61. Matasse

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=T8G2iTXT11Y]

da qui

Teodora si massaggia le braccia per lenire gli effetti della lotta con Olivia. Siede sul materasso avvolto nel panno rancido e poggia le mani sul carrello della spesa approdato qui da chissà dove. Pensa al romanzo che si va formando dalle discussioni col dottore: mail che intasano il computer e si succedono serrate a sostegno delle rispettive posizioni, schermaglie che degenerano in rissa, al pari degli alterchi con l’amica, come prova, se fosse necessario, che le lotte più feroci si scatenano intorno alla forma di una storia, in cui ciascuno investe la parte più profonda, l’eco dei traumi, la scia delle speranze, le scelte del presente sospese sopra il nulla. Cavedagna è un teorico: per esorcizzare il caos della vita, il disordine regnante nella casa, le finestre da cui teme di essere spiato, ha bisogno di un disegno netto e trasparente; Teodora parteggia per la concretezza, come se il libro dovesse rispecchiare l’edera che scivola sul muro, l’armadio che pare cedere da un momento all’altro, gli scatoloni di cui ormai si ignora il contenuto. Il romanzo è tirato da una parte all’altra, col risultato che il lettore non sa se perdersi nei particolari dell’affresco o seguire le linee aeree e impercettibili di ipotesi e sistemi. Ma è un’altra l’idea che domina Teodora, mentre fissa le arcate divorate dal tempo, la porta sgangherata coi chiavistelli arrugginiti, la sedia a sdraio con la borsa d’acqua calda: quella dell’evoluzione del romanzo, che muove da una situazione semplice, un dato elementare, per diventare sempre più complesso, a mano a mano che i fili confluiscono, si annodano tra loro, compongono matasse ingarbugliate come il mondo, che sogna un’esistenza confortevole e si scopre a scavare gallerie di detriti che ostruiscono il passaggio.

8 pensieri su “61. Matasse

  1. Stella Maria

    L’immagine netta è quella della vite che si intreccia e si avvolge intorno al traliccio, che le fa da sostegno e sale, sale fino a distendersi per dare chicchi dolci o aspri, bianchi o violacei, quasi neri, frutto dell’incontro fra terra e cielo, nettare, come il messaggio di un romanzo.
    SM

    Rispondi
  2. Ema

    “Cavedagna è un teorico…Teodora parteggia per la concretezza”

    La teoria è quando si sa tutto

    “La teoria è quando si sa tutto e niente funziona. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perché. Noi abbiamo messo insieme la teoria e la pratica: non c’è niente che funzioni… e nessuno sa il perché!”

    Albert Einstein

    Rispondi
  3. Ema

    Il romanzo come la vita “muove da una situazione semplice”

    NUDA SEI SEMPLICE

    Nuda sei semplice come una delle tue mani,
    liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,
    hai linee di luna, strade di mela,
    nuda sei sottile come il grano nudo.
    Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,
    hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli,
    nuda sei enorme e gialla
    come l’estate in una chiesa d’oro.
    Nuda sei piccola come una delle tue unghie,
    curva, sottile, rosea finché nasce il giorno
    e t’addentri nel sotterraneo del mondo.
    come in una lunga galleria di vestiti e di lavori:
    la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia
    e di nuovo torna a essere una mano nuda.

    P.Neruda

    Rispondi
  4. M&c

    Se il mondo è una matassa ingarbugliata e la vita è un groviglio di fili, voglio fare come i gatti, che giocano con i gomitoli e si divertono a sfilacciarli tutti….
    voglio FARE COME I GATTI :-))

    Rispondi
  5. Roby (s.d a.)

    La trama e l’ordito, non può essere una senza l’altro affinché si realizzi il tessuto, nel quale ogni incrocio rappresenta un piccolo momento del romanzo con i suoi alti e bassi, dubbi e certezze e dove il risultato finale può variare grazie al colore dei fili utilizzati, scelti o imposti dagli eventi della vita

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *