[youtube=http://it.youtube.com/watch?v=G63YItfPDG4]
«It’s the end of the world as we know it»: è la fine del mondo, per come si conosce. Che cosa? Il termine «fine»? Il termine «mondo»? «Fine del mondo» è il termine, è la fase terminale? Rapid Eye Movement e l’occhio in moto ratto – ruba al sonno percezioni e previsioni: catastrofi e pronostici. Profezie e calcoli. Clima e Cern, Big Crunch e Calendario Maya, Asteroidi e Apocalissi, Giudizio Universale e Totocataclisma.
«ESTINTI» è augurio? Anatema? Anfibia e ambigua la parola «mondo»: il pianeta – pulito o punito? Il pensiero è dinamico? È dinamite? Il «PANICO» è angoscia [ansia da ansa]? È movimento surrealista? È miglio [verde]? È meglio intendere: «della natura e del suo divenire in quanto manifestazioni dirette della divinità»? Come interpretare? Le viscere indicano la via – la mia! –: a chi il Risorgimento, a chi il Rovescio. Navis [diluvio/ distruzione] aut Caput [rivolta/riforma]?
Il «maturo canuto» di Czeslaw Milosz è troppo preso dai pomodori per predire con precisione [Only a white-haired old man, who would be a prophet/ Yet is not a prophet, for he’s much too busy,/
Repeats while he binds his tomatoes:/ No other end of the world will there be]. E nessuno crede sia in corso – «No one believes it is happening now» – in atto: in canto la fine del mondo [A Song On the End of the World].
Nel conto alla rovescia: it’s the final countdown, nel congedo continuo [but still it’s farewell] –Tempesta/Tempest – nuotiamo nello spartito hard&heavy, nel metronomo millenario. E nessuna immunità: la fine è certa. È l’unica certezza. Il «comequando» è Pendola, tortura del tempo, esteso in corde [e cappio e cavo, gomena e gola]. Comunque si citi: libri [il mondo alla fine del mondo, Sepulveda] e limiti [ho sognato che il vento dell’ovest mi prendeva leggero per mano, e mi posava alla fine del mondo, Modena City Ramblers] e Cure [Maybe we didn’t understand/ Not just a boy and a girl/It’s just the end of the/end of the world] – è sempre, da sempre: sguardo verso – fine/confine.
Così se per Victor: «nel destino di ogni uomo può esserci una fine del mondo fatta solo per lui. Si chiama disperazione», per Vasco: «ma stai a vedere… Che mi tocca di stare qui… Per amore! In questa fine del cazzo! … La fine del mondo!». Se Cutugno cerca «adesso dove mi nascondo – è arrivata la fine del mondo», il marchio/charagma imprime/impressiona tutti. Tutti i generi, per tutti i gusti.
E se Ligabue traduce/trasmette: «Che or’è, scusa ma che or’è/ che non lo posso perdere l’ultimo spettacolo/ Fine del Mondo in Mondovisione […] Destra, sinistra, su, giù, centro, fine del Mondo con palle in giramento/ Che chi è fuori è fuori e chi è dentro è dentro, e fuori TV non sei niente […] A che ora è la fine del Mondo, che rete è?/ Forse là di là mancherà qualcosa: casa, chiesa, tele e cosa? Serial killers, serial politici, morti in diretta, i migliori casi clinici/ Cazzi vostri in onda…» – la parola di Dio [Ronnie James & Co.] è:
If I could sleep at night
Then somehow I’d see
Why everything’s wrong
Or maybe it’s just me
Does anybody know this place that I’m in
Why I might be alone
Imagination is a terrible thing
What if I’m wrong
But here’s what I’ve been thinking
It must be the end of the world
What ever happened to the rock and roll song
Breaking your brain
Making you stronger
They say you never hear the bullet that kills
And I don’t hear a sound
It’s not about a change or revolution
What’s gone today is still called substitution
Don’t get emotional but we’re out of time
The melody’s gone
And fools have got the sunshine
If I’m mistaken and I see you again
Don’t leave me alone
Maybe tomorrow
Could be the end of the world
Don’t make wishes
Don’t waste time
Call the ones you hate
You’d say I’m sorry but they’ll have to wait
Fot the end of the world
Bye bye bye bye bye bye
Se la notte potessi riposare
la vista – sarebbe – chiara
la ragione del tutto carente
O [probabile] sono solo io
chi – conosce il dove sono?
Perché potrei essere isolato
la fantasia è un fatto feroce
se fosse – solo mio – l’errare?
Ecco chi sono – chi pensa
deve essere la – fine del mondo [di..]
ogni cosa accaduta in canto di pietra
consumando il cervello – il tuo
farti forte – forgiando – a forza
non senti mai – si dice – lo sparo che ti secca
e nell’ora non sento – suono alcuno
non si tratta: né cambio né rivolta
è la permuta – che preme il passo…
Non piagarti di pietà perché siamo fuori tempo
la melodia è morta [è morto il motivo]
e i pazzi possiedono: il punto che prilla.
