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da qui
C’è un bel panorama da quassù: gli ulivi e i cipressi formano una specie di corona, un canale di rumori e odori che ridanno vita, accarezzano le pareti delle case, la facciata della chiesa, il recinto in pietra e ferro dei reperti archeologici; i palazzi alti e squadrati vorrebbero dominare la valle che s’infrange sulle colline di vitigni, i sentieri polverosi incidono i rilievi verdi come crepe, o righe di una pagina illeggibile. Sarà per questo che Yehochoua estrae dalla sua borsa il quaderno acquistato in Italia, nella città di cui si è innamorato, dai tetti rossi e la cupola maestosa, il campanile bianco sullo sfondo del monte, i palazzi dalle pietre giganti tra i quali s’intravede la torre alta e merlata, le statue chiare e scure in parata per le frotte dei turisti, il ponte fitto di case colorate che si specchia nel fiume per ricordarsi di esistere, ogni tanto, le luci di notte con le fasce rosazzurre del cielo incendiato a primavera, i disegni elementari del Battistero bianco, l’esplosione della facciata che gli toglie il fiato – perde l’equilibrio seguendo il ricamo dei rosoni, la perfezione dei marmi policromi e la fuga rapida degli archi -, una bellezza che finisce per confondersi col disordine delle bancarelle, i teli africani che accolgono orologi, cinte e borsellini, i tavoli di libri usati nei portici dalle colonne antiche, i ragazzi con gli zaini e i pantaloni corti, le carrozze coi cavalli che sprofondano il muso nei sacchi di yuta, gli operai vestiti d’arancione che riparano la strada, il negozio di cartoleria col quaderno che lo ha attratto e sul quale adesso scrive qualcosa che Yoh’anan, Eleazar e Nathane cercano di decifrare, ma la grafia di Yehochoua è minuta e irregolare e si intuiscono soltanto parole come morte, vita, meraviglia, e bisogna accontentarsi di vedere riflessi nei suoi occhi le luci, i ponti, le linee perfette dell’ovale bianco e lucido di Magdalenne.

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una bellezza che finisce per confondersi col disordine
Ci vuole un po di caos per generare una stella.
Brillami negli occhi se non riesco io a brillare. Questo non e’ accontentarsi ma riflettersi per trovare un po’ di luce laddove non c’e’ , occhi negli occhi come dici tu, e allora forse leggere scritti di un altro non serve se i suoi occhi possono essere letti, ci si può tuffare dentro per annegarci e ritornare su respirando, liberi di tanta zavorra che l’acqua porta via. Leggere fra le righe, comprendere quel che non viene detto. sarebbe bello se tutti noi ci facessimo leggere gli occhi che, qualcuno dice, sono lo specchio dell’anima, un’anima bella come il volto di Magdalenne.
SM
“…adesso scrive qualcosa…”
http://www.youtube.com/watch?v=mVhmWfktaWA
Saper scrivere è un talento, un dono speciale, da coltivare ed assecondare: chi scrive (pagine come questa) dona qualcosa di prezioso di sè, da conservare, e di cui siamo profondamente grati.
…e come dicevano i latini:
“Verba volant, scripta manent”
” si specchia nel fiume per ricordarsi di esistere”
http://www.youtube.com/watch?v=1bpPQ8LH3QY
Quando Yehochoua guarda negli occhi di Magdalenne:
…E adesso siamo occhi negli occhi
e non serve a niente parlare
ho la mappa di tutti i tuoi nei
la potrei disegnare
nei tuoi occhi ritrovo i miei giorni
di qualche anno fa
le domeniche senza far niente
e voglia di sincerità,
parliamo un po’
raccontami quello che fai ….
Nei tuoi occhi mi ritrovo
nell’attimo prima
in cui sto per baciarti
l’universo si ferma un’istante
perché vuole ammirarti
tutto il resto mi passa alle mani
come la sabbia del mare
resta solo un diamante che brilla
e che continua a brillare
ogni volta che mi torni in mente
continua a brillare
in un angolo della mia mente
ti continuo ad amare.
