37. Resistere

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=It_pqlsF56A&feature=related]

da qui

Sono sulla riva occidentale del Mar Morto, la catena montuosa si specchia nell’acqua formando un muso di serpente o di balena, o l’immagine orizzontale di una donna, è incredibile questa prospettiva, con un mantello scuro e una tunica più chiara, come se la terra cercasse protezione, uno sguardo premuroso; l’acqua è un vetro da cui apparirà un paesaggio, o un animale, raccontami Chochana, una lama di luce rischiara il crinale come ci fosse un mondo cristallino e un altro avvolto dentro l’ombra, mi divorava, una forza mi strappava il cuore, mi succhiava le energie, la roccia, digradando, diventa terra e sabbia, fino a raggiungere il pelo dell’acqua a metà della donna orizzontale, come fossi solo un corpo, una materia, e l’anima l’avesse presa un altro, un uomo con la bambina in braccio, grigia e morta, sotto le bombe a grappolo, non hai più forze, ti senti trascinare da un’altra volontà, l’uomo ora grida, protesta con la vita che continua, la pianta ancora verde, il cielo ancora azzurro, è come se tra l’acqua e la terra cessasse ogni dialogo, le mani scure abbracciano la cosa che è sua figlia, carica di polvere, guardi la superficie liquida, ma è come se non ti appartenesse, il bambino è supino, con un braccio rovesciato, il calzone strappato sulla coscia, la faccia nera e la gamba insanguinata, poi l’ho toccato, ed è come se l’immagine si fosse ricomposta, la figura a pelo d’acqua, che ricollega il solido col liquido, l’anima e il corpo, sono cinque, avvolti nei lenzuoli, in fasce come quando sono nati, attendendo che un padre o una madre li identifichi, che un genitore riconosca il figlio, come fai a pensarlo braccato, torturato, la donna ha un mantello che l’avvolge stretta, come sopporti, Myriam, che Yehochoua sia sempre sul punto di coprirsi di polvere e di terra?

19 pensieri su “37. Resistere

  1. Ema

    ” poi l’ho toccato, ed è come se l’immagine si fosse ricomposta”

    C’è un toccare che schiaccia e un toccare che salva…
    

    «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita».

    Mt.9

     
    
    
    
    
    
     
    
    
     
    
    
    
    
     
    
    

    
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  2. Ema

    “come sopporti, Myriam, che Yehochoua sia sempre sul punto di coprirsi di polvere e di terra?”

    “L’anima mia magnifica il Signore”

    Dimmi, qual è il tuo compito, Poeta?
    – Io celebro.
    Ma il Mostruoso e il Micidiale,
    come l’accetti, come lo sopporti?
    – Io celebro.
    Ma il Senzanome, ma l’Anonimo,
    come, Poeta, tuttavia lo nomini?
    – Io celebro
    Donde trai il tuo diritto d’esser vero
    in ogni maschera, in ogni costume?
    – Io celebro
    E come può la quiete ed il furore
    conoscerti, la stella e la tempesta?
    : – perché io celebro.

    Rainer Maria Rilke

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  3. Rashide

    Qoèlet
    La morte

    [1]Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.

    [2]C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
    un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
    [3]Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
    un tempo per demolire e un tempo per costruire.
    [4]Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
    un tempo per gemere e un tempo per ballare.
    [5]Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
    un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
    [6]Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
    un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
    [7]Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
    un tempo per tacere e un tempo per parlare.
    [8]Un tempo per amare e un tempo per odiare,
    un tempo per la guerra e un tempo per la pace.

    [9]Che vantaggio ha chi si dà da fare con fatica?

    [10]Ho considerato l’occupazione che Dio ha dato agli uomini, perché si occupino in essa.
    [11]Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo, ma egli ha messo la nozione dell’eternità nel loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l’opera compiuta da Dio dal principio alla fine.
    [12]Ho concluso che non c’è nulla di meglio per essi, che godere e agire bene nella loro vita;[13]ma che un uomo mangi, beva e goda del suo lavoro è un dono di Dio.
    [14]Riconosco che qualunque cosa Dio fa è immutabile; non c’è nulla da aggiungere, nulla da togliere. Dio agisce così perché si abbia timore di lui.
    [15]Ciò che è, gia è stato; ciò che sarà, gia è; Dio ricerca ciò che è gia passato.

    [16]Ma ho anche notato che sotto il sole al posto del diritto c’è l’iniquità e al posto della giustizia c’è l’empietà.
    [17]Ho pensato: Dio giudicherà il giusto e l’empio, perché c’è un tempo per ogni cosa e per ogni azione.
    [18]Poi riguardo ai figli dell’uomo mi son detto: Dio vuol provarli e mostrare che essi di per sé sono come bestie.
    [19]Infatti la sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa; come muoiono queste muoiono quelli; c’è un solo soffio vitale per tutti. Non esiste superiorità dell’uomo rispetto alle bestie, perché tutto è vanità.
    [20]Tutti sono diretti verso la medesima dimora:

    tutto è venuto dalla polvere
    e tutto ritorna nella polvere.

