scrittura che mi ha fatto volare attraverso tanti generi letterari (forse tutti?), e anche musicali: e addirittura la trama è diventata secondaria rispetto al piacere stesso di leggere.
    Ora aspetto trepidante questo tuo nuovo lavoro …

    Rispondi
  10. rita d'Ascia

    Mio carissimo soldatino VERO.VERISSIMO non di piombo,io ti leggo e penso,ma il mio concanchino sa fare proprio tutto,e tutto quello che fa lo fa bene,sei un bravissimo sacerdote,io che conosco la tua storia ed anche quella della tua vocazione,per molti incredibile e inaspettata,ti ammiro sempre più,e prima di allora eri stato un ottimo studente e poi il primo libro, su Rebora ,bellissimo…scrivi come parli..(le tue meravigliose omelie)sei intelligente colto e da quello che scrivi da quello che dici traspare sei sempre,anche come nipote sei un amore..tutto perfetto tranne la tua salute,io al contrario dei tuoi amici penso che ci sia molta più realtà che sogno…che per me sta diventando un incubo…io vorrei sapere REALMENTE come stiano le cose,intanto ti abbraccio realmente…il virtuale non è che mi piaccia poi tanto

    Rispondi
  11. fabrizio centofanti

    vi ringrazio tutti di cuore per avermi seguito fin qui.
    permettetemi un ringraziamento particolare alla carissima zietta Rita,
    che mi ama tanto quanto la amo io.
    ho cominciato già a scrivere il nuovo romanzo:
    presto farà la sua apparizione qui, come l’altro.
    un abbraccio forte
    faber

    Rispondi
  12. Anonimo

    Mi associo alla zia Rita per le raccomandazioni sulla salute: finche’ scrivere la libera dalle tensioni, tutto ok, ma se cio’ la costringe a logorare ulteriormente il suo fisico provato, beh almeno adesso dorma un’ora di più: il suo pubblico, cioe’ noi pazienteremo volentieri pur di non leggerla da postumo…
    Piuttosto, per questo romanzo ha gia’ trovato l’editore?
    Amico Anonimo

    Rispondi
  13. Titti

    Che è mai la vita? Una frenesia. Che è mai la vita? Un’illusione, un’ombra, una finzione… E il più grande dei beni è poi ben poca cosa, perché tutta la vita è sogno, e gli stessi sogni son sogni!
    Ma sia questa realtà o sogno, una sola cosa importa: agire bene; se è realtà, perché lo è, e se no, per acquistare amici per il momento del risveglio.
    — Pedro Calderón de la Barca

    Caro Fabry,
    ho letto le ultime puntate del tuo romanzo onirico una di seguito all’altra, senza quindi il brivido dell’attesa per il passare dei giorni, ma devo dire che la suspence non ne ha risentito.
    BRAVO, BENE, BIS…e infatti ci hai anticipato di esserti già rimesso all’opera. Bentornato, quindi, on line e ‘dal vivo’ alla guida del blog e della comunità!
    Un forte, grande abbraccio e BUON RISVEGLIO circondato dai tuoi amici!
    Titti

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *