55. L’armatura

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da qui

Facevamo passi avanti: a poco a poco, capivamo che i conflitti non giovavano a nessuno, che anzi era richiesta una maggiore comprensione, cosciente della sua stanchezza e della lotta che ancora sostenevo, sospeso tra due baratri: la resa – tappa finale di uno scoraggiamento progressivo – e l’eroismo sterile della volontà. Le e-mail continuavano a fissarmi alternativamente in uno dei due schemi, dai quali ero incapace di staccarmi. Solo la coscienza della precarietà ci avrebbe traghettato all’altra riva, quella della Grazia, frutto di un cuore consapevole della sua impotenza. La debolezza persisteva, ma era più monitorata, come un malato tenuto dai medici sotto osservazione, per scongiurare l’insorgenza di una crisi. Pensavo al contrasto tra questa condizione e l’immagine di maschio latino che indossa l’armatura di amante impenetrabile, tanto più attraente quanto più misterioso e indecifrabile. Conoscevo a menadito tutti i trucchi del ruolo, l’atmosfera da film nella quale ogni gesto è calcolato, infallibile, eppure sempre esposto a un tracollo rovinoso, una scommessa vinta e perduta nello stesso tempo, come fossero due facce di un’identica medaglia. Tutto questo era un patetico ricordo, rimpiazzato da uno stato nascente sottoposto a ferite inevitabili, ma finalmente libero di essere, di esprimersi, seppure balbettando, inciampando negli attacchi del nemico al quale sottraeva un alleato prezioso, obbligandolo a istigare i suoi sudditi obbedienti, a schierarmeli intorno con l’aria di chi pensa: sai che ti tocca cadere, prima o poi.

9 pensieri su “55. L’armatura

  1. Ross Rossella

    Liberarsi dell’armatura, smettere di monitorare la debolezza ma sciogliere i legami quasi al confine della dipendenza, per essere “liberi” nella LIBERTA’, come un uccello che si libra nell’immensità del cielo.
    Rossella LaLettrice

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  2. F

    LA GRAZIA
    “Come ottenere la salvezza, se la tua mano non ricrea la tua creazione?
    Tu solo sei vicino anche a chi si pone lontano da Te..se si volgono indietro da sè a cercarti, eccoti, già lì, nel loro cuore.. anch’io dov’ero quando ti cercavo? Tu eri davanti a me, ma io mi ero allontanato da me e non mi ritrovavo.
    Tanto meno ritrovavo Te.
    Tu eri vicino, udivi i miei sospiri, mi guidavi nei miei ondeggiamenti, mi accompagnavi nel mio cammino attraverso l’ampia strada del mondo..
    rispondimi, dì all’anima mia: “la salvezza tua Io sono”.
    (S.Agostino)

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  3. Katrin

    “Amando, scoprirai la strada;
    amando, ascolterai la voce;
    amando troverai la pace.”
    Carlo Carretto

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  4. F

    “IO SONO che ti parlo”.
    Bellissimo.
    (In riferimento all’omelia di domenica)
    Grazie, d.Fabrizio, servo della Parola.

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  5. F

    L’ARMATURA
    Chi non ha la sua armatura se non altro per nascondere i sogni del cuore, o mascherare la superbia, l’orgoglio, la vanagloria, l’amor proprio; spogliarsi è un gesto carico di luce come fuoco della”stella del mattino o della luna piena nei giorni suoi”, come Francesco poverello, nudo, splendente verità, davanti all’ autorità civile e religiosa.
    Ma spogliarsi di sè, è morire, è come dirsi addio per sempre, impresa durissima perchè forte è la radice che si afferra alla terra e quest’ amore che abbiamo a noi stessi, divora l’essere; morire, marcire come un piccolo seme richiama una nuova creazione per germogliare in una qualunque bellezza, o grano, per il Corpo di Cristo.
    Ho nella bocca il sapore della morte che mi risuscita: sapore di Te che hai marchiato l’anima col tuo sigillo di fuoco; ho aperto il cuore ai tuoi richiami, “macchie di sole dentro la fitta/ selva di nuovi pensieri”: spogliarsi, “indossare l’armatura di Dio” .

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  6. pam

    “uno stato nascente sottoposto a ferite inevitabili, ma finalmente libero di essere”

    Un’alba in cui si è bimbi, esposti a ferite: ma, anziché lacerare, unifica le metà del “visconte dimezzato” e dà esistenza vera al “cavaliere inesistente”, dai quali passiamo : ecco, ora siamo noi, senza effetti speciali, né ruoli posticci, semplicemente grano selvatico, fiori al vento, fragilità che è forza libera, unicità e meraviglia.

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  7. agnese

    “sai che ti tocca cadere”
    c’è sempre questo rischio , però non è detto che cadi. E se cadi, ti devi alzarsi, senza accusare altri dalla tua caduta, la prossima volta saprai dove non puoi sbagliare, e sei più fotre con una nuova esperienza. dio ti perdona e tu devi perdonare a te stesso.

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