articolo del 2 marzo 2007, pubblicato su “La GENTE d’Italia”

Juana, la figlia della natura
di Paola Lovisolo e Lisa Sammarco
“Lluve… espera, no duermas…”, ” Piove, aspetta, non dormire…”: così inizia la prima quartina di “Noche de lluvia”, “Notte di Pioggia”, di Juana Fernandez Morales, meglio conosciuta come Juana de Iparbourou o anche come “Juana de America”,
poetessa e scrittice, nata l’8 marzo del 1892 a Melo Cerro Largo, Uruguay e morta a Montevideo nel 1979.
Questo esempio d’incipit, di quasi evocativo rimando scespiriano a quell’ “Ora…” che apre il Riccardo III, celebra l’invito all’armoniosa opera poetica della de Iparbourou attraversata tutta da un’elegante vena di misticheggiante approccio rituale con la natura e il divino, contrapposta a una carnale valenza iniziatoria con tutto quanto vi sia di terreno e fisicamente umano in terra.
Questa appropriazione autentica del “sacro”, unita alle correnti surrealistiche del periodo, ne fecero una delle voci poetiche più apprezzate e imponenti della poesia sudamericana del secolo scorso.
Salita ai favori della critica internazionale nel 1918, con la sua prima raccolta di poesie “Las lenguas de diamante”, caratterizzata da un’originale e fresca sensualità, negli anni successivi, Juana vide confermare il suo astro da un sempre più largo consenso e stima. Tra gli anni ’30 e ’50, dopo un periodo di silenzio, diede vita ad opere di poesia e prosa tra cui ricordiamo: “Perdida” (1950), “Estampas de la Biblia”, scritte in uno stile più densamente riflessivo e maturo e ancora, “Los suenos de natacha” (1945), testo teatrale per ragazzi,.
Ancella consegnata a una scrittura attenta alle forme originarie della vita , dove le profondità intime nutrono in vento la terra e dove l’acqua piovana: “golpea con sus dedos menudos en los vidrios”, “batte, con le dita minute contro i vetri”, Juana edifica con immaginifiche e suggestive simbologie e con calcate gestualità liriche, il ricongiungimento al silenzio in un registro poetico che porta dentro di sé l’ascolto e lo chiede, anche, con forza liberando una voce tutt’altro che timida.
Le metafore con cui costruisce i versi non celano, ma ci trasportano fin dentro il cuore del territorio-donna in cui la natura e la sua esuberante bellezza ne esaltano la complessità del mistero. Le piante, i fiumi, i campi, i fiori diventano prolungamento fisico del corpo e dell’anima femminile: “que es esto? Prodigio! Mis manos florecen./Rosas, rosas, rosas a mis dedos crecen…/ “, “che succede?Miracolo! Le mie mani fioriscono. Rose, rose, rose crescono sulle mie dita…/.
La fresca giocosità della sua poesia sale gorgogliante alla lettura ma spinge ad andare oltre la trasparenza allegorica fino a poterne toccare la profondità, ed è lì che Juana si offre nella sua nudità, e in questo suo desiderio sprigionato di femminilità e sensualità non prova né suggerisce vergogna:Te doy mi alma
Te doy mi alma desnuda,
como estatua a la cual ningún cendal escuda.
Desnuda como el puro impudor
de un fruto, de una estrella o una flor;
de todas esas cosas que tienen la infinita
serenidad de Eva antes de ser maldita.
De todas esas cosas,
frutos, astros y rosas.
Que no sienten vergüenza del sexo sin celajes
y a quienes nadie osara fabricarles ropajes.
¡Sin velos, como el cuerpo de una diosa serena
que tuviera una intensa blancura de azucena!
¡Desnuda, y toda abierta de par en par
por el ansia de amar!
Ti do la mia anima nuda
Ti do la mia anima nuda,
come una statua che nessun zendado ripara.
Nuda come la casta impudenza
Di un frutto, di una stella o di un fiore;
di tutte queste cose che hanno l’infinita
serenità di Eva prima d’essere dannata.
Di tutte queste cose
Frutti, astri e rose.
Che non hanno vergogna del sesso senza presagi
e a cui nessuno oserà cucire vestiti.
Senza veli! Come il corpo di una dea serena
Che avrà un intenso candore di giglio.
Nuda! Completamente libera
per l’ansia di amarti
(Traduzione di Lisa Sammarco)
non ci traggano dunque in inganno l’arioso respiro delle immagini delle sua lirica,
i profumi che diffonde nelle righe, la leggerezza con cui si dichiara, bensì entriamo nella forza con cui sfida le convenzioni. Lasciamoci conquistare dalla sua sottile ironia, seguiamola quando con coraggio difende il suo diritto ad essere donna fino in fondo anche se questo dovesse significare toccare l’oscurità e la pazzia che ogni sentimento nasconde.
Per concludere, abbiamo creduto non vi fosse modo migliore per aprire questo spazio alla poesia e – in quanto donne -, onorare la data dell’ 8 marzo così prossima, che quello di rendere omaggio alla donna e alla poetessa che fu “Juana de America” ieri
e che è, oggi, per chi nei versi ancora l’ascolta.
—
“La GENTE d’Italia”, quotidiano italiano delle Americhe, fondato nell’anno 2000, da Mimmo Porpiglia, firma storica del Mattino di Napoli, di cui è stato per 35 anni l’inviato speciale di punta.
Il quotidiano si avvale di redazioni e corrispondenti a Montevideo (corrispondente Tonino Pintacuda), in Canada, a New York, Santo Domingo, Miami, Buenos Aires e Roma e viene stampato a New York
e Montevideo e diffuso ogni giorno nelle due americhe attraverso la diffusione del New York Times e di Ultimas Noticias
per la versione consultabile on-line: http://www.lagenteditalia.com/

glisso dissociandomi dall’otto marzo
ma l’articolo mi è piaciuto molto.
saluto tutti
elena f
sull’otto marzo non si finirà mai di parlare, ma questo non è un male
la poesia mi è piaciuta molto, anche il contorno
Caliente
el ritmo!
e batte
batte più forte
fino a stordire
fino all’unisono
Fibra
di sangue di vena, di
muscolo rosso che batte.
tamburo
mio cuore
pulsa
indigeno cuore disperso
bastardo.
Desidero ringraziare Fabrizio Centofanti per la cortese ospitalità e Paola per l’amicizia e la stima che mi dimostra.
un grazie a tutti
con affetto
lisa
mi unisco di cuore a Lisa nei ringraziamenti a Fabrizio, alle stimate lettrici che hanno lasciato i commenti e ai lettori tutti che sono passati di qui.
un saluto
paola
Proprio non la conoscevo, nè conoscevo il giornale! Ma tu pensa… 🙂 Grazie per il bel post.
Un caro saluto
@Luca
grazie dell’apprezzamento, contenta che l’articolo sia stato utile per farti conoscere il giornale-
un caro saluto anche a te
paola lovisolo
grazie a voi, Paola e Lisa.
vi aspettiamo ancora.
fabrizio
Mi unisco al coro dei beati. Grazie.
@Gian Ruggero Manzoni
e dal coro dei beati ti giunga il mio , di grazie.
paola lovisolo