    [21]Chi sa se il soffio vitale dell’uomo salga in alto e se quello della bestia scenda in basso nella terra?
    [22]Mi sono accorto che nulla c’è di meglio per l’uomo che godere delle sue opere, perché questa è la sua sorte. Chi potrà infatti condurlo a vedere ciò che avverrà dopo di lui?

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  4. Margherita

    Raccontami Chochana

    Chochana Boukhobza – Le troisième jour (Denoël 416 p. 20 €)
    Elisheva, musicista rinomata, e Rachel, sua allieva violoncellista, arrivano da New York per tenere un concerto a Gerusalemme. Mentre Rachel ritrova la sua famiglia e un amore perduto, Elisheva prepara un’impresa segreta. Col concorso di Daniel, cacciatore di nazisti, e di Carlos, ella intende uccidere con le sue mani il boia che ha sterminato tutta la sua famiglia.

    Quand la bible reve

    un libro di Chochana Boukhobza – Mireille Vautier

    Qu’ils soient esclave, prince ou pharaon, panetier ou échanson, les hommes rêvent beaucoup dans la Bible, et leurs visions sont parfois terribles. À quoi rêvent Nabuchodonosor, ce roi si vénéré, et Jacob, le petit-fils d’Abraham ? Et que lisent dans les songes Daniel, prince de Judée que son peuple écoute comme un prophète, ou Joseph, simple nomade?

    Rispondi
  5. Stella Maria

    Il Profeta
    di
    Kahlil Gibran

    I Figli

    […] E una donna che aveva al petto un bambino disse: Parlaci dei Figli.
    I vostri figli non sono i vostri figli.

    Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di sé.

    Essi non provengono da voi, ma per tramite vostro,

    E benché stiano con voi non vi appartengono.

    Potete dar loro il vostro amore ma non i vostri pensieri,

    Perché essi hanno i propri pensieri.

    Potete alloggiare i loro corpi ma non le loro anime,

    Perché le loro anime abitano nella casa del domani, che voi non potete visitare, neppure in sogno.

    Potete sforzarvi d’essere simili a loro, ma non cercate di renderli simili a voi.

    Perché la vita non procede a ritroso e non perde tempo con ieri.

    Voi siete gli archi dai quali i vostri figli sono lanciati come frecce viventi.

    L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,

    e con la Sua forza vi tende affinché le Sue frecce vadano rapide e lontane.

    Fatevi tendere con gioia dalla mano dell’Arciere;

    Perché se Egli ama la freccia che vola, ama ugualmente l’arco che sta saldo.

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  6. Sabina

    Si, come è vero, don Fabrizio: bisogna urgentemente capire certi schianti, perchè spesso ci sentiamo proprio così, spaccati in due, con la vista annebbiata ed incapaci di riconoscere il bene dal male, come se dentro di noi, nel nostro cuore e nella nostra anima, ” ci fosse un mondo cristallino e un altro avvolto dentro l’ombra”.
    Dobbiamo toccare con mano quel mantello, riuscire ad elevarci, per portare avanti i valori veri e ricomporre l’immagine della nostra vita, altrimenti rischiamo di “coprirci di polvere e di terra”.

    SALIRO’ (Daniele Silvestri)

    Salirò Salirò
    Tra le rose di questo giardino
    Salirò salirò
    Fino a quando sarò
    Solamente un punto lontano.

    Preferirei
    Stare seduto sopra il ciglio di un vulcano
    Mi brucerei
    Ma salutandoti dall’alto con la mano.
    E invece sto sdraiato
    Senza fiato
    Scotto….
    Accetterei
    Di addormentarmi su un ghiacciaio tibetano
    Congelerei

    e resto qui distrutto
    disperato ancora un po’
    ma prima o poi ripartirò.
    E salirò salirò
    Salirò salirò
    Fra le rose di questo giardino
    Salirò salirò
    Fino a quando sarò
    Solamente un ricordo
    Lontano.
    E salirò salirò
    Salirò salirò

    preferirei ricominciare
    piano piano dalla base
    e tra le rose lentamente risalire
    e prenderei tra le mie mani
    le tue mani e ti direi:
    “amore in fondo non c’è niente da rifare”.
    E invece
    Più giù di così
    C’è solo da scavare
    Per riprendermi
    per riprenderti
    ci vuole un argano a motore
    Salirò salirò
    Salirò salirò
    fra le rose di questo giardino
    Salirò salirò
    Fino a quando sarò
    Solamente un ricordo lontano.
    Salirò
    Salirò
    Non so ancora bene quando
    Ma provando e riprovando
    Salirò salirò ….

