47. Splendore

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Fu un mattino col fiato sospeso, fino all’ora in cui lessi il suo messaggio: si sarebbe convinta? Avrei rivisto il mandorlo fiorire, tra i ghiacci dell’inverno? La vita era una serie di poster appesi al muro: la classe dove entravo vestito di bianco, tra i lazzi dei bambini dalle facce più infernali dei grembiuli neri; gli occhi verdi della Persighetti, che sembravano ripetere ogni volta che cosa ci stai a fare, qui, bambino scemo?; il pomeriggio di terrore agli alimentari Liberati, con la maestra Battistoni che sollevava di fronte a mia madre, ignara e inviperita, la questione del quattro in matematica; la scena in cui venivo trascinato da mio padre sul sentiero di campagna, dopo l’ultimo sopruso del cugino-zio; la ragazza bionda che smetteva di chiamarmi e io che l’aspettavo tutto il giorno, col naso schiacciato alla finestra; Alexandra che guardava di traverso se allungavo una mano, puntando sull’effetto del Romeo e Giulietta di Tchaikovsky?; l’ordinario di letteratura che mi diceva belli i tuoi sogni, ma ricordati che bisogna pestare, caro mio; i lunghi pomeriggi in seminario, rinchiuso nella stanza a immaginare un futuro che non c’era; la mattina in cui don Mario citofonò al portone con la faccia grigia per le bruciature; e quella in cui Nuccia, la sorella, mi chiamò per dirmi che era morto. Le immagini mi passavano davanti e mi chiedevo come mai fossero tristi; perché non pensassi, per esempio, alle uova colorate della maestra Spina o alla penna a inchiostro di Vincenzo Cerere; o alla ragazza che rideva sotto l’albero, e sembrava che s’aprisse la camicia sul petto a bella posta; o quando il papa mi stese le mani sulla testa e non sapevo che pensare, forse che nulla, in quella tarda primavera, sarebbe più stato come prima. La stessa sensazione che provavo adesso, a poco più di mezz’ora dal messaggio: avrei saputo se il futuro sarebbe stato plumbeo, come l’intonaco scrostato della sala, o azzurro come il poster di Taormina, col suo fiabesco, immutabile splendore.

10 pensieri su “47. Splendore

  1. F

    “La vita era una serie di poster appesi al muro”.

    “Un viaggio nei meandri nascosti del dolore per imparare ad ascoltare ma anche a trasmettere quell’unicità imprescindibile dell’essere umano”. (R.Tagliacozzo)

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  2. agnese

    Vero è che da soli siamo bravi a mettersi nella depresione, autobastonarci con pensieri negativi, con precisione tirando fuori tutto che triste. Ma vero è anche che siamo noi a decidere come vogliamo sentirsi, perché in realtà ogni una situazione si può vedere da vari punti di vista e guardando dal altro lato, sempre si può trovare qualcosa di positivo.
    Ricordo una volta-avevo una giornataccia “nera”, tanto lavoro e tutto andava storto, mi cadevano braccia dalla disperazione, mi sono fermata, ho guardato intorno, e mi sono detta: e dove è il tuo senso di umorismo?! Da quel momento tutto cominciato andare meglio.

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  3. agnese

    Ancora qualche anno fa, avevo momenti di massacrarmi con pensieri negativi, ricordi tristi, che ogni volta tutto che triste diventa sempre ancora più triste.
    Adesso…. non mi va, tanto non serve a niente. Se torno al passato, preferisco pensare dal miei momenti belli. Passato è passato, non si cambia. La vita continua e dovremo cercare tutto quel che bello, ci sta sempre, dipende soltanto dal nostro punto di vista.

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  4. agnese

    Sul altra pagina ho letto una frase, che penso che può andare bene qua, con la pagina di oggi
    “La nostra gioia più profonda viene da Cristo: stare con Lui, camminare con Lui, essere suoi discepoli.”
    papa Francesco

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  5. pam

    “..qualunque cosa accada, Dio sa trasformarlo in bene; non c’è futuro così nero che nelle sue mani non possa mutarsi nel più roseo degli eventi. In fondo, abbiamo ancora i timori che ci assalivano da piccoli, quando una luna troppo grande significava il crollo della volta celeste e i lampi in una nuvola nera erano il giudizio universale.”
    (Fabrizio Centofanti, Dialoghi fra la terra e il cielo).

    ..roseo come il gaudete, o azzurro come il mare, noi ci vogliamo credere e andare incontro a braccia aperte.

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  6. A.

    Ubriacatevi!

    Bisogna sempre essere ubriachi. Tutto qui: è l’unico problema. Per non sentire l’orribile fardello del Tempo che vi spezza la schiena e vi tiene a terra, dovete ubriacarvi senza tregua. Ma di che cosa? Di vino, poesia o di virtù : come vi pare. Ma ubriacatevi. E se talvolta, sui gradini di un palazzo, sull’erba verde di un fosso, nella tetra solitudine della vostra stanza, vi risvegliate perché l’ebbrezza è diminuita o scomparsa, chiedete al vento, alle stelle, agli uccelli, all’orologio, a tutto ciò che fugge, a tutto ciò che geme, a tutto ciò che scorre, a tutto ciò che canta, a tutto ciò che parla, chiedete che ora è; e il vento, le onde, le stelle, gli uccelli, l’orologio, vi risponderanno: “E’ ora di ubriacarsi! Per non essere gli schiavi martirizzati del Tempo, ubriacatevi, ubriacatevi sempre! Di vino, di poesia o di virtù , come vi pare”

    (C. Baudelaire)

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  7. F

    C’è tutta una vita d’infanzia in poche righe, un’affollamento di memorie, tutto quello che ha ferito e segnato un’età che noi diciamo spensierata mentre porta l’insopportabile peso del dolore, la più remota coscienza; più avanti si sperimenterà altro, e anche “la necessità di ripensare al dolore” e di parlarne, nonostante sia “sempre difficile trasformare in parole il dolore senza snaturarlo, senza tradire il suo senso” (V.Andreoli)
    E mentre io areno il tempo, nella mia memoria, Tu, “le mie lacrime nell’otre tuo raccogli”.

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  8. robysda

    Verrebbe da dire “fu un pomeriggio col fiato sospeso”, visto che l’autore lascia sospeso, insieme al protagonista, anche il lettore, entrambi in attesa di leggere il testo della mail. La maggior parte delle righe scritte in questo brano, in realtà, evocano eventi piuttosto malinconici, tuttavia la parte finale, nonché l’ultima parola, dunque il titolo, è proprio una definizione piena di gioia, di luce: Splendore. Una porta che si apre laddove il labirinto sembra volersi agguerrire ogni volta che la serenità sia quasi per essere raggiunta. Ma aspettiamo ancora un po’, manca poco…alle 16:00.

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