
Inizio
Ignare primule
per ogni dove
anche non viste,
le gemme dei ciliegi
ancora doloranti di gonfiore.
*
Cutrettola
Balla la cutrettola
gialla, giallissima
sul mio cuore
vestito di tramontana.
*
Certame
Peri peschi susini
ciliegi
lame di giaggioli
a cascata i biancospini.
Ma è del mandorlo
il miglior inizio
suo il certame di primavera.
*
Da dove
Da dove ai nontiscordardimé
il trasparire?
Alle viole
il promettere segreti?
E le margherite,
le immacolate e le altre,
il segno maldestro
del primo rossetto?
*
Quale cenno
Quale cenno
o schiocco di merlo
ha trapuntato
gli ippocastani regali?
È primavera
mai che sia pronto.
*
Chiarìe
Preme la luce
come a un confessionale.
Dietro la persiana chiusa
il geranio
si svaga di chiarìe.
*
Biancori
Sulla spiaggia riservata
le suorine
mostrano biancori
stupefatti.
Tocca al maestrale
togliere d’imbarazzo
il mare.
*
Pettirosso
Di tutte le visite
la più gradita
è il pettirosso,
fulvo tra gl’iris.
*
Tiglio
Avvitati
in brevi giravolte
i semi del tiglio
giocano a lasciarsi cadere.
Angeli bambini
toccano terra senza rumore.
*
Treno
Nebbia.
Il treno l’attraversa
come avesse una certezza.
* * *
Nota
di Giorgio Morale
E’ una vera gioia questo Chiarìe, il libretto di Giancarlo Consonni appena pubblicato, in copie limitate e con la copertina curata dal pittore Gianni Bolis, dalle edizioni fuoridalcoro: in cui alla intensità della poesia si unisce il gusto e la sapienza di un fare non alienato e non mercificato che rendono l’oggetto-libro davvero unico e prezioso.
Queste Chiarìe illuminano soprattutto la natura primaverile nel suo farsi, i giorni dell'”inizio” in cui anche negli angoli più nascosti tutto è vita luce e movimento e dove non succede “mai che sia pronto“. Una natura che non è fatta di “monti et piagge / et fiumi et selve“, generica cornice di un io che occupi tutto lo spazio, ma di nitidi “peschi susini / ciliegi / lame di giaggioli“, primule, nontiscordardimé, viole, margherite, ippocastani, gerani, iris, tigli, tutti colti attraverso l’individuazione di un particolare appropriatissimo, per lo più un modo d’essere o un’azione.
La precisione quasi botanica ma mai scientistica dello sguardo e della denominazione non ne sminuisce la forza poetica ed evocativa. Dice al contrario l’intimità del poeta con la natura di cui conosce i cicli, i tempi, i nomi. Per il lettore può essere una scoperta leggere come si posa il pettirosso o come cadono le foglie del tiglio, eppure io non parlerei di epifanie. Per il poeta non si tratta di una rivelazione improvvisa, ma del frutto della sapienza del vissuto.
Con la natura vicinanza, quindi, e convivenza, ma non parlerei di uno spirito panico o panteistico. Il poeta sa, sente, “le gemme dei ciliegi / ancora doloranti di gonfiore“. L’intimità è viva e consolidata, ma senza fusioni o confusioni, senza che mai cessi la differenza dello sguardo e della voce del poeta che lo dice. E’ ciò che, nonostante il linguaggio modernissimo di queste poesie, le accomuna a quelle dei grandi cantori della natura, dagli antichi fino a Tjutcev e a Pasternak.

ciao il tuo blog, è come dire … ma ammirare, il tuo scrivere è oltre.
un cordiale saluto
daniele
Hanno un potere straordinario, questi colori e semi e fiori e alberi nel risveglio di primavera: fanno viaggiare a ritroso (per me i mandorli in fiore di una settimana di Pasqua del ’66 a San Marco in Lamis – da Certame – e Unter den Linden/Sotto i tigli a Berlino qualche anno fa – da Tiglio) e, contemporaneamente, bussano dietro le persiane, “angeli bambini”, insinuando speranzosi la luce del presente. Grazie, Giorgio, per aver condiviso la gioia delle Chiarìe di Giancarlo Consonni.
