di Franz Krauspenhaar
Io m’impegno solennemente
a impegnarmi tutti i giorni
perché il mio impegno possa impegnare
me, i miei amici, le mie donne, i miei conoscenti
il panettiere, il vigile e il lattaio, la lavandaia inginocchiata
sopra la lavatrice, la ingollatrice di sperma, il maritozzo felice
la sposa occipitale, il casco d’oro, la vagina liquefatta, la liquirizia mozzarellosa, il vento, il muschio, i mushrooms.
Io m’impegno solennemente
per oggi, per domani, per il futuro attendente sull’attenti
di una voragine assurda, crepitante e sardonica
(su città anonima, con roba alcolica)
d’impegnarmi fino all’ora dell’unico disimpegno;
e lì, nulla ci potrò fare…
(14.12.2005 – da “Champagne”)


Franz, bella, impegnata e con le bollicine.
PS.
Ovviamente, anche marxista, come da foto.
🙂
Quando si dice “l’impegno civile” 🙂
Un caro saluto
Il mio impegno dimagrisce già prima dell’ora dell’unico disimpegno 🙂
La luna e il sole sono sulla stessa linea.
Passato in parte, in mano ai figli,
il timone dei traguardi loro
camminando lentamente
percepisco passo passo
leggerezza di pensiero.
Quel che pareva
impensabile posseggo.
Il bianco che c’è in me colorerò con calma.
( 2007)
io mi impegno solennemente….
a respirare!
Grande Franz, sai essere sorprendente, originale, diretto,
genuino!
🙂
Ottimo, Franz! Giancarlo mi ha tolto le parole di bocca!
“La Poesia e…
…il ritrovato Spirito!
(fa senso scoprirne, ora, pure questo senso…)
Grande lezione, Maestro!
G
“L’importante non è sapere come essere, ma fare bene la cacca”
Antonin Artaud
Mi associo a Binaghi… aggiungendo che Artaud morì di un tumore al retto 🙁
Dice un eremita taoista prelaotziano (VII sec. a.C?):
“Se per salvare il mondo bastasse che mi togliessi un pelo dalla gamba, non me lo toglierei”.
Opposto al messaggio di Cristo, ma, secondo me, solo in apparenza.
ciao
claudio
Maestro, grande, ottimo – attenti! io dico che stiamo creando un “mostro” (…). Franz attento a non diventare alto tre metri, eh!
im/p(r)egnante!
Ti sei impegnato davvero bene!
Ciao Marco
🙂
Carissimi, ecco, quando mi chiamate Maestro vuol dire che tutto va bene, che giustizia, ebbene sì, è stata fatta…
ciao stella, io ti chiamo così.posso?
baci
carla
Ma certo. Io sono una star, d’altra parte…
Sì, Franz. Come il brodo.
un cancro al retto che lui chiamava marmotte seduto in un caffè a scrivere di suo fratello van Gogh
paola
Carissima,
semmai come il doppio brodo.
Ma io non ne sono, diciamo così, degno.
Sono solo una star isolata nel firmamento, ecco…
Sei la stella di Negroni???
Franz è il Gran Marpione delle Patrie Lettere, lo Sceicco Bianco della bloggherìa mediterranea (pur essendo lui, graziaddìo, di razz’ariana purissima). Che penserà, se pure ne penserà, del presunto facchino cantore trionfante a San Remo? Del di lui indomito impegno contro la mafia (mafia = brutto) e a favore della pace e dell’ammòre (ammòre = bello)?
Maestro caro, io non merito tanto, se non un Buondì Motta Buondì Mio. Vada per il marpione, ma addirittura Sceicco Bianco! No, sceicco e basta, m’accontento, sì, y muchas graçias a le muchache.
Per ciò che riguarda le vicende sanremesi, che dirle? Il giovine mi ricorda Ramazzotti vent’anni dopo, un dumasiamo repechage en hip hop; con un pizzico di davidcopperfieldismo all’angostura de noantri – cor maritozzo in un mano (destra) e er canarino giallo a la finestra.
E stamo mejo noi che nun magnamo mai, ricordiamocelo questo! Soprattutto alla “domenica così non la potrò dimenticar”, con “Donna Rosa cara bella…” davanti a un piatto di sformato alla Luciana Turina.
Cioè, io oggi c’ero, nella sala stampa che più volte mi vide (non mi vide, dato il buio) aggrappato a donnine nigrae sed formosae, ascoltando il De Angelis degli Oliver Onions che ricordava con nostalgia uno fra i suoi parti più felici, cioè a dirsi Tanto pe’ cantà – che poi è secondo me e invece uno standard, ma poi chissene, che bello, due amici una chitarra e lo spinello, e una ragazza giusta che ci sta e tutto il resto che importanza ha (oh, non si parla del postbellico, neh: era l’a. D. 1976, a noi carissimo)
Ennò? Stefano Rosso e la sua barba morettika! Vai col tango e lassa stà la tanghera!
