36. Misteri

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=jGkwm8mUPys]

da qui

Quando persi mio marito feci, per la prima volta, l’esperienza dello Spirito. Eravamo in primavera, la brezza agitava leggermente il grano selvatico e mi sfiorava il viso, come a consolarmi. Sentii una dolcezza indescrivibile, la certezza che non ero sola. Da allora, quando vedo oscillare il grano al vento, penso che Dio mi voglia accarezzare.
Guardavo il mondo che mi circondava con occhi diversi, tutto mi sembrava miracolosamente immerso nell’amore. I colori erano tersi, le persone migliori, ogni cosa aveva un senso. Un’esperienza unica, che non mi risparmiava il dolore del lutto ma lo inseriva in una trama fitta, intessuta fino all’ultima fibra di vita e di morte, di vuoto e di speranza.
Nonostante ciò, a distanza di anni dalla sua scomparsa, mi fecero notare che continuavo a trattenerlo, inconsciamente, e che questa era una forma di egoismo. Mi interrogai e pregai per lungo tempo, nel tentativo di vincere l’ostacolo. Una mattina mi svegliai prima dell’alba e provai una gioia profonda all’idea che mio marito fosse giunto al traguardo della vita, che fosse felice nel luogo in cui ora si trovava. Compresi che solo in questo modo avrei portato a compimento il nostro amore: rallegrandomi per il suo percorso, anche se non lo avevo più vicino. Fu la consapevolezza di un istante, ma s’incise per sempre nel mio cuore.
Sarebbe bello poter vedere tutto dal punto di vista dell’eternità. Da anni mi confesso con un sacerdote che mi ripete spesso una raccomandazione: nelle difficoltà, prega perché Dio ti insegni a guardarle coi suoi occhi. Prima o poi riuscirò a seguire il suo consiglio.
Mi stupisce pensare a quanta sofferenza ci s’infligge l’un l’altro, quando ci si aggrappa a persone e situazioni inconciliabili con il presente.
Nella collaborazione con il sacerdote che mi fu affidato, mi capitava di osservare spesso dinamiche di questo genere. Vi era una donna che eccelleva in questa insidia, poiché sapeva quali tasti toccare. Sembrava credere nel suo sacerdozio e pareva disposta a ritirarsi, magari soffrendo intensamente, pur di rispettarlo. Ma non vi era situazione in cui non provasse a trovarselo vicino. Non riuscendo a raggiungerlo, tentava di sfruttare ogni occasione che potesse permetterle d’incrociare la sua strada. Cosa la spingesse a non desistere, nonostante il rifiuto chiarissimo di lui, era uno dei misteri insondabili della mente umana.

11 pensieri su “36. Misteri

  1. ema

    “Un ventre di miserabile ha più bisogno d’illusioni che di pane.”

    Georges Bernanos, I dialoghi delle Carmelitane

    Rispondi
  2. ornella

    « Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna.
    Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi » (Matteo 20,1-16)

    Rispondi
  3. F

    Guardare con gli occchi di Dio, è scoprire la sua bellezza: “goccia di gioia/ nascosta nelle cose” e nell’uomo. Alle volte lasciamo che tanta bellezza ci divori e l’essere ne esige il possesso in forza della sua affermazione: profanazione del sacro portata con le potenze dell’anima e la forza della carne, nella sua concupiscenza.
    Tu, Signore, “sempre più santo”, mentre l’uomo è terra disonorata e “le creature ci consumano” e ci si consuma il cuore in quella contraffazione che noi chiamiamo amore dove, tutto bruciato, non rimane che cenere, e Tu, in quel frantume di desiderio, che ci resusciti, “da macerie di secoli”, a tua immagine.

    Rispondi
  4. pam

    Mi ha colpita molto, quel grano. Nel post 34.“All’ ultimo respiro” avrei voluto commentare la do-manda , “Che cosa si guadagna?” con le parole della volpe del “Piccolo Principe”:
    “Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”.
    Ed ecco il grano in questo capitolo!
    Favola struggente e luminosa, il Piccolo Principe; che sia una delle più amate, credo la dica lunga su quel desiderio di guardare con gli occhi dell’infinito che, in fondo, brilla in ognuno di noi.
    Noi abbiamo da metterci l’onesta intenzione di scendere, nell’ ascolto profondo, fino al punto in cui distinguere ciò che è attaccamento, e ciò che è libera offerta, se il filo di collegamento è il tessuto dell’umano, troppo umano, o se è l’oro impalpabile ed eterno di un Filo superiore. E’ forse, il più bel regalo d’amore che possiamo fare agli altri e a noi stessi.

    Rispondi
  5. agnese

    “Guardavo il mondo(…),tutto mi sembrava miracolosalmente immerso nell’amore”
    è bella questa frase,è bello questo sentimento, magari tutti potessero sentire così.
    Invece io spesso mi sono incontrata con sentimento diverso; dopo la morte di qualcuno caro, spesso le persone diventano “congelite” con tutto che li circonda, o piuttosto, dentro di loro cresce la rabbia, rabbia contro tutti e tutto, perché altri non soffrono come lei o perché si “permettono” di essere felici quando lei soffre.
    Invece è bello questo sentimento. questa sensabilità, apertura al amore e donare amore.

    Rispondi
  6. agnese

    “Tutti noi che abbiamo fede in nostro Signore Gesù Cristo sappiamo che la nostra morte non sarà completamente diversa del resto del nostro viaggio terreno anch’essa sarà una manifestazione dell’amore di Dio per noi, amore pieno e trasformante”
    Giovanni Paolo II

    Rispondi
  7. agnese

    “La fede e la ragione sono come le dure ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemlazione della verità.”
    Giovanni Paolo II

    Rispondi
  8. agnese

    “Cercate Gesù. Fate in modo che la vostra vita sia una continua ricerca di Lui, senza mai stancarvi, senza mai abbandonare l’impresa.”
    Giovanni Paolo II

    Rispondi
  9. pmartucci

    Non mi trattenere…..
    Ma l’amore, anche quello grandissimo, profondo, vorrebbe tenere, possedere, fermare l’attimo. Piena umanità, fragilità, bisogno. L’amore compiuto mi fa pensare ad un amore concluso. Oppure portato a tale pienezza e perfezione da diventare comunione, quasi altro.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *