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25. Vivo o morto

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L’edicola è un parallelepipedo di colore grigio, con una tenda bianca che cade per circa un metro a fare ombra o riparare dalla pioggia. Sul bordo ondulato, rovesciato verso il basso, c’è la scritta Libreria Ricariche (manca la i dopo la prima erre) DVD, e sul costone superiore si pubblicizza per quattro volte il quotidiano cittadino Ostia Oggi. Continua a leggere

13. Percentuali

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Brice Cento ama questo viale: le porzioni di luce e ombra riproducono perfettamente quelle della vita. L’oscurità predomina, a causa della sera che avanza, delle chiome degli ulivi straripanti come nuvole gravide di pioggia, dell’ingresso nel bosco che proietta il buio fino a raggiungere il sentiero; ma gli sprazzi di luce aprono scenari di pienezza e libertà, di gioia esplosiva e pregna di un calore che si potrebbe confondere con Dio. Continua a leggere

87. Incipit (reprise)

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In genere, quando si inizia un romanzo, si è convinti di scrivere qualcosa di assolutamente originale, un’opera che passerà alla storia, si distinguerà dall’ammasso di carta quotidianamente riversato sulle bancarelle di mezzo mondo (la parte di mondo dove si ha tempo per leggere, e non si sgobba venti ore al giorno per un pugno di riso, per esempio). Continua a leggere

La fine della storia

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Arrivammo di giorno e trovammo una spessa coltre di terra, o di sabbia, che copriva tutto. Cominciammo a scavare, augurandoci di trovare qualcosa di riconoscibile, di resistente alle ingiurie del tempo. La prima scoperta fu un’aula che ricordava gli antichi teatri greco-romani, ma gli scranni erano in legno. Estraemmo un biglietto in buono stato di conservazione, in cartoncino rigido; c’era scritto: Ordine del giorno al Parlamento. Le frasi sottostanti risultavano illeggibili; si potevano ricostruire alcuni termini: immunità/impunità; immigrazione; Pomigliano. Notammo anche un rotocalco divorato dai vermi, forse una rivista di enigmistica. Qualche centinaio di metri oltre, dissotterrammo una specie di tempio; ricuperammo un minuscolo foglietto in cui sopravviveva qualche appunto sfrangiato; si leggeva, faticosamente, poveri, coraggio, fedeltà. Nel mondo sepolto da un cataclisma inesorabile, solo alcune parole tenevano duro, contendevano tenacemente con la fine della storia.

A CHE ORA È LA FINE DEL MONDO?

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«It’s the end of the world as we know it»: è la fine del mondo, per come si conosce. Che cosa? Il termine «fine»? Il termine «mondo»? «Fine del mondo» è il termine, è la fase terminale? Rapid Eye Movement e l’occhio in moto ratto – ruba al sonno percezioni e previsioni: catastrofi e pronostici. Profezie e calcoli. Clima e Cern, Big Crunch e Calendario Maya, Asteroidi e Apocalissi, Giudizio Universale e Totocataclisma. Continua a leggere