Dice A. V., ultimo e brillantissimo rampollo della dinastia Vacchino, cioè in sostanza erede del teatro Ariston e quanto in esso si contene: “Mah, Pippo è uno potente. Lo vedi che gira tranquillo, senza guardie del corpo o polizia attorno. E’ un po’ come Gesù, ai suoi tempi”. Gli si darà torto? E il direttore di rete, figlio a sua volta ma di pensatore cattolico, non gli rinnova il contrattino per Sanremo 2008, preferendogli un Bonolis quarziàsi. Allora l’impegno non paga? Com’è ‘sta cosa? Ai posters l’ardua sentenza, e a te, duce e Fuhrer di questo blogghèllo.
Per carità! Quale duce e Fuehrer! Il grande inizitore del Tutto Blogghico, qui, è Fabrizio Centofanti, mitico e grande.
Tutti gli altri non son nessuno ma son dopo.
Di Fabrizio è il Disegno Intelligente, la Creazione in sé, la Quiddità. Tua è invece la (dis)Guida (im)Morale, cui tutti e ciascuno si è lieti di conformarci. Dàcci tenebre e luce, herr Franz, che di quelle solo abbiamo bisogno autentico – e dell’Mp3 della canzone di Marcella e Gianni Bella, per completare l’Ipod sanremasco.
Mah. Se lo dice Lei, Maestro… Vi darò tenebre e luce conformandomi al Divino Creatore. Lui solo puote. Tra Dare Devil e la Boario Santa, prester la mia umile opra.
penitenziagite! sed verum est, lux et tenebra, como diceva el maestro Carlo Gustavo.
Giusto a Santa, mais au mois de juillet, il m.o Giorgio Calabrese dirige il Festival Bindi, fino all’anno passato terreno del compiantissimo Brunetto Làuzi. Cerca, il genovese Calabrese, cantautori che sappiano far uso di pianoforte. Gli chiedevo l’altèr dì se pensa ne esistano e mi ha risposto con un sorriso, mormorando: sperèm, fràdel. Davvero: al rogo le chitarre i capelli lunghi, viva il boogie, il tight o tait e le scarpe di vernice nera (e i cravattini col nodo stretto, vacaputànga, mica quelle cose da venditore Publitalia che ancora si vedono in società)
TERRA IN BOCCA.
Quando i Giganti sfidarono la mafia
Brunetto Salvarani e Odoardo Semellini, Il Margine 2009
Prefazione di don Luigi Ciotti
Messaggio di Franco Battiato
Recensione di Laura Tussi
Le relazioni, le speranze, le promesse di noi tutti sono attraversate, nell’arco della vita, dalle note della musica e dalle parole delle canzoni, che, quando promuovono l’impegno sociale, determinano la svolta, la storia del cambiamento.
La musica trasmette la passione, i sentimenti, le emozioni, i sogni che alimentano la volontà di giustizia e la fede nel rinnovamento, nel cambiamento innovativo e progressista.
I Giganti sono Sergio, Mino, Checco e Papes.
Il gruppo milanese, storicamente inserito ormai nel panorama del beat italiano, chiude definitivamente la sua carriera musicale con un 33 giri intitolato Terra in bocca, che propone il sottotitolo Poesia di un delitto.
Una cruda storia di mafia è narrata musicalmente in questo album concept, registrato nel 1971 e trasmesso un’unica volta per radio e in seguito immediatamente boicottato, ossia destinato all’oblio e fatto cadere nel dimenticatoio della storia della musica leggera italiana e del beat, insieme agli stessi Giganti.
L’album Terra in bocca, creazione del gruppo i Giganti, rappresenta il tentativo dell’impegno musicale di porsi al servizio della verità e della giustizia, affrontando scottanti tematiche sociali, per denunciare la criminalità organizzata e raccontare al grande pubblico una storia di mafia con una reale ed autentica attinenza alla realtà degli eventi e al contesto sociale, attraverso un’intensità sconcertante e sempre attuale.
Terra in bocca, Poesia di un delitto, è un disco rivoluzionario, una svolta radicale e imprescindibile di un gruppo musicale come i Giganti che cantano per primi l’argomento mafia, denunciando un delitto perpetrato dalla criminalità organizzata intorno alla lotta per l’acqua in un paese siciliano, tramite una scelta coraggiosa, ma fatale, che condurrà il gruppo musicale a cadere vittima di una subdola e spietata censura che li condurrà allo scioglimento definitivo.
Questa vicenda permette di ricostruire un crescente e avvincente spaccato della musica leggera italiana durante gli anni ‘70, in un realistico frammento storico del contesto sociale tormentato dal malcostume, dalla corruzione e dalla malavita, tramite la biografia drammatica delle vicende politiche del nostro Paese, in un messaggio più che mai attuale sulle incongruenze della società italiana.
Laura Tussi