    Rispondi
  7. M&C

    I nostri figli non sono nostri. Sono i figli di Dio: non sono nostri ma appartengono a Dio. Essi ci sono stati affidati e sono sotto la nostra responsabilità. Non possiamo pretendere che diventino simili a noi, perchè amarli vuol dire lasciarli liberi di fare le loro scelte nella vita, anche se non le condividiamo.
    Tutto vero… ma la perdita di un figlio, vederlo morire, è una delle prove più dolorose da sopportare e difficilissima da superare, è una delle croci che spero il Signore non mi affidi mai, perchè non so sinceramente se ce la farei!

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  8. Rashide

    ” come sopporti, Myriam, che Yehochoua sia sempre sul punto di coprirsi di polvere e di terra?”

    Myriam la cui gelosia provocò il giudizio divino, una sorella gelosa, una donna lebbrosa, morente.
    Il suo orgoglio razziale rendeva la moglie di Mosè inaccettabile.
    Una donna lebbrosa, morente.
    Non si possiamo dimenticare mai che è stata l’invidia a crocifiggere il Signore Gesù Cristo, Personificazione della vera umiltà!

    Esodo 15:20-21; Numeri 12:1-15; 20:1; 26:59; Deuteronomio 24:9; Michea 6:4.

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  9. Stella Maria

    “Un figlio che perde i genitori è un orfano. Una moglie/marito che perde il coniuge è vedovo/vedova. Chi perde un figlio cos’è?”.
    Con questa frase, Anna, conclude la sua lettura della “preghiera dei fedeli”, non senza commozione.
    Chi perde una sorella, un fratello, un caro amico e chi perde un nipote, cos’è? Aggiungo io.
    Cos’è? Anna! Hai lasciato una domanda sospesa ad una platea inebetita e commossa, distrutta dal dolore che trasuda dai muri e si respira umido come l’aria di questa calda domenica di agosto.
    Chi perde un fratello, una sorella, un amico è come “il discepolo che Egli amava”, ma chi perde un figlio che diritto acquisisce?
    Chi perde un figlio è un morto vivente, ha gli occhi vitrei e lacrime cristallizzate di sale. Un ectoplasma, un essere che ha rotto il sottile confine fra la ragione e la follia, un pazzo.
    Non vive, vegeta, non respira e la fede diventa quella macchina meravigliosa che fa sopravvivere, il polmone a cui rimanere attaccati in attesa che il tempo passi, che suoni la campana.
    La fede è l’unguento miracoloso, il balsamo di una ferita che non cicatrizza mai e duole in attesa della fine, la morte, per ritrovarsi in un altro luogo chiamato Paradiso.
    Quando si perde un figlio il dolore non si placa mai e quando sembra assente, ti pugnala alle spalle e spazza via tutto come un uragano. L’unico pensiero è morire e vivi solo se c’è un altro figlio che ha bisogno di te, il discepolo che Lui amava.
    Il tuo cuore è solo un muscolo che pompa sangue e il suo battito ritmico segna il tempo che ti separa dalla tua morte, scandisce il ritmo del tuo conto alla rovescia.
    Quel treno ad alta velocità che è la vita, improvvisamente diventa una vecchia locomotiva a vapore che sbuffa e sbotta e fa tutte le fermate che non ti interessano, lentamente, senza mai giungere alla tua.
    Chi perde un figlio vive uno stato catatonico e indossa una maschera di ghiaccio rotta da sorrisi magri di dolore.
    Chi perde un figlio non sente il petto lacerarsi ma si lacera più giù, dove si creò il seme. Lo sente dove il seme rese fecondo il ventre, là dove il corpo si contrasse e lacerò.
    Come sopravvivere nell’eterna attesa di attraversare il tunnel di luce per riabbracciarlo e dargli tutti i baci negati?
    Chi perde un figlio sta ai piedi di Pilato mentre lui se ne lava le mani.
    Si genuflette, il ventre tra le mani e la fronte a terra sotto l’immagine di Maria, sempre con la stessa domanda: “Dimmi Madre mia come hai fatto Tu ai piedi della croce? Come hai fatto a vederlo morire e sopravvivere? Insegnami il segreto perché io torni a vivere per il discepolo che Lui amava.”
    Ma non si sentono parole, non si odono risposte e non si fanno altre domande, c’è solo un infinito e interminabile silenzio, un silenzio spesso come un muro di cemento, eterno perché eterno è il tempo del dolore. Nel silenzio però, la voce di Dio sussurra, la Sue grandi braccia ti avvolgono ma tu odi solo quell’incolmabile vuoto, quel silenzio assordante, finchè la tua voce non si confonde con quella di Lei:
    “L’anima mia magnifica il Signore
    E il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore.
    ……….”
    Chi perde un figlio sopravvive ripetendo ogni istante il “Cantico della Vergine” e aggiunge al suo nome, Maria, qualunque sia il suo sesso, diventa Maria.
    Dimmi Anna, ho risposto alla tua domanda? ***, ***, ***, ***, ***, ***, Stella, *** …. sono solo *** Maria che vive, Maria che ascolta, Maria che piange, Maria che prega, Maria che crede, Maria che ama ….
    Anna, Anna! Che strani scherzi fa la vita! ironia del destino! Anna che pone la domanda, Anna, il tuo nome non è forse quello della madre di Maria?
    Chi perde un nipote può chiamarsi Anna e ha un dolore moltiplicato per due che si tiene dentro perché c’è *** Maria da sostenere.
    Maria sotto la croce vince il dolore con il più grande dono di Dio, la fede, la speranza di rincontrarlo, la carità per il “discepolo che Lui amava” e ogni attimo ripete il Magnificat come l’ultima ninna nanna cantata al bambino che si è addormentato.

