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da qui
Quando lessi il cuore del mio cuore, nel biglietto rosa, pensai che don Mario m’avesse ritrovato. Se n’era andato all’improvviso, dopo aver lottato con l’ennesimo accidente, un edema polmonare superato come tanti altri malanni, ma seguito da un ictus che gli fu fatale. Come avrei reagito? Chi m’avrebbe guidato, in mezzo a tante insidie? Se io venivo preso dall’angoscia, figuriamoci lui: non avrebbe potuto darsi pace, sapendomi in pericolo; chissà come insisteva con Gesù, perché trovasse un sistema per salvarmi. Ci sono intercessioni e intercessioni; la sua, quella di un santo, pesava senz’altro di più rispetto a quella di mio padre, dei parenti, di amici e parrocchiani passati a miglior vita fino allora. Il Signore s’era mosso senza indugi, ingaggiando una partita a scacchi col nemico.
Non sapevo che dirle: mi pareva presuntuoso confidarle l’impressione che il testo riguardasse me, che il cuore del suo cuore non avrei potuto essere che io, che il suo cruccio, in paradiso, sarebbe stato per sempre il mio destino. Intuivo che non m’avrebbe abbandonato, anche se il giorno in cui morì fu un trauma che stentavo a digerire. Non avevo punti di riferimento: avrei dovuto cavarmela da solo, da quel momento in poi? Fu questo, forse, l’inganno del demonio: chiudere le porte alla speranza e proseguire alla cieca, cercando di andare a ripescare i consigli del mio amico, conscio di combattere, privato del suo aiuto, una battaglia coi mulini a vento. Gli sciacalli si aggirarono subito nei pressi del cadavere: una vittima senza più difese, di cui adesso si poteva fare scempio.

La mancanza di una persona che abbiamo amato non si supera facilmente, la ferita, anzi, è sempre più profonda, scava senza ritegno ogni giorno che passa; inoltre, l’estrema sensibilità spesso ci fa sentire soli, senza cielo. Ma voglio credere che proprio quella sensibilità, prima o poi, porterà alla rinascita, mettendo nel solco della ferita ogni giorno una lacrima di delicata bellezza destinata a diventare Amore.
L’ha ribloggato su alessandrapeluso.
La speranza di pure rivederti
La speranza di pure rivederti
m’abbandonava;
e mi chiesi se questo che mi chiude
ogni senso di te, schermo d’immagini,
ha i segni della morte o dal passato
è in esso, ma distorto e fatto labile,
un tuo barbaglio:
(a Modena, tra i portici,
un servo gallonato trascinava
due sciacalli al guinzaglio).
Eugenio Montale
“La vita eterna è un dettaglio di cui si torna a notare l’esistenza. Ho avuto un angelo, al mio fianco: un po’ alla volta, sentirò ancora il suo frullare d’ali, la scia di vento, l’eco della voce inconfondibile.”
Fabrizio Centofanti “Pret(re) à porter”
…ripescare i consigli…Vi ho chiamato amici perche’ tutto cio’ che il Padre mi ha rivelato l’ho fatto conoscere a voi. Un AMICO vuole bene sempre, non abbandona- diventa un angelo!
Vero, gli amici a volte sono angeli e ci sostengono nei momenti terribili della vita.
Per fortuna in mezzo agli sciacalli c’e ‘ anche dell’altro.
“Tu ci sorreggi, Signore, ci sorreggi da piccoli, e ancora da canuti ci sorreggerai. La nostra fermezza quando è in Te, allora è fermezza.
Il nostro bene vive indefettibilmente accanto a Te, perchè Tu medesimo lo sei, e non temiamo di non trovare al nostro ritorno il nido da cui siamo precipitati.
La nostra casa non precipita durante la nostra assenza, essendo la tua eternità”.
( S. Agostino)
non avrebbe potuto darsi pace, sapendomi in pericolo; chissà come insisteva con Gesù, perché trovasse un sistema per salvarmi.
E’ una bella consolazione avere un amico che diviene un angelo custode, una presenza invisibile ma molto intima che intercede e illumina sulla via della salvezza.
“l’inganno del demonio”
Io non lo so se il demonio esiste, quello che so è che spesso ciascuno si crea il proprio. A volte identifichiamo il demonio con le nostre debolezze, la nostra fragilità, i nostri errori. Tutti commettiamo errori, succede. Ma forse il cosiddetto demonio non sta tanto nell’errore ma nel potere che noi concediamo ai nostri presunti errori, potere capace di condizionare le nostre vite rendendoci rinunciatari, incapaci di scegliere, diffidenti. Gesù all’adultera ha detto: io non ti giudico, va’ e non peccare più”, non le ha detto di chiudersi in casa e passare la vita seduta su di una sedia. Avrà peccato ancora l’adultera? Non lo sappiamo e, tutto sommato, non è neppure interessante saperlo.
D.Mario: un uomo santo.
Come protegge un santo come Don Mario “il cuore del suo cuore” qui sulla terra? Lasciamolo dire a d.Fabrizio che giornalmente fa esperienza, con i suoi sensi interiori, di questa realtà celeste.
Ma non voglio pensare Don Mario come un angelo; un angelo, puro spirito, non avrebbe potuto subire il martirio del rogo, ed è nella sua identità di uomo, “poco al sotto degli angeli”, come per il Verbo incarnato, che ora arde in paradiso nel fuoco della Fiamma divina.
Una porta chiusa, la dis-perazione, un vicolo in cui non si vede al di là di un metro, un buio steso anche sul dolore vivo per non avere più accanto a sé, nel modo che si vorrebbe, la condivisione della vita quotidiana, un punto di riferimento così forte e speciale.
Ma la forza della mano della grazia, se anche può attirare il suo contrario, non può non continuare a produrre la sua impronta, anche attraverso gli angeli, uomini e donne che con il tocco di una parola, dell’ ascolto o di un gesto, danno sollievo su panie apparentemente irrisolvibili; e i suoi effetti irreversibili e invisibili nell’anima, fino a portare, qualche giorno, a squarci di luce in cui cogliere i segni di un bene che continua a camminare accanto e che si è pronti a far diventare parte integrante di sé.
Una porta chiusa, la dis-perazione, un vicolo in cui non si vede al di là di un metro, un buio steso anche sul dolore vivo per non avere più accanto a sé, nel modo che si vorrebbe, la condivisione della vita quotidiana, un punto di riferimento così forte e speciale.
Ma la forza della mano della grazia, se anche può attirare il suo contrario, non può non continuare a produrre la sua impronta, anche attraverso gli angeli, uomini e donne che con il tocco di una parola, dell’ ascolto o di un gesto, danno sollievo su panie apparentemente irrisolvibili; e i suoi effetti irreversibili e invisibili nell’anima, fino a portare, qualche giorno, a squarci di luce in cui cogliere i segni di un bene che continua a camminare accanto e che si è pronti a far diventare parte integrante di sé.