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da qui
Arrivammo di giorno e trovammo una spessa coltre di terra, o di sabbia, che copriva tutto. Cominciammo a scavare, augurandoci di trovare qualcosa di riconoscibile, di resistente alle ingiurie del tempo. La prima scoperta fu un’aula che ricordava gli antichi teatri greco-romani, ma gli scranni erano in legno. Estraemmo un biglietto in buono stato di conservazione, in cartoncino rigido; c’era scritto: Ordine del giorno al Parlamento. Le frasi sottostanti risultavano illeggibili; si potevano ricostruire alcuni termini: immunità/impunità; immigrazione; Pomigliano. Notammo anche un rotocalco divorato dai vermi, forse una rivista di enigmistica. Qualche centinaio di metri oltre, dissotterrammo una specie di tempio; ricuperammo un minuscolo foglietto in cui sopravviveva qualche appunto sfrangiato; si leggeva, faticosamente, poveri, coraggio, fedeltà. Nel mondo sepolto da un cataclisma inesorabile, solo alcune parole tenevano duro, contendevano tenacemente con la fine della storia.