Un uomo avvezzo a tormentarsi con troppe domande disse a un vecchio sacerdote, suo amico:
“È proprio vero che che le sofferenze più grandi ci vengono da coloro che più amiamo, e dai quali speriamo di essere amati; neppure Gesù sfugge a questa regola. Alcuni suoi principi sono duri, ma se ben meditati comprensibili. Altri, invece, ci chiudono in un angolo, ci fanno disperare. Lui ci impone ad esempio un sì che sia solo e interamente sì, o un no che sia solo e interamente no, poiché tutto il resto proviene dal maligno. Tuttavia, come possono pronunciare un tale sì o un tale no gli uomini che non hanno che il discernimento, che li rende capaci di cogliere la varietà delle cose ma non di elevarsi al di sopra di essa?”.
E il vecchio sacerdote sorridendo gli rispose:
“Se il cuore t’impedisce di pronunciare un sì che sia solo e interamente sì, o un no che sia solo e interamente no, ti rimane comunque ancora molto: ti rimane il silenzio; ti rimane la preghiera; e ti rimane il lavoro delle tue mani che possono racconciare un tetto, curare una ferita, procurare ai fratelli del pane”.

credo che il sì interamente sì che solo cristo ha potuto pronunciare egli non lo pretendesse da noi. credo egli voglia da ciascuno quello che di quel sì, a cui si tenda con onestà di cuore, l’uomo riesce a realizzare. la parte che manca all’intero ce la mette lui, anche se a noi pare che niente vada come dovrebbe.
mi hai anticipato, Lucy.
concordo in toto.
è si…l’importante è che rimanga qualcosa…(al di la del si e del no).
Qualcosa.
“…rimane comunque ancora molto…”
…Rimane la sostanza dei gesti compiuti con onestà di cuore e, soprattutto, credendoci, profondamente; anche se parziali, come indicano Lucy e Fabrizio. L’uomo non può tutto.
Grazie, Roberto.
Un caro saluto
Giovanni
Cari amici,
ho voluto mettere l’accento sulla “strategia del silenzio” che si avvale della preghiera (la preghiera è parola “altra” che comincia dove la nostra finisce) e dell’azione pratica che supera d’un balzo lo scacco…
“logico-ontologico-semantico”.
Grazie e un caro saluto,
Roberto