Nel copia-incolla di un salvataggio da un temporaneo sciopero di internet, è saltata l’acca iniziale. Chiedo venia
Grazie a voi, Daniele e Anna Maria.
Anna Maria, ho provveduto e reintegrare l’acca.
Che meraviglia perdersi in queste pennelate di poesia…
Lo voglio assolutamente questo libro!
anna maria: anch’io unter den linden! tiglio mi ha fatto pensare alle tisane di quand’ero bambina fino ad un certo punto della mia vita, poi a quelle di marcel – “anch’io” prendevo da piccola le tisane con le madeleine – forse qualcuno in casa prousteggiava, sperando di vedermi alla ricerca di qualche cosa di perduto, da grande (di solito gli occhiali da lettura!), dopo ancora tiglio è significato berlino e da allora solo berlino.
queste poesie brevissime, rasentanti il frammento, inducono l’amarcord, sparato in mille direzioni, in libertà (poesia che è poesia più più, poiché arriva al lettore e diventa sua immediatamente).
la visita di un pettirosso fa sentire degli eletti, una volta all’anno, invece che dei negletti.
“biancori” è un gioiello di tradizione ed ironia e arguzia.
a me, giorgio, questa poesia non poteva non piacere, ti pare?
grazie!
che bello leggervi e che bella sorpresa trovare le nostre edizioni qui su LPELS.
Un autore solitamente pubblicato dalla Einaudi che porta i propri testi per una edizione d’arte ci ha onorato e con Gianni Bolis (grande artista con mostre attive ovunque, da musei al Vaticano) non poteva che essere una collaborazione pressocche’ perfetta.
Ogni copia e’ realizzata a mano e ogni opera del Bolis è diversa…ogni esemplare e’ quindi unico.
Ultima cosa che va precisata… non costano tanto e da Mendrisio – dove siamo – spediamo ovunque.
A presto e grazie a tutti voi e a Giorgio per la gioiosa sorpresa.
Mauro Paolocci
edizioni fuoridalcoro
[email protected]
complimenti, Mauro: la qualità, in un mondo di merci da supermercato, brilla di più.
Cara Lucy, anche a me non so che cieli ed acque mi si svegliano dentro a queste poesie. Basti dire che leggere “Certame” e vedere il mandorlo nelle campagne della mia Avola è tutt’uno.
… E grazie, e complimenti a Mauro per questa splendida edizione fuori dal coro: bella nell’idea e nella realizzazione.
Charie: mi affascina già il titolo.
A una prima lettura ho una sensazione come di haiku. E poi invece (o anche) sento echi di Emily Dickinson. Non voglio certo in questo modo sottacere la voce originale del poeta, ma questa intertestualità per me aggiunge valore e spessore alla lettura.
Grazie a Giorgio di averci fatto conoscere questi testi che parlano di natura e di noi.
A planare sullo spirito gioviale d’una natura allegra, ecco cosa mi suggeriscono i versi che scivolano leggeri tra le labbra che li ripetono.
Complimenti ed un saluto Tiziana
Grazie Giorgio per averci segnalato questo post. Una grazia che viene da lontano. Dalle terre dove il sole nasce, dalle terre dove il sole muore.
L’amore grande per le cose piccole di cui il mondo (soprattutto il nostro) ha tanto bisogno.
roberta b.
splendide le immagini delineate in questi versi, ‘macchie poetiche’ che unite formano un unico paesaggio… la bellezza di queste poesie è la capacità che hanno di portare il lettore nel piacevole silenzio della natura estraniandolo dal rumore del quotidiano vivere cittadino…anche per me ‘è del mandorlo’, che con i suoi fiori bianchi ricopre le campagne del mio salento, ‘il miglior inizio suo il certame di primavera’. Complimenti e grazie a Giorgio per aver voluto diffondere questi versi.
giovanna
Grazie a tutti gli intervenuti e ai lettori per la loro attenzione, e un grazie particolare a Giancarlo Consonni per la sua poesia e a Mauro Paolocci per questa bella pubblicazione. E’ davvero una gioia condividere cose belle.
Molto belle queste poesie! Piene di sentimento! Proprio come le sue lezioni di urbanistica! Grazie professore!
Luisa Zontini