[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=DAhtAf2NMrE]
da qui
Quanto tempo è passato? Quante camere d’albergo hanno protetto il guardarsi negli occhi lungamente, come davanti al Vittoriano, ai monti ricoperti di neve, alle cupole di chiese senza nome? Quante volte ha cercato le ali dietro le spalle della donna bionda da cui è stato sedotto con la voce morbida e la dolcezza inspiegabile dei modi? Cosa ha potuto cancellare il fantasma di Venezia, il richiamo struggente del Ponte dei Sospiri, il tramonto malinconico sulla laguna a primavera, le maschere del carnevale, in cui riconosceva il desiderio di nascondersi allo sguardo duro del mondo? Come ha potuto liberarsi in un istante del passato gravoso, l’esperienza di donne che lo hanno sfruttato fino all’ultimo per poi dargli il benservito? Cosa lo travolge nella stanza dai colori caldi, col tavolo in legno antico e le sedie amaranto, il lampadario barocco con luci che assomigliano a stelle, la camera dalle forme e i disegni variegati così come è adesso, d’un tratto, la sua vita? La porta è incorniciata in un arco di trionfo in marmo di Carrara: la parte superiore è impegnata da un affresco in cui due amanti si abbracciano al centro di un paesaggio di campagna, con alberi e arbusti pieni di energia, fiori che traboccano ovunque e di cui pare possibile captare la fragranza, come quella della donna bionda a cui Marco non ha chiesto ancora il nome. La storia si ripete ogni volta: un messaggio laconico sul cellulare, il nome di un albergo, l’ora, l’invito a non giungere in ritardo. E poi l’incontro, l’ingresso nella hall, la salita sulle scale con l’emozione intatta del Vittoriano sullo sfondo, le cupole ignote, i monti sovraccarichi di neve, le colline bianche, i tronchi d’albero e i cespugli odorosi, l’umido degli affossamenti e i liquidi densi delle cavità, l’ansimare di una natura prorompente, l’urlo potente del creato che spinge per trovare un posto nel tempo e nello spazio. Da quanto sono entrati nella stanza? Marco accende l‘abat jour sul comodino: accanto a lui non c’è nessuno, solo un fascicolo con molte correzioni. Prova a leggere l’intestazione, con gli occhi appesantiti della notte: Alberto Asora, Romanzo. Balza dal letto, si veste in fretta e scende le scale a precipizio. Alla reception c’è una ragazza dai capelli rossi, la copia perfetta di Jessica Hamby.

Un duplice regalo!
In fondo non è così anche il romanzo? Un incontro con il foglio bianco, deciso da un’improvvisa intuizione che non si sa da dove viene, non si sa nè nome nè come ma è arrivata. L’inizio è lento quasi senza forma, poi cresce fino a diventare passione, accaloramento, incapacità di staccarsi, è un fiume nelle vene che cerca il mare, il mare dei sensi e dell’oblio, fino ad arrivare al culmine, all’apice per poi farsi di nuovo quiete e finire sul più bello, lasciando il foglio senza spazi bianchi e l’autore vinto dalla sua stessa opera, come un pugile alla fine di un lungo round senza vincitori ne vinti.
Ti confermi grande don!! uaho!! :-)))
SM
…”accanto a lui non c’è nessuno, solo un fascicolo con molte correzioni”
…toglierei il “solo”
PERDONAMI SE TI CERCO COSI’
goffamente, dentro
di te.
Perdonami il dolore, qualche volta.
E’ che da te voglio estrarre
il tuo migliore tu.
Quello che non vedesti e che io vedo,
immerso nel tuo fondo, preziosissimo.
E afferrarlo
e tenerlo in alto come trattiene
l’albero l’ultima luce
che gli viene dal sole.
E allora tu
verresti a cercarlo, in alto.
Per raggiungerlo
alzata su di te, come ti voglio,
sfiorando appena il tuo passato
con le punte rosate dei tuoi piedi,
tutto il corpo in tensione d’ascesa
da te a te.
E allora al mio amore risponda
la creatura nuova che tu eri.
Pedro Salinas
“Al di là di te ti cerco.
Non nel tuo specchio
e nella tua scrittura,
nella tua anima nemmeno.
Di là, più oltre.”
Pedro Salinas
“l’urlo potente del creato che spinge per trovare un posto nel tempo e nello spazio…”, l’urgenza di vita di una storia che inizia a vivere nel momento in cui viene raccontata.
Barbara
Quando le parole scelte con estrema cura ti portano dentro una storia, insieme al protagonista e vivi e rivivi….