Io ti cercherò
negli occhi delle donne
che nel mondo incontrerò
e dentro quegli sguardi
mi ricorderò di noi
chissà se si chiamava amore.
(Io ti cercherò – Jovanotti)
“e bisogna accontentarsi di vedere riflessi nei suoi occhi le luci, … di Magdalenne.”
DIMMI SE QUESTO E’ VERO, AMORE MIO
Dimmi se questo è vero, amore mio,
dimmi se questo è tutto vero.
Quando questi occhi scagliano i loro lampi
le oscure nubi nel tuo petto
danno risposte tempestose.
E’ vero che le mie labbra son dolci
come il boccio del primo amore?
Che le memorie di mesi svaniti
di maggio indugiano nelle mie membra?
Che la terra, come un’arpa, vibra
di canzoni al tocco dei miei piedi?
E’ poi vero che gocce di rugiada
cadono dagli occhi della notte
al mio apparire e la luce del giorno
è felice quando avvolge il mio corpo?
E’ vero, è vero che il tuo amore viaggiò
per ere e mondi in cerca di me?
Che quando finalmente mi trovasti
il tuo secolare desiderio
trovò una pace perfetta
nel mio gentile parlare
nei miei occhi e nelle mie labbra
e nei miei capelli fluenti?
E dimmi infine se è proprio vero
che il mistero dell’infinito
è scritto sulla mia piccola fronte.
Dimmi, amor mio, se tutto questo è vero.
(Rabindranath Tagore)
Bellissimo questo capitolo, nelle sue descrizioni fervide ed accurate: sembra di vedere i colori, di sentire i rumori e, addirittura, di sentire gli odori, “che ridanno vita”.
Bello anche questo omaggio a Ivan Graziani: pensando a lui ed all’ “ovale bianco e lucido di Magdalenne”:
http://www.youtube.com/watch?v=wdxkt-3XMAc
“e si intuiscono soltanto parole come morte, vita, meraviglia”
…la prova che Gesù parla all’uomo, parla dell’uomo …un lungo dialogo illuminato solo dalla luce dell’amore
http://www.youtube.com/watch?v=9RiW7BnMPYY&feature=related
vedere riflessi nei suoi occhi le luci…
Leggere ciò che è scritto negli occhi è leggere l’intimo, la verità; è leggere il cuore, perché lo sguardo spesso è più eloquente di tante parole, grida più forte di chi urla a squarciagola, rivela pensieri ed emozioni che a volte si fa fatica a esprimere. E’ importante però togliere gli occhiali scuri, per stabilire quel contatto magico, schietto e sottile, che soltanto lo specchio dell’iride può regalare
Ogni mattina, dopo il segno della croce,
scriverti
è come recitare una preghiera.
Non si può far di peggio,
ma io so fare di meglio.
Ora che non ti vedo,
di buon mattino,
mentre tutti dormono,
prendo la penna, come un ladro prenderebbe
la chiave di un forziere,
e con la penna
rubo la vita che non mi appartiene
e scavo un camminamento
per raggiungere te che, contro ogni legge,
considero mia.
Salvatore Fiume
” i sentieri polverosi incidono i rilievi verdi come crepe, o righe di una pagina illeggibile”
“Scrivere è sempre nascondere qualche cosa in modo che poi venga scoperto.”
Italo Calvino
vi ringrazio!
il romanzo si moltiplica all’infinito, tanto quanti sono gli occhi che lo leggono.
Chissà che stavolta non venga fuori in anteprima qualcosa scritto da Gesù…
Attendo, curiosa!
Altrove “Qualcuno” ha scritto:
“in fondo il sogno di molti – o pochi, non lo so – è imbattersi in qualcosa scritto da Dio: un autografo in cui afferrare il senso, ritrovare il filo. Un sogno da cui ricominciare, per credere di nuovo. Ci sarà una pergamena, in qualche posto, un codice, un frammento in cui ha inciso le parole che non volle rivolgere ai discepoli o alle folle, ma consegnò al silenzio della materia inerte, perché prendesse vita.”
mi ci riconosco in pieno…