Il rimbalzo del Rinascimento

I cultori di storia e di economia non dimenticano gli esili ma godibilissimi libretti di Carlo M. Cipolla. I cultori di fisica, ma soprattutto gli esseri pensanti (ci sono, ci sono ancora!), dovrebbero procurarsi una delle cinquecento copie in cui è stato tirato “Rimbalzello” di Antonio Sparzani, e magari costringere l’editore “il grillo lucente” (tel. 030.9103615) a ristamparlo.
In questo lepidus, novus libellus non troveranno nuove teorie rivoluzionarie ma qualcosa di molto più importante: uno stimolo a pensare senza addormentarsi nei luoghi comuni, a non usare le parole come utensili ma a indagare il loro significato. Anche a rischio di scoprire, con un certo sgomento, che il significato non c’è.
Antonio Sparzani unisce l’età della saggezza (è nato nel 1942) a uno spirito eternamente giovane, simboleggiato da una massa di capelli che gli incornicia il volto in stile un po’ Einstein, un po’ Ringo Starr, un po’ Andy Warhol. Sospetto che la vera ragione per cui si è deciso a insegnare Fondamenti di Fisica all’Università statale di Milano sia da ricercarsi nel bisogno di dimostrare che, dopo tutto, è una persona seria. Perché il guaio è che la gente normale non può fare a meno di cadere nella trappola dei luoghi comuni, e chi vede Sparzani in fotografia può pensare che nella vita faccia il suonatore di trombone in un’orchestra jazz, il guru di una setta mistica, o magari il gigolo. C’è poco da fare: tutti quanti crediamo di avere sconfinate risorse di immaginazione, invece la realtà ci rinchiude in limiti molto più ristretti di quanto ci faccia piacere pensare. I salumieri che per dieci ore al giorno affettano prosciutti potranno magari spingere i loro pensieri fino a figurarsi il maiale che grufola e razzola; forse qualcuno di loro sarà curioso di conoscere l’allevamento da cui proviene la coscia che sta affettando; magari uno su mille si interesserà ai mangimi per maiali e uno su un milione si chiederà quanta percentuale di ghiande contengano. Ma ce ne sarà uno che arrivi a domandarsi come fanno i maiali a sapere che le ghiande cadono dalle querce, e quando, e perché?
L’autore non solo se lo domanda, ma si spinge oltre. Il suo metodo consiste nell’indagare i testi originali di chi ha formulato le leggi della fisica, per soffermarsi sul significato delle parole che usano. Basta un assaggio e si resta stupefatti. È sorprendente vedere quanta approssimazione contengano i termini usati da filosofi e scienziati. Non si può fare a meno di preoccuparsi quando ci si accorge che i concetti basilari della scienza nascono da metafore quasi poetiche. Si resta delusi e sbigottiti constatando che quei concetti, se ci aiutano a capire certi meccanismi, non arrivano mai a chiarire essenza e significato. Gravità significa “peso” (e bisogna ammettere che, come definizione, è tutt’altro che precisa). Quali siano i suoi effetti lo sappiamo tutti. Come si definisca matematicamente ce l’hanno detto prima Newton e poi Einstein. Ma che cosa sia non ce l’ha mai spiegato nessuno.
Sparzani non squarcia il velo del mistero, ma ce lo indica, anzi, ce lo sbatte sul muso. E, per colmo di ironia maieutica, lo fa ricuperando la tecnica narrativa che fu cara a Galileo e a Giordano Bruno: il dialogo. Soffuso di un nostalgico erotismo adolescenziale, assistiamo al reciproco corteggiamento di due compagni di scuola dai nomi allusivi: Fiorino e Gaia. In riva al lago di Garda, fra una nuotata e un tramonto che intenerisce il cuore, i due scoprono un comune interesse per i più semplici fenomeni della fisica. (Guardate dove va a ficcarsi l’Eros!) Per esempio: come mai, quando scaglio un sasso, il sasso va lontano invece di cadere subito a terra? Perché c’è l’inerzia. E che cos’è l’inerzia?
Con questa domanda Sparzani ci riporta al Rinascimento, all’epoca in cui gli scienziati alchimisti si vantavano di essere uomini integrali e potevano prendere come motto homo sum: humani nihil a me alienum puto. Avranno anche sbagliato tutto, si saranno persi dietro la cabala e la teurgia, ma non si sono mai accontentati (come fa la scienza degli ultimi due secoli) di studiare come funziona questo o quel fenomeno: volevano sapere cos’è.
D’accordo: non l’hanno scoperto. Ma non l’abbiamo scoperto neanche noi. Probabilmente non lo scopriremo mai. Pazienza. Il premio della caccia non è la selvaggina, è la caccia in se stessa.

Un pensiero su “Il rimbalzo del Rinascimento

  1. fabrizio centofanti

    “per la stessa ragione del viaggio, viaggiare”. bravo, Riccardo, hai reso precisamente lo spirito di questo aureo libretto, che ho letto d’un fiato (quando mi è stato concesso di respirare). Antonello la sa lunga e la dice bene. stampate e ristampate.
    fabry

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