[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=QLFQxS02XR4&feature=related]
da qui
Teodora è contenta che Brice Cento non sia morto: è abituata al crollare repentino, al mondo eternamente in bilico, alla crepa inaspettata, nel convento fatiscente ridotto a rifugio per gatti e scarafaggi. E’ il punto di partenza, forse, a evocare scenari di riscatto e redenzione, restauri imprevedibili, esiti salvifici rocamboleschi e sorprendenti. I due rami d’edera aggrappati alla parete sono Brice e Cloe che si dibattono tra piacere e dolore abbarbicandosi alla vita, le brecce nel muro lo squarcio provocato dallo sparo di Vangelis nella schiena del bersaglio preferito, il panno infeltrito sul materasso rancido il manto erboso del bosco intrecciato col muschio e la sterpaglia, che solleticano o graffiano i corpi dei due amanti. Il disordine del monastero è il disordine del mondo: Teodora sa di non venirne a capo, perché ogni volta che ripara un angolo si spalanca un’altra falla, come se vita e universo fossero un precipitare incessante verso il baratro finale, e il lavoro dell’uomo un tentativo patetico di procrastinare il fallimento. Da madre superiora conosce bene l’illusione, l’utopia di cambiare le regole del gioco, di ricondurre tutto a un equilibrio ragionevole fra perdite e guadagni, progresso ed entropia; quante volte si è rinchiusa nella stanza versando lacrime sull’ultimo scacco, la discussione sterile, la maledizione che si ritorce sempre contro chi la lancia; l’ombra sinistra, la macchia umida che avanza fra le mura, è il segno della velleità degli obiettivi umani, la sconfitta necessaria, la verità segreta che coincide col riconoscimento di una fragilità congenita e fatale. Solo adesso comprende che il rimedio si nasconde nell’abbraccio fra Cloe e Brice Cento, l’aggrapparsi disperato dell’edera ai muri scorticati, lo stringersi alle ferite inflitte dalla logica insensata di ogni azione. E’ l’abbraccio dell’arte – pensa -, la vittoria della letteratura, in grado d’inventare effetti inaspettati, scenari inediti di amori incapaci di arrendersi al morso insostenibile del nulla.

la verità segreta che coincide col riconoscimento di una fragilità congenita e fatale.
Che tristezza sapersi/sentirsi malati di fragilità congenita e fatale!
un abbraccio, fabry
f@r
…scenari inediti di amori incapaci di arrendersi al morso insostenibile del nulla.
Dalla crisi e dalla coscienza del fallimento nasce l’uomo/donna nuovo, come un rinascere dalle ceneri. La letteraura araba fenice del cuore dell’uomo.
Un bellissimo scritto, che non so per quali vie tortuose del mio labirinto cerebrale, mi riporta a un “Calcinacci e polvere” letto su un altro libro edito un anno fa.
Quando il messaggio si ripete vuol dire che è qualcosa di fondamentale, un nodo cruciale, una pietra miliare dell’essere pensante e scrivente. Bello quello, prima custodito gelosamente, come questo donato a tutti senza remore.
SM
P.s.: bellissima canzone, veramente, grazie! “Non conta il colore del fiore ma il dono che lo stesso fa di sè” come ripetere “l’essenziale è invisibile agli occhi”.
“come se vita e universo fossero un precipitare incessante verso il baratro finale, e il lavoro dell’uomo un tentativo patetico di procrastinare il fallimento”
bellissimo!
niente di più bello e di più vero potevo leggere oggi.
riuscire a vedere le falle della vita..la mia ne è piena.
il morso è necessario.
grazie.
l’abbraccio dell’arte e la vittoria della letteratura.
nothing more.
Anche io sono “contenta che Brice Cento non sia morto”…
Ed è bellissimo questo abbraccio disperato fra Cloe e Brice, questo loro dibattersi “tra piacere e dolore abbarbicandosi alla vita”.
Perchè l’Amore è così: ama la Vita e non si arrende mai, neanche di fronte al “morso insostenibile del nulla”.
“L’Amore non avrà mai fine”
Grazie don Faber per questa “rosa” 😉
Maravigliosa!!!!!!!
Un abbraccio forte per te!!!!
” il rimedio si nasconde nell’abbraccio fra Cloe e Brice Cento”
Si, un abbraccio può uccidere il dolore (sempre che si riesca a non farsi uccidere di dolore da quell’abbraccio!)
LES GLOBES
“Dentro gli occhi smarriti -leggi-:
le orbite astrali, e del cuore, il bel
vorticoso Invano.
Le morti e tutto ciò che ne venne.
Delle generazioni la catena
che qui giace sepolta e qui ancora pende, nell’etere,
sfiorando abissi.
Di tutti i volti la scrittura, in cui si conficcò,
sabbia sibilante, la parola-infime eternità-,
sillabe.
Tutto
ebbe ali, anche ciò che più pesa, nulla
che trattenesse.”
Paul Celan
vi ringrazio!
la letteratura serve a questo, secondo me.
baci
faber
Struggente la musica, le parole, il pensiero.Talmente bello e commovente da arrivare dritto al cuore.E questa è poesia.Grazie
grazie!
ci lasciamo portare.
” l’aggrapparsi disperato dell’edera ai muri scorticati”
“Siamo alla ricerca di quelle parole. Feriti, malsicuri; ma aggrappati a un’alba.”
Nadine Gordimer
vero, Ema, drammaticamente e dolcemente vero.