Se lo sbaglio è stato: di me – e di nuovo
ti potrò percepire [per pupille]
non lasciarmi solo [per piacere]
perché domani potrebbe essere
la fine del mondo
non dire – desideri
non perdere tempo
– Chiama chi odi –
meglio avvisare e dire loro – che ti dispiace: ma
dovranno aspettare
la fine del mondo
Addio saluti addio salve addio ancora di nuovo…
*
Chi scrive se la ride. A chi scrive si dice/si è detto: «il mondo è finito. La Lettera è finita. Tu finirai da sola – con la tua eterna sigaretta e la tua scrittura enigmatica». E chi scrive Vi aspetta – tutti – tra un asterisco e un extraterrestre. Nel dove ho rimesso – tutto –: nel blocco bianco.
Parlando per parafrasi [U2 – e anche tu – tuoni?] I said I’d wait ‘till the end of the world. In attesa: con i Quattro Cavalieri: fibrilla Metallica [the moment they formed in 1981].
*
It’s the end of the world as we know it
È la fine del mondo, per come si conosce
*
[And I feel fine]
[e mi sento uno schianto]

per gli ospiti del Marriot di Islamabad, pressapoco le 21,00 ora italiana.
delle apocalissi dainiane…bel pezzo, ben scritto, V.
@ Cletus:
“it is happening now” – ed è sempre, da sempre: strage degli innocenti.
“Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande;
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata, perché non sono più”.
Da Matteo a Marino: “Altro non veggio ch’un orribil massa / Altro ch’un mucchio di sanguigni e monchi/ Squarciati brani e dissipati tronchi”.
E ancora: stragi silenti [non viste/non dette] nelle strade di ognuno.
@Viola:
non so se sia [se serva – lo scritto] – so che serve porre FINE a molti modi di pensare il mondo.
E il Genio pentito [“se solo l’avessi saputo, avrei fatto l’orologiaio”] proclamò: “solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima”.
E ancora: ti abbraccio, Viola, nell’a presto
Chiara
Chiara, quando giochi con le parole, le smonti, le rimonti, le infili nel frullatore e le riponi sul piatto, colorandole come un abile chef: hai tutta la mia ammirazione.
Blackjack.
I sentieri sono aspri. I dossi si ricoprono di ginestre. L’aria è immobile. Come sono lontani gli uccelli e le fonti! Non può esserci che la fine del mondo, più in là.
Arthur Rimbaud
Il cerchio, svolto su una retta prolungata all’infinito, riforma un cerchio eternamente privo di centro.
Maurice Blanchot
Nessuna esplosione, se non un libro.
Stephane Mallarmé
Leopardi fanno irruzione nel tempio e svuotano, con avidi sorsi, le anfore sacrificali; ciò si ripete continuamente; alla fine lo si può prevedere con certezza e allora diventa parte della cerimonia.
Franz Kafka
“Non appena, volendo tentare, scendiamo in noi stessi e, drizzando la conoscenza verso il nostro interno, vogliamo renderci di noi consci appieno, ci perdiamo in un vuoto senza fondo, simili a cava sfera di vetro dal cui vuoto parli una voce, della quale non è possibile trovar nella sfera una causa: e mentre facciamo per ghermire noi stessi, rabbrividendo non afferriamo altro che un vano fantasma”
(A. Schopenhauer, Il Mondo come volontà e rappresentazione, IV).
La fine del mondo è la disastrosa distanza, il rovinoso individalismo, la cappa del MIO.
Nella ricerca rutilante del divenire può apparire un abbaglio/spiraglio sarcastico “Sono apparso alla Madonna” diceva Carmelo bene in una intervista, contro i Veri Falsi Miti.
Oppure ci si può trovare sprovvisti di vista: mai il nulla apparve più –Chiaro–!
E come è facile perdersi nell'”Inganno” della ricerca: Erika kohut esplora la sua vita nel fiore lacerato della sua femminità, e cosa troverà nel fondo del suo cuore… se non la lama affilata di coltello?
http://www.youtube.com/watch?v=SOrBXZMhys8
“poi ti raggiungerò
là dove–abbandonata
la vita terreste, simile
a rotaia in disuso–
s’incammina lo spirito, esitante,
confuso ancora al grido, ancora all’orlo
della sua cieca vibrazione umana.
Io ti raggiungerò
dove tu «Sono qui!»
balenerai, che ancora dalla fascia
del buio mi districo.
«Qui dove?»– nell’angoscia
di troppa luce, nessuno distinguendo–
ti chiederò. Ma gia saremo Uno.
Fernanda Romagoli, Poi
un abbraccio,
ang
Corpo carne programma indefinito
geometria binaria crimine e mente
menzogna criminale freddamente
a mente fredda l’estremo biorito
la mota che ti aveva partorito
la sofferenza che ti fa presente
il passato che è fin troppo eloquente
perché soffrire… meglio se smarrito
nei biblici disegni del destino.
Corpo gioco apotropaico mio sfizio
giacente sopra due generazioni
di padri e madri ritrovo l’inizio
del linguaggio sul tuo ventre bambino
corpo… varianza di giochi e finzioni
mirko (ex – luce?)
Francamente mi interessa sapere come questo spettacolo va a finire. Mi spiego: per vanità, non vorrei che il mondo mi sopravvivesse, e allora mi piacerebbe assistere alla fine del mondo. In questo, spero che l’acceleratore di particelle del CERN (momentaneamente guasto: sembra possa riprendere solo in primavera l’attività) ci dia una mano, in modo che nel 2012 si formi un enorme buco nero che assorba tutto (così come alcuni scienziati, scettici sulla “neutralità” dell’esperimento, sostengono).
E’ una forma esposta di cupio dissolvi. Nulla di male. 😉