    “L’anima mia magnifica il Signore
    e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore.
    Perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
    D’ora in poi tutte le generazioni
    mi chiameranno beata.
    Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
    E Santo è il suo nome:
    di generazione in generazione la sua misericordia
    si stende su quelli che lo temono.
    Ha spiegato la potenza del suo braccio,
    ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
    ha rovesciato i potenti dai troni,
    ha innalzato gli umili;
    ha ricoperto di beni gli affamati,
    ha rimandato i ricchi a mani vuote.
    Ha soccorso Israele, suo servo,
    Ricordandosi della sua misericordia,
    come aveva promesso ai nostri padri,
    ad Abramo e alla sua discendenza per sempre.”

    Hai ragione Cristina, nessuno dovrebbe mai perdere un figlio, è contro natura, geneticamente impreparati e solo Maria può aiutare a resistere ma che nessuno debba provarlo mai è questo che spero per tutti voi.
    Stella

    Rispondi
  10. Vale

    … Vorrei che una lacrima cadesse fra le chiazze azzurre del mare quasi immobile, toccasse il fondo oscuro della storia, confesserei, finalmente, quello che non t’ho mai detto: una sola cosa posso darti, il mio dolore. Chiunque tu sia, spero ti basti.

    da ” non superare le dosi consigliate”

    grazie Faber per questa tua lacrima

    Rispondi
  11. Roby (s.d a.)

    quello che avresti voluto, che hai sognato, desiderato più di ogni altra cosa, che hai fatto di tutto (tutto ma non proprio tutto!) perché si avverasse, per il quale hai pregato, hai sperato, hai pianto lacrime di dolore e qualche volta di gioia apparente, quello per il quale ti sei chiesto “Perché no?”, quello che ti ha lasciato prima una ferita, poi una cicatrice, pronta li a ricordarti che…
    Forse è bene così!

    Rispondi
  12. Titti

    come sopporti, Myriam, che Yehochoua sia sempre sul punto di coprirsi di polvere e di terra?

    Preghiera della mamma

    Signore,
    ti affido i miei figli:
    veglia su di loro.
    Li ho fatti crescere nella tua conoscenza,
    ho fatto loro conoscere ed amare il Tuo Amore.
    Ora sono grandi,
    si sono a poco a poco distaccati da me.
    Ho cercato con impegno attento,
    di abituarli a fare a meno di me.
    Di me, non di Te, Signore.
    Tu me li avevi donati e affidati,
    io li ho educati nel Tuo nome.
    Ora sono io che li affido a Te.
    A Te che li puoi seguire dovunque.
    Meglio di quanto non abbia mai potuto fare io.
    Signore,
    io non ti prego di allontanare da loro le difficoltà;
    ma fa’ che essi trovino in Te la forza per superarle:
    così cresceranno spiritualmente.
    Non ti prego di allontanare da loro i pericoli;
    ma fa’ che li sappiano affrontare
    con coraggio e bontà.
    Non Ti prego di evitare ad essi le delusioni della vita,
    ma di conservare loro la speranza e la fede:
    solo così potranno rendere il mondo migliore.
    E se di certo non mancherà ad essi, Signore,
    la loro parte di dolore quotidiano,
    dà loro, Ti prego, la forza di viverlo cristianamente
    e di offrirlo a Te:
    così diverranno santi.
    Veglia,
    Ti prego,
    sui miei figli.

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