Sono tornato a Firenze. Qui non si visita una città, si abita un ricordo. Lo sguardo si riempie di visioni, e quello che vedi non è il Duomo, o la stazione, o Piazza della Signoria, ma strati di gioie e malinconie, volti si sovrappongono alle statue che sorvegliano gli Uffizi, e perfino i camerieri sono figure scolpite nel marmo, la mano che preme il pulsante della polaroid è una macchina del tempo sprofondata nel chiasso di una gita scolastica di tanti anni fa, quando gli studenti issarono un pigiama nell’atrio dell’albergo come i rivoltosi la bandiera sul pennone più alto della Bastiglia. La vita è rivoluzione, ogni strato s’impone sull’altro, lo combatte come un acerrimo nemico, fino a capire che la statua, il cameriere, la donna con il seno di fuori, sono la stessa immagine replicata all’infinito, sono il mondo rovesciato dei miei desideri e delle mie paure, ora che torno a Firenze e mi sembra di non visitare una città, ma di abitare un ricordo, che diventa lacrima, sorriso, fino a issare la bandiera sul punto più alto della nostalgia, dove lo sguardo s’incontra con quello che ha sempre cercato e finalmente, in una notte improbabile di maggio, forse, e dico forse, lo trova.
ciao
fabry


Capisco perfettamente cosa vuoi dire..ed è ben diverso dal “déja” vue, o l’onda ritrovata dopo che perduta..
La vita sarà anche rivoluzione,sembrerebbe molto anche nella pars destruens, crea sculture cumulative di segni, poi li travalica, è oscena spesso, sopratutto mi colpisce “quel punto più alto” (e) forse dico forse lo trova.
Maria Pia Quintavalla
“Qui non si visita una città, si abita un ricordo”: dici bene, Fabrizio, è successo anche a me quando sono stato a Firenze… però un po’ mi è successo anche a Roma!
Ciao
Mi unisco a Giorgio, si, ci son tornata di recente a Firenze e mi sono accorta che abitavo ricordi. E la città invece era così distante. Chissà…
“O frati”, dissi, “che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia
d’i nostri sensi ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”.
Li miei compagni fec’ io sì aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti;
e volta nostra poppa nel mattino,
de’ remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino.
Tutte le stelle già de l’altro polo
vedea la notte, e ‘l nostro tanto basso,
che non surgëa fuor del marin suolo.
Cinque volte racceso e tante casso
lo lume era di sotto da la luna,
poi che ‘ntrati eravam ne l’alto passo,
quando n’apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avëa alcuna.
Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;
ché de la nova terra un turbo nacque
e percosse del legno il primo canto.
Tre volte il fé girar con tutte l’acque;
a la quarta levar la poppa in suso
e la prora ire in giù, com’ altrui piacque,
infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso».
(XXVI,112-141)
Pace non trovo e non ho da far guerra
e temo, e spero; e ardo e sono un ghiaccio;
e volo sopra ‘l cielo, e giaccio in terra;
e nulla stringo, e tutto il mondo abbraccio.
Tal m’ha in pregion, che non m’apre nè sera,
nè per suo mi riten nè scioglie il laccio;
e non m’ancide Amore, e non mi sferra,
nè mi vuol vivo, nè mi trae d’impaccio.
Veggio senz’occhi, e non ho lingua, e grido;
e bramo di perire, e chieggio aita;
e ho in odio me stesso, e amo altrui.
Pascomi di dolor, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte e vita:
in questo stato son, donna, per voi.
(R.V.F, 134)
buon/bel viaggio nella memoria
un saluto a Fabrizio, sono felice che abbia bei ricordi in terra di Toscana. E’ un bel pò che non ci si sente, mi senmbra che siamo tutti in altre faccende affaccendati, come diceva appunto un altro toscano, un poeta anch’egli…
“La vita è rivoluzione, ogni strato s’impone sull’altro, lo combatte come un acerrimo nemico, fino a capire che la statua, il cameriere, la donna con il seno di fuori, sono la stessa immagine replicata all’infinito…”
Come non condividere, Fabrizio?
Grazie. Giovanni
Firenze è stata la mia rivoluzione, conosco i passi, conosco i marciapiedi di via ghibellina, ho pianto a Firenze e sono stato tanto tanto felice. Non so se è un regalo il tuo, Fabrizio, Stanotte che non è una bella notte lo prendo così, come auspicio ad un ritorno veloce nella città dove sono diventato parte del mondo. Carezza le sedie del Giubbe Rosse per me.
Alessandro
Già, Firenze e i ricordi. Potrei raccontare storie per ore, a cena magari, con una amatriciana e un rosso leggero, che non appesantisca troppo la testa 🙂
Blackjack.
grazie, amici.
un saluto al volo prima di ripartire.
Giacomo, prima o poi ci si incontra.
Alessandro, dalle Giubbe ci sono passato.
i regali arrivano quando meno te li aspetti, è una delle cose belle della vita.
un abbraccio a te e a tutti
fabry
Firenze…per me si è trattato di un’unica volta a diciotto anni e sempre poi con il desiderio di ritornare, che spero prima o poi si concretizzi…L’immersione negli Uffizi come qualcosa di grandioso e finalmente tangibile. Arte e storia ad ogni passo per le strade e le chiese…il caldo estivo,i giardini di Boboli, la fame e la sete dei pochi soldi in tasca, mentre i bar erano miraggi. La fresca e ristoratrice sera di Fiesole.
Fabry, ma vuoi proprio farmi commuovere di prima mattina?
Firenze evento che s’innalza come una bandiera nella storia delle emozioni che riemergono. Una gita, sempre una gita, ma a dodici anni, le prime corrispondenze tra l’entusiasmo febbrile della prima adolescenza e la pulita perfezione dell’arte toscana. Un traboccare di grida ed estasi e le prime carezze furtive di ragazze appena sbozzate. Una piega della vita che se stirata rilascia ancora un inciampo al battito cardiaco.
” …dove lo sguardo s’incontra con quello che ha sempre cercato e finalmente, in una notte improbabile di maggio, forse, e dico forse, lo trova.”
ti auguro che non sia un forse ma un sì forte e deciso.
buon proseguimento di viaggio
Stella
Mi associo a Sparz.
“ora che torno a Firenze e mi sembra di non visitare una città, ma di abitare un ricordo, che diventa lacrima, sorriso, fino a issare la bandiera sul punto più alto della nostalgia, dove lo sguardo s’incontra con quello che ha sempre cercato e finalmente, in una notte improbabile di maggio, forse, e dico forse, lo trova”
esiste qualcosa di più lirico e commovente?
Un abbraccio forte a te e a don Mario, Fabry.
sì Firenze, quanti bei ricordi, anche se ora somiglia di più a un macdonald piscioso e puzzolente!
un abbraccio
Rincontrato una vecchia fiamma neh!
grazie!
è questione di cardiologia, ma non come pensi tu, Mario (o Anna)
🙂
baci dall’altra parte del mondo (così, per esagerare un po’).
fabry
Ciao, Fabry!
Mi fa piacere sentirti così soddisfatto del tuo viaggio.
Visto il successo che Firenze ha tra i frequentatori di LPELS, perché non organizzate il prossimo “incontro con gli autori” proprio nel capoluogo toscano?
Un abbraccio e saluti anche a Domma,
Titti
“per la stessa ragione del viaggio, viaggiare”
disse un altro Fabrizio 🙂