Se liberarsi vuol dire gettare la maschera…
UNA FACCIA IN PRESTITO
Con una faccia imprestata
Da un altro, che – se ti fa comodo
D’altra parte vorresti la tua
Da offrire a quel pubblico,
Che ti guarda come a Carnevale
Si guarda una maschera,
Ma intanto sa che tu
Non sei così…
Perchè la faccia che avevi
Una volta è rimasta stampata qui
Nei tuoi modi di fare, nel tuo
Palpitare e distinguerti,
Nella vecchia passione,
Nella tentazione di essere,
Non piangere, coglione, ridi e vai…
Ho nostalgia di un golf,
Un dolcissimo golf di lana blu,
C’era dentro un ingenuo
Incantato da un artista fortissimo,
Stavi dietro le quinte, ingolfato
Di swing e di lacrime,
Non piangere, coglione, ridi e vai…
Paolo Conte
L’Amore ti libera, anche “dal passato gravoso”, e riporta luce e colori nella vita, come nel romanzo…
NON è MAI UN ERRORE (Raf)
Ti guardo per l’ultima volta mentre vado via
Ti ascolto respirare non scatto la fotografia
Non porterò nessuna traccia dentro me
niente che dovrò rimuovere.
Se hai giocato è uguale anche se adesso fa male
Se hai amato era amore, non è mai un errore
Era bello sentirti e tenerti vicino
Anche solo per lo spazio di un mattino.
Ti guardo per l’ultima volta mentre vai via
Ti vedo camminare, è come per magia
non sarai pensieri, non sarai realtà
Sai che bello, sai che felicità..
Se hai sbagliato è uguale anche se adesso fa male
Se hai amato era amore e non è mai un errore
Era bello guardarti e tenerti per mano
O anche solo immaginarti da lontano
E se hai mentito è uguale ora lasciami andare
Ma se hai amato era amore e non è mai un errore
Era bello sentirti, rimanerti vicino
Anche solo per lo spazio di un mattino
Entrerò nei tuoi pensieri di una notte che non dormi
e sentirai freddo dentro
Entrerò dentro ad un sogno, quando è già mattino
e per quel giorno tu mi porterai con te
Se hai giocato è uguale anche se ancora fa male
Ma se hai amato era amore e non è mai un errore
Era bello sentirti e tenerti vicino
Anche solo nella luce del mattino
E se hai mentito è uguale ma ora lasciami andare
Se hai amato era amore non sarà mai un errore
E’ stato bello seguirti, rimanerti vicino
anche solo per lo spazio di un mattino.
“un fascicolo con molte correzioni”
Difficile stabilire chi apporta le “molte correzioni”…Jessica mentre legge il romanzo , Marco mentre lo vive o Alberto mentre lo scrive?
l’abat-jour riporta alla realtà oppure al sogno?
🙂
Vale
“Come ha potuto liberarsi in un istante del passato gravoso…La storia si ripete ogni volta…un fascicolo con molte correzioni”
Meno male che viene la Pasqua a liberarci, ogni anno: siamo tutti ripetenti 😉
Fabry,
mi piace la musica che hai scelto per questo tormentato capitolo con sorpresa finale.
Doppio auguri caro Fabrizio , per la vincita di Napoli, e per il tuo romanzo ogni giorni più avvincente:-)
Un abbraccio da Bologna.
“Da quanto sono entrati nella stanza?”
Finalmente i sogni sono entrati nella “stanza” di Marco…
IL CIELO IN UNA STANZA
Quando sei qui con me
questa stanza non ha più… pareti,
ma alberi… alberi infiniti.
Quando sei qui vicino a me
questo soffitto viola
no… non esiste più.
Io vedo il cielo sopra…
A noi… che restiamo qui
abbandonati
come se, se non ci fosse più
niente… più niente al mondo.
Suona un’armonica:
mi sembra un organo
che vibra per te, per me
su nell’immensità del ciel.
Gino Paoli
vi ringrazio.
non è un sogno: la bionda c’era e poi è sparita!
Forse anche i sogni hanno un destino.
Alberto insiste nel voler entrare in un sogno che non gli appartiene e perde la realtà…
Marco esce dalla realtà e si ritrova tra le mani un sogno che non gli appartiene…
Possibile che sogno e realtà sbaglino sempre il tempo, il luogo e la persona?
“Certe Notti” suscitano in Marco un crescendo rumoroso di emozioni, calde e intense, che si confondono tra loro in una dolce miscela di sogno e realtà, dove l’impercettibile linea del confine è la fioca luce di un’abat jour…
sì, in certe notti si fatica a distinguere il sogno e la realtà.
http://www.youtube.com/watch?v=WceInTDOXsA